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COMMENTO
13/04/2011
  •   |   Alberto Asor Rosa
    Non c'è più tempo

    Capisco sempre meno quel che accade nel nostro paese. La domanda è: a che punto è la dissoluzione del sistema democratico in Italia? La risposta è decisiva anche per lo svolgimento successivo del discorso. Riformulo più circostanziatamente la domanda: quel che sta accadendo è frutto di una lotta politica «normale», nel rispetto sostanziale delle regole, anche se con qualche effetto perverso, e tale dunque da poter dare luogo, nel momento a ciò delegato, ad un mutamento della maggioranza parlamentare e dunque del governo?

    Oppure si tratta di una crisi strutturale del sistema, uno snaturamento radicale delle regole in nome della cosiddetta «sovranità popolare», la fine della separazione dei poteri, la mortificazione di ogni forma di «pubblico» (scuola, giustizia, forze armate, forze dell'ordine, apparati dello stato, ecc.), e in ultima analisi la creazione di un nuovo sistema populistico-autoritario, dal quale non sarà più possibile (o difficilissimo, ai limiti e oltre i confini della guerra civile) uscire?
    Io propendo per la seconda ipotesi (sarei davvero lieto, anche a tutela della mia turbata tranquillità interiore, se qualcuno dei molti autorevoli commentatori abituati da anni a pietiner sur place, mi persuadesse, - ma con seri argomenti - del contrario). Trovo perciò sempre più insensato, e per molti versi disdicevole, che ci si indigni e ci si adiri per i semplici «vaff...» lanciati da un Ministro al Presidente della Camera, quando è evidente che si tratta soltanto delle ovvie e necessarie increspature superficiali, al massimo i segnali premonitori, del mare d'immondizia sottostante, che, invece d'essere aggredito ed eliminato, continua come a Napoli a dilagare.
    Se le cose invece stanno come dico io, ne scaturisce di conseguenza una seconda domanda: quand'è che un sistema democratico, preoccupato della propria sopravvivenza, reagisce per mettere fine al gioco che lo distrugge, - o autodistrugge? Di esempi eloquenti in questo senso la storia, purtroppo, ce ne ha accumulati parecchi.
    Chi avrebbe avuto qualcosa da dire sul piano storico e politico se Vittorio Emanuele III, nell'autunno del 1922, avesse schierato l'Armata a impedire la marcia su Roma delle milizie fasciste; o se Hinderburg nel gennaio 1933 avesse continuato ostinatamente a negare, come aveva fatto in precedenza, il cancellierato a Adolf Hitler, chiedendo alla Reichswehr di far rispettare la sua decisione?
    C'è sempre un momento nella storia delle democrazie in cui esse collassano più per propria debolezza che per la forza altrui, anche se, ovviamente, la forza altrui serve soprattutto a svelare le debolezze della democrazia e a renderle irrimediabili (la collusione di Vittorio Emanuele, la stanchezza premortuaria di Hinderburg).
    Le democrazie, se collassano, non collassano sempre per le stesse ragioni e con i medesimi modi. Il tempo, poi, ne inventa sempre di nuove, e l'Italia, come si sa e come si torna oggi a vedere, è fervida incubatrice di tali mortifere esperienze. Oggi in Italia accade di nuovo perché un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere (si pensi a cosa ha significato non affrontare il «conflitto di interessi» quando si poteva!) e può contare oggi su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse. I mezzi del Capo sono in ogni caso di tali dimensioni da allargare ogni giorno l'area della corruzione, al centro come in periferia: l'anormalità della situazione è tale che rebus sic stantibus, i margini del consenso alla lobby affaristico-delinquenziale all'interno delle istituzioni parlamentari, invece di diminuire, come sarebbe lecito aspettarsi, aumentano.
    E' stata fatta la prova di arrestare il degrado democratico per la via parlamentare, e si è visto che è fallita (aumentando anche con questa esperienza vertiginosamente i rischi del degrado).
