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Michele Giorgio
La casa di Vittorio
Qualche settimana fa Vittorio Arrigoni mi ha salutato tono preoccupato, ma non per la sua presenza a Gaza bensì per la salute del padre, operato di recente e in precario stato di salute. Ai genitori Vittorio è molto legato, non solo dall’affetto di figlio ma anche dalla condivisione di ideali politici. Una famiglia impegnata a sinistra, da sempre, che lo ha appoggiato in tutte le sue scelte. «Da casa mi arrivano notizie preoccupanti, per qualche settimana me ne andrò in Italia, ho voglia di rivedere mio padre», diceva. Da Gaza invece non è più partito, forse confortato da qualche aggiornamento giunto dall’Italia. Vittorio la Striscia di Gaza non la lascerebbe mai. Quel piccolo lembo di terra è diventato la sua seconda casa, anzi la prima, dove vivere e svolgere il suo impegno a difesa dei diritti dei palestinesi, sotto assedio e dimenticati dal mondo. Faceva male ieri sera vedere Vittorio bendato e con segni di violenza sul volto nel un video postato su Youtube, con le mani legate dietro la schiena, mentre qualcuno gli tiene la testa per i capelli. Faceva davvero male se si tiene conto del lavoro svolto da Vittorio dal 2008 sino ad oggi per informare sempre, in ogni momento, attraverso il suo blog, su Facebook e con articoli per vari siti, su quanto accade a Gaza. Senza un attimo di sosta, anche di notte. «Aerei F-16 israeliani hanno colpito pochi minuti fa Rafah...un contadino ucciso da un cecchino mentre era nel suo campo...bambino ferito gravemente da una raffica», sono i messaggi che da Gaza lancia continuamente al mondo, accompagnandoli da commenti ed analisi.
Nella Striscia Vittorio Arrigoni era arrivato la prima volta come rappresentante dell’International solidarity movement, a bordo di uno dei due battelli del Gaza Freedom Movement che violando, con successo, il blocco navale israeliano di Gaza, ha aperto la strada alla nascita due anni dopo della Freedom Flotilla. Diventammo amici in quei giorni. Per il suo look da lupo di mare – berretto, pipa e tatuaggi – lo ribattezzai «Capitan Findus». A lui piaceva quel nomignolo che qualche settimana dopo divenne purtroppo azzeccato, vista la fuga a nuoto che Vittorio tentò (invano) quando venne bloccato in mare da commando israeliani giunti a fermare le barche dei pescatori palestinesi. Venne incarcerato in Israele e rispedito in Italia ma lui, dopo qualche settimana, si imbarcò su di un altro battello della GFM e ritornò a Gaza. Fu una decisione davvero importante, forse perché era consapevole di ciò che stava maturando sul terreno. Il 27 dicembre 2008 si ritrovò ad essere l’unico italiano e uno dei pochi stranieri presenti nella Striscia di Gaza durante la devastante offensiva militare israeliana «Piombo fuso». I suoi racconti pubblicati dal manifesto, chiusi immancabilmente dalle parole «Restiamo umani», rappresentano una delle testimonianze più lucide e coinvolgenti di quanto accadde in quei giorni d’inferno in cui Gaza, peraltro, era chiusa alla stampa internazionale. Con il manifesto poi Vittorio ebbe qualche incomprensione ma non aveva esitato un minuto, lo scorso dicembre, a rivolgere in Facebook e Youtube un appello ai tanti che lo seguono – e sono molte migliaia, non solo in Italia in sostegno della sopravvivenza del nostro giornale.
