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Valentino Parlato
Avanti oltre i 40
Il prossimo 28 aprile il manifesto oltrepassa la soglia dei quarant'anni. Anni difficili per un giornale senza padroni e senza un partito alle spalle. Siamo stati e siamo un giornale partito e non di partito. All'inizio fummo duramente attaccati dal Pci, che su l'Unità fece scrivere che eravamo finanziati dalla Confagricoltura, neppure dalla Confindustria, ma dal peggio del peggio. Con enormi difficoltà e sacrifici del collettivo abbiamo resistito e combattuto.
Vale ricordare che il 25 aprile del 1994 (quando vendevamo oltre 50mila copie) con la grande manifestazione di Milano sotto la pioggia abbiamo determinato la prima e unica caduta di Berlusconi, che però è tornato a governare, dominando avversari divisi e confusi. E, soprattutto, lontani da quel di sano e combattivo che c'è ancora nel nostro paese.
Da quel 28 aprile 1971 è passata un'epoca. Il primo numero del giornale aveva il grande titolo «Dai duecentomila della Fiat riparte oggi la lotta operaia». Oggi abbiamo Marchionne in cattedra. I partiti si sono dissolti, domina l'individualismo egoistico e populista. Aumenta la disoccupazione e il prezzo dei generi alimentari. Non è Berlusconi che si è imposto, ma la società italiana che l'ha prodotto. E i partiti, sedicenti di sinistra, che galleggiano su questa paludosa società non sanno che fare. A questo punto il manifesto che può, che vuole fare? Vuole ridursi al ruolo della vecchia zia lamentosa, e sempre inascoltata, che ogni giorno ripete che tutto va male, senza neppure un'analisi del male? Lamentoso, debole e sempre più abbandonato dai suoi lettori e sostenitori, quelli che negli anni buoni sono stati la sua forza e gli hanno consentito di raggiungere i quarant'anni? Dobbiamo darci una mossa nel giornale e oltre il giornale. I circoli, ormai numerosi, debbono diventare centri di iniziativa culturale e politica. È tempo di promuovere un'assemblea nazionale dei circoli.
Sforziamoci di ridare vita e slancio alle nostre motivazioni di origine. Il 28 aprile del 1971, Luigi Pintor scriveva: «Il quadro politico che oggi abbiamo di fronte esige molto di più di un rifiuto. È aperta nel nostro paese una partita dal cui esito dipende la sorte del movimento operaio per un intero periodo storico. Se non fosse questa la nostra convinzione non ci saremmo impegnati in un lavoro e in una lotta che hanno per scopo ultimo la formazione di una nuova forza politica unitaria della sinistra di classe. E non faremmo ora questo giornale».
Sono passati quarant'anni, tante cose sono cambiate, ma il messaggio di Pintor è forse più attuale di allora. Dobbiamo diventare, senza un partito, un giornale partito che non si limita a informare e commentare quel che accade, ma sia più di analisi, di approfondimento e di proposta. Analizzare i mali della nostra società per trovare le cure, le proposte politiche che il giornale deve avanzare e sostenere con l'ausilio dei suoi sostenitori e dei circoli.
Non pensiamo affatto a una partecipazione a prossime elezioni, vogliamo essere un giornale partito fuori dalle istituzioni per ridare vita alle nostre istituzioni e forza ai nostri movimenti, per cambiare le leggi, per aggregare forze di sinistra che salvino la società italiana dalla palude nella quale rischia di affogare. Dobbiamo combattere per dare vita alle parole d'ordine di una grande rivoluzione borghese, che però la borghesia ha messo in soffitta. Ricordiamo: libertà, eguaglianza, fraternità. Dobbiamo riportare in luce gli antichi ideali del comunismo, che per quanto affogati nell'attuale palude non sono morti anzi, oggi, sono più attuali. Quindi un giornale-partito per cambiare l'Italia. Questa mia è una proposta ai compagni del collettivo del giornale, ai lettori, ai sostenitori.
Discutiamone. Le pagine del manifesto non possono non essere aperte. Aprire un vasto dibattito sul che fare, su che cosa proporre per battere Berlusconi con iniziative e non solo con le sacrosante denunce del suo agire pubblico e privato.
Non è per presunzione, ma la chiusura del manifesto, che oggi temiamo, darebbe il senso di un disarmo terribile. Ricominciamo per continuare.
- 30/04/2011 [11 commenti]
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E la pluralità di voci e posizioni al suo interno e una risorsa notevole da valorizzare.
Tanto ha dato il manifesto e tanto può ancora dare.
Occorre prima di tutto che raggiunga una piena autonomia dai finanziamenti pubblici, che abbiamo visto sono una spada di Damocle sulla sua vita.
Ma per questo occorre il contributo di noi lettori, ognuno nel suo piccolo.
Bisogna guardare agli esperimenti ben riusciti di azionariato popolare, di cooperative di giornalisti e lettori.
Il Manifesto deve diventare autenticamente il giornale popolare del cambiamento (in meglio).
Intanto oggi, come faccio spesso (a dire la verità mai quanto vorrei), vado a prendermi la mia copia del mio Manifesto.
Un abbraccio al collettivo del Manifesto 26-04-2011 12:11 - Mattia Magagna
Scommetto sui giovani giornalisti e scrittori che scalciano nel blog.
Perche il Manifesto non fa una pagina per la base?
Una pagina,come quella di Lotta Continua,che fu un grande momento, di alto giornalismo di massa! 26-04-2011 12:10 - mariani maurizio