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COMMENTO
24/05/2011
  •   |   Loris Campetti
    Italia in ginocchio

    Un paese invecchiato, sfibrato e sfiduciato. Un paese in ginocchio. È questa la radiografia dell'Italia berlusconizzata in cui crollano le aspettative di lavoro, i giovani cervelli fuggono all'estero, quelli che restano conducono una vita precaria sostenuta dai genitori che però stanno impoverendo. Diminuisce il risparmio, persino la scolarizzazione è in caduta libera. Si lavora e si studia sempre di meno, non si fanno investimenti, si ammazza la ricerca. Ieri ce l'ha raccontato l'Istat, domenica l'abbiamo visto in una delle più efficaci puntate di Report, sabato è stata la volta del Censis.
    Altro che luci e ombre, come goffamente sostiene, arrampicandosi su specchi insaponati, qualche pierino in forza al governo: l'Italia è al collasso, sempre più diseguale tra nord e sud e tra ricchi e poveri, tra uomini e donne e tra lavoratori (o aspiranti tali) indigeni e migranti. Certo, lo sapevamo, ce l'ha raccontato qualche mese fa Marco Revelli nel suo ultimo libro Poveri noi. Il fatto grave è che non si vede inversione di tendenza; anzi la crisi, che ormai è anche sociale e culturale, si sta aggravando e il tunnel sembra sempre più lungo e scuro.
    Questa debacle che ci getta nel sottoscala dell'Europa non è tutto «merito» di Berlusconi, ma nessun altro sarebbe riuscito meglio del telepredicatore delle paure in questo miracolo al rovescio. Con una politica economica dissennata che ha distrutto risorse intellettuali e materiali. E viene ancora a raccontarci che dovremmo avere paura dei comunisti, dei rom, dei minareti, dei centri sociali, quando è proprio da Berlusconi, dal suo governo e dalle sue politiche che dobbiamo guardarci. Già parlare di politica economica - per non dire industriale - è un eufemismo: Berlusconi lo sfrontato e Tremonti il contabile non hanno progetti per il paese, sanno solo tagliare, tutto tranne i sottosegretari, i capital games e i loro interessi. Siamo rimasti uno dei pochi paesi in cui parlare di reddito di cittadinanza è una bestemmia, ci riempiono la testa con l'amore e la famiglia mentre sterilizzano l'amore (fare figli è un lusso per pochi) e immiseriscono l'ultimo ammortizzatore sociale per un paio di generazioni di giovani precarizzati o espulsi. Poi ci dicono che dobbiamo riprendere a consumare. Finalmente dal paese qualche segnale di vita è arrivato: dai giovani, dagli operai e dagli studenti che portano in piazza la loro dignità, e dalle urne, domenica prossima, potrebbe arrivare un secondo segnale generale: l'Italia ha paura, sì, ma di Berlusconi ed è pronta a liberarsene.



I COMMENTI:
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  • e allora cosa si fa? 24-05-2011 16:27 - anna
  • Questa storia dell'Italia che invecchie e bla bla bla....In Italia è fallito il liberismo. Ci vuole ben altro che il centro sinistra di Bersani e Ferrero. Ci vuole un ritorno alla industria pubblica di base, ci vuole una rivoluzione sociale nell'economia introducendo elementi di socialismo.
    L 24-05-2011 16:18 - pietro ancona
  • Immigrazione di massa dopo Berlusconi mi suona come tsunami dopo terremoto. 24-05-2011 15:56 - bozo4
  • Se si potesse scrivere un commento contenente la capacità distruttiva di una testata nucleare, non sarei l’unico a farlo e ad usarlo ………..
    tale potenza distruttiva, diventerebbe costruttiva nel momento in cui il micidiale commento fosse lanciato e telecomandato a distanza e andasse a centrare il bersaglio con precisione millimetrica ………
    Sotto questo aspetto, la potenza di fuoco del “nemico”, è indiscutibile …....
    sparano cazzate nucleari alla cieca, ben sapendo che i loro razzi non possono mancare il bersaglio, in quanto gli unici che possono essere colpiti, sono coloro che le cazzate non le sparano ……….
    (magnifico il codice di accesso!) 24-05-2011 15:19 - Esperto balistico
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