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COMMENTO
14/07/2011
  •   |   Guglielmo Ragozzino
    Beni comuni in vendita

    La manovra in parlamento sarà immediata; questo è il momento delle decisioni irrevocabili, come si diceva una volta. Sotto le bombe - Moody's e compagni che tirano alle banche italiane mentre è Giulio Tremonti, alle spalle dell'onorevole Milanese, l'anatra zoppa - si è formata da noi un'Unione sacra che solo la misurata retorica del presidente chiama «coesione». L'opposizione si è liquefatta, affidandosi a una di quelle parole dal suono magico: tregua.
    «Ecco come arrivare al pareggio subito». Il Sole 24Ore (Roberto Perotti e Luigi Zingales) ha titolato così un editoriale dal soave occhiello: «Decalogo draconiano». Confindustria e governo vi hanno attinto largamente, o forse lo hanno largamente ispirato. Se al primo punto del decalogo sono indicate le privatizzazioni delle imprese pubbliche rimaste, o per meglio dire la vendita dei pacchetti azionari detenuti in nome del Tesoro dalla Cassa dei depositi e prestiti; se al secondo compare l'eliminazione delle Fondazioni bancarie, è il terzo che conta davvero. Vi è intimata la privatizzazione delle municipalizzate, le imprese che gestiscono nelle città i trasporti, l'acqua, l'elettricità, i rifiuti. Tremonti lo ribadisce ai banchieri riuniti in assemblea, escludendo il caso dell'acqua, ormai protetta dal risultato referendario del mese scorso. Sostiene Tremonti: gli enti locali saranno spinti a vendere «attraverso un sistema di incentivi e disincentivi». Detto altrimenti, chi si adegua e vende i beni comunali riceverà i contributi dello stato, che mancheranno invece ai sindaci riottosi.
    E' facile notare che un simile comando è tipico di uno stato centralista che vuole eliminare ogni forma di autonomia locale. La misura riporta l'intero quadro politico indietro di decine di anni, agli albori della prima repubblica, con buona pace del federalismo proclamato ogni due giorni. Un secondo aspetto è che lo stato centrale - il governo di concerto con l'opposizione - in questo modo di fatto s'impadronisce di beni e attività che non sono suoi, privandone i comuni e gli abitanti. Sono beni comuni che lo stato, con il ricatto, costringe a vendere, per contenere i propri debiti, impietosire la finanza internazionale e mostrare la propria modernità.
    Inoltre la cessione di attività decisive come i trasporti urbani mette le città alla mercé dei fondi e delle banche che hanno anticipato i mutui necessari agli investimenti. Infine, chi garantirà il servizio già pubblico? Se il fondo straniero, nuovo proprietario della rete tranviaria, dovrà scegliere tra maggiori profitti e migliori vetture, come si comporterà? Siamo sicuri della continuazione del servizio notturno? Chi avrà davvero la forza di imporre regole al nuovo proprietario, potente, di nazionalità indefinita, che opporrà sempre i diritti superiori del capitale?
    I giorni dell'attacco finanziario all'Italia sono ormai alle spalle. Qualcuno è convinto che il paese abbia retto, tanto che l'attacco è stato respinto. A ben vedere la finanza internazionale ha inferto un colpo alla straordinaria Italia dei referendum. Primo paese del capitalismo avanzato, l'Italia si era mostrata capace di ribellarsi e di scegliere la via dei beni comuni, della democrazia partecipata, del rifiuto al nucleare. Era un colpo intollerabile per coloro che si considerano i padroni del mondo: andava subito cancellato. Occorreva un segnale forte, valido per tutti, in Europa e fuori: nessuna libertà a chi si oppone. Il segnale è arrivato: i beni comuni delle città italiane sono in vendita.


I COMMENTI:
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  • Solo un'osservazione...

    Io non adotterei la chiave di lettura "Beni comuni in vendita" per parlare di "privatizzazioni delle imprese pubbliche rimaste, o [...] vendita dei pacchetti azionari detenuti in nome del Tesoro dalla Cassa dei depositi e prestiti o [...] eliminazione delle Fondazioni bancarie" e finalmente dell'"intimata privatizzazione delle municipalizzate, le imprese che gestiscono nelle città i trasporti, l'acqua, l'elettricità, i rifiuti."

