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Ugo Mattei
Attenti alla trappola
L'annunciata sospensione dei programmi nucleari in Italia, in modo tale da «tener conto» di quanto emergerà a livello europeo nei prossimi mesi, è una brillante mossa populista del governo. Che il clima intorno alla politica nucleare dopo l'incidente giapponese fosse drammaticamente mutato nel nostro paese (e anche a livello internazionale) non era un mistero. È sufficiente considerare i recenti rumorosi successi elettorali dei Verdi tedeschi per averne sentore. Berlusconi, in crisi, deve presentarsi con qualcosa alle ormai imminenti elezioni. Mostrare un volto responsabile sulla politica energetica può in parte compensare le intemperanze sulla magistratura e sulla scuola pubblica.
Ma gli effetti della mossa rischiano di non fermarsi qui. Già la moratoria di un anno aveva cercato di sdrammatizzare la questione nucleare nel tentativo di mandare gli elettori al mare nei giorni del referendum, il 12 e 13 giugno. Oggi il rinvio a tempo indeterminato della ripresa del programma nucleare italiano prosegue in quella direzione, e c'è chi dichiara che questa mossa rende inutile il referendum, che quindi non potrebbe più essere celebrato insieme a quelli sull'acqua e sul legittimo impedimento.
Naturalmente questa decisione non spetta al governo né ai suoi tifosi parlamentari, perché nel nostro ordinamento costituzionale l'organo deputato alla decisione è l'Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione. Si tenga conto che ogni referendum è portatore di un effetto giuridico rafforzato, perché l'effetto abrogativo di un suo eventuale successo deve durare almeno cinque anni. Ben difficilmente quindi un provvedimento come questo, diverso dall'espressa e specifica abrogazione delle (molte) norme che saranno oggetto del giudizio del corpo elettorale, può essere sufficiente a persuadere i magistrati a revocarne l'indizione.
Questa decisione, che da un lato può essere salutata come una prima battaglia vinta dal fronte antinuclearista, d'altro canto può essere molto pericolosa per l'esito finale della guerra di liberazione dei beni comuni. Il referendum nucleare infatti verrà tacciato di inutilità e gli elettori potrebbero essere indotti a disertare le urne, rischiando di travolgere così il raggiungimento del quorum per l'acqua e per il legittimo impedimento (che credo stia molto a cuore al premier).
La strategia del silenzio, utilizzata fin qui in modo spietato in materia di acqua nonostante il milione e mezzo di firme raccolte, è più difficile per il nucleare dopo Fukushima. La catastrofe nucleare giapponese, giorno dopo giorno, dimostra come la presunta "sicurezza" del nucleare civile non sia che l'ennesimo delirio di onnipotenza dell'uomo moderno. In tutto il mondo sembrano perciò maturi i tempi per invertire definitivamente la rotta e il popolo italiano difficilmente potrà essere tenuto del tutto all'oscuro dell'opportunità di votare. Inoltre il governo trova politicamente conveniente polemizzare con i francesi che stanno sfilando ai nostri interessi di bottega il potenziale bottino energetico in Libia, sicché ora Tremonti maramaldeggia sul presunto «debito nucleare» francese, tentando di nascondere che proprio con i francesi di Edf la nostra Enel si stava apprestando a fare affari.
L'Ufficio centrale della Cassazione potrebbe far saltare il referendum e se anche ciò non avvenisse (cosa che auspichiamo) avrà comunque prodotto un alleggerimento della pressione, cosa molto pericolosa per chi deve affrontare lo scoglio ciclopico del quorum. Spetta al popolo vigilare per difendere la propria sovranità.
- 30/04/2011 [11 commenti]
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1) Tre milioni di italiani residenti all'estero innalzano il quorum ma sono evidentemente poco motivati a partecipare alla tornata referendaria; inoltre non sono ancora stati avvertiti dalle rispettive ambasciate sulle modalità del voto (cosa assai poco innocente);
2) Si sa che le liste elettorali sono piene di morti non depennati, proprio allo scopo alzare ulteriormente il quorum;
3) Bisogna anche spiegare ai cittadini che, essendo il referendum di tipo abrogativo, occorre votare "SI" per dire "NO AL NUCLEARE!" e "NO ALL'ACQUA PRIVATIZZATA!".
Per quanto riguarda il referendum sull'acqua privatizzata sarebbe opportuno spiegare (cosa peraltro vera) che "vogliono rincararvi la bolletta dell'acqua potabile" onde motivare al voto anche gli elettori del centrodestra che sono refrattari, se non addirittura irritati, da quegli argomenti a noi cari tipo "l'acqua è un bene di tutti", "è un diritto inalienabile" etc... ma vanno toccati solo e unicamente sul portafoglio, unico argomento che la maggior parte di loro è in grado di recepire.
A me non frega gran che del referendum sul legittimo impedimento (anche se voterò convintamente SI pure a quello!), ma acqua e nucleare invece mi stanno molto a cuore.
Credo che un altro scoglio siano gli interessi convergenti di centrodestra, "terzo polo" (Casini sostiene la lobby dell'atomo e il gruppo Caltagirone è direttamente interessato alla privatizzazione dell'acqua) e del PD (piace l'inciucio con il "terzo polo", le s.p.a. "municipalizzate" controllate dal PD tipo Iride-Hera-Enìa sono interessate a esser della partita nel business dell'acqua privata, il nucleare -come tutte le grandi opere- non è mai dispiaciuto anche se i vertici del PD non lo possono dire esplicitamente). Il PD inoltre pregusta il non raggiungimento del quorum per poter rinfacciare a Di Pietro l'inopportunità del referendum sul legittimo impedimento (già ampiamente depotenziato dalla Consulta) che, in caso di successo, darebbe lustro all'ex pm che ama dipingersi come "unica opposizione".
Con un atteggiamento volutamente sottotono, il PD farà di tutto per assecondare gli istinti balneari degli elettori, pur affermando il contrario.
Non facciamoci fregare! 20-04-2011 17:39 - Alessandro B.
Un esempio a caso: Berlusconi dichiara pubblicamente che Fini e la magistratura si sono messi d'accordo per eliminarlo politicamente e aggiunge che ne è certo perchè glielo ha confidato un giudice. La naturale reazione dell'avversario è: "Fuori il nome del giudice!"
Barlusconi farà sicuramente un nome. Non avrebbe fatto una così grave dichiarazione se non avesse avuto la possibilità di fare un nome: Scilipoti docet
E' l'avversario o l'opposizione che non dovrebbe cascarci. Fini, a mio avviso, non avrebbe dovuto dire: "fuori il nome". Sarebbe stato meglio se avesse detto: E' una calunnia e lo dimostreremo con i fatti. Basta! 20-04-2011 16:47 - antoniocastaldo
E' il nuovo fascismo. 20-04-2011 16:44 - Murmillus
Dopo tanti anni di assenza dalle urne - il giorno in cui il parlamento non concesse l'autorizzazione a procedere contro Craxi il 29 aprile del 93 mi ripromisi di non votare mai più, e così ho fatto finora - sarei tornato per il referendum. Sinceramente, a me dei trucchetti del governo non me ne frega niente. Si capisce che andrò a votare per l'acqua e il legittimo impedimento, ma se non mi fanno esprimere sul nucleare, subito dopo chiuderò definitivamente con questo stato di magliari
Saluti. 20-04-2011 15:38 - bruno di prisco