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COMMENTO
23/05/2011
  •   |   Zvi Schuldiner
    Israele è ormai in un vicolo cieco

    Il premier israeliano Benjamin Netaniahu ha chiarito che il suo governo non andrà a una pace vera nel prossimo futuro. Lo ha chiarito a Washington, incontrando il presidente Barack Obama che solo il giorno prima aveva cercato di rispolverare la sua dote di grande oratore. La retorica del Cairo di due anni fa, quella del presidente premio Nobel per la pace, è ormai un po' ossidata, ma il discorso di Obama avrà dato un forte contributo a quanti vogliono impedire che in settembre l'Onu riconosca uno stato palestinese. Quanto a Netaniahu, due anni fa si era rivenduto un vago riconoscimento della formula dei «due stati» - ma da allora si è scordato cosa siano dei veri negoziati.
    Obama continua a parlare di democrazia come se gli americani non avessero sempre appoggiato i regimi più spuri (e non solo in Medio Oriente) a condizione che servano gli interessi americani. Il presidente Usa ha enfatizzato l'importanza della democrazia e della non violenza. La non violenza giustamente idealizzata da Obama ha portato a cambiamenti in Tunisia e in Egitto; Obama chiama all'ordine il presidente Bashar al Assad in Siria e critica la repressione in Iran - intanto l'esercito americano insieme alla Nato «pacifica» l'Iraq e l'Afghanistan, liquida Osama bin Laden, e continua ad appoggiare senza critiche l'Arabia saudita e tanti altri. Non solo: se i popoli del Medio Oriente seguono le vie diplomatiche, gli Usa sono disposti ad aiutarli - cosa che di sicuro aiuterà anche a consolidare le aziende e i capitali americani.
    Ma veniamo alla pace israelo-palestinese. Quello che finora era formula vaga diventa ora una dichiarazione precisa: la pace sarà possibile attraverso il ritorno alle frontiere del '67, magari con piccole modifiche che riflettano i cambiamenti demografici - vale a dire le colonie israeliane - compensate da qualche scambio di territorio.
    Questo è importante, tanto più che poche ore dopo la cancelliera tedesca Angela Merkel ha espresso il suo appoggio alla formula territoriale, senza dubbio concordata in precedenza con la Russia e l'Unione Europea. Questa formula include tacitamente l'accettazione degli insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi, che passeranno a essere parte di Israele in cambio di una superfice eguale che passerà allo stato palestinese.
    La retorica di Obama però non può nascondere tre punti. Il primo è che il presidente americano frena il progetto palestinese di cercare il riconoscimento delle Nazioni unite a uno stato indipendente, in settembre (anche se questo piano è discutibile e anche tra i palestinesi c'è chi vi si oppone: ma il presidente americano non ha ritenuto necessario concedere nulla al presidente palestinese Abu Mazen). Il secondo è che Obama parla di uno stato palestinese demilitarizzato, come se solo Israele fosse in pericolo e avesse il diritto all'autodifesa. Terzo, Obama riprende in pieno la retorica israeliana quanto a Hamas. È vero: Hamas è una forza controversa, non riconosce Israele e promette di restare sulle sue posizioni, inoltre usa il terrore verso la popolazione civile e anche per un egoistico interesse personale (lavoro in una zona che si trova spesso sotto una pioggia di missili) detesto la sua politica. Ma proprio come negli anni '70 - quando era proibito parlare con l'Olp - dobbiamo ricordare a tutti, Obama incluso, che la pace si fa con il nemico. E l'accordo interpalestinese che ha portato a una (ancor fragile) riconciliazione tra Hamas e Fatah è la precondizione per un reale negoziato di pace. Chi cerca la pace solo con i collaboratori inganna solo se stesso.
    Già prima di arrivare a Washington il premier israeliano si era premurato di criticare duramente il discorso di Obama - la stampa israeliana sottolinea come Netanyahu commetta spesso errori tattici madornali. Quando poi, dopo il lungo colloquio a tu per tu, i due hanno incontrato la stampa, il premier di Israele non ha lasciato dubbi: il suo governo si preocupa solo della proprio sopravvivenza, cerca essenzialmente l'appoggio della destra radicale e dei circoli fondamentalisti della nazione.
    Israele non può tornare alle frontiere del '67, dice il premier. Inoltre dovrà mantenere una parte della Bekaa, a nord, la striscia che corre lungo il fiume Giordano e servirebbe come frontiera di sicurezza - per difendersi dalla Giordania e dall'Iraq, dovessero mai tornare ai vecchi costumi militari. Inoltre, vuole il riconoscimento di Israele come stato ebraico - concezione confessionale che «dimentica» quasi un quarto della popolazione israeliana e non era neppure parte del sionismo ortodosso, che nella sua dichiarazione di indipendenza prometteva eguaglianza a tutti, di qualunque religione o identità nazionale. Hamas? È come al Qaeda per il premier israeliano, il quale dimentica i frequenti massacri compiuti dalle forze israeliane sulla popolazione civile palestinese. I rifugiati palestinesi poi sono fonte di ulteriore ostacolo, per il premier israeliano.
    Insomma: le parole di Netanyahu si possono riassumere così: il suo governo non ha un reale interesse alla pace. E le belle parole di Obama, incluso il punto nuovo e positivo del richiamo alle frontiere del '67, resteranno un puro esercizio retorico se la comunità internazionale non unirà gli sforzi per far uscire Israele dal suo vicolo cieco.


I COMMENTI:
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  • ISRAELE E USA SONO IN UN VICOLO CIECO, MA PEGGIO DI LORO SONO I RAPPRESENTANTI DEL SIONISMO ITALIANO AD INIZIARE DA PACIFICI E NIRESTEIN CHE ORMAI FRATERNIZZANO SOLO COI COLONI E METTONO ALLA GOGNA OVADIA E GOMEL. 25-05-2011 12:04 - carlo
  • informaci tu su tripoli.. 24-05-2011 15:17 - alfonso
  • Ieri ci sono stati i bombardamenti su Tripoli piu' pesanti dall'inizio della 'ribellione" democratica. Ma chi ne parla piu'? 24-05-2011 14:40 - Murmillus
  • bisognerebbe chiedersi a chi giovano le rivolte cosi spontanee?arabe...
    cliccate su metodo gene sharp conosciuto per i suoi studi sulla nonviolenza e sulla disobbedienza
    civile.peccato che chiaramente con il suo Eintein Istitute finanzia solo le ong che interessano agli stati uniti 24-05-2011 11:54 - katrina
  • Trovo il titolo di questo articolo del tutto fuorviante! Infatti, Israele al momento non mi sembra affatto in un vicolo cieco, semmai è la controparte palestinese che si trova in evidenti ambasce... Fino a poco tempo fa, infatti, erano persino divisi al loro interno tra Hamas e Fatah; ora hanno fatto una specie di accordo o tregua tra di loro, non si capisce fino a che punto solo tattico. Inoltre, le altre potenze regionali, ad esempio la Siria, mi sembrano avere problemi interni talmente evidenti in questo momento che la questione palestinese non può che essere messa sullo sfondo e tra parentesi... La domanda da farsi sarebbe un' altra: come "costringere" Israele a fare la pace, sic stantibus rebus??? Per quale motivo Netanyahu dovrebbe cedere parte delle terre di Palestina ai loro abitanti originari? Per la propria sicurezza? A parte che è da vedere se i vicini arabi mai accetteranno uno stato come quello d' Israele, definito non a caso "entità sionista" da Hamas... Inoltre, non mi sembra che Israele sia ad oggi così in pericolo da desideare ardentemente chissà quale "accordo di pace"... Inoltre, i kamikaze palestinesi sono stati di fatto disarmati e qualche razzo mal progettato arriva ogni tanto a fare qualche piccolo danno, ma in definitiva è poca roba. Se poi esagerano, Israele può sempre dargli una "lezione" d' inaudita violenza, il nome "Piombo fuso" non dice proprio più niente a nessuno??? Oltre tutto, escluderei che la contro-parte sia OGGI così interessata a fare una pace duratura e vera, anche perchè si trova oggettivamente in condizioni di estrema debolezza sul campo e pertanto molto probabilmente soccomberebbe, mai ci fossero veri negoziati da intavolare (...in altri tempi, molto migliori di questi x i palestinesi, persino Arafat dovette togliere la propria firma da un accordo quasi fatto, quando si accorse che avrebbe ottenuto molto poco, almeno secondo le aspettative della sua eventuale nascente nazione; oggi, i palestinesi, molto realisticamente, otterrebbero ancora meno; figuriamoci poi se ciò basterebbe ad Hamas, un movimento come minimo fondamentalista e massimalista!!!). In cambio di cosa, poi, il governo israeliano dovrebbe interrompere la colonizzazione strisciante di molti territori palestinesi, che man mano sotto traccia ed in silenzio vengono progressivamente incorporati nei propri confini? Oltre tutto, escludendo i palestinesi - di fatto impotenti ad imporre le loro condizioni, chi altri potrebbe far deflettere lo stato israeliano dalla propria attuale condotta, ovvero d' imporre le proprie priorità e scelte direttamente sul campo? Gli americani, loro storici amici e "protettori"??? L' Europa, così divisa ed incerta al suo interno? Cerchiamo di essere seri ed oggettivi, please... Insomma, non solo gli israeliani non sono affatto in un vicolo cieco, ma attualmente hanno quasi tutte le carte buone nel loro mazzo. Pertanto, se veramente anche fossero in un vicolo cieco, cosa che non credo affatto: 1) Ci si sono messi di loro sponte, con tutti i vantaggi del caso; 2) Il fattore tempo gioca a loro favore e la difesa dello status quo anche; 3) Sembra che nessun altro possa interferire più di tanto con i loro desiderata (...A meno voler credere a tutti i costi e veramente alla bella favola che qualche "manifestazione umanitaria" di ben intenzionati pacifisti e/o qualche appello su internet, magari con tanto di firme illustri in calce, possano realmente costringere Netanyahu & Co. a cambiare registro ed a recedere dalle loro attuali posizioni...). 24-05-2011 00:38 - Fabio Vivian
  • Conosciamo Schuldiner e certamente non si può non ringraziare il fato che esistano israeliani che avversano la politica tradizionale del loro paese. Qui egli è attento nel decostruire la retorica obamiana distinguendo tra le parole e i crudi fatti, tra narrazione e comportamenti concreti. Evidenzia però solo uno dei dati politici rilevanti della posizione Usa: il preannuncio di veto al tentativo di riconoscimento dello stato palestinese, che sembra poter già contare sulla maggior parte dei paesi membri. L'altro, l'accettazione incondizionata dello stato d'Israele come "stato ebraico per gli ebrei", è presente anch'esso nel discorso di mr. Obama e non è una fissazione estremista di Netanyahu. A mio parere, Zvi commette un errore a relativizzare la concezione etnico-religiosa (vogliamo usare finalmente la parola giusta: “razzista”) come una deriva degli ultimi decenni, tentando di salvare un sionismo ortodosso e democratico delle origini: fin dalla Dichiarazione del 1947, confermata dalla successive “Basic Laws”, tale discriminante è alla base dello stato d'Israele che, quindi, non può essere confuso neanché lontanamente con una democrazia. Il diritto di voto, infatti, non compensa certo il doppio regime “nazionalità (ebraica i.e.: con pieni diritti) / cittadinanza (i non ebrei: con diritti a geometria variabile, tendente allo zero nei casi peggiori)”.