    Tutto questo non ha niente a che fare coi "commons": è solo finanza pubblica. Più o meno buona: ma questo è. E, come ho scritto in calce a Viale, se crediamo che non sia buona dovremmo essere in grado di contrapporre ai conti di Zingales e Perotti dei conti "a contrario", con cui riuscire o a dimostrare che i tagli suggeriti da Z&P portano al disastro, oppure a individuare degli altri rimedi, altrettanto efficaci ma meno drastici: magari, sulla scorta del buon vecchio principio empirico per cui un cavallo morto non serve più a nulla.

    Pretendere, invece, di far rientrare tutto sotto l'ombrello dei "commons", secondo me, non fa che annacquare il concetto. Un concetto, per inciso, senz'altro dotato di una sua utilità euristica: ma al quale starei attento ad attribuire la capacità di poter fare i miracoli.

    Ricordo male, infatti, o quel Garrett Hardin che nel 1968, con "The Tragedy of the Commons" (l'articolo da cui ha preso avvio tutta la scuola di pensiero sui "beni comuni") avanzò per primo l'ipotesi che lo sfruttamento totalmente incontrollato ed indiscriminato dei c.d. "Commons" potesse condurre, alla lunga, ad un peggioramento delle condizioni per tutti gli utilizzatori, poi suggeriva di uscire dalla "tragedia" con una soluzione del tipo "enclosures / proprietà privata"?

    Voi invece avete deciso di aderire alla teoria secondo cui se ne può uscire con un regime di sostanziale "collettivizzazione comuni(tari)sta", in cui la comunità viene chiamata a prendersi direttamente cura e responsabilità dei "beni comuni" rilevanti per la sua sopravvivenza.

    Benissimo. Ma quando cominceremo a poter vedere qualche ipotesi "concreta"? Oppure, stiamo parlando di nient'altro che una riedizione, riveduta e corretta, della vecchia retorica "altermondialista", completa di tutte le vaghezze, le fumosità e le utopie del caso, e buttata sul tavolo giusto per sollevare un altro po' di nebbia e di fumo, in attesa che un qualche tipo di miracolo si compia da sé? ;) 16-07-2011 19:41 - Harken
  • Sto leggendo "Latin America Diaries" di ernesto che guevara (actually l'ultima preparazione del Che Guevara Studies Center) pubblicato da Ocean Press 2011. In copertina l'immagine gioiosa del Che sul Popocatepeti volcano. In quel secondo viaggio il Che si convinse che bisognava agire. E ho appena terminato "Das Augenspiel", dove Canetti distingue tra quelli di "Geld und Macht" e lui e noi che subiamo quel mondo. Ma non tornera' un Che, e anche se tornasse, quel mondo del Geld u. Macht lo ucciderebbe di nuovo. Non ho forza per avere ancora speranza.Franz. 15-07-2011 12:07 - Franz
  • tutto questo per salvare il sistema finanziario. per far si , cioè, che i 70 trilioni di dollari che ogni giorno le banche devono garantire come liquidità per mantenere in vita il "gioco " dei derivati resti disponibile. una tale massa monetaria bloccata nelle banche a che serve? nessuno ha mai visto un trilione ma la fame si. Eppure una discreta fetta della popolazione mondiale mostra di non esserne consapevole ed in qualche modo continua a foraggiare "il mostro", fino a quando? 15-07-2011 11:14 - thor
  • Il capitalismo, come tutti gli altri fenomeni storici, e' destinato a finire. Quando? Non lo so. Di sicuro quando larghi strati della popolazione saranno alla fame qualcosa sucecdera'. Volete vedere che si cerchera' una forma di convivenza piu' a dimensione umana ed equa... 15-07-2011 11:04 - uno del popolo
  • il 18 giugno 2011 in conferenza stampa all Universita Europea di Firenze,il presidente della commissione europea Jose Manuel Barroso affermava: "A volte in Europa i piccoli passi sono i piu importanti.Leggete con ATTENZIONE le conclusioni del Consiglio Europeo di ieri.Sta prendendo piede una rivoluzione silenziosa in termine di governance economica piu forte.gli stati membri hanno accettato,e mi auguro l abbiano capito bene,di concedere poteri molto importanti alle Istituzioni Europee riguardo la vigilanza economica e il controllo molto serrato delle finanze pubbliche.E avvenuto ieri,hanno accettato il principio.ora ci tocca legiferare."

