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COMMENTO
22/07/2011
  •   |   Joseph Halevi
    Questa finanziaria affosserà anche il Pil

    Per le persone normali un debito deve essere rimborsato. Le banche al momento della concessione del prestito valutano la capacità di pagamento sulla base del reddito annuale della famiglia interessata. Il flusso di reddito è considerato come un dato; se fosse saltuario una banca seria non concederebbe il prestito. La famiglia potrà ottenerlo da società finanziarie non bancarie le quali applicheranno un saggio di interesse maggiorato dal rischio di default.
    È sbagliato però estendere lo stesso ragionamento al debito statale perché esso si rapporta all'insieme dell'economia. Partendo da un rapporto iniziale tra debito pubblico (numeratore) e reddito nazionale (denominatore), il rientro dal debito dipende dall'espansione del denominatore rispetto al numeratore, una volta noto il saggio di interesse. Per tutto il 2010 Grecia e Irlanda hanno effettuato tagli mostruosi al bilancio pubblico ritrovandosi con un debito accresciuto. I tagli alla spesa, alle pensioni e i licenziamenti nel pubblico impiego hanno fatto crollare il reddito nazionale. La caduta del Pil (il denominatore) ha pertanto impedito di ottenere un aumento delle entrate fiscali compatibile con la manovra di rientro dal debito. Man mano che l'operazione falliva aumentava il saggio di interesse di rischio (spread) sui buoni pubblici greci aggravando sia il debito che il bilancio corrente. Ne consegue una verità lapalissiana: ridurre il numeratore, il debito, riduce anche e maggiormente il reddito nazionale, cioè il denominatore.
    L'Italia è in marcia su questa strada visto che l'export non riesce a sollevare l'economia dalla melma. Quindi la manovra appena varata agirà molto negativamente sul Pil, seguita da altre oltre i livelli di sopportazione della cittadinanza
    A prescindere dall'uscita dalla stagnazione in corso, può un'economia con un alto debito pubblico evitare il ciclo infernale del marasma finanziario causato dell'aumento del saggio di interesse di rischio sui titoli cui si risponde con dosi crescenti di austerità?
    Prendiamo il caso del Giappone. Tokyo è in stagnazione da due decenni e ha accumulato enormi capacità produttive eccedentarie. Dal 1993 il governo ha fatto di tutto per sostenere le varie componenti del capitale nipponico senza riuscire a rilanciare l'economia. Anche per il Giappone i conti esteri, sebbene siano positivi, non costituiscono più una soluzione. Tuttavia il fatto che il debito pubblico giapponese abbia raggiunto il 210% del Pil (l'Italia è al 120%) non si accompagna ad impennate nel saggio di interesse sui bond di Tokyo.
    L'anno scorso le agenzie di rating emisero un avviso di rischio senza che vi fosse alcun effetto sui tassi applicati ai titoli giapponesi che continuano a essere fissati a un livello minimo rapportato allo 0,3% della Bank of Japan. Esaurite le spinte dei rilanci varati nel 2009/10 quest'anno il Pil scenderà nuovamente di circa l'1% mentre il deficit è al 9%. I mercati dovrebbero essere pieni di adrenalina nipponica. Invece si sostiene che la calma del mercato dei titoli di Tokyo è dovuta al fatto che essi sono per il 95% detenuti da entità giapponesi.
    Anche l'85% dei titoli italiani è in mani italiane. In Giappone però la Bank of Japan e il Tesoro operano di concerto. Il primo emette buoni a basso tasso di interesse e la seconda li compera. Inoltre, dato il sistema feudal-capitalistico del Giappone, Tokyo «consiglia» alle banche private di acquistare i titoli pubblici a rendimenti effimeri. La chiusura del circuito finanziario tramite l'alleanza tra Bank of Japan e Tesoro neutralizza la volatilità dei prodotti derivati (CDS) abbinati ai titoli pubblici. In Italia invece gli spread aumentano perché i mercati sanno che il sistema dell'euro conferisce ai mercati privati il rifinanziamento del debito. Anche se l'85% dei titoli è in mani italiane il circuito si spezza in rapporto ai CDS ubicati ovunque che entrano in fibrillazione. Quindi la differenza cruciale tra l'Italia e il Giappone, e anche tra l'Italia e gli Usa se innalzano il tetto del debito, sta nella separazione totale tra le due braccia della politica economica, quella fiscale del Tesoro e quella monetaria della Banca Centrale con il dominio della seconda sulla prima.
    La separazione è solo apparentemente vincolante. È il prodotto dei rapporti tra la Germania e la Francia e l'esperienza del 2003-4 e del 2008-9 ha dimostrato che quando non conviene sia Berlino che Parigi sono pronte a liberarsi dei vincoli. In teoria potrebbe farlo anche l'Italia. Però nell'assetto attuale, perfetto per le politiche di deflazione sociale, pensionistica e salariale, non esiste la possibilità di trovare una soluzione se non attraverso un deciso scontro sociale che cambi i termini e le priorità di riferimento.


