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COMMENTO
20/05/2011
  •   |   Marco D'Eramo
    Obama, l'audacia più cauta

    Barack Obama ha ieri esposto alcune delle più coraggiose affermazioni mai pronunciate da un presidente degli Stati uniti. Nei 50 minuti e passa del suo atteso discorso sul Medio oriente, ha osato l'indicibile, contro cui avevano scommesso molti esperti: ha detto che i confini del 1967 devono essere la base di ogni futuro accordo tra Israele e palestinesi. Ha bacchettato il re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa. Ha posto il leader siriano Bachir el Assad di fronte all'alternativa: «o guida le riforme o se ne va». Ha detto che la politica Usa deve liberarsi dalla gretta difesa dei propri interessi immediati, altrimenti si avrà una divaricazione crescente tra mondo arabo e America. Ha lanciato un «piano Marshall» per i paesi che imboccano le riforme. E la lista è ancora lunga.
    Il problema, come ormai accade spesso con Obama, è che tutte queste tesi coraggiose sono state dette con cauta timidezza, bilanciate da silenzi, clausole e contrappesi, tanto da essere smussate, e infine neutralizzate. Così la difesa della democrazia è compensata dal fragoroso silenzio sull'Arabia saudita e sulla sua anacronistica monarchia. L'alternativa posta al siriano Assad non è accompagnata da nessuno strumento per farla rispettare. Il ritorno ai confini del 1967 è invocato senza accennare alle centinaia di nuovi insediamenti che, proprio in contemporanea col discorso di ieri, venivano lanciati in Cisgiordania. E l'esigenza forte e convinta di due stati sovrani è azzoppata dalla pretesa che solo uno dei due (l'israeliano) possa difendersi con un esercito, mentre l'altro (palestinese) dovrebbe essere smilitarizzato.
    E comunque annunciando che a settembre gli Usa non appoggeranno all'Onu uno stato palestinese indipendente. Tanto che i commentatori israeliani hanno potuto - in modo certo interessato - sostenere che in questo discorso non c'è niente di nuovo, mentre in Egitto sottolineano come Obama non ha fatto cenno ad alcuno strumento per incentivare le parti alla trattativa o, in caso contrario, a nessun deterrente per sanzionare la reticenza al negoziato. Persino il paragone tra le primavere arabe e il crollo dei paesi dell'est nel 1989 è stato sussurrato en passant, quasi vergognandosene. Ma anche la retorica conta: in un'altra stagione, con altri intenti e per altre aree geografiche Obama lo avrebbe martellato questo paragone per delineare un nuovo quadro nella regione. È perfettamente legittimo anche l'accenno all'Iran («il primo movimento democratico è nato ed è stato represso nelle piazze di Teheran»), ma ha lasciato sullo sfondo, quasi dietro le quinte, la questione iraniana che invece incombe come una cappa su ogni scenario: è curioso il silenzio sul progrmma nucleare iraniano mai citato esplicitamente. Né basta invocare il diritto della maggioranza sciita a vivere pacificamente nel Bahrein governato dai sunniti.
    Sul Medio Oriente in generale non è possibile non essere d'accordo con la quasi totalità delle affermazioni di Obama. Ma l'ovvietà delle sue tesi pone un'ulteriore domanda. Chi infatti non preferisce la libertà alla schiavitù? E chi vorrebbe vivere sotto una tirannia invece che in una democrazia? E che forse la pace non è meglio della guerra? E la tolleranza meglio del fanatismo? E la storia di Mohamed Bouazizi, il giovane venditore ambulante tunisino che si lascia bruciare, non è forse un exemplum virtutis civilis da manuale? A sentire Obama descrivere quel che è successo in Egitto, Yemen, Tunisia, Libia, Bahrein e Siria, sembrava di ascoltare un attento lettore medio del New York Times: un benpensante ben informato. Ma tale non era Obama, bensì l'ascoltatore che lui aveva in mente.
    Questa sensazione fornisce perciò una seconda chiave di lettura, forse più pertinente, di questo discorso: il presidente si è rivolto sì ai suoi pubblici mediorientali (arabo e israeliano), ma la sua audience primaria era l'opinione pubblica americana.
