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Ugo Mattei
L'obiettivo dei sì
Siamo vicinissimi al quorum e con un ultimo sforzo possiamo farcela. Le circostanze ci sono favorevoli. L'incredibile autogol prodotto dal tentativo di scippare il referendum pesa sugli umori del fronte del no. Ma è importante che l'allargamento del perimetro del sì non faccia perdere di vista l'essenza politica di questo voto: un'inversione di rotta rispetto a un ventennio di politiche liberiste e un modello di sviluppo nuovo, fondato sulla qualità della vita e finalmente libero dalla schiavitù del Pil, del pensiero economico mainstream dei Draghi e dei poteri forti, del falso realismo conservatore. Un sì che legittima politicamente la realizzazione delle idee (sul manifesto del 7 giugno Viale ne ha esposte alcune di grande importanza) che ci possono consentire di uscire davvero dalla crisi. Tutti quei sì metteranno all'ordine del giorno la riforma del servizio idrico proposta dai Forum con la legge di iniziativa popolare mai discussa in Parlamento, e la riforma della proprietà pubblica della Commissione Rodotà, a sua volta giacente in Senato, che per prima definisce giuridicamente i beni comuni.
Il modello di sviluppo attuale ha causato Fukushima e la crisi economica che colpisce i più deboli. Un modello figlio del tatcherismo e della destra liberista degli anni ottanta e che in Italia è stato sdoganato anche a sinistra all'inizio della cosiddetta Seconda repubblica: in Toscana ed Emilia l'acqua ha subito le prime privatizzazioni, rese possibili dalla legge Galli. L'ingresso dei privati nei servizi pubblici, pur in quote minoritarie, porta sempre con sé un amministratore delegato attento solo al profitto di breve periodo. Al pubblico resta il Presidente, una figura politica scelta al di fuori di qualunque criterio di competenza specifica. Certo, il pubblico ha dei limiti, siamo i primi a riconoscerlo, ma rinunciare a individuarne la natura istituzionale al fine di correggerli è una resa al privatismo che gli italiani non possono più accettare. Il pubblico va curato insieme, con umiltà, dedizione e fantasia istituzionale. Smantellarlo a favore del privato è una scorciatoia pigra, cinica e disonesta che vogliamo sconfiggere per sempre.
Abbiamo iniziato la campagna di raccolta firme, in compagnia di migliaia di iscritti e militanti del Pd che si mobilitavano con noi nonostante i distinguo e le critiche dei D' Alema, dei Veltroni e dei Bersani. Tutti possono oggi cambiare idea e non siamo noi a offenderci perché ai talk show invitano solo politici di professione. Ma su una cosa non possiamo transigere, quali che siano le logiche della società dello spettacolo.Non è vero che quei milioni di voti che otterremo per il sì vogliono aprire una discussione sui territori per scegliere se l'acqua vada gestita in modo pubblico, privato o misto. Il senso della scelta è chiaro fin dal 12 gennaio, quando la Corte ha ammesso i nostri due referendum. Tutti i sì che riceveremo sull'acqua bocciano senza appello e per sempre i sistemi privatistici nel governo dei beni comuni, riconoscendoli come beni da porsi fuori commercio, le cui utilità sono funzionali alla soddisfazione di diritti fondamentali della persona e che vanno governati anche nell'interesse delle generazioni future (è l'essenza della definizione che ne diede la Commisione Rodotà).
Gli elettori che voteranno sì, come quelli che hanno votato per De Magistris e Pisapia, hanno capito che il modello privatistico di gestione è fallito nel ventennio della "fine della storia" e che l'acqua (e la produzione energetica) va governata come un bene comune, inventando forme nuove nettamente decentrate di pubblico partecipato. Le privatizzazioni e le lenzuolate sono finite. Così come finita deve essere quella concorrenza al centro, con partiti della sinistra che imitano la destra, che tanto è corresponsabile della drammatica crisi che stiamo vivendo.
- 30/06/2011 [25 commenti]
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madre terra con frutti, prati e fiori e il fuoco, sono già stati privatizzati da un bel pezzo ..…… rimangono il vento l’aria e l’acqua pura ………
il vento e l’aria saranno privatizzati per ultimi perché è più difficile farlo rispetto a tutto il resto, in quanto sono i più eterei dell’insieme ….....
Sotto mira oggi c’è l’acqua pura, pura per modo di dire, forse sarebbe meglio definirla potabile (per il momento) ……
La presa per il culo è presente e viene attuata da questo governo (ladro) ai danni di coloro che lo hanno eletto per un verso e di tutti gli altri perché sono trattati come inesistenti, ingombranti come vecchi soprammobili senza valore ……….
Questi referendum sono una presa per il culo ed è proprio per questo che bisogna andare a votare 4 (Quattro) SI. 11-06-2011 02:33 - Francecso
offende apertamente e ripetutamente dei lavoratori che, dopo aver fatto correttamente il loro lavoro in procura, denunciano , prove alla mano, le gravi inadempienze del governo; hanno citato dei documenti ufficiali dei quali Brunetta ha mostrato di non saper niente; peccato che nessun gli ha chiesto conto di ciò, soltanto Di Pietro si è indignato per come B runetta ha offeso le sue interlocutrici; non dobbiamo smettere di indignarci!!! 10-06-2011 22:15 - alessandro ricciarelli
Mandiamoli tutti a casa. 10-06-2011 15:10 - Acci
Questo è un voto politico perché vuole mettere a tacere le ipocrisie del modello neoliberista, però mi chiedo, può un voto essere politico quando i comitati per il sì sono assolutamente trasversali?
Idealmente è un voto politico perché se vincesse il sì si darebbe una bella spallata agli industriali, ma effettivamente quale sarebbe poi il partito politico che si prende su di sè il carico di queste esigenze sociali?
Il prudente Bersani che si sveglia all'ultimo minuto?
Il buon Vendola che viene evitato da tutti come fosse una zecca?
Se persino Di Pietro che ha raccolto le firme non intende rivendicare l'eventuale vittoria del referendum, questa resterebbe "solo" una vittoria dei cittadini.
Ci si fa un vanto del fatto che i movimenti per il referendum siano a-partitici ed a-politici, ci si fa un vanto del fatto che alle manifestazioni non ci sia nessuna bandiera dei partiti (come se una bandiera con la falce e il martello fosse di per sè un peccato mortale).
Ma finché non ci sarà una vera forza politica di sinistra in grado di appoggiare le richieste che provengono dalla società potremo anche vincere alle elezioni amministrative, ai referendum, ma le cose non cambieranno mai, perché sappiamo benissimo che se anche si dovesse raggiungere il quorum il governo di centro destra non cadrà.
Questo referendum può essere una vittoria politica, ma, purtroppo, solo in prospettiva futura; eppure abbiamo il dovere di provarci. Se non ora quando? 10-06-2011 14:44 - dialektische materialismus
Il Liberismo e il Capitalismo sono un fallimento, funzionano solo ed esclusivamente per i capitalisti, ma ciò vale per tutti e in tutti i paesi del mondo ed in particolare per quelli più industrializzati ……
Sul fronte dell’energia, questo governo ha appoggiato ed appoggia apertamente il nucleare che si è dimostrato o si dimostrerà con i fatti un fallimento ……….
Fino ad oggi non è stato un fallimento in Francia ?
La dimostrazione del fallimento della politica energetica francese ci sarà a posteriori ……
I prossimi governi dei “cugini” transalpini, avranno grosse gatte da pelare …….
Questo governo vuole la privatizzazione dell’acqua e ciò è una posizione fallimentare della politica di questo governo ………..
Che la privatizzazione dell’acqua sia un fallimento è già stato dimostrato in altri paesi europei e sarà dimostrato meglio in futuro …………..
Gli Italiani che votano ed hanno votato per il governo in carica, sono un fallimento ……… 10-06-2011 13:15 - Banca/rotta