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COMMENTO
28/06/2011
  •   |   Loris Campetti
    Se si ferma il vento del cambiamento

    Bisogna fare attenzione a non tirare troppo la corda, perché, come insegnano i rudi riti padani, a volte capita che il gioco della fune finisca male, e tutti giù per terra. Può capitare anche in altri ambiti, persino dentro il più forte sindacato: la Cgil. Sarebbe difficile dire ai lavoratori che per primi si sono messi a soffiare sulle nuvole per liberare l'orizzonte, contaminando tutte le componenti vive della società fino a determinare un forte vento di cambiamento, che era solo uno scherzo.

    Cari compagni di Pomigliano e Mirafiori in lotta per la difesa della vostra dignità e del diritto a scioperare e ammalarvi, cari metalmeccanici che vi battete per i contratti e la democrazia per tutti, carissimi studenti che vi siete ripresi le università, i tetti e le piazze per rivendicare una scuola pubblica non classista, cari precari di ogni ordine e grado che non vi piegate agli attacchi dei Brunetta e Marchionne di turno, care donne che rifiutate l'immagine di genere vomitata dai palazzi e dalle camere da letto del potere e da un'informazione monopolizzata: la ricreazione è finita. Chiedetelo a quelli della Val di Susa, se non ci credete.
    Ieri si è riunito il direttivo nazionale Cgil per discutere l'ipotesi di un avviso comune con Confindustria, Cisl e Uil che oggi potrebbe essere formalizzato. È un testo i cui contenuti vengono centellinati e su cui la segretaria Susanna Camusso ha chiesto una delega - praticamente in bianco, non essendo noto in tutti i suoi punti il protocollo - all'organismo decisionale di Corso d'Italia. Da quel che è trapelato, questo testo è l'opposto della richiesta di democrazia che prorompe dai posti di lavoro e penalizza la partecipazione democratica madre dei risultati straordinari della primavera: dalla liberazione di tante città dal giogo berlusconiano alla vittoria referendaria con cui si è sancita la priorità dei beni comuni sui profitti privati. Mentre si contesta una legge elettorale porcella che impedisce ai cittadini di scegliere da chi essere rappresentati, si vorrebbe formalizzare il divieto dei lavoratori a votare accordi e contratti che riguardano la loro vita. Al loro posto deciderebbero i sindacati, ma solo quelli in linea, firmatari degli accordi a perdere.
    Si parla di «tregue», cioè del congelamento ad libitum del diritto di sciopero. Si parla, sotto falso nome, di derogabilità dei contratti nazionali, sostituibili con quelli aziendali, magari strappati con il ricatto «lavoro in cambio dei diritti». Si capisce che ieri la Fiat abbia auspicato una felice e rapida conclusione del confronto comune tra quella Confindustria da cui minaccia di uscire, i sindacati complici e professionisti negli accordi separati, e una Cgil da ricondurre finalmente a ragione, liberata dalle pretese democratiche della Fiom.
    È difficile credere che la Fiom, diventata nell'ultimo anno un riferimento generale come dimostra la inedita partecipazione attiva alle feste appena concluse per i suoi primi 110 anni, possa essere immolata dalla Cgil sull'altare di una normalizzazione delle relazioni sindacali che sarebbe foriera di pericolosi temporali. Chiamare tutti a raccolta per liberarsi di Berlusconi, per poi spiegare che però bisogna tenersi Marchionne e piegarsi alla sua filosofia, sarebbe una scelta suicida. L'unità sindacale è un obiettivo centrale, chi potrebbe negarlo? Ma l'unità va costruita dal basso, nel rapporto con i lavoratori - con i cittadini, nel caso della politica che ha assistito quasi passivamente al cambiamento del vento, salvo tentare di mettere il cappello su risultati che non le appartengono. Uniti con chi? Per esempio con i 30 mila giovani che hanno partecipato alla serata costruita con Michele Santoro e la sua equipe il 17 giugno a Bologna, alla festa della Fiom.
    Mentre si pone il problema di rappresentare chi non ha rappresentantanza, che è la questione centrale per un sindacato proiettato verso il futuro, sarebbe paradossale toglierla a chi ancora ce l'ha. Questo sarebbe l'esito di un accordo contro natura siglato dalla Cgil, alla faccia della democrazia, della partecipazione, delle leggi e della Costituzione, di tante sentenze dei giudici che danno ragione alla battaglia della Fiom. Il governo, come fanno gli avvoltoi, aspetta il cadavere del nemico per spolparlo. Cioè per trasformare l'avviso comune in una legge truffa. Tutti d'accordo nell'invocare «l'unità», come ai tempi di Pomigliano, tutti pronti a dare consigli e lanciare anatemi ai presunti irresponsabili. La Cgil deve chiarire se ritiene la Fiom una risorsa o un problema. La firma di quell'accordo sarebbe la risposta peggiore.


I COMMENTI:
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  • Purtroppo le conquiste politiche e sociali degli anni settanta ed ottanta, poi diventate diritti acquisiti irrinunciabili, oggi non solo dalle destre ma anche da noti esponenti del PD sono considerate privilegi inaccettabili da distruggere. Questo per colpa innanzitutto del governo Craxi che nel 1983 tolse ai lavoratori la Scala Mobile, e poi per la responsabilità di dirigenti come Bruno Trentin e Sergio Cofferati che con i famigerati accordi del 1992 e 1993 per salvare l’unità sindacale collocarono di fatto la CGIL in posizione subalterna rispetto al padronato. La perdita della posizione di leadership della CGIL provocò il suo indebolimento nei confronti di CISL e UIL, creando le premesse per la rottura dell’unità sindacale, che secondo me era ampiamente prevedibile. Mi sono dimesso dalla CGIL alla fine del 2007, dopo 37 anni di lotte interne, prima tra i ferrovieri e poi tra i pensionati. Non potevo rimanere nella stessa organizzazione che aveva firmato il famigerato accordo del 23 luglio 2007. La storia dei gruppi contestatori interni alla CGIL come “Alternativa sindacale” ed “ Essere sindacato” che si opponevano alla sciagurata politica della concertazione, è la dimostrazione di quanto sia vana la scelta di rimanere all’interno di un’organizzazione per cercare di correggerne la linea politica, perchè chi è al potere gioca sempre sporco, sia nelle forze politiche che in quelle sindacali.. I contestatori sono stati sbeffeggiati, schiacciati e costretti a dimettersi dagli incarichi. Solo i metalmeccanici hanno resistito, anche perché dopo il disastroso risultato elettorale del 2008, CISL e UIL hanno rotto la precaria unità sindacale e si sono venduti al governo Berlusconi.. Ma tutto nasce dal famigerato accordo del 23 luglio 2007 che è stato una vera sciagura per tutti gli operai, i pensionati ed i precari. Tra l’altro le irregolarità nelle operazioni di voto tra i lavoratori favorevoli o contrari all’accordo avvenute nelle varie sedi sindacali della CGIL sono state veramente insopportabili. Quello che sta succedendo nella CGIL al giorno d’oggi è una logica conseguenza del tradimento della democrazia interna in corso ormai da molti anni. 28-06-2011 20:40 - gianni
  • Se in Italia entreranno altri milioni di crumiri clandestini la FIOM verra' distrutta. 28-06-2011 20:38 - bozo4
  • Caro Campetti, sono anni che la CGIL si è suicidata, anzi, che ci ha suicidati. Togli pure il condizionale ("La firma di quell'accordo sarebbe la risposta peggiore", "sarebbe una scelta suicida") e considera quella firma una cosa già fatta: contro la democrazia nei luoghi di lavoro e il diritto dei lavoratori a votare le scelte dei propri sindacati, la CGIl si batte, con costanza degna di miglior causa, da molto tempo. Contro il diritto di sciopero (nei servizi pubblici "essenziali"), la Cgil ha già fatto la sua parte, molti anni fa. Lasciatelo dire da uno che lo ha raccontato per anni nelle assemblee a scuola, fino a quando questi sindacati (insieme al governo dei compagni D'Alema e Berlinguer) non hanno deciso che i Cobas assemblee a scuola non ne potevano più fare, dopo avere già deciso che i rinnovi contrattuali si discutono solo con i sindacati che hanno firmato il contratto precedente: succedeva 12 e 15 anni fa, mica domani. Quando, domani, Camusso mistificherà, chissà con quali cazzate, che i diritti e la dignità dei lavoratori, la democrazia nei luoghi di lavoro, ecc., sono stati sacrificati in nome non dell'unità sindacale (che è da tempo un feticcio usato per farci trangugiare ogni sorta di rospi), ma per salvare sé stessi, il diritto a far parte della casta (o, se preferisci, della cricca) per me sarà solo un déjà vu: ma, forse, si porrà fine al terribile equivoco di considerare la Cgil di Camusso (e, prima di questa, quella di Epifani e Cofferati, almeno) l'erede della Cgil di Di Vittorio... 28-06-2011 19:11 - Roberto Alessi
  • Un avviso comune che contenesse aperture (non importa se più o meno larghe...) su quei temi che hanno costituito l'asse portante della mobilitazione di questi anni della CGIL sarebbe profondamente sbagliato.
    Anche tatticamente sarebbe un errore, per il fatto di marginalizzare l'effetto del famoso (forse anche abusato?...) "vento" che "cambia".
    D'accordo con Campetti, non c'è che da augurarsi un finale diverso. 28-06-2011 18:17 - Mauro
  • Chiedo scusa se inserisco qui un commento che non fa riferimento a questo articolo:
    Ho sempre letto il manifesto. Mi sono sempre impegnato per raccogliere fondi per la sua sopravvivenza. Ho addirittura scritto la mia tesi di laurea sul referendum antinucleare dell'87 basandomi su articoli tratti da questo quotidiano.
    Da qualche mese a questa parte ho il voltastomaco: la federazione della sinistra NON VIENE MAI CITATA se non in alcuni angolini, pezzettini, sempre "ini". Che tutto questo accada in un quotidiano che è per storia e definizione "comunista" lo trovo scandaloso. Sicuramente le firme più importanti del manifesto sono rimaste accecate dal fenomeno Vendola, e a lui sono dedicate interviste, pagine e pagine anche quando, come in Val di Susa, non era presente. Che senso ha scrivere una facciata di intervista a Vendola sulla TAV quando lui ai presidi non c'era neanche?? Gli unici presenti ai presidi erano Ferrero di Rifondazione Comunista, Diliberto dei Comunisti Italiani e Ferrando del PCL (questo l'avete riportato, sì... in due righe sul fondo di un riquadro dove c'era l'opinione di tutti): non era forse più interessante raccogliere la storia vissuta da chi ci mette la faccia ed era proprio lì, sul campo, mentre carabinieri e poliziotti sfondavano le barricate??
    le stesse STRANE omissis accadevano durante le amministrative, in cui il sostegno a Pisapia da parte della Federazione spesso non era neppure citato o anche durante il referendum del 13 e 14 giugno, dove si lasciava spazio alle dichiarazione di tutti, compreso il buon Bonelli, che sicuramente per il referendum ha fatto tanto, ma nè più nè meno della Federazione della sinistra. Con questo non voglio certo dettare la linea del vostro quotidiano o elevarmi a lettore super partes, ma semplicemente farvi notare una cosa molto molto banale: se si vuol fare informazione e non essere un giornale che utilizza gli stessi metodi di Libero, le notizie si devono dare tutte. Sono allibito e incazzato.

    Enrico Bellini 28-06-2011 17:50 - Enrico Bellini
  • Come sempre Loris Campetti analizza benissimo le lotte a tutti i livelli,dai precari ai metelmeccanici,dalle elezioni amministrative fino ai referendum, la volonta' di cambiamento e partecipare per decidere.Purtroppo dobbiamo fare i conti,oltre a questo governo infame, ai vari Marchionne anche con i soliti stalinisti, succubi del pd,ovvero il gruppo dirigente delle Cgil, non nuovi a questi patti scellerati(vedi l'accordo del 1993).Se cio' dovesse accadere (ma temo molto di si)dovremo trarre delle conseguenze.Trattare la Cgil come gli altri sindacati servi, trovare,(anche se non sara' facile)altre soluzioni che superino questi vecchi dinosauri:Aurelio 28-06-2011 17:47 - PAlazzoni Aurelio
  • Il segretario PD Bersani ha detto (dove? Ma in televisione off course) che sulla manovra "non devono essere sempre i soliti a pagare".
    Bene. Sono sempre i soliti a pagare. Precari, pensionati, pubblico impiego, si continua a spolpare. 28-06-2011 17:32 - Baldrus
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