    Come va di moda dire oggi, Obama aveva bisogno di riorientare la sua «narrazione» mediorientale. Il presidente che due anni fa (giugno 2009) parlava al Cairo era il candidato dei progressisti e dei liberal Usa, il futuro premio Nobel della pace, presidente eletto dal mondo ancor più che dagli statunitensi. Invece l'Obama che ha parlato ieri si rivolge sempre agli arabi con la promessa di voltare pagina alla politica Usa, ma non è più quello che i generali Usa chiamavano in privato «la femminuccia», bensi è il presidente che ha ordinato l'uccisione di Osama bin Laden e che vi ha assistito con un parterre di ospiti selezionati. È quindi un uomo che non deve più ricevere lezioni di patriottismo da nessuno, tanto meno dalla comunità ebraica americana che due anni fa era scatenata contro di lui: non dimentichiamo che furono i più oltranzisti fra gli ebrei Usa a lanciare la favola - su cui è cresciuto il movimento del Tea Party - dell'Obama segretamente musulmano ex frequentatore di madrassas.
    La carta bin Laden ha permesso a Obama di riposizionare la propria politica mediorientale. Di «vendere» agli elettori Usa la sua iniziativa di pace non come una velleità pacifista sinistrorsa di uno snob liberal laureato ad Harvard - quale poteva apparire due anni fa - , bensì come gestione più lungimirante degli interessi a lungo termine di una potenza imperiale. Ma anche qui lasciando la porta aperta alla difesa del portafoglio: «A volte i nostri interessi a breve non collimeranno con la nostra visione a lungo termine per la regione, ma noi possiamo e vogliamo lo stesso difendere i nostri principi».


I COMMENTI:
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  • Concordo con alcuni commenti: Obama ha una faccia diversa ma la sostanza rimane la stessa. E non ci si deve sorprendere. Quello che conta, lo si puo' leggere su tutti i giornali USA, sono gli interessi americani nel mondo. E questi non cambiano ovviamente. Puo' cambiare il modo di difenderli, ma la forza rimane sempre la prima opzione (vedi Libia). Per poi chi crede che basti cambiare pelle per cambiare il fagotto, beh, basta vedere le recenti critiche a Obama fatte da uomini di colore che lo hanno definito "un altro uomo bianco con la pelle nera". 20-05-2011 18:27 - Murmillus
  • OBAMA E'COME UN COCCODRILLO MASCHERATO DA CONIGLIO...
    l'impero non potra mai cambiare perche come diceva il compagno Lenin siamo nella fase estrema e piu pericolosa del capitalismo...
    L'IMPERO E' UNA MACCHINA DA GUERRA CHE NON PUO SOPRAVVIVERE CHE IN QUESTA MANIERA FINO ALLA SUA NATURALE ESTINZIONE....
    l'impero ed i suoi governi fantocci nel mondo sono ormai controllati dal piu sporco e spregiudicato capitalismo mafioso velenoso ed affarista...
    la cupola mondiale del narcotraffico e del coordinamento delle mafie mondiali nonostante le balle dello zar antidroga yanqui sono a servizio DELLA GUERRA CONTINUA
    E DELLA DISTRUZIONE NEL MONDO DI QUALUNQUE OPPOSIZIONE ALL'ORDINE MONDIALE...
    l'ordine nel mondo e' mantenuto dalle orde mercenarie della OTAN
    LO SCENARIO MONDIALE E' SANGUINARIO E ASFISSIANTE, FOSCO, ANZI E' ANCORA PEGGIO COL SIG. OBAMA CHE E' DEFINITIVAMENTE PRESIDENTE DELLA GUERRA MORTE E SANGUE...
