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COMMENTO
25/05/2011
  •   |   Galapagos
    Alla resa dei conti

    «Un italiano su 4 è povero? Alzi la mano chi di voi lo è. Nessuno». A porre la domanda, soddisfatto che nessuno si sia dichiarato povero - mentre l'Istat sostiene che quasi il 25% degli italiani lo è o è a rischio di diventarlo - è stato un nervosissimo Giulio Tremonti - in stile barzellettiere mutuato da Berlusconi - imbufalito con i padroni di casa, i magistrati della Corte dei conti. Tutta gente ai quali soldi non ne mancano visto le buste paga da 100 mila euro netti in su all'anno. E come loro non sta male il mazzetto di deputati seduti in platea assieme ad alti funzionari della Cassa depositi e prestiti. Insomma, una domanda sbagliata in una situazione sbagliata. Ma questo è quello che passa il governo Berlusconi per il quale, con il Rapporto presentato ieri, la Corte dei conti ha decretato di fatto la fine: sarà il prossimo governo (magari di centrosinistra) a dover realizzare la manovra correttiva «lacrime e sangue» reclamata dai magistrati contabili e prima ancora dalla Banca d'Italia, oltre che da economisti non distratti dal chiacchiericcio.
    Secondo la Corte dei conti nei prossimi anni, vista la crescita insufficiente, occorrerà varare manovre correttive da 46 miliardi l'anno. Una enormità che ha la causa nel nuovo Patto di stabilità dell'Unione europea. Per rispettare i nuovi vincoli europei sul debito occorrerà, infatti, un intervento «del 3% all'anno, pari, oggi, a circa 46 miliardi».
    Si tratta di «un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni Novanta per l'ingresso nella moneta unica». Un aggiustamento opera di Prodi, vista l'incapacità della destra di sanare i conti, come dimostrano i dati dei bilanci del quinquennio successivo alla vittoria elettorale del 2001 e poi a quella del 2008, dopo una pausa biennale nella quale Prodi aveva cercato di tappare nuovamente i buchi lasciati da Berlusconi nel 2006.
    Forse Tremonti e Berlusconi non sono fortunati: le fasi di recessione e di rallentamento dell'economia si abbattono sempre su di loro. Ma è altrettatnto vero che nulla hanno fatto per cercare di non far sprofondare l'economia come ci ha raccontato due giorni fa l'Istat. E ora la Corte manda a dire che con questi chiari di luna non c'è spazio per riduzioni della pressione fiscale che, anzi, dovrebbe essere incrementata, magari andando a pescare la massa di evasori che si arricchisce su una economia sommersa di 275 miliardi di euro l'anno.
    E manda anche a dire che i rischi sono tantissimi perché le manovra restrittive non possono essere realizzate secondo il modello Tremonti con tagli indistinti per tutti e per tutto, ma devono essere mirati per non deprimere ulteriormente la crescita. Un tempo si diceva: «dare gli otto giorni» per il licenziamento.
    La Corte non usa tempi così brevi, ma già lunedì dopo il risultato dei ballottaggi, il governo potrebbe saltare: un futuro come quello prospettato dalla Corte dei conti non eccita questa maggioranza che si è dimostrata incapace di mantenere fede alle promesse fatte come ieri ha rinfacciato a Tremonti (sulla abolizione delle provincie, Sud, modifica dell'articolo 41) anche Luca di Montezemolo che si fa sentire di nuovo raccogliendo il crescente malcontento degli industrali.


I COMMENTI:
  • La fuga dal dollaro continua, avendo inserito il suo terzo anno di questa crisi del credito. In realtà è una continuazione della politica monetaria, che è stata centrata sulla espansione monetaria, che è stata usata per combattere la deflazione e la depressione di 11 anni. Il risultato è stato, in corso e continuamente, l’aumento dell’inflazione, fatta eccezione per un interludio tre anni fa.
