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COMMENTO
14/04/2011
  •   |   Michele Giorgio
    La casa di Vittorio

    Vittorio con una bambina di Gaza

    Qualche settimana fa Vittorio Arrigoni mi ha salutato tono preoccupato, ma non per la sua presenza a Gaza bensì per la salute del padre, operato di recente e in precario stato di salute. Ai genitori Vittorio è molto legato, non solo dall’affetto di figlio ma anche dalla condivisione di ideali politici. Una famiglia impegnata a sinistra, da sempre, che lo ha appoggiato in tutte le sue scelte. «Da casa mi arrivano notizie preoccupanti, per qualche settimana me ne andrò in Italia, ho voglia di rivedere mio padre», diceva. Da Gaza invece non è più partito, forse confortato da qualche aggiornamento giunto dall’Italia. Vittorio la Striscia di Gaza non la lascerebbe mai. Quel piccolo lembo di terra è diventato la sua seconda casa, anzi la prima, dove vivere e svolgere il suo impegno a difesa dei diritti dei palestinesi, sotto assedio e dimenticati dal mondo. Faceva male ieri sera vedere Vittorio bendato e con segni di violenza sul volto nel un video postato  su Youtube, con le mani legate dietro la schiena, mentre qualcuno gli tiene la testa per i capelli. Faceva davvero male se si tiene conto del lavoro svolto da Vittorio dal 2008 sino ad oggi per informare sempre, in ogni momento, attraverso il suo blog, su Facebook e con articoli per vari siti, su quanto accade a Gaza. Senza un attimo di sosta, anche di notte. «Aerei F-16 israeliani hanno colpito pochi minuti fa Rafah...un contadino ucciso da un cecchino mentre era nel suo campo...bambino ferito gravemente da una raffica», sono i messaggi che da Gaza lancia continuamente al mondo, accompagnandoli da commenti ed analisi.

     

    Nella Striscia Vittorio Arrigoni era arrivato la prima volta come rappresentante dell’International solidarity movement, a bordo di uno dei due battelli del Gaza Freedom Movement che violando, con successo, il blocco navale israeliano di Gaza, ha aperto la strada alla nascita due anni dopo della Freedom Flotilla. Diventammo amici in quei giorni. Per il suo look da lupo di mare – berretto, pipa e tatuaggi – lo ribattezzai «Capitan Findus». A lui piaceva quel nomignolo che qualche settimana dopo divenne purtroppo azzeccato, vista la fuga a nuoto che Vittorio tentò (invano) quando venne bloccato in mare da commando israeliani giunti a fermare le barche dei pescatori palestinesi. Venne incarcerato in Israele e rispedito in Italia ma lui, dopo qualche settimana, si imbarcò su di un altro battello della GFM e ritornò a Gaza. Fu una decisione davvero importante, forse perché era consapevole di ciò che stava maturando sul terreno. Il 27 dicembre 2008 si ritrovò ad essere l’unico italiano e uno dei pochi stranieri presenti nella Striscia di Gaza durante la devastante offensiva militare israeliana «Piombo fuso». I suoi racconti pubblicati dal manifesto, chiusi immancabilmente dalle parole «Restiamo umani», rappresentano una delle testimonianze più lucide e coinvolgenti di quanto accadde in quei giorni d’inferno in cui Gaza, peraltro, era chiusa alla stampa internazionale. Con il manifesto poi Vittorio ebbe qualche incomprensione ma non aveva esitato un minuto, lo scorso dicembre, a rivolgere in Facebook e Youtube un appello ai tanti che lo seguono – e sono molte migliaia, non solo in Italia in sostegno della sopravvivenza del nostro giornale.

     

    A Gaza Vittorio Arrigoni era tornato, senza più lasciarla, poco più di un anno fa, passando dall’Egitto, per dedicarsi alla tutela delle migliaia di contadini palestinesi ai quali Israele non permette l’ingresso nei campi coltivati situati in quell’ampia «zona cuscinetto» costituita unilateralmente all’interno della Striscia. Era impegnato anche a scrivere il suo nuovo libro. Ma Gaza è un territorio dove troppi attori, spesso solo burattini manovrati da qualcuno, cercano un ruolo da protagonisti. Tra questi ci sono i salafiti della sedicente «Brigata Mohammed Bin Moslama», ai quali non interessa nulla di Gaza e dei palestinesi e ancora meno dei loro amici. Vedono nemici ovunque, tranne quelli veri. Ieri questi presunti salafiti hanno sequestrato Vittorio per ottenere dal primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, la scarcerazione dello sceicco al-Saidani, noto anche come Abu Walid al-Maqdisi, leader di Al-Tawhid Wal-Jihad, una formazione qaedista. Al-Maqdisi è stato arrestato poco più di un mese fa dai servizi di sicurezza di Hamas che da due anni sono impegnati contro le cellule salafite che agiscono soprattutto nella zona di Rafah (dove meno di due anni fa hanno persino proclamato un emirato islamico. Hamas reagì facendo una strage). Vittorio Arrigoni non merita di essere usato come merce di scambio, lui che ha sempre creduto nella dignità di ogni persona, ovunque nel mondo, a cominciare dai palestinesi. Ai suoi rapitori possiamo solo rivolgere la sua perenne esortazione: «Restiamo umani». 