    l'impero (con i suoi asserviti media in tutto il mondo) difende i peggiori regimi arabi e monarchie feudali ed emiri miliardari petrolieri,bande armate a servizio del capitale quali
    kossovari,ribelli, di bengasi paramilitari squartatori ed aquilas negras anti-sovversive in Colombia...i contras in Nicaragua..gli squadroni delle morte in guatemala..i narcos di stato in messsico..la mafia ANTICUBANA terrorista di miami..i golpisti mafiosi antichavisti di Venezuela....Obama rappresenta il coordinamento DELLA PEGGIORE FECCIA MONDIALE NEL MONDO!!! le batoste militari che stanno subendo specialmente in Afghanistan, pakistan Irak,Somalia ,Yemen e forse Libia li fanno ancora piu pericolosi mentre per cambiare scenario e guardando al futuro: IN HONDURAS IL POPOLO RIBELLE NON SI E' ARRESO AI GOLPISTI YANQUIS
    E ZELAYA STA RIENTRANDO A GIORNI... ORA E' A MANAGUA ASSIEME ALLA NUOVO MONDO POSSIBILE LATINO AMERICANO.....
    IL GRANDE LULA SOPRA TUTTI...SI A PARTE LA FACCIA DELLA MORTE ED IL "NO FUTURE" DEL BUON OBAMA E DEI SUOI FANTOCCI DA MANAGUA UNA GRANDE SPERANZA DI PACE E PROSPERITA PER IL FUTURO DEI POPOLI: :"OTRO MUNDO ES POSSIBLE" 20-05-2011 17:36 - carlos
  • La solita "Obamite" incurabile. Il solito peana che si arrampica, stridendo, sugli specchi e procura brividi e compassione per la masochistica voglia di vedere qualcosa di buono anche dove proprio non c'é. Obama ha solo pigolato in difesa delle relazioni con il nuovo mondo arabo, pagando un 'lip service' ai confini del '67 senza parlare di rispetto delle risoluzioni ONU, senza parlare dei coloni israeliani in crescita, condannando la proclamazione dell'indipendenza palestinese entro quei confini del prossimo settembre. Quindi: un' apertura (non sostanziata da nulla e quindi, non credibile) allo schema dei due popoli-due stati che ormai è, con ogni probabilità, morto e sepolto. Ha peraltro messo bene in chiaro che la relazione speciale con Israele è cmq imprescindibile. Meglio di Bush ? I soliti miglioristi dimenticano che già poco prima della sua elezione, proprio per accreditarsi con la lobby sionista, Obama aveva, stavolta sì, detto l'indicibile e cioè che avrebbe riconosciuto Gerusalemme capitale d'Israele (cosa che neanche i neocons al potere avevano mai osato fare).
    Personalmente credo che, parafrasando Gramsci, la "borghesia" americana abbia solo 'cambiato spalla al proprio fucile', una spalla più adatta ai tempi e alle circostanze.
    Purtroppo quei pezzi di classe dirigente americana che hanno iniziato a dubitare, nel decennio passato, dell'utilità di mettere i propri interessi al servizio dello stato sionista sono ancora poco influenti.
    Quanto al resto, pura retorica verso i nuovi 'zio tom' arabi con tanto di ipocrite pagelline che lasciano il tempo che trovano, visto che le concrete azioni americane sono bene attente a discriminare secondo i propri interessi (che serietà si può attribuire all'alato elogio della democrazia in Bahrein quando questo è base della flotta nel Golfo Persico ed è stato oggetto di un intervento militare saudita ?).
    E poi D'eramo lamenta che Assad sia rimproverato senza minacce o che non si parli di nucleare iraniano (uno dei peggiori scenari di guerra che aleggia da alcuni anni), io, invece tirerei un bel sospiro di sollievo !
    Insomma stiamo sempre a rincorrere delle 'narrazioni' cioè il nulla travestito da ideologia per le masse pardon per "benpensanti ben informati" ad uso del potere. Bene corriamo pure dietro agli zufoli dei 'narratori' di Hamelin (americani o italiani che siano) faremo una ben meritata fine anche se illusi fino all'ultimo soffriremo di meno ... 20-05-2011 17:30 - almanzor
  • L' incendio mediorientale va incorniciato nei mali del pianeta.
