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Valentino Parlato
Presidente, le bombe no
Abbiamo il massimo rispetto per la persona e il fare del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma il rispetto non esclude il dissenso, anzi si dissente solo da soggetti importanti e rispettati. De minimis non curat praetor, si diceva una volta. Il dissenso, netto e rispettoso, è sulla sua approvazione dei bombardamenti dell'aeronautica militare italiana in Libia, poco prima decisa (dopo un po' di incertezze) dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che fino a qualche mese fa aveva avuto scambi di abbracci e baci con il cattivo Muammar Gheddafi.
Era necessario da parte del Presidente della Repubblica questo esplicito consenso? Forse, ma è un consenso che non ci persuade, anzi respingiamo.
In Libia si era aperta una rispettabile guerra civile, animata dalla gioventù araba - come in Tunisia e in Egitto -, anche se in condizioni più difficili e incerte per l'antica divisione tra Tripolitania e Cirenaica. C'è stata, su sollecitazione esplicita della Francia di Sarkozy, la disposizione dell'Onu che autorizzava la no fly zone. Il governo italiano aveva aderito fino al punto di mandare istruttori in Libia, ma rifiutava (sempre il governo Berlusconi) i bombardamenti, che, di solito, fanno morti. Pochi giorni fa, dopo una telefonata di Obama a Berlusconi, il governo italiano ha deciso di dare via libera ai bombardamenti. La guerra che fa morti è tutto tranne che umanitaria. Caro Presidente, proprio il giorno prima aveva celebrato la nostra Costituzione, nella quale è nettissimo il rifiuto della guerra. Perché ha cambiato giudizio? E' qui il nostro dissenso.
Ove poi si volesse insistere su l'intervento umanitario (anche se con le bombe) perché le potenze occidentali, e anche l'Italia, non hanno deciso di intervenire in Siria, dove i massacri sono sulle pagine di tutti i giornali? Perché questa concentrazione solo e soltanto sulla Libia? E' un interrogativo più che legittimo. Va aggiunto che la stampa internazionale ha notato, con rilievo, questa eccezione libica. Perché solo in Libia e non in Siria, nello Yemen, in Barhein (dove è intervenuta l'Arabia saudita contro gli insorti)?
In una situazione così contraddittoria ci domandiamo perché il Presidente della Repubblica abbia sentito la necessità di pronunciarsi a favore dei bombardamenti italiani in Libia. Trovare una risposta ragionevole e democratica è proprio difficile.
- 30/04/2011 [11 commenti]
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LE RIFLESSIONI DI FIDELO CASTRO
Un fuoco che può bruciare tutti 29-04-2011 15:41 - Eduardo Lubrano
Al contrario, invece, ci sono valide ragioni per pensare che, almeno per quanto riguarda la Libia, le diplomazie occidentali avessero pieno controllo di quanto stava bollendo in pentola, anche perché esse stesse lo stavano cucinando a puntino. E proprio con lo scopo di arrivare a questo conflitto che "non si è potuto evitare" per la semplice ragione che, al contrario, lo si voleva sollecitare!
Certamente l'Italia (almeno quella berlusconiana, su Napolitano e sul PD non ci giurerei) non è stata messa anticipatamente al corrente delle raffinate strategie franco-anglo-americane. Il governo Berlusconi, screditato com'è (anche per "merito" del lungo lavorìo della stampa internazionale sui vari pruruginosi scandali Noemi, D'Addario, Ruby...), nel tentativo di "salvare il salvabile" non ha potuto fare altro che accodarsi nell'appoggio di un intervento militare diretto largamente contro i nostri interessi nazionali (vedi Eni, Finmeccanica, Unicredit solo per citare i principali...).
I famosi "massacri di civili" che Gheddafi avrebbe perpetrato (10mila morti, si è detto, ma nessuno li ha visti, nessuno ha fornito evidenza tangibile) sono la classica polpetta avvelenata che i Servizi franco-atlantici hanno propinato ai media occidentali (che, come sempre, l'hanno trangugiata supinamente) anche attraverso Twitter, Facebook e i soliti blogger già attivi nella grande bufala della "rivoluzione verde" iraniana. E complice Al Jazeera, tv del "democraticissimo" Quatar (Paese arabo "moderato" in quanto amico dell'Occidente) che stavolta ha giocato un ruolo più che organico.
Gheddafi infatti si è limitato a reagire contro milizie armate nel tentativo di sventare una sedizione in un Paese sovrano.
Si pensi invece al Bahrein (altro Paese arabo "moderato" perché amico dell'Occidente) dove le manifestazioni anti-regime erano davvero animate da cittadini inermi... e infatti sono state brutalmente soffocate nel sangue. Nell'indifferenza del benpensante Occidente, che si è accorto di qualcosa di strano soltanto perché è saltato il primo gran premio della stagione di Formula 1.
Il caso Siria, poi, è ancora più inquietante. Il Paese di Assad, che non attrae l'Occidente "democratico" per risorse naturali, costituisce però un'occasione ghiotta per accusare il regime di collusione con l'Iran del "nuovo Hitler" Ahmadinejad che aiuterebbe attivamente nella repressione delle fantomatiche manifestazioni "democratiche" della "società civile". Vedrete che, al momento opportuno, Israele piagnucolerà, lagnandosi di sentire minacciato "il suo stesso diritto ad esistere" a causa di vicini ostili come una Siria "ridotta a protettorato iraniano" e a un Egitto che, dopo la caduta di Mubarak, vedrà un'ascesa del ruolo politico degli "islamisti", cioè i Fratelli Musulmani (l'Occidente tifa invece per i "moderati" di Naguib Sawiris, magnate della telefonia, già patron di Wind). Uno scenario del genere è più che esplosivo. E se Israele dovesse ritenersi autorizzato al ricorso al proprio arsenale atomico (di cui dispone, pur coperto dalla "strategia dell'ambiguità") la tempistica dalla profezia del calendario Maya potrebbe anche essere sensata.
Altro punto inquetante (avallato oggi 28/04/'11 a SkyTg24 Pomeriggio dagli ex ministri della Difesa, Antonio Martino e Arturo Parisi) è la questione demografica. Il numero di "giovani maschi sotto i trent'anni di religione islamica" che potrebbe nei prossimi anni "invadere" l'Occidente sarebbe soverchiante rispetto a quello dei "nostri" (l'ossessione demografica rispetto alla più prolifica etnia araba condiziona da anni anche le politiche segregazioniste di Israele). Non vorrei che i nostri raffinati strateghi occidentali (e sionisti) pensassero di cogliere la palla al balzo e approfittare dell'innalzamento più o meno artificiale della temperatura politica nell'area arabo-nordafricana per utilizzare lo strumento bellico in funzione "igienica". 28-04-2011 17:31 - Alessandro B.
Non credevo che alla "LIBERTA' DI PENSIERO" fosse necessario il benestare di un "moderatore" 28-04-2011 16:15 - luciano
<< L'amore, ,il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita. dovrebbero anche governarla>>.E un altro di De Coster:<< O voi, ipocriti e falsamente probi, che vi prendete giuoco di me! di che vive la vostra politica, dal giorno in cui vi poneste al governo del mondo? di coltellate ed assassini....>> 28-04-2011 15:57 - luciano
Io non sono pacifista, per cui farei volentieri una guerra umanitaria per liberare l'umanità da presenze inopportune come Alessandro Golinelli... 28-04-2011 15:52 - Alessandro comunista
Se la comunità internazionale dovesse decidere, sempre che i siriani lo richiedano, di intervenire in Siria, lui sarebbe d'accordo o ha una proposta intelligente da fare per risolvere il problema del massacro siriano in un modo pacifico, dialogante e che permetta a lui e a tutti gli pseudopacifisti di non sporcarsi le mani e la coscienza di eletti e migliori del pianeta?
Alessandro Golinelli 28-04-2011 15:12 - alessandro golinelli
"Ma quanto sarebbe bello avere un presidente guerrigliero marxista che non si piega agli interesssi dell'Occidente imperialista!!!!"
Il lettore della Padania pensa e afferma:
"Ma quanto sarebbe bello avere Bossi come presidente che se ne strasbatte di quello che succede in Libia, basta che i profughi non entrino in Padania a rompere le palle"
Signori del Manifesto
Non sarebbe arrivato il momento di proporre qualcosa che REALISTICAMENTE possa andare oltre il mero cessate il fuoco? 28-04-2011 14:31 - Marco
Il problema e' che, siccome e' appurato da tutti che gli aerei non potranno risolvere niente se non centrano Gheddafi, cosa vorra' dire il Presidente quando inevitabilmente si dovra' decidere di inviare truppe di terra? 28-04-2011 14:01 - Pingi