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Alberto Asor Rosa
Poscritto sul golpe. Votare tutti votare bene
Il voto del 15-16 maggio, pur restando connotato più di quanto forse non si dica dalle sue peculiarità amministrative, ha senza dubbio inferto un colpo al sistema: ora si tratta di compiere l'opera.
L'analisi delle componenti politiche, psicologiche e personali che ci hanno portato a questo risultato è prematura: ci sarà il tempo per farla dopo, quale che sia il risultato che ci aspetta (forse soltanto una cosa si può dire fin d'ora: in tutti i casi contemplati le primarie, quando si sono svolte regolarmente, hanno innegabilmente giovato). La convergenza assoluta sui candidati prevalenti del centro-sinistra, - in primis Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli, ma anche Zedda a Cagliari - è la prima condizione da realizzare. Poi ci sono altri fronti da tener presenti.
Colpisce la renitenza a scegliere di due forze organizzate come il Terzo Polo e i grillini, uscite con risultati difformi dalle urne, ma comunque ben in grado d'influenzare con le loro scelte il voto finale. Si tratta, com'è ovvio, di situazioni diverse, ma con un tratto comune: non si sentono coinvolte dallo scontro attuale fra centro-destra e (un sia pur variegato a talvolta anomalo) centro-sinistra. Mi pare che sia per tutti costoro un grave errore, anche parecchio autolesionistico.
Nella competizione in atto - ripeto - giocano molto i fattori amministrativi. La fallimentare (e persino un po' oscura) conduzione del comune di Milano da parte di Letizia Moratti ha certo a che fare con il consenso ricevuto da Giuliano Pisapia. Allargo il discorso: va segnalato che il centro-destra si è reso responsabile di alcuni dei casi più clamorosi di cattiva amministrazione locale in Italia nel corso degli ultimi decenni: se si votasse oggi a Roma, con un buon candidato da opporle, la giunta di Gianni Alemanno verrebbe clamorosamente rovesciata.
Questo terreno non va certo abbandonato. E però è inutile negare che il discorso è andato al di là - e di molto - del dato puramente amministrativo. Se non ce ne fossero state le condizioni generali, - e c'erano, - l'avrebbero comunque voluto loro. Sembrava che lì per lì, dopo il primo voto, ne avessero fatto ammenda. Invece i toni - quelli del referendum e della crociata, della calunnia e dell'insulto, della menzogna e della panzana - non sono cambiati, anzi, si sono perfino accentuati. Come mai? La risposta è semplice: perché ormai non sono più capaci di altro; non gli resta che fare appello agli istinti bestiali del "popolo animale" (come loro sperano che sia e come giorno dopo giorno se lo allevano). Ho sentito il ministro La Russa dichiarare che i milanesi non devono votare Pisapia se non vogliono una moschea per ogni quartiere e un accampamento rom di fronte ad ogni scuola ... E quel che Bossi ha detto di Pisapia sta scritto su tutti i giornali ... E', tutto sommato, un segnale di rabbiosa debolezza, che va utilizzato.
Allora quel che è in gioco oggi, - oltre al dato amministrativo, il quale peraltro per molti versi fa corpo con essa - è la possibilità di riportare il paese a un gioco democratico "normale" e alla purificazione della politica dal groviglio ammorbante degli interessi personali e di gruppo.
Dichiararsi equidistanti o, peggio, indifferenti rispetto a questa posta non ha senso. Fa sorgere anzi il sospetto che alcune rendite di posizione in tali campi pensino di continuare a giovarsi proprio della perpetuazione di quello stato di anormalità e di degrado.
Invece, solo quando il libero gioco democratico sarà restituito al paese, tutti potranno far valere le loro ragioni fuori del ricatto sistematico che tutti ci sovrasta.
In questo quadro complessivo alcuni silenzi ci colpiscono ancora di più.
Quella di una forza come Futuro e Libertà, ad esempio: nata per ridar fiato ad una destra legalitaria e moderna, come può non rendersi conto che la rinuncia alla scelta in un momento come questo la condanna a una lenta estinzione e all'assorbimento nel grigio pantano moderato?
E quello dei grillini, per fare un altro esempio: nati per dar vita a una critica radicale delle forme, dei temi e del personale politico attuali, spesso fondata e giustificata, come non si rendono conto che solo una decisa spallata al sistema berlusconiano di potere potrà aprire le porte eventualmente ad altri processi e altre sentenze?