    Parlava del programma di vigilanza che COSTRINGE gli Stati a presentare e i loro programmi economici,incluse le linee generali dei loro conti nazionali,alla Commissione Europea e al Consiglio,PRIMA di sottoporli al dibattito dei parlamentari nazionali.
    Ossia parlava dei tre patti:
    patto di stabilita e crescita
    patto per la riforma strutturale
    patto per l euro
    gioielli del liberismo piu sfrenato che si vuole imporre alla popolazione europea senza nemmeno dare nell occhio.
    scrive l europarlamentare Willy Mayer("Publico" Madrid 26 giugno 2011) E un golpe di Stato.Da Bruxelles si vuole smantellare lo stato sociale europeo e uniformare i criteri per dare l assalto ai salari tramite la flessibilita e la distruzione dei contratti collettivi,ridurre drasticamente la funzione pubblica sia come numero di addetti che come retribuzioni,aumentare l eta pensionabile,privatizzare il sistema pensionistico e concludere il processo di progressivo smantellamento dei servizi pubblici. 15-07-2011 09:33 - sara
  • Come volevasi dimostrare i Feudatari italiani e del mondo hanno imposto le loro tasse e balzelli al popolo schiavizzato e represso, siamo tornati al medioevo della democrazia. 15-07-2011 08:41 - renzo
  • Ma l'opinione pubblica di "Sinistra ":-violacea,arancione,piena di fretta (Se non ora quando?)appassionata di Santoro- Saviano-Fazio e Gabanelli,che legge Repubblica,indignata,che si lamenta della sparizione dei fatti ,innamorata di Obama....ma perchè cavolo vota per Di Pietro e Bersani o peggio ancora Veltroni ? "Opinione" che si dimentica sempre di parlare di Capitalismo alla faccia di studiosi pacifici e seri come Gallino , tranne poi lamentarsi o meravigliarsi di quello che per qualsiasi operaio comunista di 40 anni fa era l'"essenza" di un sistema da cambiare ? una opinione che sembra avere paura delle parole anche quando fuoriescono dai fatti come pietre ! e sono pietre vecchie e sempre uguali ......c'è qualcosa che non quadra !? -almeno se votate per queste persone con qualche ragione fatevi sentire ,e ovvio che il parolaio -demagogo Di pietrro diventa "Responsabile" , stesso dicasi per il buon Bersani perchè meravigliarsi ? qualcosa non quadra proprio e non penso sia tutta colpa dell'ex presidente della Camera e della Sinistra Radicale o del Manifesto ,...che tempi! Gesù Gesù fate luce ! dicono a Napoli- 14-07-2011 23:16 - salvatore cicciotti
  • La società italiana ormai è delineata da una parte la borghesia nella quale sono confluiti tutti, i politici, industriali, finazieri d'assalto, manager bèn pagati, giudici e medici in questi è instaurata ormai una tipica mentalità distaccata dai rurales, gli operai e i bottegai.
    Siccome gli ultimi contano poco o nulla le linee guida vengono fatte propio dagli opinion leader che guarda caso appartengono all'intruglio borghese per cui loro si aspettano lapalissianamente che i nulla li seguano volenti o dolenti e ovviamnte antepongono le loro necessità a quelle della massa che sovende si divide in prò e contro finendo con il favorire il giuoco dell'espropriazione dei diritti duramente conquistati nel tempo e sovente con il sangue.
    Che differenza c'è infatti in una manovra di dx o di sx quando si danno da fare per assecondare le agenzie di rating e la pancia della borsa fregandosene dei rappresentati?
    Com'è andata con i privilegi in manovra, e con i condoni?
    E poi qualcuno richiama all'unità, ai sacrifici, alla responsabilità, ma non è che lo fà solo per garantirsi la costanza degli agi acquisiti? 14-07-2011 19:51 - Gromyko
  • la piccola italia fatta da piccoli italiani che si risveglia troppo tardi dal sogno berlusconiano...un personaggio assurdo che da 20 anni governa dice tutto su questo paese. 14-07-2011 19:40 - guerrino
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