     

    UNA SCHEDA SUI SALAFITI DI GAZA (SETTEMBRE 2009)


I COMMENTI:
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  • I CONTI NON TORNANO
    Chiunque abbia ucciso Vittorio Arrigoni non sapeva quel che faceva. Arrigoni era un uomo di pace e darà molto più fastidio da morto che da vivo ai mandanti del suo omicidio.
    E' morto giovane, da martire. Era un simbolo prima e adesso è un esempio da imitare. Per tutti quelli che vogliono conservare un briciolo di umanità, in questo mondo sempre più dominato dalla barbarie.
    Chi lo ha ucciso ha fatto male i suoi conti.
    Che Arrigoni possa aver dato fastidio ai Salafiti mi pare molto poco credibile. E poi perché avrebbero avuto tanta fretta di ucciderlo, se l'avevano rapito per liberare dei prigionieri?
    La messa in scena è riuscita male. Per me, miravano ad ammazzarlo fin dall'inizio. Ed è evidente che Arrigoni ha dato molto fastidio ad altra gente. Gente i cui crimini ha denunciato per anni.
    Ma, ripeto, hanno fatto male i loro conti.
    Addio, Vik ... resteremo umani. 16-04-2011 00:28 - alanvilbren
  • perche' non pubblicate questo post? e' cosi' problematico? capire anche cosa stava dietro quella polemica fra parlato e giorgio, ed ora i problemi di vittorio con il manifesto. grazie. ora il compito e' quello di capire chi ha organizzzato quest'omicidio, tanto veloce quanto puntuale. i salafiti son il capro perfetto caro vivian. 'chissa'' quale spectre'? chi organizza l'informazione e decide le parole per descrivere questo evento hanno enorme reponsabilita'. vittorio stava tornando in Italia, per partecipare a molti incontri. vittorio era l'unico giornalista italiano presente a gaza durante piombo fuso. era una voce molto scomodo indicata come target da siti dell'ultra destra sionista americana. vittorio, scrive michele giorgio, aveva avuto qualche problema anche con il manifesto: da lettore decennale vi chiedo di spiegare queste incomprensioni. invece che liquidare quest'omicidio con la variante fondamentalista, il piu' comodo dei capri espiatori, bisognerebbe continuare a quello che faceva vittorio. ma quante persone come lui sono disponibili a vivere in un posto come gaza? a condividere fisicamente la posizione di vittima, posizione che viene talvolta tacciata di eroismo? quello che vittorio faceva era si' utopico, ma anche e soprattutto incredibimente pragmatico. e chi e' stato in palestina, nei territori occupati di cisgiordania, o adddirittura a gaza (pochissimi vi possono accedere), sa cosa vuol dire stare vicino a un pescatore o ad un contadino per potergli permettere di fare quello che da' loro da vivere: lavorare.dovremmo capire questa forza e questo coraggio. grazie vittorio. le tue parole e soprattutto le tue scelte, ci mancano. 16-04-2011 00:21 - michele
  • SI,certo che si.Il vuoto confonde. 15-04-2011 23:58 - francesco alaura
  • può servire che stasera ho prestato Restiamo Umani a un mio amico che ha conosciuto Vittorio Arrigoni solo ieri.
    NO. 15-04-2011 23:52 - francesco alaura
  • Addio Vittorio, ti ricorderemo per sempre.
    Free Gaza! 15-04-2011 22:55 - Mario Maio
  • vittorio, riposa in pace. rossana. 15-04-2011 22:35 - rossana
  • Su queste pagine avevo saputo della presenza, sorprendete ed inaspettata, di un Italiano a Gaza durante gli atroci bombardamenti del Dicembre 2008. Da lì in poi ho seguito regolarmente il blog di un personaggio che sembrava la reincarnazione di Che Guevara, ricevendo notizie sul conflitto Israeliano-Palestinese che nessun altro aveva il coraggio e l'onestà di dare. Ed ho capito molte cose sulle origini di questo conflitto e delle sofferenze inflitte a Gaza.
    Grazie Vik per tutto questo e per aver sacrificato la tua vita per la libertà altrui.
    Ti ricorderemo per sempre. 15-04-2011 22:09 - Mario Maio
  • Vittorio era un buono e filantropo disinteressato, sono vicino alla famiglia...certo è che se la radio israeliana lo ha definito "useful idiot" diventa facile comprendere chi ha le responsabilità di ciò che succede a Gaza... 15-04-2011 21:56 - Paolo Fanello
  • Ma perchè stava con i neo-nazisti di Hamas?
    Benché […] molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le benedizioni e la salvezza di Allah siano su di Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: 'O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei”. (Articolo 7) »Statuto di Hamas 15-04-2011 21:48 - un filo-idraeliano
  • Un plauso a Mario : per il suo coraggio di scrivere fuori dal coro di ipocriti a senso unico. 15-04-2011 21:31 - Matteo
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