-
|
Loris Campetti
Accordo epocale
Adesso non potrà più dire che mentre in America lo osannano qui in Italia gli tirano i gatti morti sul finestrino. Adesso anche da noi qualcuno lo ama. Sergio Marchionne, filosofo del Dopo Cristo, ha vinto su tutta la linea. Dopo aver cooptato Cisl e Uil alla sua corte, dopo aver dettato le regole alla Confindustria con un ricatto - o cambiate tutto come dico io o vi saluto - analogo a quello a cui sono stati sottoposti gli operai di Pomigliano - o rinunciate a diritti e dignità o chiudo e vi mando tutti a spasso - l'amministratore delegato della Chrysler-Fiat ha sbancato anche in Corso d'Italia. Incassa la resa della Cgil guidata da Susanna Camusso.
Adesso i contratti nazionali sono derogabili dunque non esistono più, siglando così la fine del basilare principio di solidarietà che ha regolato il lavoro nel secondo dopoguerra del Novecento. Adesso gli operai non possono più votare gli accordi e i contratti, firmati per loro conto da apparati sindacali sempre più organici al blocco di regime e dunque sempre meno sindacati. Adesso gli operai non possono scioperare, essendo stata sancita una «tregua». Come se il crollo di vendite di automobili Fiat in Italia e in Europa dipendesse da chi lavora alla catena di montaggio di Mirafiori o di Pomigliano, come se le tute blu avessero le braccia conserte per dimostrare la loro novecentesca aggressività e non perché non hanno nulla da costruire.
Tutto questo è avvenuto a Roma, nella dependance della Confindustria su cui erano puntati gli occhi dei lavoratori e di tutti quei cittadini e quelle cittadine che, insieme alla Fiom, avevano alzato il vento democratico del cambiamento. Adesso la strada si fa difficile e bisognerà riprendere a pedalare in salita tra le secchiate non di acqua rinfrescante ma di fango. Si è chiusa un'epoca, gridano gioiosi padroni e sindacati, plaudono i ministri, va fuori dalle righe persino il normalmente sobrio Sole 24 Ore, organo dei confindustriali che spara «Una firma per un'epoca nuova». Il Pd è contento, ma pensa un po'.
Siamo alla fine della storia? Lasciamo in pace Fukuyama, la storia non procede mai in modo rettilineo. Tra le parole di un accordo scritto nel fango e la realtà c'è di mezzo una variabile: le persone in carne e ossa, i lavoratori e tutti quelli che pensano al lavoro come a un bene comune e che non sono soli, hanno dalla loro la Fiom che «resiste ora e sempre all'invasore» come il villaggio gallico di Asterix e Obelix. Resiste e scompagina le carte ricordando a potenti e poveracci che ci sono diritti intangibili validi per tutti (sennò si trasformano in privilegi) che la dignità delle persone viene prima dei profitti. Bisognerà tenere i nervi a posto, tutti quelli che non intendono adeguarsi al modello sociale imposto da Marchionne dovranno tenere i nervi a posto. Perché la storia continua. La generosa battaglia della Fiom è una battaglia per la democrazia, perciò è una battaglia generale. Ma la Fiom, e gli operai, da soli non ce la possono fare. Non dobbiamo lasciarli soli.
- 30/06/2011 [25 commenti]
- 29/06/2011 [18 commenti]
- 28/06/2011 [27 commenti]
- 27/06/2011 [17 commenti]
- 26/06/2011 [22 commenti]
- 25/06/2011 [4 commenti]
- 24/06/2011 [9 commenti]
- 23/06/2011 [13 commenti]
- 22/06/2011 [11 commenti]
- 22/06/2011 [6 commenti]
- 21/06/2011 [9 commenti]
- 20/06/2011 [5 commenti]
- 20/06/2011 [7 commenti]
- 19/06/2011 [3 commenti]
- 19/06/2011 [11 commenti]
- 18/06/2011 [11 commenti]
- 17/06/2011 [10 commenti]
- 17/06/2011 [3 commenti]
- 16/06/2011 [39 commenti]
- 15/06/2011 [24 commenti]
- 14/06/2011 [14 commenti]
- 13/06/2011 [40 commenti]
- 13/06/2011 [10 commenti]
- 12/06/2011 [7 commenti]
- 11/06/2011 [23 commenti]
- 10/06/2011 [6 commenti]
- 09/06/2011 [12 commenti]
- 08/06/2011 [19 commenti]
- 07/06/2011 [18 commenti]
- 06/06/2011 [9 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Ha fatto bene la Camusso a far uscire la CGIL dall'angolo in cui era finita. 01-07-2011 12:45 - ermodoro
Dico alla Fiom : rompa con la CGIL e costruisca un altro sindacato di base. 01-07-2011 12:34 - Gabriele
Da uno sguardo veloce al gruppo dei firmatari dell’accordo del 28 giugno 2011 tra CGIL-CISL-UIL e Confindustria si nota che a firmare sono state due donne, Marcegaglia e Camusso, e due uomini, Angeletti e Bonanni. Direi che la parità tra i sessi è raggiunta. Nel segno del peggio del peggio.