    Il risultato di QE1 nel 2011 sarà il 14% d’inflazione. Che sarà seguita dal 25 al 30 per cento, di conseguenza QE2 nel 2012 e nel 2013 per alcuni al 50 per cento nel 2014, il risultato di ciò che sarà conosciuto come QE3: ossia la guerra civile.
    Ecco perché i paesi, le aziende e gli investitori si stanno muovendo per oro e argento. Essi vogliono un dump nel deprezzamento della CARTA STRACCIA del dollaro USA e trovare almeno una sicurezza per le loro attività. C’è uno spostamento enorme, dal fraudolento sistema della Banca mondiale e il massiccio debito accumulato da tante entità. L’era della “fiat money” stà volgendo al termine.
    Non lontano nel futuro immediato, il mondo intero sarà su un gold standard perché è l’unica cosa che funziona. Paesi del BRIC, soprattutto Cina, India e Russia e Iran vogliono una valuta sostenuta dall’oro, come era 50 anni fa!!!!. Molte altre nazioni sono diretti in quella direzione, per questo l’invasione dei CRIMINALI DI GUERRA DELLA LIBIA, attaccando Gheddafi ed il suo DINARO D’ORO e la Banca Centrale Africana!!!!!!!!.
    Questa volta il petro-dollaro non sta per sopravvivere. Le forze elitarie a New York, Londra & Bruxelles, sanno e stanno cercando di combattere la retrocessione del dollaro come la valuta di riserva del “non-mondo”.
    Se perdono, e lo saranno molto probabilmente, gli Stati Uniti sarà un grande perdente. Il dollaro non ha più i fondamenti e cosi come non lo aveva per molti anni, circa 40 anni - l'assassinio di Kennedy ne è la prova -.
    La cosa che è sorprendente per gli osservatori più professionali, è che ci sono voluti così tanti anni per capire che il sistema è al collasso, ed affianco alla CARTA STRACCIA DEL DOLLARO, behhhhh: l’EURO.!!!!
    2012, dunque non è la fine del mondo, ma il crollo totale del sistema, di conseguenza, l’inizio della guerra civile MONDIALE, già in atto, basta guardarsi intorno :) ) 26-05-2011 19:08 - sveglia parassiti
  • Buongiorno.
    La crisi vale per tutti, ma non per gli stati, evidentemente. Pretendere che vengano rispettati parametri tanto restrittivi dopo i salassi degli ultimi lustri, è un assassinio a sangue freddo. Inutile fare lagne, ma è chiaro che si usano due pesi e due misure. Le banche, alcune, sono troppo grosse per fallire. Degli stati, chissenefrega.
    In soldoni: dubito fortemente che le manovre saranno applicate, per il semplice fatto che non si può spremere un limone già mille volte spremuto. In più, le conseguenza sociali sarebbere devastanti. Entro pochi anni, potrebbero non esistere più l'Italia e buona parte degli stati europei. Esser ridotti a comunità pretecnologiche tappezzate di piantagioni di ortaggi e vigneti. Hai voglia a esigere la restituzione del debito. Ma forse a quel punto del debito non fregherà più niente a nessuno, ammesso sia il debito la vera posta del gioco...
    Del sinistro affare dell'indispensabile austerità - e del suo corredo di tagli e privatizzazioni - se ne è occupato qualche giorno fa sul nyt Krugmann. Secondo lui, non ha senso, nè dal punto di vista della dottrina economica, nè da quello dei provvedimenti tampone. Perchè, dunque? Per fanatismo ideologico, si risponde. Io sono molto più sospettoso, in specie da quando i ceo di tutt'Europa hanno ricominciato a concedersi alla luce del sole compensi milionari...(ma avevano mai smesso?).
    L'austerità è tutt'altro che una ' semplice' necessità economica, ma lo snodo definitivo verso il ritorno a un assetto socio-politico ante prima guerra mondiale. Il futuro che ci aspetta non l'hanno descritto Rifkin o Asimov, ma Dickens, o, ancora meglio, - data la sua totale mancanza di sentimentalismo - il Verga dei Malavoglia.
    Saluti 26-05-2011 08:16 - bruno di+prisco
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