giovedì 19 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale giovedì 19 settembre 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
COMMENTO
26/07/2011
  •   |   Fabrizio Tonello
    Una strage in cerca d'autore

    La domanda da porsi in queste ore non è perché Anders Breivik ha fatto ciò che ha fatto, o come sia stato possibile che la tranquilla e tollerante Norvegia abbia cresciuto nel suo seno un killer a sangue freddo. Piuttosto, occorre chiedersi come mai altri attentati simili a quello di Oklahoma City nel 1995 non siano accaduti prima, perché stragi simili a quella di Oslo non si siano ancora verificate a Stoccolma, a Copenhagen, ad Amsterdam, a Helsinki. 
    Certo l'assenza di attentati nelle altre capitali scandinave non è prova dell'efficienza delle loro polizie e dei loro servizi segreti, che se non condividono le idee dei neonazisti danno però prova di una singolare pigrizia nel combatterli. Breivik, come Timothy McVeigh ad Oklahoma City e come Jared Loughner a Tucson in Arizona, non ha fatto che prendere sul serio la retorica dei politici, le analisi dei giornalisti, le riflessioni degli intellettuali che da decenni, e in particolare dall'11 settembre 2001, proclamano che l'islam è il «nemico». È il linguaggio dell'estrema destra (pudicamente definita «conservatori») che percola verso il basso della scala sociale, trasmesso dai capitan Fracassa dei talk show: Daniela Santanché o Mario Borghezio in Italia, Glenn Beck o Rush Limbaugh negli Stati Uniti.

     

    Non occorre fare appello ai luminari della sociologia per capire come ciò accada: il linguaggio della destra, in tutto il mondo, è diventato fascistoide almeno dal 1980, con l'elezione di Ronald Reagan, che parlava volentieri di «impero del Male», di «giorno del Giudizio» e di «scontro finale». I progressisti erano il «nemico» mentre la prospettiva di una guerra (allora contro l'Unione Sovietica, più tardi contro l'Iraq o l'Afghanistan) doveva essere accettata come parte della vita quotidiana. Questo scivolamento semantico si nutriva della timidezza e del disorientamento dei democratici americani e dei socialdemocratici europei, incapaci di ritrovare un linguaggio coerente e un'idea di società giusta dopo il 1989. Il risultato erano i successi della Fox negli Stati Uniti, dei tabloid di Murdoch in Gran Bretagna, di Libero e del Giornale (in versione Feltri) in Italia. Quello che chiamo «linguaggio totalitario» è lentamente diventato normale, estendendosi come una metastasi a a tutti i media: oggi qualsiasi rissa da bar diventa il «Far West», ogni molestia uno «stupro» e ogni visita di un ministro impone di accettare la «città blindata».

     

    Naturalmente, i politici come George W. Bush o Silvio Berlusconi si sono sempre ben guardati dal trarre le conseguenze dei loro discorsi e, al contrario, hanno regolarmente invitato i cittadini a continuare nelle loro abitudini di shopping, di vacanza, di intrattenimento. La guerra diventava così uno spettacolo televisivo, un reality show girato in località esotiche, una condizione perfettamente accettabile in quanto non richiedeva alcun sacrificio all'uomo della strada e gli permetteva invece di sfogare il proprio risentimento contro i gruppi additati come responsabili delle miserie quotidiane, in particolare gli immigrati. Negli anfratti di una società sempre più inquieta, tuttavia, rimangono parecchie persone che credono a ciò che sentono o a ciò che leggono, che trasformano le loro esperienze in aggressività e che vedono nel nemico islamico un'occasione per dare un senso alla propria vita. Sono giovani dall'esistenza marginale, quasi sempre più interessati alla birra e alle motociclette che alle manifestazioni politiche, ma trovano nelle svastiche, nelle teorie del complotto, nel culto delle armi da fuoco una ragione di vita. Del resto, la violenza politica contro i «traditori» si era già manifestata nel 1986, quando fu ucciso il primo ministro svedese Olof Palme, e nel 1995, quando il primo ministro laburista israeliano Yitzhak Rabin fu assassinato da un giovane di estrema destra.

