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COMMENTO
24/07/2011
  •   |   Marco d'Eramo
    Quel paese ignoto nel mondo globale

    Più il mondo è globalizzato, più la comunicazione è istantanea, più il flusso delle notizie è impetuoso e meno sappiamo dei paesi accanto: proprio come la vita dei nostri vicini di casa scorre parallela alla nostra, ma separata, ignota e incomunicante, così avviene per le realtà sociali: con i suoi 92 morti, la duplice strage di venerdì in Norvegia ne è la riprova più feroce.
    La stessa facilona superficialità con cui abbiamo potuto oscillare tra la pista islamica e quella dell'estrema destra indigena la dice lunga sulla nostra ignoranza. Altrettanto sintomatico è stato il coro su «l'innocenza perduta», come se a nord della Germania qualcuno l'avesse prima mai trovata.
    Solo la nostra totale incomprensione del mondo che ci circonda ci ha permesso da vent'anni a questa parte di non chiederci nemmeno una volta come mai le terre della mitica «socialdemocrazia nordica» avessero ripudiato con tanta facilità la forma più vicina al paradiso terrestre che l'umanità avesse mai conosciuto. E non è solo un modo di dire.
    Perché con la loro protezione sociale, con il loro livello di uguaglianza nei salari, con la gratuità di servizi di alta qualità per tutti, le socialdemocrazie scandinave sono state quanto di più vicino a un modello concretamente socialista che la terra abbia conosciuto nel XX secolo, su questo non ci piove.

     

    Ma mai ci siamo interrogati su perché e per come questo «modello scandinavo» si sia sgretolato in Svezia, in Finlandia, in Olanda e in Danimarca quasi in contemporanea con il crollo del muro di Berlino e con l'inglorioso autodissolvimento dell'Unione sovietica (solo il petrolio del mare del Nord ha contrastato questa deriva in Norvegia).
    Sia ben chiaro: anche 20 anni dopo aver intrapreso l'amara cura liberista, questi paesi rimangono infinitamente più sociali di quanto l'Italia si possa mai sognare in un prevedibile futuro (a meno di insperate rivoluzioni). Ma non ci si è accesa una lampadina in testa nemmeno quando, dopo l'11 settembre, proprio in questi paesi - e non altrove - è apparsa per la prima volta una crociata anti-islamica: è in Olanda che il regista Theo Van Gogh ha diretto il film Submission, per cui è stato ucciso da un olandese di origine marocchina; è in Danimarca che nel 2005 il quotidiano Jyllands-Posten ha pubblicato le 12 vignette su Maometto che hanno fatto infuriare il mondo musulmano.

     

    Neanche dopo i risultati elettorali dell'ultimo decennio abbiamo cercato di capire. Abbiamo assistito all'ascesa dei partiti di estrema destra senza domandarci come fosse possibile che la socialdemocrazia generasse i suoi mostri, in una riedizione in piccolo de La dialettica dell'illuminismo di cui parlavano Theodor Adorno e Max Horkheimer per rendere conto dell'ascesa del nazismo. In Danimarca nelle elezioni del 2001 il Dansk Folkeparti (Partito del popolo danese) ottenne il 12 % dei voti e 22 seggi; nel 2007 migliorò i suoi risultati con il 13,8 % dei voti e 25 seggi (su 179), e poiché garantisce il governo fornendogli un appoggio esterno, ne condiziona le politiche, in particolare quelle migratorie. Stessa situazione in Olanda dove governa una coalizione di centrodestra sostenuta dall'esterno dal Partij voor de Vrijheid (Partito per la libertà) di Gert Wilders che nel 2010 ha ottenuto il 15,5% dei voti e 24 seggi (su un totale di 150). In Svezia una coalizione di centrodestra ottenne la maggioranza assoluta nel 2006: nel 2010 l'ha persa, ma continua a governare grazie all'ascesa del partito di estrema destra Sverigedemokraterna (Democrazia svedese) che per la prima volta è riuscito con il 5,7% dei voti a superare lo sbarramento ed entrare in parlamento con 20 seggi (su 349). In Finlandia quest'anno le elezioni di aprile hanno registrato un progresso del partito xenofono e antieuropeo, il Perussuomalaiset (Veri Finnici), che è balzato dal 4 al 19,1 % dei voti e da 5 a 39 seggi (su 190). E se la Norvegia sembra andare in controtendenza, perché il partito laburista continua a governarvi, in realtà alle elezioni del 2009 il centrodestra nel suo complesso ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti e i partiti di destra più estrema Høyre (Partito conservatore, letteralmente la «Destra») e Framstegspartiet (Partito del Progresso) hanno guadagnato in seggi e in voti. Da notare che il sospettato autore delle stragi di Oslo e di Utoya, il 32-enne Anders Behring Breivik, è stato dal 1999 al 2004 membro della gioventù del Partito del Progresso, che poi ha abbandonato accusandolo di «aver abbracciato il multiculturalismo».


