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COMMENTO
05/05/2011
  •   |   Zvi Schuldiner
    Primavera palestinese?

    Al Cairo è stato firmato un documento molto problematico fra Fatah e Hamas che potrebbe significare la riunificazione palestinese. Gli elementi dell'accordo sono diversi e non univoci, restano ancora aperti alcuni punti potenzialmente esplosivi, le divergenze sono ancora tutte lì e minacciano di far saltare la riunificazione. Tuttavia sembrerebbe aprirsi un capitolo nuovo in Medio Oriente. Prima di tutto bisogna chiarire l'enorme importanza dell'accordo per il processo di pace: senza riunificazione palestinese, la pace fra Israele e Palestina non sarebbe altro che mera finzione. La riunificazione è la condizione essenziale, anche se non ancora sufficiente, per il processo.

    La reazione ufficiale israeliana è negativa come è ovvio per un governo di estrema destra che non cerca strade reali per arrivare a un accordo. Il premier Benjamin Netanyahu chiama il presidente dell'Anp, Abu Mazen, per intimargli: «o i negoziati con noi, o l'unità con Hamas», e con questo dimostra il suo totale disprezzo delle condizioni di base per un vero processo di pace. Un accordo con un settore palestinese - qualunque sia il suo peso- non avrebbe nessun senso e porterebbe a un vicolo cieco.


    Il premier di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, è come sempre corso in sostegno di Netanyahu e della destra israeliana lamentando la perdita del grande bin Laden: «Ecco, guardate, amici americani ed europei, con chi abbiamo a che fare». Però la stupide parole di Haniyeh non devono essere il pretesto per gli stereotipi e l'ignoranza dominanti in Occidente. L'imbecillità di quelli che ballano in strada per la morte di bin Laden come pure il carattere criminale di bin Laden e al Qaeda, non possono cancellare un punto di fondo: è arrivato il momenti di cercare di capire cosa significhi l'Islam, che significhino le diverse correnti al suo interno e, soprattutto, è arrivato il momento di tornare a un'analisi intelligente della reazione di centinaia di milioni di persone di fronte ai lunghi anni del dominio imperialista, dei dittatori asserviti al neo-liberismo e agli interessi della grande democrazia Usa e dei suoi alleati europei.
    La morte di bin Laden non significa la fine del rifiuto e della protesta di milioni di persone contro un sistema che li condanna alla povertà e alla dipendenza, un sistema oppressivo al servizio dell'Occidente e del capitalismo.


    Mentre alcuni leader di Hamas già si affrettano a proclamare che la terra di Palestina è sacra e quindi non riconosceranno mai «l'entità sionista», altri, più realisticamente, riconoscono che Abu Mazen dovrà continuare i negoziati, che dovranno portare alla nascita di due stati entro le frontiere del 1967. È un fatto: leader e popoli dovranno cominciare a capire la differenza fra postulati fondamentalisti e decisioni pragmatiche.
    La sorpresa per l'accordo è stata enorme, però l'accordo era lì, in gestazione, ormai da più di due anni. Nel Cairo di Mubarak, il presidente palestinese firmò due anni fa il documento che anche Hamas ha firmato la settimana scorsa. Mubarak vedeva Hamas come un pericoloso alleato dei Fratelli musulmani e come agente dei siriani, e quindi non aveva alcun interesse reale all'accordo, preferiva le sue intese con gli israeliani e gli americani.
    Ma i cambiamenti in Tunisia e in Egitto hanno scosso il Medio Oriente e sono stati il preambolo dell'attuale sconquasso in Libia e Siria, come della prossima fine di Saleh in Yemen.


    Il nuovo governo in Egitto, che pure non sembra aver fretta a promuovere cambiamenti strutturali, può tuttavia garantirsi un risultato eccezionale che muterebbe lo status del paese sul teatro arabo. Dopo anni di decadenza e isolamento, l'Egitto riprende un ruolo centrale, si rilancia l'orgoglio nazionale e la nuova politica del governo dà segnali di una ritrovata indipendenza. Che può «obbligare» Hamas a un accordo con relativa riapertura del valico di Rafah anziché continuare la collaborazione con la politica d'assedio imposta a Gaza da Israele e accettata da Mubarak. Per Hamas è un gran risultato e lo aiuterà a spiegare perché ha firmato ora quello che aveva rifiutato prima.
    Ma non è tutta la storia. La rivolta in Siria continua, centinaia di morti sono il prezzo che la dittatura di Assad impone agli aneliti di libertà che risuonano in tutta la regione e fanno tremare tutte le alleanze. L'Iran, insieme agli Hezbollah libanesi, guarda preoccupato alla possibile caduta del suo alleato e l'opposizione della Turchia alla politica repressiva di Assad è chiara.