    Nonostante lo spettacolo stile Gladiatori sulla uccisione di Bin Laden,
    scivolone indietro di 2000 anni per l' umanita', l' 11 Settembre lo fu circa 4000 volte di piu',
    ho la sensazione che Obama sia un uomo di pace che sa che per evitare che
    i sempre piu' numerosi ceti deboli dell' America e del resto dell' umanita'
    si scannino come cani rognosi bisogna mantenere sangue freddo fare meno bambini
    spalar via ingiustizie ed estinguere rancori, piu' probabilm. altre cose di cui non ho idea.
    Forse Obama e' un gigante una difficile sfida a crescere spiritualmente per tutti noi,
    a confronto G.W. Bush fa letteralmente pena ricordo il sollievo di molti media anglosassoni
    al passaggio delle consegne. Che io sappia la comunita' ebraica americana non e' tutta
    contro Obama, credo che molti di loro lo hanno votato anche perche' non ne possono piu'
    di tutti quei crimini e tutti quei bambini fatti in Medio Oriente da ambo le parti.
    Dobbiamo evitare di vedere tutti gli arabi e tutti gli israeliani nelle armate del Male,
    anche se a volte alcuni di loro sembrano gareggiare per farcelo fare e se
    le migrazioni da Africa e Medio Oriente rischiano per sovrappopolazione
    di distruggere l' Europa in nome del capitalismo. 20-05-2011 16:42 - bozo4
  • non c'è dubbio è un babbiatore come dicesi in Sicilia di persona che in modo sornione e magari serioso prende per i fondelli la gente.
    Nel meccanismo del suo discorso dà per scontato il no irritato di Netanjau e quindi la vanificazione dello stesso.
    Se avesse davvero voglia di usare il potere degli USA per avviare il mondo alla pace avrebbe affrontato la questione del lager di Gaza. Invece niente.
    Parla infine di uno stato palestinese non militarizzato. Vuol dire a sovranità ridotta?
    E' un discorso che tende a stornare l'attenzione dalla brutale aggressione alla Libia ed ai suoi beni. Come parla di pace un individuo che ha appena sganciato 160 missili cruise su Tripoli e per giunta caricati ad uranio?
    Voi del manifesto non vi rassegnate a prendere atto che i Presidenti americani sono tutti gli stessi e praticano tutti la stessa politica dettata loro dai generali e dalle multinazionali. 20-05-2011 15:47 - pietro ancona
  • Che dire? Obama (checché ne dicano i suoi detrattori, adoratori del meglio in spregio del bene) è e sarà un grande presidente. Penso che la storia non tarderà molto a confermarlo. La sua flessibilità ed la sua intelligenza faranno progredire intere regioni del mondo. Non è “ovvio”appoggiare le semi-rivoluzioni del mondo arabo-islamico. Il suo predecessore avrebbe venduto l’anima per tenere in piedi Ben Alì e Mubarak e persino Gheddafì (quest'ultimo fu del resto "ripulito" a pagamento proprio da W. Bush). Al momento la complessità della situazioni in Nord Africa ed in Medio Oriente rende il futuro estremamente incerto, con infinite variabili nazionali e di area ma è rassicurante sapere che c'è qualcuno, fra i potenti, che tiene conto del fatto che ci sono piccoli, poveri, semplici uomini, in aree strategiche, la cui unica aspirazione è di raggiungere qualcuna di quelle libertà che sicuramente molti lettori di questo giornale sono adusi ad etichettare come "borghesi". Le dirigenze di quelle parti che sul conflitto israelo-palestinese ci hanno sguazzato. fregandosene delle sofferenze delle rispettive popolazioni ( e non è un caso che al discorso di Obama abbiano reagito in modo aspro sia Netanyahu e che Hamas) ben presto dovranno fare i conti con il rimestio popolare che cambierà le opzioni strategiche di area. Quando la storia si rimette in moto la conservazione dello “statu quo” risulta impossibile, per questo, forse, la scommessa di Obama alla fine risulterà vincente. Un cordiale saluto ai lettori del Manifesto. 20-05-2011 15:01 - Marco58
  • Ma scusate l'Autoderminazione dei popoli è Finita?Ancora una volta gli USA vogliono Decidere sui Governi altrui?In quanto ad Israele sono solo parole,i Palestinesi Non Contano Niente,paolo pensionato 20-05-2011 14:10 - paolo2008
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