Marchionne ha aperto un’autostrada alla contrattazione aziendale, con i finti rimproveri della Marcegaglia (che tutto aveva da guadagnare dai referendum proposti dall’Amministratore Delegato Fiat), che viene prontamente sfruttata da Confindustria con la compiacenza di tutte le maggiori organizzazioni sindacali, le quali, invece di aprire gli occhi ai propri iscritti in merito al programma di ridimensionamento dei diritti e delle retribuzioni dei lavoratori iniziato con l’entrata del nostro paese nell’area dell’euro, niente di meglio sanno fare che accettare il testo di un accordo la cui stesura è stata chiaramente scritta dalla sola controparte.
E così, mentre in Italia si riempiono le piazze di donne che chiedono la parità dei diritti con l’altro sesso (e non dimentichiamo che la Camusso era proprio in prima fila a rivendicare tutto ciò), non siamo neanche in grado di accorgerci che solo la meritocrazia all’interno di un paese civile e anticapitalista può veramente portare ad una parità tra i sessi. Non a caso in vari paesi nordici (che anticapitalisti non sono, ma che sicuramente sono più civili di noi per senso dello Stato), dove la percentuale di presenza femminile nelle amministrazioni pubbliche non viene stabilita per decreto, le donne sono presenti anche in numero superiore agli uomini.
Certo, la meritocrazia in un sistema capitalistico porta i migliori nelle mani del potere economico-finanziario, e questo significa che non molto può cambiare, ma già sarebbe un passo in avanti verso la valorizzazione di coloro che per merito, e non per sottomissione al del potere di cui sopra (o, meglio ancora, all’accettazione delle sue non-regole), devono accedere a posti di maggiore responsabilità.
Non è però questo il tema che oggi vorrei sviluppare, bensì porre all’attenzione di chi legge come, invece di tornare indietro su valori di produzione procapite inferiori al fine di incrementare l’occupazione, qui si torna indietro di parecchie decine di anni per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, i quali, se si rivolgono ad un sindacato non è certo perchè questo accetti tutto ciò che vuole la controparte (questo lo possono fare anche da soli), ma per far valere i propri diritti. E se i lavoratori scelgono sindacati che abbiano valenza a livello nazionale, è solo al fine di aver maggior peso contrattuale. Quando perciò ci troviamo di fronte ad accordi come quello del 28 giugno scorso, in cui il peso della contrattazione aziendale ridimensiona notevolmente quello della contrattazione collettiva nazionale fino al punto di non fare alcun riferimento al terzo dei seggi riservato alle RSU che proprio il CCNL hanno firmato, viene veramente la voglia di risparmiare i soldi della tessera sindacale. Questa, come tutte le scelte fatte a caldo, non credo sia l’opportunità migliore perché spianerebbe ancor più la strada alle prepotenze confindustriali senza penalizzare i vertici sindacali che, come c’è da attendersi, possono solo essere premiati dal potere economico per come hanno condotto i lavoratori verso la loro fine. Un vero taglio dei vertici sindacali compiacenti a Confindustria lo possono fare solo i lavoratori assumendo quelle responsabilità che solo loro si possono assumere, definendo la fine del concetto di rappresentatività che, come non funziona in campo politico, è altrettanto inesistente in campo sindacale. Un esercizio di democrazia diretta, esercitato con il necessario senso di responsabilità (che significa cercare sempre la verità, abbandonando scelte di fedeltà a chicchessia) e partecipazione (bisogna essere presenti in ogni manifestazione di difesa dei diritti umani e non solo quando ci mettono le mani in tasca), è l’unica via praticabile. 01-07-2011 10:03 - gianni terzani