    Mentre tutt'intorno si levano le fiamme, Khaled Meshaal e la leadership di Hamas hanno capito che non possono più contare a scatola chiusa sulla loro alleanza con Assad e in apparenza stanno già pensando a trasferire i loro uffici in altri paesi arabi poiché Damasco non è più così sicura.
    Davanti a una situazione come questa, specie in Siria, il patto d'unità palestinese si è fatto urgente. È necessario finirla con i balletti sulla morte di bin Laden e con il razzismo anti-islamico, aprire menti e cuori. La riunificazione palestinese è una condizione importante per la pace e non si deve regalare nessun alibi al negazionismo annessionista di Netanyahu e dei suoi alleati dell'estrema destra israeliana.


I COMMENTI:
  • la primavera araba non poteva non mettere in crisi gli assetti politici a Gaza e nei territori, questo accordo è un tentativo che nasce dalla paura di essere a loro volta travolti; ma mette in crisi anche la destra israeliana (ma esiste più una sinistra in israele?) i cui crimini sarà sempre più difficle nascondere al mondo. Questo non significa che la situazioen migliorerà, anzi, prevedo ulterori violenze nei prossimi tempi 06-05-2011 09:23 - nello
  • Senza un accordo fra le parti la Palestina non sarebbe mai esistita. Lo vedo come un durissimo, e inaspettato, colpo all'estrema destra israeliana che ha fomentato Hamas e aveva tutto l'interesse a mantenere la frammentazione. Ora vediamo che fanno. 05-05-2011 21:25 - Stefano Caffari
  • La politica di Abu Mazen consiste nel chiedere - e ottenere - da altri Stati in giro per il mondo il riconoscimento del suo.
    E' ciò che capita in America Latina, ad esempio. Dove appunto Israele si sta battendo perchè ciò non accada.
    Nella sua ipotesi c'è l'idea della coesistenza di due Stati in Palestina.
    Non mi risulta sia anche l'idea di Hamas.
    La strada scelta da Abu Mazen è pacifica e molto abile politicamente. Per accettarla, Hamas dovrebbe modificare il suo Statuto che invece prevede la distruzione totale di Israele.
    Penso che queste divergenze di prospettiva emergeranno prima o poi. E uno dei due gruppi dovrà ammettere una sonora sconfitta politica alla sua linea. 05-05-2011 18:15 - alvise
  • spero molto nella riconquistata unità del popolo palestinese ma Abu mazen è troppo compromesso con gli israeliani e gli americani e questo è costato molto sangue ad Hamas- Spero che comunque venga avanti una nuova generazione di dirigenti per riconquistare almeno la libertà. Non credo affatto che Israele e gli USA vogliano la pace. I palestinesi sono la loro testa di turco da pestare per tenere in tensione la regione. 05-05-2011 15:52 - pietro ancona
  • Credo che questo accordo fosse necessario. Divisi erano in un vicolo cieco. Quindi molto bene, solo che se poi Hamas rivincerà le elezioni, come é probabile, USA ed Europa dovranno accettarne il risultato, non fare come in passato per cui le elezioni demlocratiche vanno bene solo se le vince chi piace a me. 05-05-2011 15:13 - Maurizio
  • Sono felicissimo che le diverse anime del popolo palestinese si siano decise a fare fronte contro il nemico comune. Non ho mai nascosto di rimpiangere il tempo in cui la lotta del popolo palestinese era guidata da un'organizzazione che si chiamava Al Fatah, laice, progressista ed illuminata, appoggiata dal movimento comunista internazionale, con a capo un leader chiamato Yasser Arafat, amato e rispettato da tutti quelli che in medio oriente volevano pace e giustizia per la Palestina. Non ho nessuna simpatia per un'organizzazione integralista islamica chiamata Hamas i cui leader incoraggiano i loro figli a diventare bombe umane e piangono la morte di un pericoloso terrorista come Osama Bin Laden chiamandolo martire, eroe e difensore dei popoli oppressi. Tuttavia anche i più fanatici attivisti di Hamas sono sempre meglio dei guerrafondai israeliani che vorrebbero la distruzione totale del popolo palestinese. In una tale situazione non esistono zone grigie : Bisogna saper scegliere da che parte stare, se con gli oppressi oppure con gli oppressori, con i carnefici oppure con le vittime. Sono sempre stato dalla parte del popolo palestinese, e non cambierò idea proprio adesso. 05-05-2011 14:03 - gianni
  • Un pò come se Berlusconi e Bersani decidessero di fare un governo di unità nazionale.
    Dovremmo considerarlo un progresso?

    L' Italia non è la Palestina.
    Ma quando destra e sinistra si stringono la mano la fregatura è sicura.
    In questo caso la fregatura è -per l'ennesima volta- a carico del popolo palestinese.
    E il segno di questa fregatura si chiama nazionalismo. 05-05-2011 13:57 - Galaverna
  • E quando in Istaele erano alpotere i laburisti, cosa cambiava? 05-05-2011 13:04 - murmillus
  • che ben venga l'unificazione, ma allo stesso tempo l'europa, deve riconoscere lo stato Palestinese e far rispettare le risoluzioni onu, che lo stato sionista sistematicamente ignorato.......o se infliggere sanzioni pesanti 05-05-2011 13:03 - daniele
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