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Francesco Paternò
La macchina del fango londinese
Il fango ha un solo colore. In Gran Bretagna la macchina del fango utilizzata da almeno nove anni dal settimanale più venduto del paese di proprietà di Rupert Murdoch, News of the World, sembra muoversi quasi da sola rispetto a quella che conosciamo in Italia. Dove l'apparato di comunicazione vicino al presidente del consiglio fa sentire i suoi cingoli appena «ci si oppone a certi poteri», per citare Roberto Saviano all'ultimo Festival del giornalismo di Perugia. Una macchina ben gestita e oliata non per fare business ma per picconare la democrazia, dal caso Boffo in poi.
A Londra è scandalo al sole: due giornalisti arrestati, tra cui Andy Coulson, ex vice direttore del settimanale e fino al gennaio scorso portavoce del premier conservatore David Cameron che adesso vacilla di fronte al parlamento e ai suoi elettori; inchieste a raffica per capire quando e quanto alcuni e non tutti i duecento reporter del popolare settimanale (protetti dalla direzione e dalla proprietà) abbiano intercettato, cancellato e manipolato vita pubblica e privata delle loro vittime.
L'elenco di accuse è impressionante. All'inizio la macchina viene messa in moto nei confronti della casa reale (l'altro giornalista arrestato è Clive Goodman, lo specialista di Buckingham Palace), poi viene estesa alle camere da letto di personaggi del mondo dello spettacolo e del calcio. Una schifezza, anche se nei riguardi di vip o finti vip. Ma la storia diventa un film inguardabile quando le intromissioni dei giornalisti arrivano nei cellulari di mogli di soldati uccisi in Iraq o di genitori di bambini vittime di omicidi. In nome dello scoop, o di quella che in troppi chiamano ancora informazione. In nome forse di indicibili ricatti, pressioni o chissà che altro nelle incursioni compiute ripetutamente in ambienti della politica.
L'uso strumentale delle notizie fa parte della storia del potere. Murdoch, l'ottantenne imperatore dei media su almeno quattro continenti, sta gestendo la vicenda come una classica storia di potere. Nonostante le prime rivelazioni sul modo di lavorare di alcuni giornalisti del settimanale in combutta con investigatori privati, e in qualche caso con poliziotti corrotti, fossero uscite sul Guardian il 4 luglio del 2002, Murdoch continua a difendere i suoi manager e i suoi direttori. Da Rebekah Brooks, oggi amministratore delegato del News of the World e direttrice nel 2002, inchiodata al suo posto dopo aver definito la settimana scorsa «deplorevoli» le accuse, all'arrestato Coulson, finito a Downing Street dopo essere stato costretto a lasciare la vicedirezione del settimanale nel 2007 per le stesse pesanti accuse di cui all'epoca disse di non saperne nulla.
Invece di assumersi la piena responsabilità di qualsiasi errore e impegnarsi con i lettori perché certe cose non accadano più, Murdoch ha minimizzato, sfumato, coperto. E nemmeno tutto e tutti, perché domani manderà a casa centinaia di dipendenti sacrificando la sua creatura, comprata nel 1969.
Domenica infatti, il News of The World, 3 milioni di copie a settimana, verrà chiuso per suo ordine dopo 168 anni. L'editore lo fa perché sono scappati innanzitutto gli inserzionisti e dunque per evitare che il settimanale - di fatto, il settimo numero domenicale del quotidiano dell'impero altrettanto popolare e scandalistico Sun - si trasformi da fonte di guadagno a ramo secco.
Una mossa disperata che potrebbe essere meno disperata se è vero che, come si leggeva ieri in un blog della Reuters a firma Felix Salmon, sarebbe pronto nel cassetto il progetto di un inedito Sun on Sunday. E tanto più che un navigato manager editoriale come Murdoch sa che una storia lunga 165 anni diventa brand e che in tempi di crisi della carta, se è eroico non perdere copie e soldi, figurarsi sostituire un prodotto.
Lui chiude perché teme contagi per il suo impero di bit, di tv e di carta, anche se una macchina del fango è molto più di un virus. In Gran Bretagna come in Italia. Se Coulson non fosse finito in prigione, Murdoch potrebbe perfino riprenderselo. In Italia il suo ex amico e oggi competitor televisivo Berlusconi fa così con i suoi direttori preferiti.
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a cosa si riferirebbe R. Brooks quando dice che 'tra un anno ci saranno peggiori rivelazioni e che tra un anno la decisione di chiudere NOTW diventera' piu' chiara'?
Pare che queste siano state le sue parole quando ha comunicato allo staff la decisione di chiudere il tabloid domenicale. Qualcuno mi sa dare la risposta? 09-07-2011 12:13 - paroliere
Merdoch,ha preferito scaricare sul personale la sua crisi merdacea.
Ora faccio io una domanda:
Per difendere il posto di lavoro a tanto personale,produttore di merda e di antidemocrazia militante,dobbiamo schierarci con o contro di loro?
Io una mezza idea l'ho.
Invece di produrre merda,perche non dare la testata a cooperative di giornalisti e operai che producano prodotti socialmente utili?
Per esempio si potrebbero produrre volumi di enciclopedie o stampare un giornale più giusto e più attento ai problemi sociali.
Fabbricare cornuti,o smascherare vizzi di una aristograzia degatuta e marcia è uno spreco di soldi,denaro e un sviare dai veri interessi la classe lavoratrice!
Quindi che Merdok lasci il giornale e che lo occupino i lavoratori cambiando radicalmente gli indirizzi di stampa!
Si a una stampa produttora di cultura e d'informazione vera! 09-07-2011 12:10 - mariani maurizio