I COMMENTI:
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  • "Siamo grati al Washington Post, al New York Times, al Time Magasine, e ad altre grandi pubblicazioni i cui direttori hanno partecipato ai nostri incontri e hanno rispettato le loro promesse di discrezione per quasi quarant anni. Sarebbe stato impossibile per noi, sviluppare il nostro progetto per il mondo se fossimo stati esposti alle luci della pubblicita nel corso di questi anni. Ma il mondo e adesso piu sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale che non conoscera mai piu la guerra,ma solo la pace e la prosperita per l intera umanita.LA SOVRANITA SOVRANAZIONALE DI UN ELITE INTELLETTUALE E DI BANCHIERI MONDIALI E SICURAMENTE PREFERIBILE ALL AUTODETERMINAZIONE NAZIONALE ESERCITATA NEI SECOLI PASSATI"
    Questo discorso e stato fatto da Rockefeller il finanziere , alla conferenza di Bildelberg nel 1991. 23-07-2011 08:49 - lele
  • sono inguaiati, non sanno che pesci pigliare: in realtà sembra proprio il fallimento delle politiche ultraliberiste del capitalismo assoluto. 23-07-2011 06:06 - alma gemme
  • A mio avviso ci sia avvita sempre intorno alla stessa questione: come si crea valore? Trovo alcuni spunti del post di "Massimo" corretti, in particolare riguardo alla competitivita' tedesca. Eppure perche' lamentarsi? la Germania fa il suo gioco, avendo alle spalle un sistema produttivo di eccezione. La produttivita' di un operaio tedesco (per unita' di prodotto) e' del 130% quella italiana. Cioe' un operaio tedesco guadagna meglio di un operaio italiano e produce MOLTO di piu', grazie alla robotizzazione, alle infrastrutture efficienti, ad un bassissimo tasso di incidenti sul lavoro. Gli imprenditori italiani hanno fatto i magliari per 50 anni, facendo i "cinesi" d'Europa (sfruttando la classe operaia italiana, soprattutto meridionale). L'unica competitivita' era il basso costo dei prodotti, ottenuti attraverso lo sfruttamento e la svalutazione sistematica della Lira. Adesso c'e' l'Euro, per essere competitiviti bisogna creare un paese efficiente e ben organizzato: e' proprio su questo punto che l'Italia rischia il default! 23-07-2011 05:21 - Ahmed
  • non esiste soluzione se non attraverso un deciso scontro sociale che cambi i termini e le priorita di riferimento..

    cosa significa? 22-07-2011 22:33 - lulu
  • Indubbiamente ci stanno dando meno di quanto potrebbero, siamo piu' poveri. Eppure la avidita' dei piani alti un aspetto collaterale positivo lo ha: anticipando gli effetti della esplosione demografica ci da' il feedback di quel che stiamo facendo al pianeta che ci ospita.

    Quando al mondo non ci sara' abbastanza acqua per tutti, di per se' la giustizia sociale potra' mitigare il problema ma non risolverlo. 22-07-2011 21:57 - bozo4
  • Quando è la "speculazione" a guidare i mercati finanziari, un po' si scende ed un po' si sale. Infatti, settimana scorsa sembrava in arrivo uno tsunami finanziario di dimensioni bibliche... E' bastato però che i paesi europei s' inventassero l' ennesimo piano "salva Grecia", che il "mood" è girato rapidamente e questa settimana la Borsa Italiana ha riguadagnato (quasi!) quanto aveva perso in precedenza...

    Essendo questo tipo d' economia solo "virtuale" e "cartacea", ovvero mossa da mani "invisibili" (in realtà, invece, visibilissime x chi le voglia vedere e sia in grado di capire!) non darei troppa importanza ai repentini ed imprevedibili movimenti borsistici; d' altra parte, in questo campo, i soldi si fanno con le montagne russe: se la tendenza fosse sempre alla crescita o sempre al declino, come farebbero gli "speculatori" a tosare i tanti gonzi ed il famoso "parco buoi", presenti in abbondanza sul mercato???