Insomma, le ragioni per una raccolta di tutte le forze, che prescinda in questa fase ... ripeto, che prescinda in questa fase anche dagli schieramenti passati e persino da quelli futuri, ci sono tutte. Diamoci tutti da fare perché l'appello arrivi lontano ... anzi, arrivi dappertutto.
P.S. In un suo recente intervento sul Corriere della Sera (18 maggio), Pierluigi Battista prende spunto dal recente risultato elettorale per tornare a rinfacciarmi il mio famigerato articolo «Non c'è più tempo» uscito il 13 aprile sul manifesto: «E dunque Alberto Asor Rosa dovrà riporre nel cassetto le sue pur recenti fantasie di golpe democratico, unico rimedio, era parso di capire, per arginare quello antidemocratico incarnato da Berlusconi»; perché, - questo poi in sostanza è il senso complessivo del ragionamento di Battista, - «l'Italia resta una democrazia normale», dove il voto decide, non il golpe.
Da alcuni decenni Battista e io colloquiamo, trovandoci sempre su posizioni diverse, anche se non sempre le stesse, ma sempre, mi pare di poter dire, molto civilmente. Nel caso specifico, come in svariate altre occasioni in precedenza, Battista dimentica, anzi, appunto, torna ancora una volta a dimenticare che le questioni dell'«emergenza democratica», da me poste, erano piuttosto altre, e cioè:
1) E' vero o non è vero che la permanenza di Silvio Berlusconi al potere, con tutto ciò che lui rappresenta, - il conflitto d'interessi, le leggi ad personam, lo scontro devastante con la magistratura, l'insofferenza, anzi l'ignoranza della separazione dei poteri, le continue polemiche con la presidenza della Repubblica e le minacce nei confronti della Corte costituzionale, la pretesa riforma della giustizia, la compravendita plateale di parlamentari, le tentazioni di riforme della Costituzione, - costituisce un rischio, - un rischio voluto, calcolato, perseguito, - d'involuzione populistico-autoritaria della nostra democrazia? 2) Che si fa quando la democrazia è messa a rischio da una maggioranza parlamentare democraticamente eletta?
Potrei limitarmi a osservare che l'allarme sollevato da questi dubbi, onestamente da me come da altri esplicitati, forse è confluito nel risultato positivo del voto di domenica scorsa (positivo? Perché positivo? Ma ovviamente positivo soltanto se si pensa come me che il voto di domenica scorsa sia stato positivo).
Io intendo tornare su questi argomenti. Mi auguro che anche Battista sia disponibile a rispondere ora a quelle due domande, di cui il voto, certo, non ha comunque depotenziato la rilevanza strategica.
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[Nota che, con il fatto di risponderti, ti sto prendendo sul serio: dato che, come sta invece scritto sulle antiche tavole della legge, "a troll should NEVER be fed"]
"la prospettiva comunista ha un peso nullo nella politica di questo paese: purtroppo (purtroppo per me che sono comunista) la prospettiva comunista è intrinsecamente legata allo stato della lotta di classe, che attualmente è miserevole, e che è a sua volta legato alla coscienza di classe, che attualmente è nulla."
Allora, qui delle due l'una: o voi, che per il solo fatto di vedere una "prospettiva comunista" vi accreditate inevitabilmente come unica "avanguardia rivoluzionaria legittimata", vi date da fare, e pazientemente ricominciate il faticoso lavoro di tessitura della tela della "coscienza di classe mancante", come prescriveva di fare Gramsci; oppure sarà ora che cominciate a chiedervi PERCHÉ questa coscienza di classe manca. Ossia, che proviate a prendere in considerazione l'eventualità di avere TORTO.
In quest'ultimo caso, potreste magari partire da queste due "ipotesi di lavoro": 1) quelle che tu chiami "classi subalterne" forse non sono mancanti di coscienza di classe, ma molto più semplicemente non hanno la minima voglia di essere "salvate" dalla vostra avanguardia rivoluzionaria, magari perché in testa hanno altri progetti, oppure devono attendere a ben altre preoccupazioni; e 2) forse in realtà è il concetto stesso di "classe", nella sua infrangibile essenza ontologica, a dover essere abbandonato, perché incapace di far presa su una realtà che non è più quella "in bianco e nero" (e facilmente propensa a originare manicheismi di ogni sorta) del 1867.
"La lotta di classe non si fa con il voto per i partiti borghesi (di destra o sinistra che siano), né con i referendum, strumenti democratici messici graziosamente a disposizione dalla borghesia: nella 'remota ipotesi' che democraticamente venissero messi minimamente a rischio gli interessi della borghesia, non ho dubbi che la democrazia cesserebbe in quel momento"
Mah... "referendum, strumenti democratici messici graziosamente a disposizione dalla borghesia"... L'istituto del referendum è definito nella Costituzione repubblicana del 1946. Nella costituente che edificò quel capolavoro (sì: secondo me lo è), c'erano anche personaggi come Togliatti, Calamandrei, Terracini: mi parrebbe difficile definirli "rappresentanti della odiosa borghesia".
E comunque: supponiamo per ipotesi che si volesse dare "più potere al popolo", e consentire ad esempio ai membri delle suddette "classi subalterne" di contare davvero nel processo decisionale democratico (posto che, invece, adesso la loro parola non valga nulla, oppure si perda nel frastuono generale).
Come avreste in mente di fare, se non modificando radicalmente gli attuali "meccanismi democratici", in modo tale da andare verso una qualche forma di "democrazia diretta", in cui le decisioni vengano prese dopo essere state passate al vaglio dell'opinione popolare? E qualcosa del genere, come lo ottieni se non con strumenti analoghi al referendum?
"effettivamente ciò che sostengo sembrerebbe fare gli interessi dei partiti di destra (che non chiamerei 'reazione', reazione a cosa?)"
Reazione, reazione... la reazione dei "reazionari". Formigoni, col suo clerico-fascio-liberismo, È DECISAMENTE un reazionario, nel senso tecnico del termine. E quel che s'intravvede all'orizzonte, nel futuro della destra, è quella roba lì: non è Berlusconi, che dal punto di vista delle prospettive politiche è ufficialmente e FINALMENTE morto oggi.
"che per quanto mi riguarda possono anche stare al potere per altri 150 anni se l'alternativa è la sinistra di cui fai parte anche tu."
E tu che ne sai di quale sinistra faccio parte io? Solo perché, facendo finta di pestare un po' i pugni sul tavolo, ho "seminato" qualche indizio, credi di avere già abbastanza elementi per ricostruire l'intera mia "carriera ideologica"? Così facendo, presumi di gran lunga più di quanto il mio precedente commento autorizzasse a fare.
Perché, caro Alessandro, io NEI FATTI potrei essere molto più a sinistra di te (anch'io qui sto presumendo illegittimamente: lo faccio solo per amore di discussione), che tutto sommato mi sei simpatico: o di insopportabili tromboni come Daniele Sepe. E però potrei stare giocando a recitare la parte del socialdemocratico per aver constatato, in lunghi anni di militanza, l'oggettiva mancanza a sinistra di alternative PRATICABILI: non considerando le vostre "prospettive comuniste" far parte di tale categoria.
Oppure, potrei essere un conservatore, che càpita si trovi meglio con i sinistri (e in particolare i socialdemocratici alla Anglani o alla Martinotti) anziché con i suoi "correligionari", i quali invece magari gli danno il vomito, per tutta una serie di ragioni.
O, ancora, potrei essere un qualunquista "per disperazione", che quindici giorni fa si è svegliato da quindici anni di letargo e ha cominciato a vedere uno spiraglio di luce.
O magari potrei essere un cinico "tecnocrate", il quale si è semplicemente fatto due conti.
Insomma, non affrettarti a tirare conclusioni, caro Alessandro: perché poi rischi di far diventare tutto molto schematico...
Quanto ai centocinquant'anni di destra al potere: be', da oggi ho un po' più di dubbi, sull'eventualità che ciò possa davvero accadere. Noto comunque ancora una volta che, senza farti il minimo scrupolo, tu preferiresti danneggiare oggettivamente il paese piuttosto che correre il rischio di vedere smentiti i tuoi schemi consolidati appoggiando quella che POTREBBE invece essere una alternativa REALE.
Certo: POTREBBE. Dobbiamo comunque sempre usare il condizionale. D'altronde, questa è la politica: l'arte del possibile. Per le certezze assolute, ci si rivolga ad una qualsiasi religione, a scelta ;)
"Purtroppo però ormai noi comunisti siamo così pochi che non siamo neanche in grado di fare questi regali alla destra non votando per la sinistra! e possiamo pure passare per troll scrivendo commenti sul sito di un quotidiano 'comunista'!"
Se non vuoi passare per "provocatore", non ti comportare come tale.
Sul fatto di essere rimasti in pochi, che ti devo dire? Io, fossi in voi, veri comunisti, invece di continuare a perdere tempo con l'esegesi dei testi sacri, proverei a chiedermi: MA PERCHÉ SIAMO RIMASTI COSÌ IN POCHI?