    La situazione, dunque, è più complessa e difficile, anche se apparentemente meno tragica: si potrebbe dire che oggi la democrazia in Italia si dissolve per via democratica, il tarlo è dentro, non fuori.
    Se le cose stanno così, la domanda è: cosa si fa in un caso del genere, in cui la democrazia si annulla da sè invece che per una brutale spinta esterna? Di sicuro l'alternativa che si presenta è: o si lascia che le cose vadano per il loro verso onde garantire il rispetto formale delle regole democratiche (per es., l'esistenza di una maggioranza parlamentare tetragona a ogni dubbio e disponibile ad ogni vergogna e ogni malaffare); oppure si preferisce incidere il bubbone, nel rispetto dei valori democratici superiori (ripeto: lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, la difesa e la tutela del «pubblico» in tutte le sue forme, la prospettiva, che deve restare sempre presente, dell'alternanza di governo), chiudendo di forza questa fase esattamente allo scopo di aprirne subito dopo un'altra tutta diversa.
    Io non avrei dubbi: è arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio. Come?
    Dico subito che mi sembrerebbe incongrua una prova di forza dal basso, per la quale non esistono le condizioni, o, ammesso che esistano, porterebbero a esiti catastrofici. Certo, la pressione della parte sana del paese è una fattore indispensabile del processo, ma, come gli ultimi mesi hanno abbondantemente dimostrato, non sufficiente.
    Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l'autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall'alto, instaura quello che io definirei un normale «stato d'emergenza», si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d'autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d'interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l'Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale.
    Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole. Le ultime occasioni per evitare che la storia si ripeta stanno rapidamente sfumando. Se non saranno colte, la storia si ripeterà. E se si ripeterà, non ci resterà che dolercene. Ma in questo genere di cose, ci se ne può dolere, solo quando ormai è diventato inutile farlo. Dio non voglia che, quando fra due o tre anni lo sapremo con definitiva certezza (insomma: l'Italia del '24, la Germania del febbraio '33), non ci resti che dolercene.


I COMMENTI:
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  • di fronte a tali emergenze non riesco a dar torto ad Asor Rosa. Chiediamo l'intervento delle forze dell'ordine e dell'Europa per ripristinare le regole democratiche. Ma dovremmo essere proprio in tanti ... 13-04-2011 15:05 - Giuseppe Curcio
  • Io penso , come dice lei che la storia ci abbia dato tantissimi insegnamenti . Il primo a mio avviso è che i sovrani , o chi per loro, non abbiamo mai ceduto democraticamente il potere al popolo. Non ho mai creduto di vivere in una democrazia; se non, nel periodo subito dopo la 2 guerra, perchè l'ho studiato. Se io fossi stata una dirigente dell'opposizione, alle prime avvisaglie avrei disertato il parlamento, dicendo che i miei elettori non riconoscevano un delinquente e i suoi scagnozzi, come rappresentanti di uno stato democratico. Non si può assecondare un governo di questo tipo, con questi personaggi. E' vero anche secondo me è tardi, se non se ne sono andati fino ad ora, nonostante le manifestazioni e le vaie denunce al Presid. del consiglio, i signori sono ancora li, siamo ridicolizzati ovunque, ci prendono tutti per dei sudditi. Siamo in una monarchia.Per cui si alla seconda ipotesi.Non credo che comunque sia una lotta locale, dovremmo liberarci da questi mafiosi in tutta europa, in tutto il mondo. Mi deve dire dove esiste la democrazia? Qual'è il paese al mondo dove c'è la democrazia nel vero senso del significato.
    Oramai questa parola viene usata da tutti molto facilmente.Senza pensare al signbificato vero .La gente ascolta ma capisce cosa vuol dire DEMOCRAZIA? 13-04-2011 14:21 - Aion
  • se si continua a tirare la corda, che è già abbastanza tesa, la questione si risolve solo con la rivolta.....armata 13-04-2011 14:16 - daniele
  • Non ho ben capito la conclusione di Asor Rosa, cioè lui chiede che ci sia una sorta di "golpe" delle forze armate per ristabilire la democrazia? Nel senso che le forze armate dovrebbero prendere il potere, cacciare Berlusconi, ristabilire la divisione dei poteri e riformare la legge elettorale in modo che in pochi mesi si possa tornare a votare?
    Se questo è il senso delle parole di Asor Rosa, mi sembra fanta-politica, perchè in primis non credo che le forze armate si assumerebbero mai la responsabilità di fare ciò ed, anche se lo facessero, dubito del fatto che esse stesse siano non-corrotte all'interno e che poi lasciassero il potere nuovamente al popolo. Senza considerare che dubito fortemente che tale "golpe" ottenga l'approvazione della UE, anzi penso che si otterrebbe un effetto contrario, cioè la UE appoggerebbe Berlusconi in quanto deposto da un colpo di stato.
    O forse ho frainteso le parole di Asor Rosa, nel qual caso vorrei maggiori chiarimenti 13-04-2011 14:00 - Riccardo Gatani
  • Lasiamo che le italiche genti godano il loro reality, lo presentano in TV ogni giorno attore protagonista l'eletto da iddio non più dal popolo, e poi una schiera di attori protagonisti di passaggio, di responsabili (hanno dimenticato la ir, suonava vero), di volonterosi, questi sono diventati pericolosi, bombardano anche civili, ma si sà hanno i depositi pieni e le fabbriche protestano perchè non incassano lauti soldini.
    n parlamento ridotto a fare leggi su misura. una sorta di sarto di stato per l'eletto da iddio e suoi pari, il clero poi muto, che aspetti la rivenuta del resuscitato o che abbiano venduto l'anima per 40 denari?
    Ed intanto lo stato corre il rischio di essere confuso con l'antistato con un cittadino abbattuto e sbattuto dalle spire dello stato e dell'antistato.
    A chi deve il cittadino appellarsi per avere il suo, i suoi diritti, allo stato o all'antistato?
    Per avere i suoi diritti un cittadino non dovrebbe aver bisogni di schiere di avvocati, di un portafogli ben fornito a pena di essere escluso dalla possibilità di veder riconosciuti i suoi diritti, è lo stato che dovrebbe garantire, è lo stato che dovrebbe garantire il ripristino in diritto, tempi consono per i processi, non secoli perchè per certi la loro sussistenza può dipendere da mesi se non giorni, e non finire con il garantire solo corruzione o raccomandazione e dispregio del lavoro dei padri costituenti.
    Il ns è uno stato che stanno svuotando con forti rischi per la sua esistenza e per il futuro della popolazione, di questo si possono fregiare solo quelli che per un piatto di lenticchie si vendono, ma quanto vale il futuro degli Italiani e che valore si danno gli Italiani? 13-04-2011 13:57 - Gromyko
  • Asor: intanto manca un'analisi delle forze economiche in gioco, Berlusconi non è solo.
    Inoltre spieghi bene che cosa bisogna fare e in base a cosa. Sta parlando del Presidente della Repubblica? Allora chiarisca bene nei dettagli cosa dovrebbe fare avvalendosi di quale prerogativa. Bisogna essere precisi senno' non serve a nulla se non a mettersi nelle ridicole condizioni di dire nel futuro "l'avevo detto". 13-04-2011 13:55 - giovanni
  • concordo in toto l'analisi tragica di Asor Rosa ,ma aggiungo se posso ,di non sottovalutare la possibilità di riconquistarsi la ns vera democrazia anche in modalità cruenta,d'altronde il tempo di offrire l'altra guancia mi sembra già abbondantemente scaduto. 13-04-2011 13:48 - veleno
  • concordo e uno dei problemi principali è che quando si parla in questi termini la gente ti vede come una catastrofista psicotica, non c'è una reale percezione di quanto ci sia carenza di democrazia! Ogni volta sembra di aver toccato il fondo ma effettivamente anch'io credo che più si vada avanti e più sia difficile la strada del ritorno verso la democrazia, per lo meno seguendo il solito cammino di "opposizione democratica". Purtruppo seguendo questo passo siamo sempre di più i giovani e ele giovani che se ne vanno all'estero. 13-04-2011 13:15 - keyalma
  • In Italia non è mai stato compiuto davvero un serio e rigoroso programma di civilizzazione e formazione repubblicana delle masse: prima il fascismo, poi la partitocrazia hanno tentato di svolgere la funzione di mediazione e di collegamento tra il popolo e le istituzioni. Abbiamo avuto il picco della partecipazione politica negli anni settanta, ma in seguito sono arrivati il terrorismo ed il riflusso del decennio successivo, con l'inizio dell'ammaestramento televisivo degli italiani. Insomma oggi ci ritroviamo con il 33% della popolazione, lo provano le ricerche sociologiche, che fatica a comprendere una frase di venti parole. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea. Il populismo della destra come reagisce a questa situazione? Ne approfitta, soffia sul fuoco e si gode il falò della democrazia. Dice implicitamente alla massa degli illetterati: va bene così, siate pure disinformati e ingenui; sarete più docili alla mia propaganda massiccia. I leghisti sono gli odierni luoghi-comunisti. A questo punto si capisce come diventi agevole parlare di invasioni barbariche e di tsunami migratorio nonostante i diecimila arrivati siano molti di meno degli albanesi giunti all'inizio degli anni 90 in Puglia. Come si faccia una cagnara insopportabile per prolungare la presunta vita di Eluana Englaro, mentre oggi gli stessi pro-life tacciono di fronte alla morte di duecento africani. Come perfino un capopopolo come Beppe Grillo dica che siamo già troppi e devono andarsene tutti via, quando invece abbiamo una delle più basse percentuali d'Europa (il 7%).

    La storia italiana ha avuto pochi momenti di sussulto civile collettivo; posso citare almeno la Repubblica romana, la resistenza, l'applicazione della Costituzione negli anni Settanta. La chiesa cattolica non alimentato l'educazione civica degli italiani, anzi, ha insegnato loro a chiedere al prete cosa pensare, ha respinto il libero esame delle scritture come della vita. Il cardinale Sepe afferma che bisogna vedere anche il lato buono di quel vecchio porco corruttore menzognero impostore buffone che noi tutti conosciamo. Bisogna contestualizzare le sue bestemmie. Vescovi e prelati non hanno mai fatto la guerra all'anticristianesimo della Lega (nella quale c'è chi, in questo caso, si dimentica di invocare la castrazione chimica per pedofili e stupratori), non hanno mai attaccato frontalmente le violenze verbali dei suoi ultras; taceranno anche ora di fronte alla condotta non proprio paolina del loro amato unto del signore.

    Dopo la vittoria dell'edonismo consumista ancora ricicliamo la risibile distinzione privato/pubblico, che dovrebbe valere per gli oligarchi e non per i comuni cittadini, sempre più sorvegliati e invasi. Potrebbero scoprire che è arrivato perfino al cannibalismo, o all'incesto. Molto meglio perdonare, che il potente sodomizzi una minorenne e poi difenda la famiglia tradizionale non è affar che vale. Analogamente, educati per secoli all'inciviltà del farsi i cazzi propri, troppi italiani preferiscono trascinarsi per casa in ciabatte. La protesta costa fatica e non è conveniente, furono 12 quelli che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo. La nazione del Rinascimento e del Risorgimento pare incapace di rifiorire, sempre più dormiente sotto una coltre di cemento che sta cancellando la sua straordinaria bellezza. Se succede qualcosa che può scandalizzare i bacchettoni bisogna spostare l'attenzione, accumulare distrazioni, fare cagnara senza mai parlare del merito, come quando in televisione si urla e s'interrompe chi sta tentando di dire qualcosa di giusto e intelligente, che potrebbe far nascere un'idea nello spettatore. Che pensino al nostro posto, che siano altri i cittadini, altri gli italiani. 13-04-2011 12:29 - Pisacane
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