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COMMENTO
14/04/2011
  •   |   Ida Dominijanni
    Le sue bambine

    Silvio Berlusconi potrà pure scamparla con la prescrizione breve e col processo lungo sui casi Mills e Mediatrade. Potrà perfino riuscire, grazie al genio dei suoi avvocati, alla servitù della sua corte e al potere del suo danaro, a costruire, nel processo Ruby, una verità giudiziaria diversa dalla verità effettiva (si sa che esse raramente coincidono). Ma sa lui stesso che nel caso Ruby c'è scritta la sua fine. Firmata dalle testimoni. Donne. E' il punto cruciale su cui ha sbagliato i suoi calcoli: «le sue bambine» non sono tutte a sua disposizione. Quale che sarà la verità giudiziaria, è firmata da loro la sua fine politica. E con la sua fine politica, la fine di un'epoca, di un'etica e di un'estetica.
    Non sono nuovi i fatti che emergono dalle deposizioni, rese spontaneamente, di Ambra Battilana e Chiara Danese, meno di diciannove anni ciascuna oggi, poco più di diciotto al tempo, agosto 2010, della loro prima e unica cena a Arcore: i particolari inediti - e raggelanti - confermano e aggravano un quadro già noto, e al quale il premier conta, quando la mette in burletta ostentando pubblici inviti al bunga-bunga, che ci siamo assuefatti. Nuovo però è lo sguardo, nuova è la voce, nuovo il vissuto e lo sconcerto delle due ragazze. A conferma che in questa storia quello che è decisivo non sono i nomi comuni - escort, prostitute, veline, meteorine - con cui si continuano a guardare le protagoniste e le comparse, ma i nomi propri, le storie singolari e le parole singolari; la singolare posizione di soggetto che ciascuna riesce o non riesce a conquistare, contro la comune condizione di oggetto cui il sultano e i suoi complici le vogliono costringere.
    Soggetto non si nasce, si diventa: bisogna che qualcuno o qualcosa ci interpelli, perché riusciamo a dire «io». Può essere il richiamo della legge, può essere lo scandalo della menzogna. Per Chiara e Ambra, è lo scandalo della menzogna di un premier che sulla scena pubblica definisce «cene eleganti» quelle serate fatte di volgarità trash, con seni e sederi che si offrono alla sua bocca, barzellette «tanto sconce da essere irritanti» e statuette falliche da adulare a mo' di totem ma senza tabù. Sentirle definire eleganti, «proprio no», non era sopportabile, dice Chiara. E nemmeno era sopportabile, aggiunge Ambra, vedere il proprio nome associato, su Google, al bunga-bunga, oppure, sui giornali, a un numero, quello delle trentadue (o cinquantacinque che siano diventate nel frattempo) prostitute frequentatrici di Villa San Martino. E' stato di fronte a questa doppia e insopportabile menzogna che hanno detto «io», e deciso di consegnare ai magistrati la loro verità sulle notti di Arcore, assistite da un'avvocata, «che perdipiù è donna».
    Non si sentono e non sono prostitute, Ambra e Chiara. Giocavano a diventare Miss Italia, prima e terza alle selezioni del Piemonte, quando il ruffiano di corte Emilio Fede le invita a Arcore, dopo averle «provinate» per fare le meteorine e averle già fatte passare per il primo esame: mani sui fianchi e sguardi sul sedere, così procede il direttore del Tg4 per decidere chi è degna e di no. Le due ragazze potevano e dovevano sottrarsi già a quel punto, e lo sanno: già nella cena con Fede, racconta Ambra, «ero stupefatta e mi vergognavo tantissimo», «non era un atteggiamento normale», «eppure non riteniamo di andare via, perché ci interessa quel tipo di contratto con il direttore che, tutto sommato, si era mantenuto abbastanza nei limiti». Tutto sommato, abbastanza nei limiti: è la contabilità misera e amorale in cui vivacchia il precariato di massa sotto perenne e sistematico ricatto. Tutto sommato, mi serve un contratto; il direttore è un porco, ma se si tiene abbastanza nei limiti glielo strappo e ne esco in piedi. Invece quello era solo l'assaggio; il piatto forte arriva la sera dopo a casa del Presidente. Conosciamo la scena ed è inutile tornare a descrivere la cena e il dopocena, le canzoni e la lap-dance, le paroline dolci e le palpatine ruvide del padrone di casa. Anche se degli inediti particolari raggelanti di cui sopra, corre l'obbligo di segnalare il tasso di feticismo che promana da quell'oggetto che viene fatto passare di mano in mano e di bocca in bocca: «E' una specie di guscio. Dal guscio esce un omino con un pene grosso. Ha le dimensioni di una bottiglietta d'acqua da mezzo litro. Il pene è visibilmente sproporzionato». Il feticcio giusto, per uno che appena può si definisce «un premier con le palle» e che dallo stato maggiore del suo partito, sezione lombarda, riceve in dono un toro Swaroski «con due palle come le tue, Silvio», e un uovo di Pasqua alto due metri con dentro Charlotte Crona in carne e ossa che suona il violino (dalle cronache della cena offerta da Berlusconi a villa Gernetto due sere fa).
