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COMMENTO
06/07/2011
  •   |   Livio Pepino
    Settantamila buone ragioni

     

    È accaduto quello che temevamo e che molti volevano, come dimostrano le strumentalizzazioni del giorno dopo. La stampa, tutta la grande stampa, non ha dubbi e amplifica le veline della Questura, del partito trasversale del cemento e della società costruttrice della linea ad alta velocità (che ancora nel gennaio dell'anno scorso - non sappiamo se anche oggi - provvedeva, su richiesta del prefetto di Torino, «all'alloggiamento delle forze dell'ordine preposte al mantenimento dell'ordine pubblico»). Pochi si interrogano sulla dinamica degli scontri della Maddalena e, in particolare, se le pietre contro la polizia abbiano preceduto o seguito i lacrimogeni sparati contro i dimostranti che tentavano il preannunciato "assedio del cantiere". Tutti, o quasi, danno per scontato che il lancio dei sassi sia stato il frutto di un piano programmato di gruppi di estremisti. Nessuno, o quasi, si interroga su quando e su come tutto sia iniziato, che peso abbia avuto la reazione di parti del movimento No Tav ancora segnato dalla violenza dello sgombero di una settimana prima, quanti feriti ci siano tra i dimostranti (si parla di centinaia, anche gravi, che certo non si sono rivolti agli ospedali di zona). La ragione è semplice. Sbattere il mostro in prima pagina serve a far passare in secondo piano le 70.000 persone (7.000 secondo la Questura) che hanno occupato domenica la Val Susa.

     

    La violenza (quella di Stato e quella che ad essa si oppone) va, nella mia cultura, contrastata. Ma ciò non giustifica l'accettazione di versioni di comodo, preconfezionate e dirette a occultare il senso di una giornata che ha visto in Val Susa un movimento forte e consapevole, venuto per dire che non si fermerà e che sarà, alla fine, vincente. Come è stato per l'acqua pubblica e per le energie alternative, contrastate e irrise solo un anno fa da molti che in ultimo, per convinzione sopravvenuta o per calcolo, hanno cambiato idea.

     

    La manifestazione di domenica è stata una tappa importante, da cui occorre ripartire smascherando le strumentalizzazione e il cinismo di chi ha cercato la prova di forza.
    Gli scontri, i feriti, l'incrinarsi di ogni possibilità di dialogo tra poteri e cittadini dovevano e potevano essere evitati. Lo abbiamo chiesto in molti, una settimana fa, con un appello alle istituzioni e alla politica: fermatevi!

     

    Non abbiamo chiesto la luna ma, semplicemente, di ridare la parola alla politica, di evitare la trasformazione di una questione complessa e controversa in un problema di ordine pubblico, di arrestare la spirale che ha portato all'epilogo (provvisorio) della Maddalena.
    Stracciarsi oggi le vesti e deprecare (giustamente) le manifestazioni di violenza è una inutile ipocrisia quando non si è fatto nulla per evitarle e, anzi, si è soffiato sul fuoco sollecitando finanche l'intervento dell'esercito. La vicenda della costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione non sarà risolta con logiche militari: questo insegna la manifestazione di domenica. Alle obiezioni e ai ragionamenti non si può rispondere con i manganelli (anche perché da sempre, nella storia, la violenza chiama violenza: non è una giustificazione ma un fatto). L'opposizione di una valle non si annienta con la forza né con i prevedibili seguiti repressivi delle prossime settimane. Un cantiere non può lavorare per anni impegnando, in funzione di controllo, centinaia di agenti di polizia o di altre forze dell'ordine.

     

    Una strada diversa è possibile: aprire al più presto un grande confronto nazionale, pubblico e trasparente, tra tutte le parti in causa e i loro tecnici ed esperti su utilità, rischi, costi, alternative dell'opera. Riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa (come stanno facendo, in questi giorni, altri a cominciare dal Portogallo) è segno non di debolezza ma di intelligenza politica. Non farlo - continuando con gli slogan e con le prove di forza - provocherà nuovi scontri e nuove ferite, sempre più difficili da rimarginare. Se le cose andranno in questo modo non basterà indicare come responsabili di tutto alcune centinaia di black block venuti da chissà dove (e magari inventati).


I COMMENTI:
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  • ma non capite che i black block non esistono? eppoi, dopo il massacro condotto dagli sbirri lunedì 27, i cittadini indignati, dovevano portare i fiori a questi delinquenti? o i cioccolatini? suvvia, un poco d'ipocrisia in meno non guasta! 07-07-2011 12:12 - diego65
  • Caro Manifesto ,

    avete contro i Lord del quarto potere. Benvenuti fra gli stuprati ora sapete cosa provano gli italiani schiacciati dalla macchina mediatica-finanziaria che lucra sul nuovo oro nero della immigrazione clandestina.

    Liberiamo l' Italia dalla morsa delle lobby. Espulsione immediata senza sanatorie. 07-07-2011 03:20 - bozo4
  • "Assediare un cantiere": è una terminologia o una attività da pacifisti? 07-07-2011 00:19 - antonio
  • per digerire modificare e cercare di rimettere in piedi una cultura"egemone" non bastono due semivittorie (elezioni e referendum). Questo modello di sviluppo con tutti gli annessi compresi i partiti di csx, ha attraversato e si è sedimentato nelle coscienze di milioni di italiani (anche il resto del mondo non è da meno). è pur vero che rimanere fermi quando ti bastonano e difficile, ma rispondere è sempre perdente. Lo Stato si chiama così perché è l'unico a detenere l monopolio della merce chiamata violenza. Bisogna pazientare, lavorare come hanno fatto i notav i cittadini valsusini, ogni giorno un passo, ogni giorno un pensiero alternativo, ogni giorno un seme da innaffiare. Non saremo noi a vedere un futuro migliore, a noi il dovere di prepararlo senza arrenderci di fronte a chi dispiega il proprio ruolo di securety per il capitale. Sarà una lunga marcia, dipende dalle nostre capacità di studio, di divulgazione, di ricostruire un sapere che dia ancora un futuro a questa arancia blu che viaggia nell'universo. 06-07-2011 23:29 - gianni
  • cari compagni , in Italia c'è un regime potente, capillare , diffuso, che abbraccia confindustria,vaticano, mafie , partiti di governo e gran parte dell'opposizione. La vicenda TAV ha messo a nudo proorio questo.
    Chi si ribella alla casta e sta fuori viene preso a manganellate. Questa è la verità. 06-07-2011 22:51 - eraldo
  • In realtà quasi tutti i politic tranne Ferrero,Vendola e Bonelli, dicono tra le righe fateci prendere 'sti 120 milioni di euro dalla comunità europea per fare 7 km di traforo per la geognostica, poi chissenfrega se la TAV si farà davvero o no, se i 13-16 miliardi di euro li sborseranno gli italiani o se si dovrà ricorrere a dei prestiti bancari magari acquistando derivati o prodotti finanziari ad altro rischio ...
    Ricordatevelo cari compagni quando andrete a votare e non dimenticate i "nostri amici" del PD pronti a saltare sul carro dei vincitori dei referendum, magari fra 5 anni saranno schierati di nuovo con noi quando gli italiani bloccheranno in massa la TAV ... 06-07-2011 22:37 - Antonio P.
  • l'intera casta politica, in difesa di "interessi nazionali"(di cui non si discute) attacca la popolazione inerme che da anni chiede di essere ascoltata. Nessun politico lì, a metterci la faccia, perchè la faccia non ce l'hanno. Questo è l'attacco alla democrazia, questa è la violenza. Ai cittadini onesti non resta che continuare a difendere il proprio diritto al dissenso che in questo caso mi sembra abbondantemente motivato. La repressione aggressiva e l'uso di stampa e tv per travisare i fatti è una vergogna!!! 06-07-2011 21:16 - Carla
  • [...]

    E se nei vostri quartieri
    tutto è rimasto come ieri,
    senza le barricate
    senza feriti, senza granate,
    se avete preso per buone
    le "verità" della televisione
    anche se allora vi siete assolti
    siete lo stesso coinvolti.

    da Canzone di Maggio
    di Fabrizio De Andrè 06-07-2011 20:34 - nocontest
  • i black bloc mi sembrano un falso problema, il vero problema è con che fine si era fatta quella manifestazione.

    Il fine, dichiarato, era quello di 'assediare' (è la parola scelta dai manifestanti) il cantiere e bloccare i lavori.

    Questo non poteva che portare a un confronto di forza con la polizia, che doveva tenere aperto il cantiere. Non è vero che c'è stata 'repressione': la polizia non ha represso una manifestazione di idee, una libera assemblea, ha impedito che un cantiere venisse chiuso.

    Gli anti-tav hanno scelto un confronto di forza e - sorpresa - hanno perso. Avrebbero perso anche se non ci fosse stata una sola sassata o un lacrimogeno, perché lo scontro di forza con lo stato si può solo perdere.

    Sì, è un peccato che si parli tanto di infiltrati e sassate, ma per un altro motivo: perché distoglie dal fatto che non è proclamando 'libere repubbliche' e cercando la vittoria di forza che si vincono queste battaglie.

    Giornate come questa sono positive giusto per qualche leaderino di centri sociali et simili che conquista punteggio presso i suoi - e poi sproloquia di rivoluzione sul sito del manifesto. Lui è contento perché ha guadagnato qualcosa - ma tutti noi abbiamo perso, e lo sappiamo. 06-07-2011 20:27 - federico
  • Brutalmente si può dire che per poter relaizzare l'opera, ovviamente senza spiegare le ragioni economiche e di opportunità effettive, vanno colpevolizzati coloro che si oppongono, per farlo vanno provocati sperando ed accentuando la loro reazione ed i danni creati.
    Altrettanto ovviamnte possono accodarsi individui con l'intento di dare una mano, certi magari con la violenza ma questo và nel senso opposto dell'aiuto perchè come si suol dire chi semina vento può raccogliere tempesta.
    Discorso diverso è quello degli infiltrati su mandato onde far degenerare la manifestazione per poi presentarsi a raccogliere i frutti di tali degenerazioni capitalizzandoli sottoforma di emarginazione di coloro che tentano di essere considerati come persone e trattati come tali e non come animali da soma che si possono spostare quà e là e se non servono inviare al macello.
    E' evidente che chi ha portato al degenerare della manifestazione si è servito di quelle persone che manifestavano le loro giuste preoccupazioni facendo in modo che i problemi non si risolvano ma si aggravino.
    E' da dire che se certi hanno potuto presentarsi al corteo forniti di mezzi d'offesa probabilmente i controlli ed il filtraggio perchè non vadano di mezzo persone che nulla hanno a che fare con la violenza non sono stati accurati e questo deriva o da inefficienza o da predisposizione dei preposti, è comunque una mancata tutela dei cittadini.
    E' essenziale quindi l'informazione ed avere giornalisti in prima linea che riportino effettivamente l'accaduto, ecco perchè alla stampa nulla dovrebbe essere vietato perchè ne và di mezzo la sicurezza e l'obiettività collettiva. 06-07-2011 19:38 - Gromyko
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