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Ida Dominjanni, Manuela Fraire
Nessuno tocchi Ofelia
Giustamente Luisa Muraro, sul manifesto del 5 luglio, chiede di tenere aperta la discussione sul modo in cui questo giornale (in compagnia di molti altri, in Italia e nel mondo, ma questo non è un alibi) ha registrato la «svolta» di pochi giorni fa nell'affare Strauss-Kahn: assumendo che la scarsa credibilità attribuita dagli inquirenti a Ofelia, al secolo Nafissatu Diallo, a causa dei suoi precedenti di vita, vanifichi automaticamente la credibilità delle sue accuse all'ex presidente dell'Fmi, e avallando il ribaltamento di Strauss Khan da presunto colpevole di stupro a vittima delle menzogne della cameriera o/e di un complotto dei suoi avversari.
Sulle cautele garantiste che sarebbero necessarie rispetto all'inchiesta (in quali condizioni e in quale lingua è stata interrogata Ofelia? le incoerenze del suo racconto sono menzogne o contraddizioni?, eccetera) ha già scritto con cognizione di causa Nancy Bailey (il manifesto, 4/7) e non c'è bisogno di tornarci. Bisogna invece tornare su due punti che dopo mezzo secolo di femminismo dovrebbero essere punti fermi, e che invece nella discussione sul caso Strauss-Kahn, troppo viziata dalla «guerra culturale» tra Francia e Usa e dalla preoccupazione per i destini di un potente della terra, rischiano continuamente di saltare.
Il primo: può verificarsi violenza all'interno di un rapporto sessuale iniziato consensualmente? Il secondo: può una donna che abbia mentito su alcune circostanze della sua vita essere credibile quando afferma di aver subito una violenza sessuale?
In entrambi i casi la risposta è sì. Il principio per cui una donna deve poter sottrarsi a un rapporto sessuale in qualunque momento lo percepisca come violento, e non può essere costretta a continuarlo, dovrebbe essere sempre tenuto presente nella valutazione di casi come questo. I rapporti sessuali a pagamento non costituiscono un'eccezione a questo principio: basta ascoltare o leggere ciò che le prostitute dicono di sé per sapere che la contrattazione dettagliata delle prestazioni è la loro prima tutela dalle derive violente della sessualità dei loro clienti. Invece, uno dei presupposti impliciti più sorprendenti delle reazioni innocentiste o complottiste sul caso DSK è l'idea che - posto e non concesso che Ofelia si sia prostituita o che sia entrata in quella stanza al posto di una prostituta attesa da Strauss Kahn - con una prostituta, anzi a una prostituta, sia lecito fare di tutto.
Passiamo al secondo punto. In tutto il mondo, da un paio di decenni in qua, i trucchi, i misfatti e la doppia e tripla morale della sessualità maschile sono messi in questione dal fatto banale che le donne parlano. Prima tacevano, complici o sottomesse, e coprivano gli uomini. Adesso parlano, e, come si dice, li sputtanano. Parlano tutte, donne perbene e donne permale, le permale con maggiore spregiudicatezza, vivaddio, delle perbene. E sputtanano tutti, comuni mortali e potenti della Terra, i potenti della Terra con maggiori ragioni, vivaddio, dei comuni mortali.
Sarebbe bene guardare a questo fatto, da sinistra, senza lenti opportuniste (nel caso di uomini «amici», vedi DSK) o moraliste (nel caso di «nemici», vedi Berlusconi): il fatto è politico e si chiama fine del patriarcato, ovvero di quel sistema socio-simbolico basato sul silenzio-assenso femminile al dominio maschile. Diventa decisiva, di fronte a questo fatto, la seguente questione: quanto e quando conta la parola di una donna? Quali sono le condizioni perché sia credibile? È credibile solo se la sua vita è immacolata, se ha sempre pagato le tasse, se non ha mai preso una multa, se è una brava madre, se da piccola faceva bene i compiti, insomma se è una vittima casta e una cittadina in regola? Se Ofelia ha mentito per ottenere il visto americano, mente di conseguenza anche quando accusa Strauss Kahn di averla violentata? Qual è il supplemento di credibilità che a una donna si richiede ogni volta che prende parola pubblicamente? E perché in una sfera pubblica in cui gli uomini pubblici mentono sistematicamente, e sistematicamente vengono esentati dai criteri di verifica del vero e del falso, alle donne si richiede sempre un supplemento di credibilità?
Vale la pena di ricordare che lo screditamento delle testimoni ha accompagnato tappa per tappa, in casa nostra, il Berlusconi-gate: Veronica era instabile e aveva un amante, Patrizia era una millantatrice, Ambra e Chiara sono manipolate dalla loro avvocata, Ruby è stata graziosamente invitata dal premier a fingersi pazza: con o senza il sospetto di violenza sessuale per lo mezzo, il dispositivo simbolico di screditamento della parola femminile è lo stesso.
Ma nel caso Strauss Kahn c'è qualcosa di più. A differenza di Berlusconi, Strauss Kahn tace. Per tattica difensiva, ma non solo. Lo stesso collasso della parola che lo porta ad agire una sessualità padronale, che si annette imperialisticamente il corpo dell'altra, diventa l'arma finale del padrone del senso, che si esenta da ogni spiegazione annullando col silenzio il balbettio dell'altra. La parola contraddittoria di lei contro il silenzio monumentale di lui, il corpo oscurato di lei contro il corpo «rasato ed elegante», come lo descrivono le cronache, di lui. Sono davvero infinite le astuzie del primato del fallo.
Infine. Lo screditamento di Ofelia e l'assoluzione mediatica di Strauss Kahn avvengono mentre restano inalterati tutti gli elementi indiziari raccolti sulla scena del presunto stupro. Rivediamoli: «abbondante materiale biologico» di lui sul corpo di lei, ferite nelle parti intime di lei, il collant strappato, il legamento di una spalla rotto. Aspettando l'esito del processo sarà lecito porsi ancora qualche impertinente domanda di fronte a questo film girato al Sofitel di Manhattan, e con ancora in testa quello girato in Italia nelle location del presidente del Consiglio, senza violenza presunta ma con tanto di bunga-bunga e statuette priapiche adorate a mo' di totem. Che cosa fa sì che oggi, nelle democrazie occidentali, il sesso e il potere si uniscano secondo questa etica e questa estetica? Che cosa lega all'esercizio del potere la pratica di una sessualità perverso-polimorfa, più infantile che virile? Che cosa associa all'esercizio del potere il disprezzo vendicativo del corpo femminile?
Intervistato da Gad Lerner su analoghi punti in una recente puntata de «l'Infedele», Marco Revelli ha risposto sostenendo che negli ultimi decenni è cambiato il potere, si è incattivito e involgarito. Si potrebbe tuttavia con buoni argomenti sostenere che a essere cambiata è la sessualità maschile. Attenzione: non perché la scena del Sofitel o quella di Arcore siano emblematiche di un dispositivo sessuale maschile generalizzabile, ma perché la rappresentazione pubblica che gli uomini di potere danno, o avallano, o ostentano, della loro sessualità rinvia, come tutte le rappresentazioni, a un non-rappresentato, a un fuori-scena, a un non detto di cui troppo poco sappiamo. È il non-detto del sesso che emerge nel segreto del setting analitico, disegnando tutt'altre sceneggiature da quelle del Sofitel o di Arcore: un desiderio maschile spento, un desiderio femminile tacitato dal collasso dell'oggetto d'amore. Qui il potere sfuma nell'impotenza, e il piacere si arrende al godimento. Con quali conseguenze per il rapporto sociale e politico fra donne e uomini?
Spetta ancora a noi donne cercare risposta a questa domanda. Se oggi la parola di Ofelia, per quanto controversa, è sulla scena e non più fuori-scena, lo si deve a mezzo secolo di presa di parola femminile sulla sessualità e sui suoi riflessi nella sfera pubblica. A questa presa di parola resta affidata la possibilità di tenere aperta una postazione dalla quale possa prendere corpo, per donne e uomini, una sessualità non imprigionata nella trappola fallica, e possa parlare un godimento non sottomesso alla pulsione di morte. Diversamente, a restare stritolata fra una vittimizzazione casta e una cittadinanza in regola non sarà solo la parola di Ofelia, ma anche la nostra.