    Eppure noi sapevamo che i rapporti dei paesi nordici col nazismo non erano mai stati innocenti quanto ci hanno voluto far credere. Le correnti di simpatia per chi sosteneva la purezza della nordica razza ariana furono meno marginali di quanto ci raccontassero. E il collaborazionismo con il terzo Reich fu meno recalcitrante di quanto fu tramandato. Il nome Quisling è diventato sinonimo di viceré servo dell'invasore, da quel Vidkun Quisling che dal 1942 al 1945 governò la Norvegia in nome del Führer. Anche in Olanda e negli altri paesi occupati la versione postbellica edulcora non poco la realtà.


    Ma anche a prescindere da quegli anni bui, un sospetto poteva venire dopo l'assassinio di Olof Palme (1986), o anche dal diffondersi di fenomeni che mal quadravano con lo stereotipo dell' innocenza e del paradiso socialdemocratico. Per esempio, nel corso di ricerche sulle gangs americane, scoprii in Svezia e Norvegia filiali di gangs di Chicago (a loro volta gang svedesi come gli Original Gangsters di origine siriaca hanno filiali in Germania). Altri indizi ci giungevano dalla letteratura gialla, come scrive qui accanto Aldo Garzia, dagli svedesi Henning Mankell e Stieg Larsson, dal norvegese Jo Nesbø, dall'islandese Arnaldur Indriðason. Tutti ci mostrano società inquiete, irriconoscibili rispetto ai nostri stereotipi. Basti pensare a un dettaglio: la Svezia è uno dei paesi più ricchi al mondo, ma da una ventina di anni sono sempre più numerosi gli svedesi che vanno a lavorare in Norvegia. E naturalmente, appena appaiono come lavoratori immigrati, subito vengono connotati in termini negativi: Bossi potrebbe imparare dalla nascita di un leghismo norvegese anti-svedese.


    Il meccanismo della comunicazione globale ci impone - per ieri e per oggi - le stragi di Utoya e Oslo con la loro disumana violenza. Pronto a dirottarci domani verso una nuova strage, un nuovo massacro, un altro tsunami che cancelleranno la memoria di questo eccidio come un file da una penna di memoria flash. E invece dovremmo un istante staccare la spina alla nostra tv satellitare, dovremmo prenderci una «siesta digitale» come diceva El Pais qualche giorno fa e cercare di ricostruire un background concettuale agli eventi che ci vengono incessantemente imposti e subito sottratti. Pensarli politicamente, cercare di capire quale nuova dialettica dell'illuminismo ha portato una democrazia nordica a guardare esterrefatta i corpi crivellati dei suoi adolescenti giacere inanimati su un'isola felice.


