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Norma Rangeri
Massa critica
Se i risultati delle elezioni dei sindaci segnano una svolta, quelli dei referendum la definiscono: il 57 per cento di votanti polverizza la soglia del quorum e ci consegna una svolta storica. Osteggiati dai partiti, irrisi dagli analisti, boicottati dal populismo berlusconiano, i referendum resuscitano e segnano, come già molte altre volte nella nostra storia, il tramonto di un'intera fase politica. Un messaggio chiaro (e devastante) per le destre, un avvertimento (preciso) per il centrosinistra.
Ha vinto un paese stufo ma non rassegnato, che fa da sé e si muove con strutture orizzontali, per piccoli gruppi, organizzando la propria agenda tra lo scetticismo generale, con l'appoggio di qualche giornale e l'oscuramento dei grandi mezzi di comunicazione. Dimostrando di essere capaci di rappresentare l'interesse generale: prima raccogliendo milioni di firme, poi portando al voto una larghissima maggioranza dei cittadini (dentro quel 57 per cento c'è il 93 per cento di sì).
Trainato dall'apparente ossimoro di questioni insieme concrete e di grande valenza simbolica, si è mosso un altro modo di fare politica e la politica finalmente ha ripreso quota. Dall'acqua pubblica al nucleare (indicazioni programmatiche di un'agenda ecologista-antiliberista) al legittimo impedimento (voto popolare contro Berlusconi), dalla partecipazione del mondo cattolico (fino al papa) al popolo della Rete e dei Comitati, il voto referendario mantiene saldamente la rotta alternativa tracciata dalle elezioni amministrative, la conferma, la rafforza, la spinge verso nuovi approdi.
La scandalosa affluenza fa scoppiare la vecchia coppia al potere: Bossi e Berlusconi, insieme sugli altari della lunga stagione dell'egoismo sociale, insieme nella crisi con la propria base elettorale. Bossi che si unisce a Berlusconi nell'ostentazione dell'astensione (mentre tutto il nord corre al voto) è solo l'ultimo segno del declino. Ma la campana suona anche a sinistra, parla al principale partito di opposizione che affigge i manifesti con i quattro Sì solo a pochi giorni dall'appuntamento elettorale.
Nessun recinto regge all'urto di un'onda che chiede di uscire dall'incubo del berlusconismo cambiando i connotati al linguaggio, capovolgendo le priorità della politica, come la passione dei movimenti di piazza ha testardamente testimoniato. Pochi nelle vecchie élite hanno avuto la capacità di ascoltare e decifrare il tramonto di un sistema, e sui referendum solo Di Pietro ha lavorato e creduto nella vittoria.
Se si considerano le potenti armate mobilitate per far fallire la partecipazione al voto (la tv silente, le manovre di leggi-truffa sul nucleare), se si aggiunge il freno del Pd (legittimo impedimento? un boomerang), quel 57 per cento raddoppia persino il suo potenziale alternativo. Consegnando al futuro prossimo il terzo round: vinte due battaglie ora ci aspetta la terza: le dimissioni di Berlusconi. Dopo, tutti al mare.
- 30/06/2011 [25 commenti]
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In secondo luogo Vendola ha dato in gestione l'acquedotto pugliese ai privati dicendo che non siamo in Unione Sovietica. Ora come farà dopo i referendum? 15-06-2011 16:28 - Mirko P.
Antonio Mattioli Responsabile delle Politiche Contrattuali della Cgil Emilia Romagna(non una federazione secondaria)ha spiegato che nelle prossime settimane dovremo far vivere la nostra proposta (al centro la titolarità o meno a firmare contratti collettivi e le sanzioni in caso di sciopero)con l obbiettivo di costruire vere e proprie barricate contro l arroganza di quell associazione antidemocratica costituita da soggetti come Bombassei(confindustria),Sacconi, Angeletti e Bonanni.In gioco c e la democrazia,diretti inalienabili per una societa civile. e quindi la nostra proposta deve vivere nel confronto con i lavoratori,per preparare la nostra organizzazione a uno scontro senza precedenti.Perche quando l obbiettivo e distruggere il contratto e impedire l esercizio democratico della rappresentanza,non ci si puo permettere di parlare piu di "confronto". lele 15-06-2011 08:03 - lele
I nani del governo dovrebbero trovare posto sotto la pressa dell’autodemolizione “auto amica” e la schiacciatina risultante, potrebbe essere venduta come souvenir ai turisti giapponesi …… 15-06-2011 00:42 - Fiat Lux
Lo stesso Vendola che ha dato in gestione l'acquedotto pugliese a privati dicendo ai comitati per l'acqua "Qui non siamo in Unione Sovietica".
Gianni sei un galoppino in malafede. 14-06-2011 22:58 - Mirko P.
Cari compagne e compagni, passate le votazioni e i referendum, con dei risultati straordinari.
Noi ,come Federazione della Sinistra abbiamo avuti dei buoni risultati,specialmente a Napoli,ma penso sinceramente che non sono soddisfacente,anche tenendo conto del oscuramento mediatico.
Quello che vorrei proporre e una altra cosa ,non ci possiamo presentare alle prossime elezioni,ancora divisi,perché non ci vedono credibili,non siamo capace di raggiungere l`unità fra noi comunisti,come possiamo diventare un punto di riferimento.
¿Perché non riusciamo ha raggiungere l`unità dei comunisti?
Oggi siamo di fronte a partiti e innumerevole personaggi che si definiscono di sinistra ,parlando d`una sinistra nuova riformista ecc.ecc..creando una confusione ideologica,che allontana molta gente ,logicamente ognuno può definirsi come vuole.
Per questo l`importanza della falce e martello,che non sono dei semplici simboli,ma
rappresentano un punto di riferimento e d`identità molto forte, per tutti quelli che siamo anticapitalisti, per la pace, la libertà, la democrazia ,la legalità,la laicità, sanità e scuola pubblica ecc.ecc .Dentro la federazione della sinistra non ci possono essere due partiti con gli stessi ideali e simboli,cosi non diventiamo credibili, ci vuole l`unità,soprattutto la partecipazione e la scelta dei dirigenti dalla base ,purtroppo ci sono troppi dirigenti che vedono l`unità come una cosa astratta ,bisogna confrontarsi apertamente,democraticamente senza paura,vi ricordo che l`Italia ha una forte tradizione di sinistra come in nessun altro paese al mondo, abbiamo un`identità propia,dobbiamo essere orgogliosi del nostro passato con tutti i suoi errori,ma sono nostri.Ogni paese cerca il suo cammino verso un mondo migliore,confrontandoci con tutti,per migliorare.
IL PCI NON È MORTO, è addormentato placidamente grazie ad una classe dirigente non all`altezza della sua storia.
Oggi possiamo risvegliarlo con una grande partecipazione di tutti quelli che vogliamo un`Italia diversa ,con la nostra identità e i nostri simboli,che rappresentano la dignità del lavoro ,che fanno paura soltanto al sistema capitalista.
Cari compagne e compagni,raggiungere l`unita è molto semplice,basta volerla,confrontandoci sui problemi reali,eliminando gli interminabili discorsi astratti,che dividono più che unire,scegliendo dei dirigenti dalla base,che siano onesti e veramente di sinistra senza ambiguità in forma partecipativa,come si faceva una volta.,e che restino sempre a contatto con la base.
Un caro saluto a tutti.
Vito terranova 14-06-2011 22:25 - vito terranova
Se il nucleare non ha futuro dopo Fukushima, è sull'acqua che già aleggiano gli avvoltoi delle multiutility. Il corteggiamento del PD (da sempre privatizzatore, salito tardivamente e strumentalmente sul carro del vincitore referendario) all'UDC di Casini Pier Ferdinando in Caltagirone, ribadito dal nipote d'arte Enrico Letta ancora dopo il voto referendario, non promette nulla di buono.
Ricordiamo che l'abrogazione della legge Ronchi-Fitto non imporrà agli ATO la privatizzazione della gestione dell'acqua per almeno il 40% previo concorso entro il 31/12/2011, ma nemmeno la impedirà. Cioè, le amministrazioni locali, anche dopo il referendum, se lo riterranno opportuno (e dove governa il PD è facile che lo riterranno tale), potranno benissimo aprire ai privati, anche senza concorso. Direte voi: va contro l'intendimento del Forum dell'Acqua, il comitato promotore del referendum appena vinto. Dico io: vero, tuttavia se l'attenzione non continuerà a restare molto alta se ne fotteranno altamente, così come (nonostante l'attenzione più che vigile) stanno facendo per la TAV Torino-Lione le varie amministrazioni piemontesi di sinistra o di destra (giunta Cota, non diversa da quella Bresso). In Val di Susa se ne stanno fottendo altamente dei cittadini e si apprestano, anche con la forza, ad ammorbare una valle con il più immane spreco di denaro pubblico mai visto nel nostro Paese, la cui utilità sociale ed economica non va oltre vacui slogan ("la TAV ci serve per entrare in Europa", "ci serve per andare verso la modernità", "ci serve per prepararci alle sfide del futuro"), viceversa ne è evidente l'utilità affaristica e di Casta, con un flusso di denaro assicurato per un ventennio (minimo) di faraonici lavori.
Prepariamoci anche per l'acqua a un assalto che verrà proprio dal maggior partito della sedicente "sinistra", il PD che va a braccetto con l'UDC, con le varie Iren-Hera-Enìa emiliano-piemontesi al nord, con l'Acea dei Caltagirone al centro-sud.
Dovessero rispettare gli intendimenti referendari, ad esempio qui a Torino ci si dovrebbe aspettare che la Smat, società di diritto privato interamente partecipata dal pubblico che gestisce l'acquedotto, tornasse ad essere il vecchio Acquedotto Municipale, società di diritto pubblico. Tuttavia non credo alle favole e sono certo che ciò non avverrà mai. Basti dire che l'ex sindaco della "Surfin' Torino", l'osannato Sergio Chiamparino (quello che giocava a briscola con Marchionne), era schierato nel comitato contrario ai due referendum contro la privatizzazione dell'acqua. Il nuovo sindaco Piero Fassino (quello che "abbiamo una banca!", quello che "se fossi un operaio voterei a favore di Marchionne") si pone in diretta continuità col predecessore e non gli è certo da meno quanto a propensione alle privatizzazioni e ai miti del liberismo e della crescita, a massima distanza dal concetto di bene comune e di attenzione al sociale che ha caratterizzato la mobilitazione referendaria e la svolta culturale che questa ha espresso.
Con il debosciato di Arcore ormai pateticamente arroccato ma ineluttabilmente al crepuscolo è dalla sedicente "sinistra" del PD dell'ing. Carlo De Benedetti che dobbiamo guardarci, senza lasciarci fregare dalla sua maschera progressista fatta di ambiguità e ipocrisia. 14-06-2011 16:30 - Alessandro B.
un caro saluto,
federico 14-06-2011 16:13 - federico