     

    Gli autori di stragi come McVeigh, Loughner e Breivik, non sono pazzi nel senso clinico del termine, come dimostrano le loro capacità di pianificazione e l'efficienza nell'esecuzione dei loro piani. Sono dei compagni di strada dei politici che siedono nei parlamenti e nei governi, pronti a chiedere l'espulsione di tutti gli immigrati per poi fingere orrore e piangere lacrime di coccodrillo quando l'inevitabile accade. Breivik non aveva come obiettivo nulla di diverso da ciò che la English Defense League, il partito True Finns, o la Lega Nord chiedono ogni giorno: la fine di una pretesa società «multiculturale» (che in realtà non esiste affatto) e il ritorno all'omogeneità culturale e razziale di 40 anni fa. L'unica differenza è che lui ha deciso di agire. Occorre sottolineare che il giovane norvegese, esattamente come Jared Loughner che l'8 gennaio scorso sparò alla deputata Gabrielle Giffords o McVeigh che fece saltare in aria un palazzo di uffici federali nel 1995, scelgono di attaccare i loro governi. Invece di arruolarsi per andare a combattere in Afghanistan, rivolgono la loro violenza contro i simboli politici del loro stesso Paese: perché? La risposta è che, prendendo sul serio la retorica delle crociate, si ribellano contro la passività e l'inettitudine dei governi che le predicano. Vogliono compiere azioni spettacolari che «risveglino» i cittadini e li spingano a mobilitarsi, a riprendere nelle loro mani un potere politico loro sottratto da élite cosmopolite e asservite alle banche.

     

    Breivik odiava in particolare i «traditori», come i giornalisti o gli aspiranti politici dei partiti di governo: il suo bersaglio sull'isola di Utoya. Ma il risentimento nei confronti di una finanza internazionale impazzita, che tratta i governi come le proprie donne delle pulizie, è tutt'altro che confinato ai gruppi di skinhead o di neonazisti: tutti i partiti xenofobi europei hanno avuto performance elettorali spettacolari negli ultimi anni e Marine Le Pen, candidata per il più antico di loro, il Front National, alle presidenziali francesi del 2012, spera di arrivare al secondo turno superando il candidato socialista o addirittura l'impopolare presidente Sarkozy. Questo è il motivo per cui l'attentato di venerdì era perfettamente prevedibile, un crimine che attendeva solo il suo autore per realizzarsi.


I COMMENTI:
  pagina:  2/3  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • Anche noi abbiamo Borghezio ( parlamentare europeo) che dice che gli ideali (quali?) del massacratore Norvegese sono condivisibili...comunque concordo in parte con l'analisi di "Acci" (tranne che su Israele): la parte sul Bertinottismo, l'ideologia dei diritti e la classe media e' davvero interessante... 26-07-2011 22:26 - pietro
  • Riccarco Riccardi e athesius: sento la vostra puzza di fascismo post-moderno arrivare fino a qua. 26-07-2011 19:34 - Antifascista assoluto
  • L'articolo mi sembra largamente condivisibile, non riesco a capire i riferimenti al comunismo che molti fanno nei post. Rimane il fatto che il "trio" reagan,tatcher,woityla che ha preso il potere quasi contemporaneamente ha cambiato radicalmente la destra occidentale che ha coniugato un liberismo sfrenato da A.Smith con una versione apocalittica dello scontro fra bene(libero mercato,anti-modernismo,identitarismo...) e male(diritti sociali,uguaglianza..). In tutto questo le sinistre non sono state capaci di elaborare una teoria convincente e hanno confuso il moderatismo con la codardia.Adesso volano i piatti... 26-07-2011 18:57 - leonardo
  • 1) I paesi nordici sono tolleranti sulla carta. Accettano i rifugiati, ma hanno una spiccata chiusura al diverso.
    2) Organizzazioni filo naziste hanno sempre serpeggiato nel nord europa, e piani di colpo di stato, più o meno militare, sono da sempre nei loro piani.
    3) Una strage simile poteva accadere a Malmò, l'anno scarso. Un pazzo simile a Breivik sparava in piena città ad individui di nazionalità straniera, il puro caso ha voluto che non facesse nessuna vittima 26-07-2011 18:48 - Worse
  • L'articolo fa un'analisi storica accurata e interpreta la strage in Norvegia in controtendenza ai commenti soliti dei "grandi giornali" che si occupano più dulla spettacolarità dell'evento che sulle origini e cause di tanta violenza diffusa. Pochi ricordano oggi la Thatcher; Reagan ed il santino laburista Tony Blair, promotori e cavalli di Troia di uno strisciante fascismo politico ed economico che ora da i suoi frutti. 26-07-2011 18:34 - Paolo P.
  • In questa analisi (vera in parte)manca l'altra componente violenta nei falsi miti del XX secolo:il comunismo!
    Non si possono dimenticare i 20 milioni di morti di Stalin (tra cui i kulaki,non era razzismo questo?).I 100 milioni di cinesi morti sotto Mao per cosa,poi?Raggiungere due generazioni dopo lo stesso risultato di Taiwan e Singapore.I due milioni di morti sotto i khmer rossi.Quanti stanno morendo di fame in Nord Corea?E'il totalitarismo il male profondo sia di destra che di sinistra,sia cristiano che musulmano che induista.La democrazia legata al liberismo economico è lenta nelle decisioni,poco esaltante dal punto di vista ideale ma è quella che riesce meglio a digerire ed annullare spinte pazzoide come quelle accadute in Norvegia. 26-07-2011 18:05 - athesius
  • quest'articolo è monco. Ignora completamente le emblematiche polemiche suscitate in Germania dai così detti <<antitedeschi>>, gruppo di intellettuali che in nome di Israele ha paragonato l'Islam al nuovo fascismo e al nuovo pericolo totalitario (come se questi potenziali esistessero davvero!). Scampoli di questo modo di sragionare si sono affacciati pure in qualche sciolta e disastrata mente italiana di "sinistra", arrivando per es, in nome della "superiorità democratica dell'occidente", a legittimare, col senno del poi, i genocidi del colonialismo dei conquistadores senza i quali non avremmo avuto democrazia, diritti, lotta di classe, progresso e minigonne. Dopo l'11 settembre c'è stato un qual certo coagulo di abietti sragionamenti di questo tipo prodotti dalla contaminazione radicale (nel senso del partito radicale) col socialdemocratico e che ha lambito anche una parte, non solo della base militante, del bertinottismo e del Pd. Non è difficile notare qui l'ideologia dei diritti come nucleo contenutistico di una classe media tesa a difendere il proprio, molto relativo, benessere quando la crisi cominciava a evidenziarsi (lo scoppio delle bolle della neweconomy risalgono a prima degli attentati alle torri gemelle). Non è difficile comprendere quale servizio ha reso in fin dei conti questa paccottiglia ideologica al paradigma liberale per il quale la difesa di Israele è stata sempre strumentale ad altri noti ed evidenti interessi materiali ed ideologici. Questo per dire che la questione è molto controversa ed è doveroso scavare di più piuttosto che dividere il mondo semplicisticamente in destra e sinistra. Personalmente sono proIsraele (la sua esistenza, intendo) e favorevole all'eliminazione di Hamas ed Hezbollah ma certo non in nome della democrazia di mercato, bensì nella consapevolezza che l'antisemitismo (occidentale!) è la potenziale ultima ratio della crisi. D'altronde la "sinistra" continua sostanzialmente in ogni sua declinazione a voler resuscitare impresa (magari nazionalizzandola!) e lavoro scagliandosi ottusamente contro l'epifenomeno della crisi, la finanziarizzazione, e non contro le contraddizioni ormai assolute della merce (e dei suoi significatori simbolici: misoginia, razzismo, regressione etnica, omofobia e antisemitismo). 26-07-2011 16:44 - Acci
  • Un articolo sicuramente interessante, non condivisibile, ma interessante.
    Per completezza ed obiettività andrebbe anche esteso ai comportamenti criminali dei no-tav, dei centri sociali, antagonisti etc.
    Realtivamente al sig. Breivik la dimostrazione che sia pazzo, oltre che nelle sue parole, è anche nei fatti: ha assassinato alcuni suoi concittadini e nessun extracomunitario.
    Per logica, se avesse agito politicamente come voi maldestramente sostenete, avrebbe dovuto sviluppare l'attentato contro una moschea.
    Anche le Vostre ideologie e le vostre parole, e il passato lo dimostra, hanno armato più o meno consapevolmente la mano di molti. 26-07-2011 16:09 - Roberto Riccardi
I COMMENTI:
  pagina:  2/3  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2011 [ 26 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 30 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI