giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
14/04/2011
  •   |   Michele Giorgio
    La casa di Vittorio

    Vittorio con una bambina di Gaza

    Qualche settimana fa Vittorio Arrigoni mi ha salutato tono preoccupato, ma non per la sua presenza a Gaza bensì per la salute del padre, operato di recente e in precario stato di salute. Ai genitori Vittorio è molto legato, non solo dall’affetto di figlio ma anche dalla condivisione di ideali politici. Una famiglia impegnata a sinistra, da sempre, che lo ha appoggiato in tutte le sue scelte. «Da casa mi arrivano notizie preoccupanti, per qualche settimana me ne andrò in Italia, ho voglia di rivedere mio padre», diceva. Da Gaza invece non è più partito, forse confortato da qualche aggiornamento giunto dall’Italia. Vittorio la Striscia di Gaza non la lascerebbe mai. Quel piccolo lembo di terra è diventato la sua seconda casa, anzi la prima, dove vivere e svolgere il suo impegno a difesa dei diritti dei palestinesi, sotto assedio e dimenticati dal mondo. Faceva male ieri sera vedere Vittorio bendato e con segni di violenza sul volto nel un video postato  su Youtube, con le mani legate dietro la schiena, mentre qualcuno gli tiene la testa per i capelli. Faceva davvero male se si tiene conto del lavoro svolto da Vittorio dal 2008 sino ad oggi per informare sempre, in ogni momento, attraverso il suo blog, su Facebook e con articoli per vari siti, su quanto accade a Gaza. Senza un attimo di sosta, anche di notte. «Aerei F-16 israeliani hanno colpito pochi minuti fa Rafah...un contadino ucciso da un cecchino mentre era nel suo campo...bambino ferito gravemente da una raffica», sono i messaggi che da Gaza lancia continuamente al mondo, accompagnandoli da commenti ed analisi.

     

    Nella Striscia Vittorio Arrigoni era arrivato la prima volta come rappresentante dell’International solidarity movement, a bordo di uno dei due battelli del Gaza Freedom Movement che violando, con successo, il blocco navale israeliano di Gaza, ha aperto la strada alla nascita due anni dopo della Freedom Flotilla. Diventammo amici in quei giorni. Per il suo look da lupo di mare – berretto, pipa e tatuaggi – lo ribattezzai «Capitan Findus». A lui piaceva quel nomignolo che qualche settimana dopo divenne purtroppo azzeccato, vista la fuga a nuoto che Vittorio tentò (invano) quando venne bloccato in mare da commando israeliani giunti a fermare le barche dei pescatori palestinesi. Venne incarcerato in Israele e rispedito in Italia ma lui, dopo qualche settimana, si imbarcò su di un altro battello della GFM e ritornò a Gaza. Fu una decisione davvero importante, forse perché era consapevole di ciò che stava maturando sul terreno. Il 27 dicembre 2008 si ritrovò ad essere l’unico italiano e uno dei pochi stranieri presenti nella Striscia di Gaza durante la devastante offensiva militare israeliana «Piombo fuso». I suoi racconti pubblicati dal manifesto, chiusi immancabilmente dalle parole «Restiamo umani», rappresentano una delle testimonianze più lucide e coinvolgenti di quanto accadde in quei giorni d’inferno in cui Gaza, peraltro, era chiusa alla stampa internazionale. Con il manifesto poi Vittorio ebbe qualche incomprensione ma non aveva esitato un minuto, lo scorso dicembre, a rivolgere in Facebook e Youtube un appello ai tanti che lo seguono – e sono molte migliaia, non solo in Italia in sostegno della sopravvivenza del nostro giornale.

     

    A Gaza Vittorio Arrigoni era tornato, senza più lasciarla, poco più di un anno fa, passando dall’Egitto, per dedicarsi alla tutela delle migliaia di contadini palestinesi ai quali Israele non permette l’ingresso nei campi coltivati situati in quell’ampia «zona cuscinetto» costituita unilateralmente all’interno della Striscia. Era impegnato anche a scrivere il suo nuovo libro. Ma Gaza è un territorio dove troppi attori, spesso solo burattini manovrati da qualcuno, cercano un ruolo da protagonisti. Tra questi ci sono i salafiti della sedicente «Brigata Mohammed Bin Moslama», ai quali non interessa nulla di Gaza e dei palestinesi e ancora meno dei loro amici. Vedono nemici ovunque, tranne quelli veri. Ieri questi presunti salafiti hanno sequestrato Vittorio per ottenere dal primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, la scarcerazione dello sceicco al-Saidani, noto anche come Abu Walid al-Maqdisi, leader di Al-Tawhid Wal-Jihad, una formazione qaedista. Al-Maqdisi è stato arrestato poco più di un mese fa dai servizi di sicurezza di Hamas che da due anni sono impegnati contro le cellule salafite che agiscono soprattutto nella zona di Rafah (dove meno di due anni fa hanno persino proclamato un emirato islamico. Hamas reagì facendo una strage). Vittorio Arrigoni non merita di essere usato come merce di scambio, lui che ha sempre creduto nella dignità di ogni persona, ovunque nel mondo, a cominciare dai palestinesi. Ai suoi rapitori possiamo solo rivolgere la sua perenne esortazione: «Restiamo umani». 

     

    UNA SCHEDA SUI SALAFITI DI GAZA (SETTEMBRE 2009)


I COMMENTI:
  pagina:  1/12  | successiva  | ultima
  • Io credo che il "pacifista" sia colui che cerca di capire ed ascoltare le ragioni delle parti in causa, e non sposi completamente solo una delle due posizioni...non è equidistanza, è solo rifiuto della violenza. Gandhi non si sognò mai di definire gli inglesi "ratti", "razzisti criminali" e altri epiteti che purtroppo Vittorio ha utilizzato per tutta la popolazione di Israele. 17-04-2011 19:32 - alois
  • Duole dirlo ma la sua era la tipica utopia del ragazzo di buona famiglia, se invece di andare a cacciarsi in una simile situazione , fosse nato in una famiglia di operai, sarebbe stato a casa a psaccarsi la schiana alavorare ed ora probabilmente sarebbe vivo. Il mondo non ha bisogno di simili eroi (oltretutto fin troppo schierati, anche se ora si vorrebbe farne un martire apolitico)ma di gente che resta al suo posto e si fa il mazzo tutti i giorni.Hamas ha ammesso che la responsabilità è di una propria cellula impazzita di salafiti: guardate la dichiarazione su youtube invece di sparare cazzate: http://www.youtube.com/watch?v=O6mLAaZaUy4&feature=related

    Spiace per i genitori e anche per lui che aveva un gran confusione in testa ma aveva capito davvero poco di come vanno le cose. RIP 17-04-2011 14:29 - remo
  • Ahmed, ma che cazzo ne sai della mia storia. La solita prosopopea dell'ignoranza. Ma chi ti paga. 16-04-2011 23:11 - Murmillus
  • Leggo il commento di Murmillus e non posso non notare che, come al solito, capisce poco. Si evince come passi la vita a fare il rivoluzionario da salotto.
    "Al bar Casablanca,
    seduti all'aperto,
    la barba sporcata da un po' di gelato...
    parliamo parliamo
    di rivoluzione,
    di proletariato..." 16-04-2011 16:05 - Ahmed
  • Leggo il commentodi Ahmad e non posso rispondergli che ancora una volta ha dimostrato la sua equidistanza che e' sempre dalla padre del padrone.
    Equidistanza che spudoratamente da delle responsabilita al povero Arrigoni. Un vero ipocrita. 16-04-2011 13:52 - Murmillus
  • Sono un palestinese che vivi in Italia. Posso dire solo che quando è giunta la notizia della morte di Vittorio Arrigoni, mi sono scese le lacrime dagli occhi. Grazie Vittorio! Riposa in pace! 16-04-2011 09:21 - Samer
  • Belle intenzioni di una bella persona, stritolate dalla necessita' di prendere parte. E' difficile da spiegare, ma a me, che ho fatto decine di progetti in giro per il mondo, e' capitato spesso. Se stai in un ambiente di conflitto radicalizzato non puoi permetterti una visione razionale: devi schierarti. E quando ti schieri, finisci per assorbire anche il male di una parte, in questo caso quella islamista.
    Non lo conoscevo, ma la mia sensazione e' che la sua sensibilita' fosse stata dirottata verso territori di intolleranza. Del resto, vivere a lungo nella privazione, sotto attacco militare, in continuo pericolo, erode l'equilibrio di qualunque persona. Dovremmo com-patire la vita del popolo Palestinese, che vive nelle stesse condizioni in cui si era immerso Vittorio, da decenni. In ultima analisi, di chi sia la vera responsabilita' di quelle condizioni e' complesso da stabilire, con errori madornali da entrambe le parti. Non aiuta che lo scontro sia alimentato da due ideologie religiose di imperialismo territoriale (Il "Jihad" e la "Terra Promessa"), uguali e contrarie.
    Onore a Vik. 16-04-2011 06:23 - Ahmed
  • M'indignano, pur senza riuscire a stupirmi, i commenti di chi interpreta la critica radicale alle politiche di Israele di Vittorio Arrigoni come odio nei confronti degli ebrei. Al solito, come vuole l'ideologia della nuova destra globale, si confonde il governo di uno Stato con la gente che ci e` nata (talvolta non per sua scelta) e ci abita...
    Del resto, questo e` un mondo dove se si critica l'intervento delle potenze occidentali in Libia, si viene etichettati come pro-Gheddafi. Nelle menti di molti esiste solo la logica binaria del bianco o del nero, del bivio obbligato, "o e` A o e` B, tertium non datur". Chi rileggera` davvero gli articoli scritti da Vittorio e pubblicati su questo giornale trovera` la denuncia piu` spietata nei confronti di Israele, ma non un solo accenno di odio etnico. Oggetto della critica non e` mai il popolo, ma il governo. Identificare il primo col secondo e` gia`, secondo me, una forma di fascismo e di fondamentalismo che uccide ogni liberta` di pensiero. Non possiamo criticare Israele senza macchiarci di antisemitismo? E allora se critichiamo Berlusconi cosa siamo, anti-italiani?

    Proprio il caso di Vittorio mostra la complessita` del reale, facendoci capire che la dinamica fra Israele e Palestina non puo` essere ridotta a un film western, coi buoni da una parte e i cattivi dall'altra. Fra i palestinesi esistono le cellule fondamentaliste e antioccidentali capaci di uccidere un uomo come Vittorio; d'altra parte pero` fra gli israeliani ci sono compagni pacifisti come lui, che condividono ogni parola che lui ha scritto.

    "Restiamo umani"... 16-04-2011 05:20 - emma goldman
  • e' la prima volta che scrivo un commento sul Manifesto e lo faccio per rendere onore a una persona che purtroppo solo stamane ho conosciuto e ancor peggio il giorno del suo barbaro assasinio.
    i veri eroi per me devono avere tre caratteristiche,ovvero essere dalla parte dei piu' deboli,essere cronisti senza paura e infine purtroppo morire giovani per mano dei soliti servizi speciali (vero mossad?) .quest'ultimo punto giustificherebbe in pieno la bonta' dell'operato di Vittorio Arrigoni.
    concludo che in nessuna guerra neanche il piu' pazzo e deviato di gruppo armato rapirebbe per poi uccidere una persona che lotta per la sua causa...... 16-04-2011 01:03 - filippo
  • La sua morte ha smentito clamorosamente ciò che Vittorio aveva creduto in vita e per cui si era battuto. Ucciso proprio da chi aveva beneficato, epurato da chi era più 'puro' di lui. Israele potrà dire: come volevasi dimostrare... 16-04-2011 00:30 - EDY
I COMMENTI:
  pagina:  1/12  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI