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COMMENTO
13/06/2011
  •   |   Pierluigi Sullo
    Un traguardo, molti significati

    Abbiamo vinto. Quorum superato, maggioranza schiacciante di sì. I quattro referendum sono arrivati al traguardo di volata. E’ un evento eccezionale e che ha molti significati. Ne annotiamo qui alcuni, quelli secondo noi più importanti. L’ordine di importanza lo può stabilire ciascuno, liberamente.


    Primo. Il sì della maggioranza degli elettori riguarda i servizi pubblici e l’energia. Precisamente, dice che l’acqua, come altri servizi pubblici essenziali (quali il trasporto pubblico e i rifiuti), non possono essere, in nessuna forma, affidati a imprese private. E’ una autentica rivoluzione, probabilmente il primo caso al mondo di un pronunciamento popolare di questa ampiezza – e solennità – su un tema tanto controverso, attorno al quale da almeno un quindicennio lotte, resistenze, campagne si sono accese in tutto il mondo.

    Pensiamo che non solo possiamo finalmente andare orgogliosi di quel che accade nel nostro paese, e mostrarlo come esempio da seguire a tutti, ma che in questo modo si stabilisce necessariamente che va cercata una effettiva democrazia cittadina, in grado di gestire quei servizi lontano dalla voracità delle multinazionali o delle «multiservizi» le cui quotazioni in borsa stanno adesso precipitando, ma anche oltre la burocrazia clientelare del pubblico-partitico. Nonché contro l’ideologia del «privato è efficiente» e del «liberismo light» che ha animato anche il centrosinistra: sintomatico è il fatto che Eugenio Scalfari, sulla Repubblica di domenica, incitasse a votare quattro sì senza mai citare il merito delle consultazioni, dato che sull’acqua e i servizi pubblici, come sul nucleare, le posizioni sue e del Pd erano molto diverse da quelle dei promotori dei referendum.

    La conferma di questa necessaria ricostruzione democratica la dà il voto sul nucleare, non meno importante di quello sull’acqua: data l’urgenza di abbandonare, o limitare all’estremo, il consumo di fonti fossili, e proibendo le centrali nucleari, i cittadini dicono che la strada giusta è quella tedesca: puntare tutto nell’immediato futuro sulle fonti rinnovabili. Le quali sono – o possono essere – un altro mattone della democrazia alla portata dei cittadini, grazie alla produzione di energia diffusa, a misura del territorio e delle comunità.

    Il voto sul legittimo impedimento è il corollario di questa indicazione di rotta. La legge è uguale per tutti, senza deroghe. E’ il primo passo, il più elementare, di ogni democrazia.


    Secondo. Il voto dei referendum conferma e rafforza il «vento nuovo» che si è alzato con le elezioni amministrative. Come a Milano o Napoli gli effettivi agenti della vittoria dei candidati che il Pd non voleva - la cui affermazione contraddice il politicismo di chi (come D’Alema) insiste perché il centrosinistra si allei con il «terzo polo» - sono stati associazioni, reti e gruppi della vasta società civile in grado di parlare a tutti i cittadini senza distinzioni per proporre loro un altro modello di civiltà, anche nei referendum il ruolo di primo piano è stato quello dei cittadini che si sono mobilitati – prima di tutto – per raccogliere le firme sulla richiesta di referendum per l’acqua. Quella campagna è un fatto senza precedenti, in Italia: mille comitati, in soli tre mesi, hanno saputo raccogliere un milione e trecentomila firme,.

    A chi ora dice, come il Corriere della sera, che i referendum sono «viziati» da «emotività», si può replicare che la campagna per l’acqua dura da oltre un decennio, e che se tanti cittadini hanno firmato, e ora votato, è perché si sono convinti che la privatizzazione era un errore grave. Ed anzi è il Corriere della Sera, che insieme a quasi tutti i grandi media da anni martella sulle privatizzazioni e sul nucleare, a dover riflettere sul fatto che la maggioranza dei cittadini ha voltato loro le spalle.

    Il passo successivo, secondo noi, dovrebbe essere quello del prendere coscienza appieno, da parte dell’infinità di movimenti e comitati e associazioni locali o tematici – appunto i principali vincitori di queste due occasioni elettorali – del fatto che acqua, servizi pubblici in generale, energia, sono i fondamenti di un modo diverso di vivere della società e di una economia del bene comune (anziché del profitto privato). Abbiamo una proposta convincente da fare a tutti e, ora, abbiamo la forza e l’autorevolezza per farla. Si tratta di capire come non disperdere questo tesoro, come far convergere in un altro modo di far politica le immense energie che hanno reso possibile la vittoria nei referendum.

    I partiti disputeranno su chi, tra loro, abbia effettivamente vinto i referendum, e cercheranno al contempo di cancellarne i contenuti. Bisognerà fare in modo che alla vasta platea di cittadini che sono andati a votare sia chiaro come ad essere sconfitta oggi è l’ideologia del Prodotto interno lordo, del «mercato» come regolatore della società, del consumo senza limiti della natura, che tutti i partiti condividono – tranne eccezioni molto minoritarie.


    Terzo. Ci siamo liberati di Berlusconi. Ovvero, continueremo a vederlo esibirsi in tutte le televisioni, il governo resterà in carica nonostante la crescente frattura nella maggioranza. Ma, quel che più conta, ci siamo liberati dalla sensazione che il racconto berlusconiano di una società dell’individualismo e del consumo, dell’arricchimento con ogni mezzo e delle soluzioni virtuali a problemi reali, fosse invincibile. Infatti l’apparato berlusconiano è stato vinto, spazzato via, a Milano come sul nucleare, a Napoli come sull’acqua, e naturalmente su una – la più sfacciata – delle leggi «ad personam», quella sul legittimo impedimento.

    Dopo oltre un quindicennio di onnipresenza della faccia di Berlusconi, della sua volgarità e della sua capacità di dire una cosa e il suo contrario, di mentire senza pudore e di interpretare le peggiori pulsioni sociali, ci togliamo un grande peso. Non sappiamo quanto durerà ancora la finzione del «governo» e della «fiducia» (comprata), ma è certo che siamo avviati alla fine di un’epoca che ha umiliato il nostro paese.

     

    * www.democraziakmzero.org


I COMMENTI:
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  • Personalmente ho fatto questa considerazione: con questo referendum sono stati abbattuti tre pilastri delle politiche di Berlusconi.

    1) La promessa irrealizzabile, cioè il nucleare, che in questo paese non è pensabile a causa del territorio e della densità di popolazione, oltre ad essere una scelta ottusa in termini tecnologici ed economici.

    2) Il favore ai suoi amici imprenditori/speculatori con la svendita obbligatoria dei servizi pubblici essenziali.

    3) Le leggi per i suoi problemi giudiziari.

    Per quanto riguarda la sinistra invece la speranza è che capiscano che non bisogna mai rincorrere le proposte politiche dell'avversario, ma contrastarle e far prevalere l'idea di bene comune (energia, acqua, giustizia). 14-06-2011 13:18 - Pasquino
  • Sono un adulto con una certa età e facente parte di una Università della terza età, abbiamo deciso di votare si ai referendum per saldare parte del debito che abbiamo verso le nuove generazioni. Levinas sosteneva che questo mondo ci è stato prestato e che dobbiamo restituirlo alle nuove generazioni avendo avuto cura di ben conservarlo. L'aver votato si ai 4 referendum in parte ripara eventuali danni da noi causati per distrazione. Tutti i referendum rispondono al quessito di Levinas: il nuccleare mi sembra scontato dimostrarlo, l'acqua va oltre il quesito in quanto dà un colpo all'idea proprietaria dei beni comuni, il legittimo inpedimento è perchè la legge sia uguale per tutti e per un vecchio detto "chi non sa difendere le conquiste non sarà mai in grado di effettuarne altre". 14-06-2011 12:20 - tommaso laviosa
  • Il nucleare richiedeva tempi lunghissimi di costruzione e tutti con soldi pubblici (perchè non sono stati fatti consorzi tra privati) meglio investire in energie pulite.
    L'acqua come principio è un bene demercificato, può essere gestito da privati, da enti pubblici, ma anche da coperative, l'importante è che gli investimenti siano fatti con i soldi pubblici, ci volevano miliardi di investimento per fare il nucleare ma nessuno era disponibile a metterci soldi privati, con l'acqua ce i mettevano perchè erano sicuri di rientrare senza rischi. 14-06-2011 09:28 - giancarlo sartoretto
  • il successo civile, realmente democratico e popolare è anche una risposta alla provocazione di asor rosa: solo la partecipazione e la condivisione di valori e strumenti può liberarci dai dittatori mediatici e i poteri forti 14-06-2011 08:51 - andrea
  • bene caro manifesto,e adesso cosa fare? il ministro tremonti rivolgendosi a tutti:sinistra ,destra ai sindacati e alla cara d.ssa marcegaglia,ha comunicato che in cassa mancano euri.
    Posiiamo sapere noi,compagni di base,i dettagli di una eventuale governo della nave italia?siamo in grado di stare ben saldi al timone?abbiamo tagliato le palle a tutti i lestofanti o meglio traditori del partito?(vedi la puglia).
    Caro manifesto se non siamo pronti meglio controllare a distanza di sicurezza il governo.A noi compagni di base dovete spiegarci dettagliatamente tutto l'equpaggio della nave.Avviso per l'eventuale equipaggio e comandante della nave :''sarete controllati dai''pasdaran''.A ogni amministratore locale e nazionale deve risuonare un solo numero il 41 bis........ 14-06-2011 08:32 - segej
  • Adesso non resta che il clown si dimetta ....fine dell'opera... 14-06-2011 00:17 - Filosofo
  • E' una bellissima vittoria dei cittadini che da dieci anni, soprattutto in Toscana, si impegnano contro la privatizzazione dell'acqua. E anche dei comitati antinuclaristi che peraltro avevanioo già vinto un refrendum molti anni fa. E' bellissimo, una vttoria dei citaddini, né di destra né di sinistra. Peccato che il solito Vendola ci vgolia mettere sopra il cappello. 14-06-2011 00:17 - Laura
  • Si è trattato indubbiamente della vittoria di quella parte della società civile che in questi anni si è battuta contro il neoliberismo e la demagogia reazionaria di Lega e Pdl. Tuttavia il Caimano, sebbene in grave difficoltà, non è ancora disarcionato.
    Speriamo che D'Alema e Veltroni non provvedano a dargli, come al solito, una mano.
    Oggi, però, tira un'aria diversa e forse sta finendo davvero un'era buia... 14-06-2011 00:06 - lyky
  • dopo tanti anni di esilio volontario all'estero quasi quasi posso pensare di fare una vacanza in Italia.
    piano piano le cose sembrano andar meglio.
    per quelli che anno scelto di rimanere e lottare inveci dei mostrare il dito medio ed andarsene come me posso solo dire: Bravi! vi ammiro. 13-06-2011 23:47 - Luca
  • Boia chi molla!!!!
    Ardisco ma non ordisco!!! 13-06-2011 23:34 - Sandrino
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