domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
08/06/2011
  •   |   Joseph Halevi
    Si avvicina la nuova crisi globale

    Una nuova ondata di crisi globale, separatamente dalla farsesca querelle europea sulla Grecia che sta affondando la Ue nelle sabbie mobili, appare vieppiù probabile. Il fulcro della possibile crisi risiede nel rapporto tra i prezzi delle materie prime e delle derrate alimentari da un lato e la crescita cinese ed indiana dall'altro e da come questi due fenomeni vengono integrati nelle scelte speculative dei mercati finanziari.
    A metà aprile il presidente della Banca mondiale, Robert Zoellick, riferendosi all'aumento dei prezzi delle derrate alimentari, affermò che decine di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo si trovano ad un passo dal precipizio. Inoltre l'inflazione stimola bolle speculative legate ai mercati a termine, cioè legate alla speculazione di oggi sui raccolti di domani. La crescita cinese, ed in misura minore quella indiana, costituisce il principale fattore dell'espansione della domanda di derrate così come di materie prime. Tuttavia i prezzi non stanno seguendo la dinamica della domanda reale dei prodotti in questione, bensì crescono sulla base delle aspettative di lucro che scaturiscono dall'acquisto di prodotti finanziari derivati emessi nei confronti delle commodities. Una componente crescente della domanda proviene dalle società finanziarie occidentali che collocano i denari che ottengono dallo stato in strumenti derivati. Ciò vale anche per i campi destinati alla coltivazione.

     

    Una recentissima inchiesta della Bbc ha mostrato che il prezzo di un ettaro di terreno coltivato a grano nel Kansas, la cui produzione è ampiamente esportata, è passato in pochissimo tempo da 750 a circa 1300 dollari. Gli agricoltori sostengono che chi acquista un campo a tale prezzo non può attendersi dei profitti. Tuttavia la crescita dei valori dei terreni non è dovuta all'entrata di nuovi produttori, bensì ad investitori finanziari. Questi si attendono, grazie alla crescita cinese ed indiana, un'ulteriore inflazione nei prezzi dei cereali.
    Concentrandoci sulla Cina, notiamo che l'inflazione delle materie prime industriali importate comprime i margini di profitto delle imprese, mentre quella dei prezzi agricoli taglia i salari in un contesto in cui la componente alimentare è una grossa fetta della spesa delle famiglie, molte volte superiore alla percentuale occidentale. Quindi l'inflazione delle derrate crea in Cina una cesura sociale pericolosissima, dato che in molte zone del paese ci sono situazioni di rivolta. Inoltre l'inflazione complessiva gonfia la già strabiliante bolla immobiliare che è assai più ampia di quella statunitense di quattro anni fa.

     

    Questo stato di cose accelera la necessità di riorientare l'intero processo di accumulazione in Cina, rendendone però l'attuazione estremamente difficile, tanto più che Pechino non sembra capace a cambiare regime di crescita senza passare da una crisi. In ogni caso, la Cina può mitigare l'impatto inflazionistico dei prezzi delle derrate e delle materie prime solo riducendo sensibilmente il suo tasso di crescita economica, altrimenti non farebbe che rinvigorire le aspettative speculative circa un eccesso di domanda strutturale riguardo i prodotti primari.
    Da Pechino torniamo ora a Chicago e a New York ma anche a Londra, Zurigo e Francoforte. Da quando i prezzi delle materie prime e della derrate si sono messi a salire sistematicamente, una vastissima quantità di prodotti derivati è stata emessa sul loro conto. Le operazioni sui mercati a termine sono planetarie e non possono essere facilmente incapsulate nei regolamenti varati a Basilea 3. Sfuggono ad ogni supervisione. La speculazione sui mercati a termine e, per le stesse ragioni, sui campi di grano del Kansas, è resa possibile sia dalla grande liquidità fornita dagli stati alle banche a tassi di interesse quasi nulli, sia dal fatto che il mercato immobiliare occidentale non tira più, per non parlare degli stagnanti investimenti industriali. Le società finanziarie che investono in derivati del cacao e in campi di grano del Kansas lo fanno perché dalla rivalutazione dei terreni possono finanziarie i dividendi nonché, cosa importantissima negli Usa, i fondi di pensione e la capacità di erogare i pagamenti.

     

    Nel caso la Cina riuscisse a controllare l'inflazione l'intero meccanismo dei mercati a termine volgerebbe al ribasso con una deflazione dei prezzi delle materie prime, delle derrate, dei campi di grano e via dicendo. I fondi di pensione si troverebbero scoperti come nel caso dei mutui subprime ma su scala mondiale, passando per l'Australia, il Brasile ed altri paesi latinoamericani. Il peso della Cina sui prezzi e mercati futuri delle materie prime e delle derrate è tale che anche l'ipotesi di una piccola riduzione del suo tasso di crescita comporta pesanti ribassi nei corsi delle materie prime e svuoterebbe nuovamente i derivati dal loro supposto valore sui cui poggia, oggi più che mai, la finanza mondiale. L'altra alternativa è la continuazione della bolla dei mercati a termine e dei campi del Kansas che porterebbe in breve tempo alla convalida del pronostico di Zoellick.


    Ps. Alle lettrici e lettori devo una spiegazione: la prolungata assenza dalle colonne del giornale è dovuta ad un mio esilio volontario che nasce con la crisi libica. Su questo punto mi trovo in totale accordo con le idee espresse da Rossana Rossanda.
    joseph.halevi@sydney.edu.au


I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
  • Vorrei ritornare sul punto che a me sembra essenziale.
    E' vero che queste crisi sono intrinseche allo sviluppo capitalistico, che ne abbiamo viste molte, e che in passato sono state anche considerate fenomeni di "distruzione creatrice".
    Ma la vera novità di QUESTA crisi e di QUESTO momento storico sta in una serie di fenomeni strettamente interconnessi, che stanno tutti entrando in una spirale irreversibile (vedi mio post precedente). E sono tutti fenomeni che dipendono da uno solo, la sovrappopolazione.
    Nel 1910 c'erano 1.7 miliardi di persone ora siamo a 6.8 (il quadruplo!!!).
    Se penso a quelli che, da quando ho l'età della ragione (e ora ho 67 anni), continuano a negare che questo sia il problema dei problemi mi viene la pelle d'oca.
    Il manifesto è un piccolo giornale coraggioso e anticonformista. Ha ottimi contatti e ottimi collaboratori. Spero che non lasci cadere questo "allarme rosso". 09-06-2011 18:50 - Claudio Cappuccino
  • @ Harken

    In questa sede non posso ripetere quanto scritto sulle posizioni di Rossanda; posso rinviarti, se credi, ai miei commenti all'epoca quando mi pare non eri su queste pagine.

    Osservo solo quanto segue.
    1) Quando la crisi è iniziata, nessuno ne sapeva granché e anche oggi la fitta nebbia che avvolge le trame politico-tribali interne (lo stesso Del Boca ha preso diversi granchi nei mesi scorsi) può essere dipanata solo tramite un'analisi dei rapporti di forza e degli interessi materiali, locali e internazionali (se per te questi fattori sono liquidabili come complottismo smetti pure di leggere perché, in tal caso, la discussione finisce qui).
    Per quanto mi riguarda ho tentato il più possibile di colmare le mie lacune informandomi da fonti diverse e commentatori che ho giudicato attendibili (ho un po' di anni e molta memoria, qualche strumento culturale me lo sono fatto e conosco un po' d'inglese). Se ti fidi bene, se no non so che farci.

    2) L'osservazione del comportamento fattuale dei protagonisti fa giustizia di qualunque illazione o incertezza soggettiva ai fini un giudizio storico-politico (non sono S.Pietro che tiene le chiavi e non me ne frega niente di sapere quanto è cattivo tizio o caio).

    3) La ragione sociale della rivolta è il Cnt di Bengasi formato da sodali del colonnello fino al 16 febbraio scorso. Esso serve solo come prestanome per i 120 mld di $ confiscati nelle banche occidentali e referente per futuri accordi per energia, immigrazione e quant'altro.
    4) Non sono feticista degli ak47 o della maglietta del che indossata da un ribelle (cfr corrispondenza di Candito) e l'unica cosa che conta per me è che la testa politica della rivolta ha, guarda caso, premuto fin da subito per l'internazionalizzazione del conflitto, secondata da un ben collaudato circuito massmediatico sempre più raffinatosi negli ultimi 20 anni (no, tranquillo, non penso al megagalattico direttore di un minculpop planetario ma a qualcosa di più anarchico ed efficace).

    5) Non devo spiegare io ad un provetto debunker come te quante abominevoli menzogne siano state propalate, a meno che tale tua 'professionalità' non sia opportunamente obnubilata da franchigie o giudizi precostituiti.

    6) Rossanda è una compagna prestigiosa, con un passato importante e che conserva ancora autorevolezza, fatto che se non induce può confermare nell'errore molte persone. La mia notazione personale sulla sua crisi d'identità, lungi dall'essere offensiva, deriva proprio dall'aver letto anche tra le righe quanto scriveva: arrivo anche a comprenderlo, anche se sono ben più giovane, ma questa è per me un'AGGRAVANTE di fronte all'evidenza di un intervento militare in una guerra interna mascherato da protezione dei civili che, ormai è evidente a chiunque, stanno anche con il regime.
    Per non parlare dello stravolgimento dello stesso ombrello Onu fino all'assassinio di un capo di stato. Non voglio dire che Rossanda è responsabile di tutto ma, se molti hanno notato che l'Italia bombarda e le piazze sono vuote, un po' di colpa ce la anche lei che fa qualcosa di più che scrivere su un blog come il sottoscritto.
    Alla prossima e mi scuso per la lunghezza. 09-06-2011 18:03 - almanzor
  • Tutto il rispetto e l'ammirazione per Joseph Halevi, ma sicuramente per persone attente le dichiarazioni dell'economista non suonano assolutamente nuove. Il problema resta ed è intrenseco nell'impostazione stessa del sistema capitalista\liberale. Che per proliferare ha bisogno di tutto cio. Ma scusate, se non ci fossero bolle, speculazioni, prodotti tossici, e quant'altro, che capitalismo sarebbe? Nel numero di Marzo 2010 di LE MONDE DIPLOMATIQUE, il giornalista Serge Halimi scrisse un articolo dal titolo "Diavoli che fanno pentole e coperchi", in poche parole, se la soluzione ai problemi dell'economia mondiale vengono pensate dagli stessi che hanno generato il crack con la loro condatta folle, come pensate che ne possiamo uscire? Considerato che l'unica cosa importante resta il profitto, è inutile arrovellarsi sul perchè accadono queste cose se rimaniamo costantemente nella medesiam situazione. 09-06-2011 09:23 - Ivan Bissoli
  • "Va bene che ci sono in giro moltissimi finanzieri 'pirati' e fondi 'locuste' assetate di sangue, ma proprio la crisi dei sub-prime, si spera ancora molto viva nella memoria degli stessi, dovrebbe averli ammaestrati a sufficienza contro l'eccesso di avidità!"

    Non ci conterei troppo, ahimé. Il fenomeno della "overconfidence" degli operatori finanziari è ormai ben documentato. E, diciamocelo: proprio il fatto di averla allegramente "scampata" grazie a tonnellate di aiuti di stato (quindi, in maniera particolarmente "furba"), verosimilmente aumenterà ulteriormente l'eccesso di fiducia nella possibilità di poterlo rifare ancora... e ancora... e ancora...


    "[...] sono sinceramente stupito dal fatto che un economista non 'borghese' (che si occupa di rapporti causa-effetto 'reali') possa trovare un totale accordo con i confusi farfugliamenti di Rossanda sulla crisi libica, puramente emotivi, completamente slegati dai dati di fatto e figli di parallelismi storici assolutamente sbagliati"

    Stupore del tutto legittimo, ovviamente.

    Ma... e se ciò fosse dovuto al fatto che la "confusa e farfugliante" Rossanda (ti cito) aveva tutto sommato ragione: mentre invece i vari teorici del complotto che si sono precipitati ad accendere le loro sfere di cristallo avevano tutto sommato torto, e avrebbero fatto bene ad aspettare almeno qualche mese prima di saltare alle conclusioni?

    Può darsi quindi che, sulla base di una vera analisi "causale", l'economista "non borghese" si sia trovato obbligato a concordare con l'intellettuale annichilita dai propri traumi storico-esistenziali, non perché condivida questi ultimi: ma per ragioni OGGETTIVE. Quelle che ai teorici del complotto in servizio permanente effettivo sono sfuggite, tutti presi - com'erano - a guardare altrove.

    Per la cronaca, personalmente concordo tanto con Halevi quanto con la Rossanda: mentre credo che le varie teorie del complotto, specie quando non poggiano su alcuna evidenza empirica né sono dimostrabili in alcun modo, NON CI AIUTINO AFFATTO a far avanzare la nostra conoscenza degli eventi...

    _____________________________
    P.S.: spero anch'io che Halevi - come del resto Calchi Novati - ci ripensino... 08-06-2011 21:49 - Harken
  • il mondo ha bisogno di socialismo. Ma il socialismo è stato delegittimato in Europa dopo la caduta del Muro ed in USA nel secolo diciannovesimo,.In Cina è diventato capitalismo il più schifoso.
    Ci vuole una nuova generazione di dirigenti capaci di non farsi fascinare dal liberismo. In quanto alle previsioni di questo signore sulla tempesta in arrivo vale tanto quanto la mia: niente!!!! 08-06-2011 21:15 - pietro ancona
  • a perte l'analisi, resta il fatto che come per l'acqua si rende necessaria una mobilitazione straordinaria per imporre una legislazione che sottragga le derrate alimentari alle speculazioni di borsa (futures) e più in generale alla quotazione in borsa. Non abbatteremo il capitale, ma aiuteremo sicuramente i contadini di tutto il mondo. 08-06-2011 21:01 - quinto latini
  • Tutto è possibile ed anche chiaro che in questo sistema economico le crisi cicliche sono parte integrante, se non fondamentale, del sistema stesso, in quanto necessarie x ri-orientare i fondi disponibili verso la prossima bolla speculativa da cui estrarre tutti i guadagni possibili (lasciando al momento buono, poi, il cerino acceso nella mano di qualcun altro!).

    Quindi, non è sorprendente che il Quantative Easing elargito in dosi da cavallo dalla FED, in definitiva stia servendo proprio ad alimentare la bolla dei derivati agricoli; quello che trovo paradossale, però, nel discorso di Halevi, è la teoria secondo cui per curare questa ennesima bolla, la Cina dovrebbe crescere meno! Sarebbe come dire che la cura della crisi (speculazione sui dei derivati agricoli) è la crisi economica stessa in Cina, ovvero la crisi che cura la crisi...

    Un aspetto che poi viene poco enfatizzato, ma che potrebbe essere importante, sono le ricadute sui cosiddetti paesi del BRIC, in particolare Cina ed India: se questi sono i motori della crescita, che indirettamente alimentano anche la bolla dei derivati agricoli, gli stessi sono anche i paesi che socialmente pagano il prezzo più alto, visto che i cittadini di tali paesi spendono una parte molto elevata delle loro entrate (ancora piuttosto misere, in realtà!) in consumi alimentari.

    Infine, a me sembra abbastanza strano e sorprendente che i fondi pensioni del primo mondo basino la loro sopravvivenza, più o meno, proprio su questi derivati agricoli, così palesemente in odore di essere "tossici": questo perchè un elementare principio della finanza consiglia "don' t put all your eggs into one single basket"! Va bene che ci sono in giro moltissimi finanzieri "pirati" e fondi "locuste" assetate di sangue, ma proprio la crisi dei sub-prime, si spera ancora molto viva nella memoria degli stessi, dovrebbe averli ammaestrati a sufficienza contro l' eccesso di avidità!

    Infatti, è ragionevole ed anche abbastanza noto, ritengo, che l' avidità in modica quantità può "oliare le ruote" del sistema, ma un eccesso della stessa porta quasi sembre direttamente alla rovina... 08-06-2011 20:16 - Fabio Vivian
  • Leggo sempre con grande interesse gli articoli di Joseph Halevi, e in genere li condivido totalmente. Spero che il suo esilio volontario non si prolunghi ancora.
    Parlando in maniera molto schematica, la mia impressione è che nell'ultimo secolo abbiamo vissuto la fase estrema dello sviluppo capitalistico. Rapidi cicli di "progresso" e di espansione travolgente stroncati da crisi economico-finanziarie e da guerre. Per nostra fortuna la terza guerra mondiale è stata solo una "guerra fredda", grazie al deterrente nucleare, e ha avuto "solo" i suoi (tanti, troppi) episodi "caldi" locali. Ma i nodi si sono comunque formati e ora stanno venendo al pettine. Oggi stiamo vivendo un periodo estremamente complicato e pericoloso perché l'espansione travolgente di cui sopra interessa paesi come la Cina e l'India (un terzo della popolazione mondiale), le disuguaglianze si accentuano sia "fra" i paesi che "all'interno" dei paesi, e la disponibilità di materie prime essenziali e soprattutto di "energia" sta mostrando tutti i suoi limiti. Aggiungiamo anche l'inarrestabile aumento demografico, la distruzione dell'ambiente, il riscaldamento globale, l'alterazione del ciclo dell'acqua, l'instabilità del mondo islamico, le tragedie africane, il peso delle narco- e non-narcomafie, ecc. ecc. e il quadro diventa davvero cupo.
    Se infine consideriamo la follia di aver lasciato spensieratamente trasformare, nel nome del liberismo e della crescita, l'economia in finanza, ossia di aver relegato in secondo piano la produzione di beni e servizi asservendola alla produzione e "vendita" a ritmi vertiginosi di pezzi di carta e di numeri scritti sulla carta, da cui ora dipendono tutti gli equilibri del mondo, possiamo capire meglio
    in che situazione ci siamo cacciati.
    Temo che, in attesa dell'utopia del "governo mondiale" immaginato negli anni '950 da Einstein e Russell, ci sia una sola via di uscita non catastrofica, e nemmeno questa indolore.
    La costituzione urgente di un "think tank" internazionale, indipendente dai poteri costituiti (incluse le Nazioni Unite) e della massima autorevolezza, che si impegni a produrre in un anno un'analisi realistica dei "limiti dello sviluppo", e proponga un modello di produzione e consumo sostenibile.
    Per quello che posso immaginare, parlando dal punto di vista di un privilegiato nato e vissuto nel "mondo ricco", si tratta sicuramente di sconvolgere il "nostro" modo di vivere, ripensando tutti i nostri "bisogni" e rifocalizzando la nostra "ricerca della felicità" sulle cose realmente essenziali per ogni essere umano.
    Spero di sbagliarmi, ma temo che dobbiamo farlo, o sarà il diluvio. 08-06-2011 19:54 - Claudio Cappuccino
  • L'intervento di Halevi è interessante (come al solito). Abbastanza condivisibile il tetro scenario presentato nei due aspetti qui descritti: la soverchiante componente speculativa nelle schede di domanda delle materie prime, nutrita dall'oceano monetario con cui, simile ad un rozzo ma efficace antincendio, si è (per il momento) estinto il fuoco divampato nel 2007-'08. Tuttavia, giusto il richiamo a Marx, occorre sempre premettere che 'il catalogo è questo' a causa del problema complessivo dei capitali di valorizzarsi e del loro comportamento 'anarchico'. Una volta salvate le grandi case di Wall Street e della City, i governi (ammesso e non concesso che lo volessero per davvero) hanno automaticamente perso ogni possibilità di condizionarne il comportamento. Mantenere lo sgurdo d'insieme è importante perché se l'enfasi resta sulla speculazione allora si rischia (involontariamente) di ridurre tutto alle solite dicotomie volgari tipo economia reale/finanziaria, capitalisti seri/speculatori/truffatori (magari pluto-giudaici) che rimettono in gioco illusioni 'riformistiche' circa un improbabile capitalismo 'sano' o peggio.
    Il secondo aspetto importante giustamente evidenziato è la questione della capacità cinese di usare la politica monetaria in modo efficace: è stato questo sempre un problema irrisolto fin dai tempi di Mao, quando l'unico modo di raffreddare l'economia era di 'accopparla'. Quanto negli ultimi 15 anni la Cina abbia potuto approntare un set funzionante di strumenti/obiettivi è di fatto una grave incognita. Tuttavia, anche qui, non farei dipendere i destini del mondo dalla politica monetaria cinese: ricordiamoci sempre che, nonostante tutto, il pallino è ancora a cavallo dell'Atlantico.
    Infine: sono sinceramente stupito dal fatto che un economista non 'borghese' (che si occupa di rapporti causa-effetto 'reali') possa trovare un totale accordo con i confusi farfugliamenti di Rossanda sulla crisi libica, puramente emotivi, completamente slegati dai dati di fatto e figli di parallelismi storici assolutamente sbagliati. A questo proposito, ora che le Brigate Internazionali (le uniche possibili, come Rossanda non poteva non sapere) stanno compiendo il loro solito, sporco lavoro, spero che, d'ora in poi, Rossana abbia il buon senso di coltivare in solitudine i propri traumi storico-esistenziali. 08-06-2011 18:23 - almanzor
I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI