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COMMENTO
17/06/2011
  •   |   Gaetano Azzariti
    La nuova sfida è la rappresentanza

    l referendum è riemerso dagli abissi nel quale era stato sospinto e ha mostrato tutta la sua forza. Più volte negli ultimi sedici anni si era tentato di svegliarlo dal suo torpore, ma ogni volta era rimasto dormiente, facendo fallire i sogni di chi - con le più diverse intenzioni - ha provato ad appellarsi al popolo. Ma "il popolo" non rispondeva.
    L'unica fondamentale eccezione del recente passato è stata quella del referendum costituzionale del 2006. Anche in quel caso - come oggi - in gioco c'erano il modello di sviluppo e le regole della convivenza. La partecipazione allora - come oggi - fu inaspettata e travolgente. Il 53,6 % degli aventi diritto si recò alle urne (nonostante, in quel caso, non vi fosse bisogno di quorum) e la nuova "costituzione di Arcore" fu respinta dal 61,7% dei votanti.
    Se si ha uno sguardo lungo, volgendosi all'indietro per osservare la nostra storia repubblicana, si potrà scorgere - andando oltre le vuote parole e le contingenze mutevoli - la trasformazione storica che stiamo vivendo e che la decisione del 12 e 13 giugno ha sanzionato. Come ben avevano intuito i nostri padri costituenti, gli istituti di democrazia diretta (il referendum in primo luogo) non sono strumenti ordinari di governo. Entro un sistema di democrazia rappresentativa la loro funzione è ben più essenziale. Da un lato, quella di ristabilire un ordine infranto, opponendosi ai tentativi di stravolgere la costituzione da parte di una risicata maggioranza parlamentare, non corrispondente a una maggioranza reale; dall'altro, quella di innescare un cambiamento di fase radicale, che la debolezza del sistema politico e rappresentativo non riesce a far emergere.
    Basta pensare al fatto che persino la nostra democrazia nasce al seguito di un referendum istituzionale (quello del giugno del 1946), non essendo la scelta tra monarchia e repubblica nella disponibilità delle forze politiche che pure avrebbero dato vita da lì a poco, in assemblea costituente, alla costituzione. Ma anche la fine della società rurale e arcaica, con le sue tradizioni clericali e patriarcali, in un paese condizionato dalla chiesa e governato da un partito cattolico e tradizionalista, fu segnata da due referendum: quello sul divorzio e quello sull'aborto.
    Scandalizzerò i più, ma fatemi dire che in molti altri casi i referendum - che abbiano conseguito il quorum o meno - sono stati in fondo "marginali", usati per affermare indirizzi politici parziali, magari rilevanti, ma comunque non idonei a sbloccare un sistema politico e rappresentativo realizzando un nuovo ciclo storico. In tutti questi casi il referendum non ha mostrato neppure lontanamente la forza che le è propria. Referendum dimidiati, rapidamente riassorbiti dal sistema politico: basta pensare alla sorte subita da quello sul finanziamento pubblico ai partiti.
    Il referendum ha dunque una sua forza intrinseca, che non sempre si manifesta, ma che non è neppure governabile dall'alto. Le forze politiche - comprese le più illuminate - non sono in grado di controllare il gioco dell'appello al popolo. Perlopiù, anzi, il referendum opera contro alcune di esse.
    Vorrei sottolineare però anche un altro punto critico. Non è neppure possibile escludere che il pronunciamento del popolo si esprima imponendo sì una svolta al sistema, ma di segno regressivo. Così è avvenuto agli inizi degli anni '90, quando il nuovo ciclo politico è stato attivato dai referendum sui sistemi elettorali. In quel caso un rovinoso plebiscito, nel 1993, ha fornito la legittimazione necessaria per imporre la cosiddetta "democrazia maggioritaria". Una democrazia senza qualità che è alla base della più profonda involuzione politica della Repubblica.
    Se dunque non bisogna farsi prendere dai miti, neppure da quello referendario, è però inevitabile e importante rilevare che questo ciclo è ormai giunto al termine. È il corpo elettorale ad averlo decretato, con la sua espressione diretta di volontà, il 12 e 13 giugno. I nostri rappresentanti non possono fare altro che prenderne atto. E noi con loro, tirando un sospiro di sollievo. Il vento della storia veramente è cambiato se è lo stesso popolo italiano (la maggior parte di esso), che prima aveva sancito la peggiore fase della nostra storia, ora si ribella ai suoi esiti nefasti.
    Ha ragione chi dice che la società civile s'è risvegliata da un lungo sonno. Adesso però dobbiamo scuoterci e scuotere soprattutto chi pensa ancora che il referendum sia solo un episodio che può essere riassorbito entro gli schemi della politica corrente. Nulla sarà come prima. Il referendum ha fatto il suo corso, null'altro deve essergli chiesto. Ora spetta a noi costruire il nostro futuro.
    Non sarà un compito facile, ma questo referendum solleva problemi per nulla contingenti, che vanno ben oltre le stesse questioni specifiche sottoposte agli elettori. Ciò che appare tornare in gioco è l'assetto complessivo del sistema democratico.
    Nessuno può permettersi di sottovalutare la dimensione dei problemi. Neppure il movimento che ha dato vita alla grande avventura del referendum, contro ogni aspettativa e al di fuori della cittadella della politica tradizionale. Ora bisogna trovare il modo per invaderla quella cittadella. Non ci si può permettere di proseguire la lotta senza rappresentanza. Non contro i partiti, ma certo cercando di sconvolgere le logiche che hanno portato alla loro asfissia. Non contro le istituzioni, ma certamente cercando di trovare un nuovo equilibrio che, abbandonando l'ossessione per la governabilità, riscopra le virtù democratiche della rappresentanza parlamentare.
    Organizzare la partecipazione democratica, modificare lo stato di cose presenti, confrontarsi con i partiti e le istituzioni: ecco la nuova sfida.


I COMMENTI:
  • il lato positivo della cosa è che il riso abbonda! 19-06-2011 12:49 - Alessandro comunista
  • Vedo che molti si riferiscono ad alessandro comunista come comunista. La cosa mi fa ridere. 18-06-2011 14:15 - Murmillus
  • Per quanto riguarda i referendum del 1991 quello sulla preferenza unica continuo a pensare che fosse giustificato. Le combinazioni di preferenze, che allora arrivavano a cinque, venivano preassegnate dai clan delle varie mafie per controllare il voto. Certo, si possono sempre trovare modi diversi di imbrogliare, ma perché renderglielo più facile? 18-06-2011 12:45 - Livia
  • Grazie ad Azzariti per il suo articolo tutto condivisibile, che ha ricordato all'informazione facilona come il referendum costituzionale del 2006 fosse andato oltre il quorum, benché non fosse necessario raggiungerlo in quel caso. Anche allora c'era molta esasperazione contro il governo di destra, poi vanificata dalla legge elettorale e dalla solita sinistra di mercato. Credo proprio che finché non ci liberemo di ichiniani e veltroniani non si potrà fare niente di serio in questo paese. La campagna sull'acqua ha richiesto energie enormi, cinque anni di tempo, una situazione di crisi economica pesantissima e probabilmente anche l'aiuto di Fukushima per arrivare a questo risultato. Realisticamente, crediamo che sia replicabile a breve termine un lavoro simile, moltiplicato per tutte le questioni drammatiche che ci sono da azzerare e ricostruire? Ci vorrebbero l'energia e i cervelli della Rivoluzione francese, altro che sentirsi grandi, importanti e mobilitati solo perché si smanetta su facebook! Diciamo che facebook può essere tutt'al più l'equivalente dei pamphlet di un tempo: fa parlare, e anche sbecerare. Ma se non ci si mette dell'altro, non basterà mai. 18-06-2011 12:42 - Livia
  • io sono comunista, concordo a pieno con Alessandro, il problema che a SINISTRA c'è troppa gente che crede di essere più comunista degli altri, se non arriviamo ad una UNITA' fra tutte le forze che credono in un mondo migliore e diverso, sarà tutto inutile e gli sforzi fatti saranno vanificati. 18-06-2011 11:54 - ZENO
  • I risultati delle recenti amministrative e il referendum? Segnano la nascita di qualcosa di nuovo? B. e il bunga bunga? La fine assurda di una vicenda assurda. Ma non c'entra. Siamo entrati in una pagina assolutamente nuova. Che ci imparenta con quanto avviene in Siria, in Nord Africa, nel mondo arabo. E' qualcosa di inarrestabile, di inevitabile: la cancellazione di un mondo vecchio, inservibile. E il tempo stringe. 18-06-2011 11:19 - carlo carlucci
  • Ho una certa età, e mi ricordo che andammo ai referendum anche per eliminare il finanziamento pubblico dei partiti e per abolire il ministero dell'agricoltura.