A Gaza Vittorio Arrigoni era tornato, senza più lasciarla, poco più di un anno fa, passando dall’Egitto, per dedicarsi alla tutela delle migliaia di contadini palestinesi ai quali Israele non permette l’ingresso nei campi coltivati situati in quell’ampia «zona cuscinetto» costituita unilateralmente all’interno della Striscia. Era impegnato anche a scrivere il suo nuovo libro. Ma Gaza è un territorio dove troppi attori, spesso solo burattini manovrati da qualcuno, cercano un ruolo da protagonisti. Tra questi ci sono i salafiti della sedicente «Brigata Mohammed Bin Moslama», ai quali non interessa nulla di Gaza e dei palestinesi e ancora meno dei loro amici. Vedono nemici ovunque, tranne quelli veri. Ieri questi presunti salafiti hanno sequestrato Vittorio per ottenere dal primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, la scarcerazione dello sceicco al-Saidani, noto anche come Abu Walid al-Maqdisi, leader di Al-Tawhid Wal-Jihad, una formazione qaedista. Al-Maqdisi è stato arrestato poco più di un mese fa dai servizi di sicurezza di Hamas che da due anni sono impegnati contro le cellule salafite che agiscono soprattutto nella zona di Rafah (dove meno di due anni fa hanno persino proclamato un emirato islamico. Hamas reagì facendo una strage). Vittorio Arrigoni non merita di essere usato come merce di scambio, lui che ha sempre creduto nella dignità di ogni persona, ovunque nel mondo, a cominciare dai palestinesi. Ai suoi rapitori possiamo solo rivolgere la sua perenne esortazione: «Restiamo umani».
UNA SCHEDA SUI SALAFITI DI GAZA (SETTEMBRE 2009)
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Spiace per i genitori e anche per lui che aveva un gran confusione in testa ma aveva capito davvero poco di come vanno le cose. RIP 17-04-2011 14:29 - remo
"Al bar Casablanca,
seduti all'aperto,
la barba sporcata da un po' di gelato...
parliamo parliamo
di rivoluzione,
di proletariato..." 16-04-2011 16:05 - Ahmed
Equidistanza che spudoratamente da delle responsabilita al povero Arrigoni. Un vero ipocrita. 16-04-2011 13:52 - Murmillus
Non lo conoscevo, ma la mia sensazione e' che la sua sensibilita' fosse stata dirottata verso territori di intolleranza. Del resto, vivere a lungo nella privazione, sotto attacco militare, in continuo pericolo, erode l'equilibrio di qualunque persona. Dovremmo com-patire la vita del popolo Palestinese, che vive nelle stesse condizioni in cui si era immerso Vittorio, da decenni. In ultima analisi, di chi sia la vera responsabilita' di quelle condizioni e' complesso da stabilire, con errori madornali da entrambe le parti. Non aiuta che lo scontro sia alimentato da due ideologie religiose di imperialismo territoriale (Il "Jihad" e la "Terra Promessa"), uguali e contrarie.
Onore a Vik. 16-04-2011 06:23 - Ahmed
Del resto, questo e` un mondo dove se si critica l'intervento delle potenze occidentali in Libia, si viene etichettati come pro-Gheddafi. Nelle menti di molti esiste solo la logica binaria del bianco o del nero, del bivio obbligato, "o e` A o e` B, tertium non datur". Chi rileggera` davvero gli articoli scritti da Vittorio e pubblicati su questo giornale trovera` la denuncia piu` spietata nei confronti di Israele, ma non un solo accenno di odio etnico. Oggetto della critica non e` mai il popolo, ma il governo. Identificare il primo col secondo e` gia`, secondo me, una forma di fascismo e di fondamentalismo che uccide ogni liberta` di pensiero. Non possiamo criticare Israele senza macchiarci di antisemitismo? E allora se critichiamo Berlusconi cosa siamo, anti-italiani?
Proprio il caso di Vittorio mostra la complessita` del reale, facendoci capire che la dinamica fra Israele e Palestina non puo` essere ridotta a un film western, coi buoni da una parte e i cattivi dall'altra. Fra i palestinesi esistono le cellule fondamentaliste e antioccidentali capaci di uccidere un uomo come Vittorio; d'altra parte pero` fra gli israeliani ci sono compagni pacifisti come lui, che condividono ogni parola che lui ha scritto.
"Restiamo umani"... 16-04-2011 05:20 - emma goldman
i veri eroi per me devono avere tre caratteristiche,ovvero essere dalla parte dei piu' deboli,essere cronisti senza paura e infine purtroppo morire giovani per mano dei soliti servizi speciali (vero mossad?) .quest'ultimo punto giustificherebbe in pieno la bonta' dell'operato di Vittorio Arrigoni.
concludo che in nessuna guerra neanche il piu' pazzo e deviato di gruppo armato rapirebbe per poi uccidere una persona che lotta per la sua causa...... 16-04-2011 01:03 - filippo