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COMMENTO
17/04/2011
  •   |   Alba Sasso
    Piovono pietre

    Stiamo assistendo ad una vera, continua lapidazione della scuola pubblica. In prima fila a lanciare pietre sempre più aguzze e dirompenti il Presidente del consiglio. Sono di questi giorni i forsennati lanci contri i professori «comunisti», che a suo dire lavorerebbero per sgretolare la famiglia e i valori cristiani di cui sarebbe depositaria. Una lapidazione dal tono integralista, da parte di chi quotidianamente non fa nessuna politica per le famiglie, il loro reddito, il lavoro dei loro figli, di chi pratica una morale incommentabile, pubblica e privata, e si ostina a vedere nella scuola un nemico mortale, per sé e per i valori che sostiene. Si direbbe il trionfo del «filisteismo».

    E se ne comprende la ragione. La scuola della Repubblica, in oltre 60 anni di vita, ha contribuito a formare generazioni di cittadini consapevoli e partecipi, portatori di valori di civiltà, di solidarietà e partecipazione. Tutto il contrario di quello che vorrebbe il premier e la sua corte. Le pietrate hanno colpito volta per volta i programmi, i libri di testo, le pratiche solidali, il sostegno ai disabili, tutto quello che ha qualificato la nostra scuola in tutti questi anni. E questo attacco si somma a quelli ripetuti nel tempo dalla Gelmini, che hanno accompagnato ogni taglio e ogni cosiddetta riforma. Attacco ai docenti (rei di essere troppi, inutili, spesso meridionali) e alle esperienze migliori della scuola (dal tempo pieno al prolungamento dell'obbligo scolastico), che appare come una giustificazione a-posteriori di un impoverimento (ormai sempre più simile a uno smantellamento) della scuola condotto in questi tre anni di governo. Come dire, avevamo ragione a tagliare risorse, insegnanti, progetti perché la scuola che vuole accogliere e promuovere tutte e tutti non serve alla crescita democratica del paese ma serve a far entrare subdolamente nella scuola idee sovversive (come l'uguaglianza, il diritto di tutti al sapere, la necessità di confrontarsi con opinioni, storie, culture diverse). E torna in campo la vecchia, mai sopita idea, del controllo delle idee. Rappresentata dalla proposta di una deputata del centro destra di istituire una commissione di controllo sui libri di storia. Questa proposta non solo ignora la costituzione - «l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento» - ma è sinceramente ridicola. Il racconto della storia è sempre un'interpretazione dei fatti della storia. Chi decide se ce ne sia una e solo una giusta? A questa commissione non sopravviverebbero i grandi storici dell'antichità da Tacito a Sallustio, a Svetonio. In questo tempo in cui ragazze e ragazzi ma anche bambine e bambini si confrontano con una pluralità di esperienze, di informazioni, di culture e in cui la scuola deve aiutarli a orientarsi nei saperi e a riorganizzare le conoscenze, davvero possiamo pensare di rinchiudere il mondo in un collo di bottiglia? In una specie di scuola coranica, alla ricerca spasmodica e forse tranquillizzante di una e una sola verità: la verità di chi è al momento al potere. Oggi occorre insegnare a studiare, a ragionare, a porre e a porsi interrogativi, a confrontare punti di vista; niente si conosce davvero se non da un punto di vista. Ed è questo che si fa a scuola, non nella «scuola dei comunisti», ma nella scuola della Repubblica. Qualcuno sa con quale serietà e attenzione centinaia di scuole, migliaia di studenti in questi mesi stanno ragionando, nell'occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, della nostra storia, della loro storia, confrontandosi con fatti e interpretazioni, imparando anche il gusto dello studio e della ricerca? Stiamo mettendo in discussione questa scuola? Quella della «libera circolazione» delle idee?

    Ma a queste polemiche a cui siamo ormai avvezzi si aggiunge oggi anche un attacco «morale» e questo è francamente insopportabile. Che questo governo si erga a difesa della morale è davvero grottesco. La scuola saprà reagire, non c'è dubbio. La Repubblica è più forte di chiunque voglia distruggerla, i princìpi a cui sono stati educati i suoi cittadini dalla scuola pubblica sopravviveranno a Berlusconi ed alla sua squallida cattedra morale. Non scherziamo. La vita non è la Tv.


I COMMENTI:
  • E' un po' come piangere sul latte versato, ma dovremmo riconoscere che il nostro errore (della sinistra) è stato quello di non aver afferrato, a partire dagli anni '70 almeno, il binomio scuola-televisione come nodo che andava affrontato e dipanato criticamente nella intrinseca complementarietà delle due agenzie formative (la famiglia, da questo punto di vista, si era probabilmente già dissolta). Ha vinto, come "controriforma morale e intellettuale" degli italiani la TV commerciale e berlusconiana. L'affondo contro la scuola pubblica avviene su questo sfondo, sconta quell'errore di prospettiva culturale e strategica. Noi (o, meglio, certa sinistra moderata) ci dilettavamo a parlare di "riforma della scuola" o, peggio, seguendo le orme del confindustriale Giancarlo Lombardi, di inefficienza e di inadeguatezza rispetto al mercato del lavoro, commettendo due errori: 1)la formazione, specie nell'età adolescenziale avveniva altrove (non in maniera prevalente nella scuola); 2) si era già venuta formando un'"eccedenza" di saperi a livello di formazione superiore che si traduceva in maggiore "domanda sociale" e che quindi il sistema - incapace di corrispondervi - nelle sue compatibilità complessive doveva necessariamente comprimere, pena la persistenza di movimenti sociali difficilmente controllabili. 18-04-2011 12:04 - giacomo casarino
  • Mi sorprendo a vedere che si risponde a Berlusconi con argomenti politici di buon livello. Il discorso di Berlusconiè di una volgarità unica ed è un discorso di tipo razzista, irricevibile e inammissibile. E' inutile quindi parlare del ruolo della scuola pubblica. 18-04-2011 11:22 - Francesco
  • Voglio cultura critica, perchè critico è il mio pensiero. 17-04-2011 23:49 - Luca Leone
  • per me Berlusconi è diventato matto!
    Bisognerebbe aiutarlo,perche se è incapace di intendere e volere,non può essere giudicato! 17-04-2011 22:05 - mariani maurizio
  • VVP, la scuola ha un ruolo sicuramente importante, però non dimentichiamoci la lezione di Gramsci, guerra di movimento, guerra di posizione... La scuola è un luogo di formazione di coscienza critica ma non l'unico. Limitarsi alla scuola oggi non basta 17-04-2011 21:06 - Umberto Tommasini
  • Certo,l'interrogativo rimane.La scuola publica ha istruito tanta gente.Cosa che a questo governo non piacce, e sta' facendo di tutto per rendere la gente molto ignorante sia con certa tv ,sia con la sfaciattagine di certa politica insipida al volere del padrone. PS Che fine ha fatto quella deputata, che con tanto stomaco ha fatto la tesi di laurea su Berlusconi? Questo e' il sintomo che molti, anche se laureati sono annebiatti. Figuriamoci il resto!!!!!!!!! 17-04-2011 18:46 - Giuseppe
  • Bellissimo commento, che condivido quasi al cento per cento. Solo, non capisco come mai, se la nostra scuola pubblica "in oltre 60 anni di vita, ha contribuito a formare generazioni di cittadini consapevoli e partecipi, portatori di valori di civiltà, di solidarietà e partecipazione", ci ritroviamo oggi ad essere come siamo in maggioranza noi italiani - obnubilati dalla tv spazzatura, gretti, razzisti, egoisti oltre ogni limite, indifferenti e ostili a ogni cosa che sappia di "comune". Mi verrebbe da dire che con gente come gli italiani è tutto inutile... 17-04-2011 14:54 - VVP
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