    Corre l'obbligo, ancora, di segnalare l'insistenza con cui le due ragazze vengono vigorosamente invitate a lasciarsi prendere da un gioco dal quale vogliono scappare. E il cinismo con cui, quando se ne vanno senza averci partecipato, il direttore del Tg4 le avverte che così sfuma il loro contratto e il loro sogno. Questa è la scena che un noto intellettuale di punta berlusconiano, intervistato sul Riformista di ieri, definisce «amicale» e improntata a libere e consapevoli strategie seduttive nelle quali, si sa, sono le donne ad avere in mano il gioco e a sfruttare l'uomo di potere. Per fortuna, nel caso di Chiara e Ambra, ci sono alle spalle due madri che loro definiscono «semplici». Due collabortatrici domestiche, disposte ad accompagnarle nel sogno di diventare miss. Ma capaci di dire, al momento giusto: il gioco è finito, andate a dire la verità.


I COMMENTI:
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  • Fabio vivian,sei veramente un mentecatto.
    Pensi davvero di essere brillante con queste osservazioni da pesce lesso riguardo alla presunta "rilevanza" che la tua mente superiore riesce a cogliere dove gli altri -"autrice" compresa,che non è proprio l'ultima arrivata, povero ignorantello..- hanno fallito,poveri!!
    Vergognati servetto patetico, il coraggio vostro di difendere ancora l'Indifendibile con queste argomentazioni da bar-
    E ricordati: la vostra ora è quasi giunta, quindi piuttosto pensa a salvare la pellaccia, invece della reputazione del tuo Signore, che tanto è sputtanata senza rimedio
    [e magari nel frattempo leggiti anche qualche libro, oltre ai quotidiani di regime]
    buona fortuna 18-04-2011 12:59 - ratko m.
  • Che dalla vicenda Roby il Cav. esca moralmente ed eticamente a pezzi è innegabile; che sia la sua fine politica, mi spiace per l' autrice ma penso che si tratti solo di "wishful thinking" bello e buono, almeno per ora. Qualche altro dettaglio: 1) L' avvocato delle due ragazze è donna, ma non si aggiunge che è anche parlamentare dell' IDV; perchè non dirlo esplicitamente? Un tale dettaglio non è affatto irrilevante, direi, considerando che quasto "partito-ad-personam" ha, come scopo fondativo e praticamente unica ragione d' essere, il più bieco ed ottuso anti-berlusconismo d' accatto. (Inciso del tutto fuori contesto col tema dell' articolo, ma comunque interessante: Di Pietro prima o poi dovrà chiarire, in primis agli elettori del suo stesso partito, quali criteri seguì quando selezionò tra i suoi parlamentari un "soggetto" (???!!!???) come l' incredibile ed inverosimile Scilipoti, ovvero una specie di pazzoide demente che è poi puntualmente passato armi e bagagli con l' odiato Burlusconi...); 2) Come mai le due ragazze ci hanno messo ben cinque-mesi-cinque ad uscire allo scoperto? Qualcuno riferisce che a gennaio di quest' anno fecero già una prima intervista, forse ad un giornale o a una TV locale, dove descrissero la cena di Arcore come "normali": raccontavano balle allora oppure adesso?; 3) Il dettaglio delle due madri "...collabortatrici domestiche, disposte ad accompagnarle nel sogno di diventare miss..." è davvero irrilevante ma è anche abbastanza irritante... Che cosa c' entra la professione delle madri? Se erano, che sò, impiegate od insegnanti, commesse o casalinghe, sarebbe cambiato forse qualcosa in questa vicenda? Oppure si sarebbero comportate in maniera diversa?? O considera, l' autrice del pezzo, forse un titolo di particolare merito il fatto che due madri siano di "umili origini" (o, forse, solo presunte tali!), visto che poi avrebbero convinto le loro figlie a "raccontare la verità"??? A me pare davvero qualcosa che nulla c' entra con i fatti di cui si sta parlando... 14-04-2011 20:09 - Fabio Vivian
  • Come ogni malato di mente condiziona la famiglia che lo ospita, così B tiene sotto scacco un paese intero, poichè l'uomo e la malattia sono amplificati a dismisura dall'immenso potere economico-politico-mediatico. A ciò si aggiunge la pletora di servi e servette che di tale potere malato beneficiano e ne sono anch'essi trascinati. E' una tragedia, dai toni buffi, ma non meno orrida. Il problema è il TSO. Per il singolo, pur se necessario e auspicabile, è tuttavia sempre traumatico. Figuriamoci un TSO per un singolo amplificato. 14-04-2011 20:00 - Frank
  • E' mai possibile o porco di un cane,che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane ..... 14-04-2011 19:01 - Camaleonte
  • Brava Rosalba, la colpa è sempre delle donne! Ma sei proprio sicura di non accettare nessun compromesso? Quali sarebbero i lavori dignitosi, quelli dove ti sfruttano finché possono e poi ti cacciano via senza tanti complimenti? Chi parla tanto di dignità probabilmente non è una "ragazza normale", forse è una un po' privilegiata, o forse una che ancora non ha capito co'è la vita reale... 14-04-2011 18:04 - Alessandro
  • Un gioco perverso, con i suoi media riesce ad attirare in Europa folle di disperati.
    Sono convinto che tutto ciò avrà un epilogo tragico.
    Forse è la sua strategia creare nuovi e più forti problemi per defilarsi dalla scena politica indenne, confidando poi nei suoi mezzi mediatici di persuasione occulta riuscirà a trarre in inganno noi Italiani.. 14-04-2011 18:01 - il montanaro
  • Cara Ida, riscrivo perché manca un pezzo. Meno male che hai scritto di questo ultima scena, agghiacciante nei dettagli quanto il regalo del toro swaroski. @rosalba vorrei dire che non mi pare si tratti di ammirazione e neppure vittime, quanto di riconoscere che c'è stato un percorso, un cambiamento. Bia S. 14-04-2011 17:49 - Bia Sarasini
  • Cara Ida, meno male questa ultima scena agghiacciante almeno quanto quel toro swaroski. Un cerchio perfetto di complicità e rispecchiamento 14-04-2011 17:36 - Bia Sarasini
  • Sono una ragazza, una studentessa, una persona: non ammiro affatto le due ragazze, anzi mi fanno incazzare...semplicemente non avrebbero dovuto neppure pensarci un attimo.
    Il fatto che ora si "liberino" e smentiscano il teatrino delle menzogne mi rallegra, ma contemporaneamente provo repulsione per tutto questo squallore a cui le ragazze si sottopongono in cambio di una comparsata come meteorina o come diavolo si chiamano.
    Il sistema fa schifo, è vero, il potere è in mano all'uomo, ma se noi donne accettiamo e chiudiamo non uno, ma entrambi gli occhi, siamo responsabili al 50%.
    Sono stufa di leggere e sentire che queste ragazze siano le vittime: se di vittime si tratta, soffrono di una ben grave forma di Sindrome di Stoccolma.
    Le vittime siamo noi, ragazze normali, studentesse, laureate, lavoratrici e non, che cerchiamo un lavoro dignitoso e non accettiamo nessun tipo di compromesso...Se perdiamo il lavoro ci rimbocchiamo le maniche e ne cerchiamo un altro, e questo perchè la dignità personale, una volta perduta non ti viene restituita! 14-04-2011 17:21 - rosalba
  • Attenzione ai colpi di coda!! Non credo che Berlusconi sia già finito. 14-04-2011 17:03 - ugo straniero
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