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Eppure per la prima volta in questo caso mi sento incerta a credere all'accusa. Il personaggio, per quel poco che ne so, non mi piace, non lo sento minimamente vicino, politicamente trovo un incubo che lo si voglia presentare "a sinistra" o anche solo “vicino a” con quel cv che si ritrova. Con tutto ciò e con tutta l'arroganza del potere, che in un momento simile della sua carriera costui si metta a violentare una donna in una suite in piena NY un po' di dubbio me lo lascia. Non perché creda al buon borghese, ma per la stupidità rischiosa e inutile del gesto. Che M. Sinclair riceva prostitute non mi stupisce, che non possa trattenersi dal saltare addosso fino all'orgasmo a una cameriera non consenziente che passa di lì un po' sì. Direi che è questa la differenza da tenere presente, più che quella tra donne perbene o permale. Le altre donne evocate nell'articolo, perbene o permale, hanno illustrato, denigrate, un sistema di scambio di favori becero e violento, ma mai fisicamente aggressivo, peraltro già noto da differenti episodi a chi volesse intendere. A questo punto sapere un po' meglio chi sia la signora coinvolta e non per multe o visti, non mi sembra per principio sbagliato né patriarcale. Peraltro lo screditamento dell'avversario nei processi made in USA non mi pare forzatamente limitato alle persone di sesso femminile, è purtroppo una tattica unisex, sia per le vittime sia in chi la pratica. Sarebbe interessante poter leggere tutte le carte, per come è stata raccontata la storia e il personaggio di lui fanno piuttosto pensare a un ricatto finito male che a una violenza.
Eppoi no, credo anche agli uomini tocchi finalmente fare la fatica, oltre che l'atto di intelligenza, di aprire gli occhi anziché il portafogli e prendersi il tempo di cercare, da adulti e non da infanti, le loro risposte a tante domande eluse. 11-07-2011 00:13 - Livia
Sono felice, anche se non morirà certo di fame, che la sua carriera sia stata ‘rovinata’.
I rapporti sessuali mediati dal denaro come forma del potere (l’evidenza della prostituzione ne è solo una piccola parte) hanno dinamiche e logiche inconfondibili. Punta dell’iceberg di pratiche molto comuni nell’universo maschile, naturalmente anche in quello formalmente progressista: un livello altissimo (SK futuro candidato della gauche per la presidenza francese) spia di comportamenti ancora assai diffusi nelle nostre organizzazioni, nelle nostre istituzioni, nei partiti, che attraversa persino le generazioni.
Mi auguro che la ragionevolezza e l’umanità che a tutti serve per costruire questa benedetta ‘futura umanità’ non sacrifichi quella radicalità che – a uno sguardo un po’ lungo sulle vicende che mi sono trovato ad attraversare, e che mi hanno attraversato - mi sembra assai più necessaria di una volta. 10-07-2011 19:08 - Marcello Madau
La sociologia viene fatta con indagini serie sulla massa della popolazione, nel tempo, non commentando alcuni scandali eclatanti, altrimenti si finisce come i vari Belpietro e Feltri: sciacallaggio (in questo caso sessista).
Considerati anche gli esempi infelici che abbiamo davanti agli occhi (Santanche', Minetti, Carfagna, etc.) mi sembra che le figure di potere femminili non facciano meno schifo di quelle maschili.
la questione e' politica, non di genere. 10-07-2011 16:12 - Ahmed
Come la mettiamo? 10-07-2011 14:35 - james
Qualora però la difesa riccorra a sottolineare l'abitudine alla mendacità del subente violenza implica automaticamente la carenza di elementi da portare
a difesa del propio assistito e pertanto è una plausibile ammissione indiretta di colpa.
Non può e non deve essere che una persona perchè in certe circostanze ha mentito o in certe altre ha esercitato il meretricio non sia credibile perchè in questo caso si avrebbe una sentenza di ulteriore condanna e non tutela della persona a priori (persona condannata a una vita difficile, di emarginazione e non tutelata).
Uno stato democratico e di diritto che condanna a priori una persona che ha attraversato diverse difficoltà non può dirsi nè democratico nè di diritto accusando mancanza di obiettività, enti, associazioni e/o istituzioni atte a salvaguardare la difesa dei cittadini ed impedire che cadano nelle bassezza sociale.
Praticamente è uno società che si ritiene civile ma in verità non lo è, praticamente uno stato di cui ci si può solo vergognare perchè non tutela i suoi cittadini in particolare e gli uomini in generale! 10-07-2011 12:57 - Gromyko