    Ciò che è fondamentale, in questo campo, è NON rimanere per ultimi col cerino acceso in mano... 22-07-2011 20:26 - Fabio Vivian
  • Il reale motivo di queste finanziarie, paga il povero-accumula il ricco-vende lo Stato, e' il continuo downgrading degli Stati cosi' da obbligarli a mettere in vendita le loro proprieta' a prezzi sempre piu' scontati. Si tratta di vera e propria pirateria finanziaria, tipica del capitalismo orami senza freni. 22-07-2011 18:53 - Murmillus
  • Non date retta al mercato.
    Non date per definitivo quello che esce oggi dal mercato!
    I speculatori,stanno raschiando il barile e domani invece di uscire dalla crisi,questa diventerà disastrosa e finale!
    Conclusione di queste sporche manovre?!?
    La guerra mondiale o un mondo in mano a un imperialismo,che schiavizzerà la classe lavoratrice.
    Non c'è più futuro al capitalismo.
    E' Morto e sepolto.
    I capitalisti stessi hanno ammazzato il loro sistema sociale.
    Le regole su cui fonda il mercato libero è che il mercato non può essere controllato o impedito.
    Loro oggi stanno trasformando il mercato libero in mercato controllato da governi e banche.
    Il danaro non è più sangue fresco,ma un plasma inventato.
    Non alimenta,lui al massimo da l'impressione a ciò che è morto, di essere ancora vivo!
    Hanno dato alla Grecia la possibilità di stampare nuove cambiali,ma hanno obblicato ai greci di comperarsi i loro crediti.
    Ma dove volete che vadano questi greci,se non ad indebbitarsi ancora di più!
    Fanno finta che è tutto a posto e invece sanno benissimo che è tutta carta straccia.
    I soldi veri non ci sono più!
    Si vive,anzi si sopravvive su la fiducia del piccolo risparmiatore che continua a tenersi la cartaccia al posto dei suoi soldi.
    Vi hanno fregato,ma continuate a credere,perche non vedete altra strada che quella che vi hanno tracciato.
    Così come le pecore che vanno allo scannatoio,continuate a camminare senza scalciare o tentare di uscire dai recinti.
    Io sto fuori e vi osservo.
    Mi dispiace vedervi a testa in giù,rassegnati,andare a farvi pelare e ammazzare!
    La colpa non è vostra.
    Vi hanno illuso!
    Vi hanno detto che questo era il mondo possibile e invece ...
    Ma lo sapete che oggi,muoiono più persone di fame che 100 anni fa?
    Ma lo sapete che questa crisi economica,non è altro che il supersfruttamento che hanno fatto i capitalisti nel mondo,depauperizzandolo?
    Ma lo sapete che questo consumismo ammazza molti più bambini di qualsiasi altro sistema economico.
    Vi hanno abituati a consumare,mentre al resto del mondo lo hanno costretto a morire di fame.
    Ora però,non servite più come tali e vi dovete adattare a diventare come quelli che,senza saperlo,avete contribuito,per indifferenza o ignoranza a far morire.
    La fame sta arrivando.
    Con il suo cavallo rinsecchito,sta venendo anche da voi.
    Non date retta a chi vi ha ridotto così.
    Ribbellatevi e organizzatevi! 22-07-2011 16:46 - maurizio mariani
  • Com'è la bilancia commerciale dei paesi europei?
    Non è che per caso si arrichisce chi può contare maggiormente su risorse interne ed avendo una moneta unica ne benificia maggiormente o esclusivamente?
    L'Europa sà d'unità ma solo sulla carta per cui si ha comunque la corsa all'accaparrarsi risorse di altri stati salvaguardando le propie, es petrolio Mare del Nord o bauxite.
    Il "salvare" poi l'economia degli stati in fin dei conti contribuisce solo a salvare gli speculatori e chi di speculazione e evasione ci vive permettendo che il perverso giuoco dello sciacallo continui a scapito delle popolazioni.
    Uno stato che non riesce a reperire risorse per elargire i servizi essenziali è costretto ad indebitarsi qualora faccia donazioni con i vari con-doni o le mancate imposizioni o le assegnazioni di favore o favorisca l'esodo delle sue imprese si troverà inesorabile a dover tagliare compromettendo la possibilità di mantenimento e poi recupero dello stato sociale che avrà perso perchè nel frattempo lo avranno privato, con la scusa del default, delle sue pietre preziose.
    Spostamento delle risorse da stati deboli a quelli forti! 22-07-2011 14:19 - Gromyko
  • Il debito pubblico italiano, a differenza del Giappone, è al 56% in mano straniera. peccato, perchè così il bel ragionamento crolla miserevolmente...Un saluto ai lettori del Manifesto 22-07-2011 14:03 - Marco58
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