    Risultato di decisioni politiche trasversali: il finanziamento pubblico ora si chiama "rimborso spese", il ministero dell'agricoltura ora si chiama "ministero per le politiche agricole". La morale purtroppo è unica: a lorsignori delle decisioni del popolo non glene può fregar di meno (basti pensare a ciò che ha detto Brunetta all'indirizzo dei "Precari"!!!). Così sarà anche per i referendum 2011: spero che le nuove generazioni riescano a fare piazza pulita di tutta la vetero-feccia che prolifera nell'ambiente politico italiano. 18-06-2011 10:35 - Giuseppe
  • Io comunista non sono, ma condivido in pieno i commenti di Alessandro: incidente nucleare giapponese e vita privata del premier hanno fatto il quorum. 18-06-2011 10:12 - Giuseppe
  • Complimenti per aver ridimensionato la retorica referendaria e per aver ricordato che la degradazione presente ha la sua origine nella demagogia maggioritaria. Io andrei più indietro e sfidando l'impopolarità direi che Craxi aveva ragione nel 1991, e che se fossimo andati al mare il pasticcio maggioritario non sarebbe mai nato. Allora votammo tutti contro Craxi, di cui volevamo sbarazzarci, senza badare al valore intrinseco del referendum. Segni & C. hanno avviato una serie di riforme elettorali senza modificare le garanzie costituzionali, dando a una minoranza la possibilità di cambiare la Costituzione, eleggere il Capo dello Stato ecc. O erano analfabeti o erano in malafede. Ora Segni torna alla carica, e, accompagnato dai veltroniani, alza un fuoco di sbarramento contro il nuovo referendum sulla legge elettorale, proclamando che così si torna all'Italia peggiore: come se l'Italia di questo ultimo ventennio, nata dalle sue riforme scervellate, fosse migliore! Bisogna ricongiungere la legge elettorale alla Costituzione repubblicana: siamo in un regime democratico rappresentativo, in cui i cittadini eleggono i loro rappresentanti senza vincolo di mandato. I governi nascono in Parlamento, com'è giusto. I deputati si vendono e si comprano in questo parlamento maggioritario, è la seconda repubblica che ha eletto Scilipoti! Apprezzo anche l'equilibrio e la moderazione dell'articolo nel considerare i rapporti fra partiti e movimenti. Se il Manifesto pubblicasse articoli sempre di questo tipo, sarebbe il miglior giornale della sinistra italiana. 18-06-2011 08:07 - Bartolo Anglani
  • Ma perché coruozentinuate a prendervi in giro? I referendum hanno avuto successo esclusivamente per l'incidente giapponese, così come Pisapia ha vinto perché la parte più moralista degli elettori di destra ha abbandonato Berlusconi per via del bunga bunga. 18-06-2011 00:01 - Alessandro comunista
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