I COMMENTI:
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  • Il passaggio più illuminante dell'articolo,è quello che Marco,pone in termini di quesito,"perché il modello scan dinavo si sia sgretolato in contemporanea con il muro":nonostante tutto il male che si possa,e si"debba"dire dei paesi del Socialismo Reale(o capitalismo di stato),sono stati un deterrente competitivo,che ha consentito di esercitare,una redistribuzione della ricchezza nei paesi occidentali industralizzati,bisogna dare atto alla socialdemocrazia scandinava di avere sfruttato questa opportunità(infatti la nostra P2 ha provveduto a risolvere con l'assassinio di Olof Palme);ma da quì a dire che era la cosa più concretamente socialista mi sembra francamente un insulto prima che alla storia alla ragione.Adesso senza competizione il capitalismo morente mostra la sua feroce irrazionalità distruttiva,ovunque.SALUTI ANTICAPITALISTI luigi 24-07-2011 17:24 - luigi guasco
  • Vedi Alessandro, è che col crollo dell'utopia socialista rivoluzionaria è crollata di fatto pure la socialdemocrazia: perchè se i padroni non hanno più paura di te non ti concedono nemmeno le riforme socialdemocratiche 24-07-2011 17:10 - paolo1984
  • Anni fa ho passato un anno della mia vita in Danimarca da studente e da li ho cercato di capire il modello scandinavo. sicuramente le ombre ci sono, tante volte alcune derive populiste e xenofobe sono nascoste dietro la maschera del political correct e poi in privato escono in tutta la loro forza. rimane però il fatto che tali tendenze sono minoritarie nonostante la massiccia presenza di immigrati in nazioni che vanno dai 5(DK) agli 8 milioni di abitanti (Svezia). bisogna inoltre ricordare che per anni le frontiere scandinave sono state aperte a tutte le vittime delle dittature (latinoamericani, palestinesi) con processi di integrazione (cui ho anche partecipato) e non con CIE!! non è un mondo perfetto ma come dice d'Eramo è quanto di più vicino al socialismo (o ad una distibuzione equa delle risorse) ci sia mai stato sulla terra, speriamo che non rovini definitivamente 24-07-2011 15:31 - leonardo
  • troppo semplicistico risalire alle'paure? 24-07-2011 14:36 - luigirodini
  • La risposta alle questioni poste da d'Eramo è scontata: i paesi socialdemocratici sono paesi capitalisti, di cosa bisognerebbe stupirsi? Piuttosto bisognerebbe che tutti si rendessero conto che il modello socialdemocratico è un modello sbagliato per chi pensa di stare dalla parte dei lavoratori e delle classi subalterne, sbagliato e fallimentare, e gli ultimi fatti ne sono solo un'ulteriore prova neanche tanto significativa (al limite un pazzo stragista potrebbe comparire anche in un'ipotetica società comunista!), più significativo è l'esempio fatto dallo stesso d'Eramo dei lavoratori svedesi che emigrano in Norvegia!
    L'unica alternativa possibile allo stato di cose presenti, in tutto il mondo, come ben sanno tutti i lettori di questo quotidiano comunista (si noterà l'ironia?), è il comunismo! 24-07-2011 12:40 - Alessandro comunista
  • Riflessione politica calma, nel bel mezzo del fumo? Difficile. Si e' appena celebrato l'anniversario di McLuhan: il messaggio e' il media. E' il WEB che costringe a sparare subito le notizie, a tenerle calde per poche ore ed a fagocitarle con nuove. E' il brutto di internet (che pure ha tanti lati belli).
    Un altro lato brutto e' la solitudine degli utenti, che scambiano milioni di messaggi al secondo, ma non si danno mai la mano, non si accarezzano. Proprio come il folle che ha fatto la strage che passava le giornate isolato davanti ad un monitor ad inventarsi nemici. E' la battaglia tra un modo ultra-moderno di fare politica (il WEB) ed uno "classico", con un raduno di ragazzi su un'isola a discutere, cantare, fare il bagno.
    Infine: per le analisi approfondite, e' piu' utile scrivere libri, che rimangono, piuttosto che articoli, che volano via. Oppure iniziare a parlarne sul MANIFESTO, come la serie sull'Europa che sta circolando in questi giorni. Da trasferire poi in un dossier (ne ricordo uno bellissimo sull'Iran). 24-07-2011 12:30 - Ahmed
  • Questo è di monito a tutti quelli che credono di vivere nel paese più sano del mondo!
    Il nostro sistema è malato.
    Le destre hanno preso il potere e impongono idee di destra.
    Gli ebrei, ancora una volta dovrebbero aver paura,invece di alimentare i fascismi.
    Non crediate che questi nazzisti ce l'abbiano solo con l'Islam.
    Il popolo ebreo è e rimane il preferito per ogni nazzista.
    La Stella di Davide è e rimane per ogni fascio,come per noi la svastica!
    Perciò chi ha seminato vento in questi anni, avvallando ogni infamia a discapito dei mussulmani,oggi raccolgono tempesta!
    Vedrete nei prossimi giorni,quanto sarà difficile per gli ebrei,il solo camminare per le strade d'Europa! 24-07-2011 12:05 - muriziop mariani
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