    Neanche il richiamo ai confini del '67, la 'novità' che bilancerebbe in qualche modo questo accucciarsi sulle posizioni di Tel Aviv e che, quindi, Zvi definisce 'importante', ha una valenza positiva visto che Obama stesso ha chiarito all'Aipac che esso fornisce solo la base per uno scambio tra le due parti (quanto poi, con questi rapporti di forza, tale scambio possa essere equo non ci vuol molto a capirlo). Anche Liebermann sarebbe d' accordo se questo significa annettersi le colonie sioniste in cambio dei territori arabo-israeliani intorno ad Umm-al-Fahem.
    Questo significa che Obama ha implicitamente accettato 40 anni di occupazione coloniale contraria al diritto internazionale. La visione obamiana, che qualche babbeo degno di Emilio Fede reputa così 'rivoluzionaria', si riduce quindi alla copertura di fatto dell'agenda sionista che concede ai poveri indigeni arabi (che avranno ancora la forza di restare) nient'altro che dei Bantustan cui sono state tolte acqua e le terre migliori.
    Allora, nella pratica, si avvererà la completa identificazione Israele=S. Africa dell'apartheid. Poco importa che su una strada cisgiordana Tel Aviv non scriva "for Jews only": il divieto è cmq efficace e fatto rispettare a suon di pallottole.
    Per capire quanto messer Obama parli con lingua biforcuta basterà osservare, infine, lo sprezzante giudizio sull'accordo Fatah-Hamas come di una “minaccia per la pace”! Ma come?? eppure il mantra degli ultimi 4 anni era che la divisione interpalestinese impediva l'emergere di un vero interlocutore !!
    Concludendo, non vedo quindi come il 'falco' Netanyahu possa sentirsi isolato o in un vicolo cieco. Garantisce l'appoggio di un popolo israeliano sempre più razzista e, ormai non ci sono più dubbi, il caro vecchio Zio Sam. 23-05-2011 21:28 - almanzor
  • oh che bello abbiamo un supereroe Obama pensa tutto lui,non dobbiamo fare niente nemmeno pensare,solo lavorare e pagare senza lamentarci mai.combatte i cattivone ovunque essi siano,e fate i bravi mi raccomando non fatelo mica arrabbiare.e tutta farina del suo sacco,tutte le idee vengono da lui,non ha nessuno che lo aiuta,gli da consigli.si l hanno aiutato dei signori molto ricchi uno so che si chiama Soros é un finanziere e sotto inchiesta negli stati uniti per le speculazioni del portogallo,e non so le altre,nel 92 ha deprezzato la lira del30% ma voi domani ve lo sarete dimenticati..ve l abbiamo gia detto in tutte le salse. 23-05-2011 19:26 - belé
  • caro Harkem i "testi della Critica" servono proprio a capire che Obama opera in una situazione determinata nella quale si muove con intelligenza, come in questo caso. Serve anche a capire che liberarsi delle ossessioni identitarie servirebbe a israeliani e palestinesi a ricollocarsi lungo crinali di conflitto - e finalmente NON GUERRA-sociale. P Ancona non è un troll, ma credo che usi davvero male la Critica... 23-05-2011 19:14 - mgmeriggi
  • Per chi dubita del potere di Israele in USA: vivo da molti anni in USA e ne so qualcosa. La lista dei poteri - culturale, ideologico, economico, universitario, e' lunga, piu' lobbies, ignoranza colpevole, e automoatismi ideologici vari e narcisismo US. L'ignoranza su cosa succede da anni in Palestina e' diffusa e persistente anche tra i giovani (insegno e lo so bene). Obama potrebbe fare di piu'. L'Europa potrebbe fare molto di piu': parola di alcuni miei vecchi amici ebrei americani praticanti e colti. 23-05-2011 18:15 - maurizia n.
  • "Assetate di sangue gentile"... :D

    Stiamo parlando di persone o di Vampiri? 23-05-2011 17:17 - Galaverna
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