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Ugo Mattei
Referendum, effetto boomerang
Confindustria parla ed il governo, zelante esegue. O almeno ci prova. Oggi per tutti gli italiani il referendum sul nucleare non c'è più. Una gran parte ne erano comunque ignari, grazie alla strategia del silenzio. Un'altra parte ha letto sui giornali che oltre al referendum sul nucleare salteranno anche quelli sull'acqua, perché il ministro Romani ha dichiarato ad una trasmissione radiofonica che una soluzione legislativa per scongiurare il voto sull'acqua sarebbe auspicabile.
Difficile immaginare, alla luce dei nostri principii costituzionali, una soluzione tecnica di questo contraddittorio dilemma che consenta davvero al governo di far saltare i referendum. Confindustria ha l'acquolina in bocca per le grasse commesse del capitalismo nucleare. Deve inoltre garantire ai suoi associati i profitti sicuri della gestione privata di un monopolio naturale come l'acqua.
A tal fine Confindustria teme che una clamorosa vittoria referendaria del Sì, il 12 13 giugno, produca un inversione di rotta tale da renderle irraggiungibile il succulento boccone.
Tutto ciò naturalmente non riguarda solo l'acqua ma anche gli altri servizi pubblici che il decreto Ronchi ha arraffato (trasporti, spazzatura...). Più in generale mette a serio rischio le prossime privatizzazioni camuffate da liberalizzazioni o da federalismo demaniale.
Questa potenziale deflagrazione del modello di sviluppo a pensiero unico, pervicacemente seguito da maggioranze ed opposizioni dal '90 ad oggi, è il significato politico autentico dei referendum che si vogliono a tutti i costi evitare. Ciò purtroppo spiega l'atteggiamento dell'opposizione (che quel modello di sviluppo ha da lunga pezza sposato), pronta a festeggiare lo scippo, intestandosi gli esiti di brevissimo periodo di un emendamento legislativo.
La situazione è ancor più complicata per l'acqua perché l'Ufficio Centrale per il Referendum della Cassazione, deve
Lo spirito dei questi sull'acqua, frutto di una lunga evoluzione della cultura giuridica, è quello di difenderla in quanto "bene comune", indistricabilmente legato ai diritti fondamentali della persona, da governarsi al di fuori della logica economica ma piuttosto nell' interesse della sostenibilità. Ne segue che un esempio di scuola di "truffa legislativa" ai danni del popolo sovrano, quale quello che si prefigura al fine di restituire a Confindustria il bottino potenziale del saccheggio dei beni comuni, ben difficilmente può passare il vaglio dei giudici supremi.
Infatti, le motivazioni politiche delle riforme che il governo ora propone sono direttamente e nettamente conflittuali con l'intendimento dei promotori. Il governo ha promesso a Confindustria di privatizzare il servizio idrico integrato (e gli altri servizi) nel più breve tempo possibile, e l'eventuale abrogazione del 23 bis del decreto Ronchi non esclude affatto che le gare siano nuovamente imposte immediatamente dopo. Inoltre, la proposta di introdurre un authority per l'acqua, che purtroppo trova sponsor importanti anche nel Pd, non è per nulla equivalente alla volontà dei promotori del referendum ed anzi risulta adesso chiaramente indirizzata al solo fine di tentare l'elusione del voto. A tacer del fatto che resta il secondo quesito volto proprio a collocare il bene comune acqua "fuori commercio", togliendo dalla bolletta remunerazione del capitale e profitto, il solo motore di un modello privatistico regolamentato tramite authority.
Il governo dichiarerà l'acqua un bene comune ed il profitto fuori dall'acqua? Non sembra proprio probabile. Che direbbe Confindustria?
E' chiaro a tutti che il governo vuole far saltare il referendum sul nucleare per fare il nucleare (sebbene attendendo tempi migliori). Ciò risulta nettamente dal testo approvato e non solo dalla posizione proclamata da Marcegaglia. Similmente si vuole normare il servizio idrico per meglio privatizzarlo e ciò probabilmente risulterebbe, altrettanto chiaramente, dal testo proposto.
In questo quadro, nei promotori resta la fiducia nelle supreme magistrature e la convinzione che questo tentativo di scippo avrà un effetto boomerang che ci farà raggiungere il quorum. Già fra ieri e oggi il silenzio mediatico è stato meno assordante del solito e di acqua si è finalmente parlato in qalche telegiornale!
- 30/04/2011 [11 commenti]
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Non fare questi referendum serve a SB per due bei motivi:
1. far saltare il quorum sul leggittimo impedimento
2. (quindi) poter affermare di essere il più amato dagli italiani
☻ ☻ ☻ 25-04-2011 11:11 - francesco frenzy passarelli
Sembra pure che da universitaria fosse una "emme-elle". C'entra qualcosa ? E il fatto che sia poi finita nel Psi di Craxi e del dr. sottile ? Mmaahh!! 23-04-2011 20:47 - almanzor
L'acqua non pubblica costituisce un passo avanti formidabile sulla strada del soffocamento di diritti elementari. Dopo l'acqua ci diranno che per entrare nelle città si dovrà pagare e cosi via. Tutto il bene pubblico viene amministrato e devoluto ai privati. E' fascismo del futuro. Attenti a Fassino D'Alema Letta e soci. Attenti a quello che succede dove loro hanno influenza. 23-04-2011 20:09 - pietro ancona
La verità è che tra una banca Rotshild o una Goldman Sachs da una parte e i diritti dei cittadini e il bene comune dall'altra, il PD nei fatti si schiera sempre con i primi.
A proposito di PD, oggi Franco Bassanini (ex ministro che è tutt'ora esponente del PD oltre che consigliere di Nicolas Sarkozy per le riforme) ha gettato la maschera: bando all'ipocrisia, ha affermato apertis verbis che lui, a prescindere dalle tattiche di arroccamento di Berlusconi, sulla pausa di riflessione per il nucleare è d'accordo, così come concorda anche sui principi che ispirano la legge Ronchi, cioè le "privatizzazioni camuffate da liberalizzazioni" (un trend iniziato sotto i governi del centrosinistra): non a caso la Ronchi ricalca piuttosto fedelmente una proposta di legge redatta a suo tempo da Linda Lanzillotta (moglie del citato Bassanini) quando ancora militava nel PD, prima di passare con l'ApI di Francesco Rutelli.
Io vi chiedo se un partito come il PD possa essere considerato in qualche modo, anche alla lontana, "di sinistra" (ancorché riformista). Ma ovviamente è una domanda retorica.
Non ne possiamo più di Berlusconi (e ne abbiamo ben d'onde) ma io penso che dovremmo indirizzare nel verso giusto la nostra indignazione. Non credo che con un'opposizione degna di questo nome il Paese avrebbe potuto restare così a lungo nella disponibilità di quel patetico e buffo ometto debosciato, quel vecchio bavoso dai capelli finti, cerone, lifting e sopralzi alle scarpe che racconta barzellette sconce a un pubblico di ruffiani.
La rovina numero uno dell'Italia sta nell'ambiguità subdola del PD che, con un'operazione di mero marketing, vende come prodotto "di sinistra" un partito di destra, che dagli anni '90 persegue fini (anti)sociali di destra curando gli interessi della destra economico-finanziaria. Con i vari Fazio, Dandini e Saviano (sissì, Saviano, il banale che pontifica come il Messìa) che, come pifferai, incantano i gonzi.
La parte sana dell'Italia deve aprire gli occhi e reagire. Basta! Non facciamoci fregare!
Dato che probabilmente il referendum si farà sia sul nucleare che sull'acqua (decide la Cassazione, per fortuna) ANDIAMO A VOTARE "SI" per dare una legnata a questa gentaglia che pretende di disporre delle nostre vite, ma soprattutto facciamolo una volta tanto per noi stessi, nel nostro esclusivo interesse, che poi è l'interesse della collettività (che scandalo!), non quello dei Poteri Forti.
E anche alle Amministrative regoliamoci di conseguenza (e.g. a Milano sarebbe meglio votare per un candidato sindaco "Moratti-free" anche se non vince, non importa che si chiami Letizia o Milly; a Torino invece sarebbe meglio evitare di votare l'uomo-Fiat Fassino, filosionista organico che in campagna è andato a rendere omaggio agli Alberghi Diurni Umberto I, organizzazione caritatevole della Massoneria...). Sveglia! 23-04-2011 19:11 - Alessandro B.