Sempre aperto alla pacifica discussione [e scusandomi comunque per certi toni aspri del precedente commento], 30-05-2011 21:36 - Harken
questo per non parlare d'altro.
Globalizzazione fratto colonizzazione
nel complesso coniugato del prodotto vettoriale,
appartenente ad un insieme indefinito la cui successione include l'esclusione di una parte immaginaria.
Realizzando nuovi minimi reali sopprimendo altri spazi proiettivi nella serie dei fattori esponenziali.
Profonde analisi di rappresentazioni superficiali.
Non si possono pretendere prassi dagli intellettuali. 23-05-2011 13:26 - t.o.
CL 23-05-2011 10:00 - gabriele
Forse dagli intellettuali – almeno da quelli onesti – ci si potrebbe aspettare qualcosa di più rispetto ad una edulcorata versione di centro-sinistra del montanelliano votare il meno peggio turandosi il naso. Io mi aspetterei almeno che, magari in aggiunta alla chiamata alle urne emergenziale, si facciano riflessioni e proposte su cosa debba intendersi oggi per democrazia. Mi viene da chiedere: è possibile che democrazia significhi soltanto che tutti vanno ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un foglio di carta, autorizzando in tal modo di essere esclusi poi da qualsiasi decisione che li riguardi? Non è fortemente limitativo ridurre il dibattito sulla riforma elettorale alla stucchevole diatriba tra proporzionale e maggioritario, o – tutt’al più – un misto fra i due? E tornare al sistema elettorale con le preferenze singole sarebbe sufficiente ad assicurarci di essere rappresentati da chi ha a cuore i nostri interessi (cioè gli interessi di tutti)? Non è forse urgente trovare una maniera per superare l’attuale sclerotizzazione del concetto di democrazia in cui non si può fare altro che perpetuare la casta, e individuare modifiche radicali del sistema di rappresentanza per avvicinarsi il più possibile ad una gestione collettiva della vita comune? Perché non devono avere – per legge – una loro rappresentanza nelle assemblee elettive gruppi sociali ben presenti e numerosi nel tessuto sociale, come i pastori, gli operai metalmeccanici, gli agricoltori, i pensionati a basso reddito, ecc., i cui rappresentanti siano eletti dai componenti del medesimo gruppo sociale? Perché è un tabù ipotizzare un numero massimo di mandati oltre il quale chiunque diventi non più eleggibile in quella assemblea elettiva in cui ha espletato quei mandati? Sembra quasi che non ci sia alternativa al vedersi espropriati, in nome della rappresentanza partitica, di qualsiasi possibilità di partecipare alle scelte decisive per la vita della collettività.
Conosco già l’obiezione: l’attuale forma di democrazia rappresentativa è imperfetta, ma è l’unica possibile. Non è vero. In Egitto, Tunisia, Siria, Yemen, ed ora anche nella europeissima Spagna, sono in molti a non esserne più convinti. E, a volte, le cose impossibili sono più facili di quelle difficili. Basta volerle. 23-05-2011 09:49 - Maurizio
sono d'accordo con te sul tuo punto numero 1, la prospettiva comunista ha un peso nullo nella politica di questo paese: purtroppo (purtroppo per me che sono comunista) la prospettiva comunista è intrinsecamente legata allo stato della lotta di classe, che attualmente è miserevole, e che è a sua volta legato alla coscienza di classe, che attualmente è nulla.
La lotta di classe non si fa con il voto per i partiti borghesi (di destra o sinistra che siano), né con i referendum, strumenti democratici messici graziosamente a disposizione dalla borghesia: nella "remota ipotesi" che democraticamente venissero messi minimamente a rischio gli interessi della borghesia, non ho dubbi che la democrazia cesserebbe in quel momento (il nome di Pinochet non ti dice niente?).
Venendo al tuo punto 2), effettivamente ciò che sostengo sembrerebbe fare gli interessi dei partiti di destra (che non chiamerei "reazione", reazione a cosa?) che per quanto mi riguarda possono anche stare al potere per altri 150 anni se l'alternativa è la sinistra di cui fai parte anche tu. Purtroppo però ormai noi comunisti siamo così pochi che non siamo neanche in grado di fare questi regali alla destra non votando per la sinistra! e possiamo pure passare per troll scrivendo commenti sul sito di un quotidiano "comunista"! 23-05-2011 08:28 - Alessandro comunista