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COMMENTO
08/04/2011
  •   |   Loris Campetti
    Sciopero del 6 maggio il sasso e la mano

    Gli ingredienti per fare dello sciopero generale del 6 maggio una giornata speciale, l'avvio di un cambio di marcia e di rotta dell'opposizione sociale al berlusconismo, ci sono tutti. La crisi continua a pesare sui lavoratori e i pensionati - i nuovi poveri che si sommano a sofferenze più antiche - e le risposte economiche e politiche per tentare di uscirne non fanno che accentuare le diseguaglianze. Dentro la crisi è diventata intollerabile la condizione dei giovani e dei lavoratori meno tutelati, i precari che il sistema industriale utilizza come forza lavoro di riserva per abbattere i diritti di tutti. Salvo poi espellerli in piena libertà, l'unica libertà riconosciuta che è quella d'impresa, grazie a un sistema di leggi infami di cui hanno responsabilità in tanti, e non solo Berlusconi che ha completato un percorso avviato dal centrosinistra.
    In questo contesto, Cisl e Uil sono diventati sindacati complici delle imprese e del governo e accompagnano lo stravolgimento dei diritti sociali e sindacali con accordi separati senza e contro la Cgil. Non è solo la Fiom vittima di questa deregulation mirata a cancellare diritti, Statuto dei lavoratori, Costituzione e contratti nazionali: il nuovo sistema contrattuale è frutto anch'esso di un accordo separato, così come è avvenuto per i rinnovi delle principali categorie, meccanici, commercio, pubblico impiego, scuola...
    Per tutte queste ragioni, nel vuoto di iniziativa dell'opposizione politica al governo Berlusconi e in pieno corteggiamento della Confindustria che ognuno tenta di tirare dalla sua parte, lo sciopero indetto della Cgil risponde a una domanda e una protesta sociale che negli ultimi mesi non si è risparmiata, dagli studenti ai precari, dagli operai metalmeccanici impegnati ad opporsi alla filosofia generale predicata da Marchionne, fino a chi si mobilita in difesa dei beni comuni, per l'acqua pubblica, contro il nucleare, per un diverso modello di sviluppo costruito sulla base dei più elementari (e rivoluzionari) vincoli sociali e ambientali - persino umani verrebbe da dire, se si dà un'occhiata a quel che avviene nel Mediterraneo.
    Lo sciopero della Cgil può essere un collante sociale. Gli scioperi generali non sono più da tempo il grimaldello per rovesciare i governi, ma quello del 6 maggio può avere un ruolo di riunificazione delle lotte e delle energie in campo.
    Eppure, l'impressione che si ha è che la Cgil non voglia premere sull'acceleratore. Il suo gruppo dirigente nazionale è stato sostanzialmente costretto dalle spinte delle categorie e dei territori a indire lo sciopero, sia pure di sole quattro ore che per quasi tutti sono diventate otto. Inoltre si sono aperti due conflitti all'interno del più forte sindacato italiano.
    Il primo riguarda la conferma del 1° maggio unitario con Cisl e Uil, cioè con chi ogni giorno attacca e insulta la Cgil e il suo gruppo dirigente. Decisione peraltro disattesa da molte realtà, a partire dalla Cgil di Bologna, per impraticabilità. Il secondo elemento, più strutturale, di conflitto riguarda il documento preparatorio del direttivo del 10 maggio, in cui si apre la strada al «contratto leggero» per dar spazio alla contrattazione di secondo livello, quella che solo un numero ristrettissimo di lavoratori riesce a strappare. Rischierebbe così di saltare il fondamento sindacale della solidarietà generale. La bozza è un modo per riaprire la porta all'unità sindacale e al rapporto con il padronato nella stagione in cui la rottura è più radicale, come negli anni Cinquanta, se non peggio.
    Si ha l'impressione, speriamo sbagliata, che la Cgil, lanciato il sasso dello sciopero generale, voglia nascondere la mano nell'illusione di riportare indietro nel tempo le lancette dell'orologio. Ma forse siamo noi a sbagliare, a mal interpretare le aperture di Susanna Camusso a chi le risponde a suon di schiaffoni. Ci rassicura comunque la convinzione che la Cgil sia un grande invaso democratico, un luogo in cui i lavoratori e i pensionati hanno un ruolo e un peso, e le categorie e i territori un'autonomia. La Cgil, persino a prescindere dalla volontà del suo gruppo dirigente, è un punto di riferimento per quella che con un po' di prosopopea viene definita «la parte sana del paese».


I COMMENTI:
  • Ineccepibile. Tanto scontato da esser quasi superfluo.
    La Cgil è un invaso che si prosciuga per ragioni oggettive oltre che soggettive, perché il mondo corre più di quanto non riescano e non vogliano stare al passo il sindacato e la sinistra. Non ci voleva la mobilitazione dei precari del 9 aprile. Non ci voleva che pure i gradi giornali e i telegiornali tutto a un tratto scoprissero 4 milioni di precari. Non ci voleva che i commentatori benpensanti da un giorno all'altro tramutassero in una marea di vittime gli stessi precari che fino all'altro ieri trattavano quasi come una frangia di terroristi o un residuato ideologico.
    Que viva la Cgil! Ma all'alba del XXI secolo non bastano la rappresentazione e la rappresentanza del lavoro subordinato. E nemmeno gli scioperi generali.
    Hai voglia a rimpiangere, e pure a proclamare, gli scioperi generali. Non è uno sciopero, né dieci, cento o mille, a poter riesumare il ruolo di rappresentanza e conflitto sociale del sindacato. E' finito il tempo in cui non si prendevano neanche un bus o un caffè: se anche tutte le sigle sindacali proclamassero la mobilitazione di tutte le categorie, oggi ci saranno comunque i centri commerciali ancora più affollati di famiglie in libera uscita e di precari pagati a giornata. La questione relativa allo sciopero generale è che al giorno d'oggi significa (e disturba) troppo poco, non troppo, come s'illudono gli ammiratori e temono i detrattori, gli uni e gli altri venerandi e soggiogati a un'idea giurassica dei rapporti sociali, chi per coltivare velleitarie Amarcord da mobilitazione di classe e chi per rinnegarle nel nome di una concertazione al ribasso.
    Altro che punti di riferimento; altro che documenti preparatori, bozze, gruppi dirigenti: tutte palle al piede da funzionari ergastolani della radicalità. Non è quello il linguaggio che parla e intende l'emersione alla consapevolezza del precariato e del futuro scippato alla gioventù. Non è snocciolando il rosario degli istituti della sinistra che hanno abdicato alla propria missione, non è trascrivendo l'ennesima versione della stessa giaculatoria che il manifesto può entrare in risonanza critica con la realtà contemporanea, con le contraddizioni e le incognite che propone, con gli orizzonti cui si dischiude. Quello è un affresco del passato, anche quando è un passato che timbra il cartellino tutti i giorni come se non fosse pensionato dalla storia. 10-04-2011 01:41 - Giuliana Di Pietro
  • La tua impressione è reale, caro Campetti, perchè i fatti sono quelli che sono e cioè la linea presa dall'attuale segreteria della CGIL.Se si mostrasse,almeno un pò più autorevole, essendo il più grande dei sindacati, forse ci sarebbe un comportamento diverso anche da parte di CISL e UIL. Dobbiamo solo ringraziare la FIOM se possiamo fare questo sciopero e cercare di creare difficoltà, di riuscire a cambiare la direzione di marcia di una CGIL che è l'unica organizzazione all'altezza di dare una vera spallata a questo governo, ma non lo vuole fare. Alla manifestazione contro la guerra c'era Landini con le bandiere della FIOM,ma della CGIL, non ce ne era nemmeno una.Se non esprime neanche il dissenso per un fatto così grande ed importante come la guerra,come può farlo per altre cose? Non c'è autonomia dal PD e nè decisione chiara ed autorevole per quanto riguarda i rapporti con gli altri due che non sono più sindacati dei lavoratori. 09-04-2011 18:47 - M.Cristina Giambuzzi
  • Concordo con Loris Campetti,non da ora,i suoi articoli sono molto interessanti.Sui limiti delle Cgil,purtroppo,saro' ripetitivo;e' troppo,troppo succube del Pd.Sono un settantenne,ex operaio orgogliosamente Fiom.Dalla vita ho imparato che per migliorare le proprie condizioni economico e sociali c'e' solo un modo: la lotta,ma non solo uno sciopericchio(come quello del 6 maggio)ma una lotta lunga e dura come dimostrano le nuove generazioni magrebine.Aurelio 09-04-2011 17:00 - PAlazzoni Aurelio
  • Campetti dai non stare così male, c'è vita anche fuori dalla CGIL. I grandi invasi contengono l'acqua, forse è il momento di tornare a farla scorrere. Ripigliati 09-04-2011 15:18 - gianguido
  • E' vero, purtroppo. E c'è chi istiga lo scontro generazionale: lavoratori e pensionati contro giovani e precari. Questo è intollerabile. Soltanto allargando la sfera dei diritti si può uscire dalla crisi sociale ed economica e non viceversa. 09-04-2011 14:10 - ivana genova
  • Condivido questo articolo,sono della Fiom/Cgil e con la forza del dibattito sviluppiamo analisi che rispondono ai bisogni reali. Loris lo sai anche Tu che il vero problema è il sostegno e la chiarezza di gran parte della politica, in effetti il centro sinistra quando è stato al Governo ha fatto ben poco per i Lavoratori e ora vedi accordi separati e prb Fiat...Auguro a Te e a tutte le persone giuste un Buon Week End, ciao Angelo. 09-04-2011 11:46 - Angelo Gentilini
  • uno sciopero che non chiede niente come tutti gli altri fatti dalla CGIL avendo occhio di non disturbare gli intrallazzi tra PD e Marcegaglia e di tenere aperto il canale di comunicazione con CIsl ed UIL e cioè con Sacconi e Berlusconi.
    Una giornata di delusione preparata magistralmente dalla manifestazione masochista di oggi per il precariato nella quale non si chiede NIENTE!
    A differenza di tutti gli scioperi generali fatti in Europa nel corso degli ultimi due anni questo non contiene una sola, dico una sola, rivendicazione precisa. E' tutto bla bla bla per fare sfogare il malcontento della disgraziata classe lavoratrice italiana nella mani di politicanti del sindacato 09-04-2011 10:13 - pietro ancona
  • Io ho la ricetta per cacciare Berlusconi!
    Berlusconi esiste perche ha degli interessi da difendere e da un pò a questa parte perche gli piace comandare!
    Noi invece esistiamo perche abbiamo un grande interesse,la patria e la famiglia.
    Ora se noi togliamo a Berlusconi la nostra partecipazione al suo potere,ecco che il parlamento si scioglie e di consequenza cade tutta l'impalcatura.Quindi non deve essere cacciato lui,ma ce ne dobbiamo andare noi.
    Propongo a tutti i parlamentari della sinistra del centro e della destra che non amano Berlusconi,di dimettersi da deputati.Si bisognerebbe che allo sciopero del 6,anche i deputati entrino in sciopero!
    Facciamo rimanere solo i deputati della destra di Berlusconi a fare di quell'aula un bivacco per prostitute,faccendieri e venduti.
    Noi ci mettiamo fuori.
    Vedrete che Berlusconi,non farà come Mussolini quando ci ritirammo sull'Aventino.No lui è troppo vile e pavido per sfidare il mondo libero.
    No, lui ha tradito Gheddafi,vedrete che tradirà anche se stesso e la smetterà di fare il gradasso.
    Il 6 sciopero generale e dimissioni dell'intero parlamento democratico! 09-04-2011 09:41 - maurizio mariani
  • Ottimo articolo. Ma siamo sicuri che "... la Cgil sia un grande invaso democratico, un luogo in cui i lavoratori e i pensionati hanno un ruolo e un peso, e le categorie e i territori un'autonomia"? L'affermazione sarà valida in generale ma non per Reggio Calabria.
    Qui la funzione pubblica del comprensorio reggino è da oltre un anno senza segretario e senza segreteria. La causa è ben precisa: la volontà politica dei cosiddetti “centri regolatori” (in particolare quello nazionale) di ostacolare, con ogni mezzo, l’elezione del segretario generale e della segreteria da parte della maggioranza del Direttivo Compresoriale FP, colpevole di aver sfiduciato nell’ultimo congresso la segretaria generale uscente. L’obiettivo, fino ad oggi, è stato raggiunto. La categoria più importante del comprensorio (Reggio è notoriamente una città terziaria) è praticamente scomparsa, con attività sindacale ridotta al minimo e con disdette a raffica dei lavoratori. E’ questo il sindacato alternativo a CISL ed UIL? Da una parte si chiamano i lavoratori allo sciopero generale (sacrosanto!), dall’altra la loro voce non conta nulla, contano solo gli apparati sindacali che fanno il bello e cattivo tempo. Non credo che la Cgil, rimasta ormai l’unica organizzazione di massa di sinistra, con questi metodi possa andare lontano.
    Pino Lombardo - direttivo funzione pubblica Cgil - comprensorio Reggio Calabria-Locri. 09-04-2011 09:07 - Pino Lombardo
  • La Commissione di garanzia del Nord Est ha sospeso per tre mesi tre compagni de "La Cgil che vogliemo" perchè hanno espresso, sul blog della Filcams Cgil del Trentino una forte critica conro l'allontanamento di un compagno della FILT. Critiche che qualcuno cvuole declassare a dichiarazioni offensive della Cgil e dei suoi dirigenti.
    Oggi davanti alla sede della Cgil Nazionale (TG1) ci sono lavoratori e lavoratrici, licenziati dalla Cgil, che stanno protestando contro un abuso di precrietà presente all'interno dell'organizzazione.
    A Trento si assiste all'anteprima sull'applicazione della legge bavaglio nel tentativo di cancellare il dissenso interno.
    Ma sul Il Manifesto non ho trovato queste notizie. Dimenticanza o scelta editoriale?.
    Il silenzio na fa bene ne alla Cgil ne alla democrazia.
    Spero di leggere la cronaca di questi fatti.
    Ezio 08-04-2011 23:29 - Ezio
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