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Fabrizio Tonello
Una strage in cerca d'autore
La domanda da porsi in queste ore non è perché Anders Breivik ha fatto ciò che ha fatto, o come sia stato possibile che la tranquilla e tollerante Norvegia abbia cresciuto nel suo seno un killer a sangue freddo. Piuttosto, occorre chiedersi come mai altri attentati simili a quello di Oklahoma City nel 1995 non siano accaduti prima, perché stragi simili a quella di Oslo non si siano ancora verificate a Stoccolma, a Copenhagen, ad Amsterdam, a Helsinki.
Certo l'assenza di attentati nelle altre capitali scandinave non è prova dell'efficienza delle loro polizie e dei loro servizi segreti, che se non condividono le idee dei neonazisti danno però prova di una singolare pigrizia nel combatterli. Breivik, come Timothy McVeigh ad Oklahoma City e come Jared Loughner a Tucson in Arizona, non ha fatto che prendere sul serio la retorica dei politici, le analisi dei giornalisti, le riflessioni degli intellettuali che da decenni, e in particolare dall'11 settembre 2001, proclamano che l'islam è il «nemico». È il linguaggio dell'estrema destra (pudicamente definita «conservatori») che percola verso il basso della scala sociale, trasmesso dai capitan Fracassa dei talk show: Daniela Santanché o Mario Borghezio in Italia, Glenn Beck o Rush Limbaugh negli Stati Uniti.Non occorre fare appello ai luminari della sociologia per capire come ciò accada: il linguaggio della destra, in tutto il mondo, è diventato fascistoide almeno dal 1980, con l'elezione di Ronald Reagan, che parlava volentieri di «impero del Male», di «giorno del Giudizio» e di «scontro finale». I progressisti erano il «nemico» mentre la prospettiva di una guerra (allora contro l'Unione Sovietica, più tardi contro l'Iraq o l'Afghanistan) doveva essere accettata come parte della vita quotidiana. Questo scivolamento semantico si nutriva della timidezza e del disorientamento dei democratici americani e dei socialdemocratici europei, incapaci di ritrovare un linguaggio coerente e un'idea di società giusta dopo il 1989. Il risultato erano i successi della Fox negli Stati Uniti, dei tabloid di Murdoch in Gran Bretagna, di Libero e del Giornale (in versione Feltri) in Italia. Quello che chiamo «linguaggio totalitario» è lentamente diventato normale, estendendosi come una metastasi a a tutti i media: oggi qualsiasi rissa da bar diventa il «Far West», ogni molestia uno «stupro» e ogni visita di un ministro impone di accettare la «città blindata».
Naturalmente, i politici come George W. Bush o Silvio Berlusconi si sono sempre ben guardati dal trarre le conseguenze dei loro discorsi e, al contrario, hanno regolarmente invitato i cittadini a continuare nelle loro abitudini di shopping, di vacanza, di intrattenimento. La guerra diventava così uno spettacolo televisivo, un reality show girato in località esotiche, una condizione perfettamente accettabile in quanto non richiedeva alcun sacrificio all'uomo della strada e gli permetteva invece di sfogare il proprio risentimento contro i gruppi additati come responsabili delle miserie quotidiane, in particolare gli immigrati. Negli anfratti di una società sempre più inquieta, tuttavia, rimangono parecchie persone che credono a ciò che sentono o a ciò che leggono, che trasformano le loro esperienze in aggressività e che vedono nel nemico islamico un'occasione per dare un senso alla propria vita. Sono giovani dall'esistenza marginale, quasi sempre più interessati alla birra e alle motociclette che alle manifestazioni politiche, ma trovano nelle svastiche, nelle teorie del complotto, nel culto delle armi da fuoco una ragione di vita. Del resto, la violenza politica contro i «traditori» si era già manifestata nel 1986, quando fu ucciso il primo ministro svedese Olof Palme, e nel 1995, quando il primo ministro laburista israeliano Yitzhak Rabin fu assassinato da un giovane di estrema destra.
Gli autori di stragi come McVeigh, Loughner e Breivik, non sono pazzi nel senso clinico del termine, come dimostrano le loro capacità di pianificazione e l'efficienza nell'esecuzione dei loro piani. Sono dei compagni di strada dei politici che siedono nei parlamenti e nei governi, pronti a chiedere l'espulsione di tutti gli immigrati per poi fingere orrore e piangere lacrime di coccodrillo quando l'inevitabile accade. Breivik non aveva come obiettivo nulla di diverso da ciò che la English Defense League, il partito True Finns, o la Lega Nord chiedono ogni giorno: la fine di una pretesa società «multiculturale» (che in realtà non esiste affatto) e il ritorno all'omogeneità culturale e razziale di 40 anni fa. L'unica differenza è che lui ha deciso di agire. Occorre sottolineare che il giovane norvegese, esattamente come Jared Loughner che l'8 gennaio scorso sparò alla deputata Gabrielle Giffords o McVeigh che fece saltare in aria un palazzo di uffici federali nel 1995, scelgono di attaccare i loro governi. Invece di arruolarsi per andare a combattere in Afghanistan, rivolgono la loro violenza contro i simboli politici del loro stesso Paese: perché? La risposta è che, prendendo sul serio la retorica delle crociate, si ribellano contro la passività e l'inettitudine dei governi che le predicano. Vogliono compiere azioni spettacolari che «risveglino» i cittadini e li spingano a mobilitarsi, a riprendere nelle loro mani un potere politico loro sottratto da élite cosmopolite e asservite alle banche.
Breivik odiava in particolare i «traditori», come i giornalisti o gli aspiranti politici dei partiti di governo: il suo bersaglio sull'isola di Utoya. Ma il risentimento nei confronti di una finanza internazionale impazzita, che tratta i governi come le proprie donne delle pulizie, è tutt'altro che confinato ai gruppi di skinhead o di neonazisti: tutti i partiti xenofobi europei hanno avuto performance elettorali spettacolari negli ultimi anni e Marine Le Pen, candidata per il più antico di loro, il Front National, alle presidenziali francesi del 2012, spera di arrivare al secondo turno superando il candidato socialista o addirittura l'impopolare presidente Sarkozy. Questo è il motivo per cui l'attentato di venerdì era perfettamente prevedibile, un crimine che attendeva solo il suo autore per realizzarsi.
- 31/07/2011 [6 commenti]
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Accostare il nome di politici a stragi come questa è la stessa cosa che accostare quello di Travaglio o DiPietro o Grillo ad eventuali attentati qui da noi.
Significa non aver capito nulla di quello che succede. Tonello bocciato su tutta la linea 26-07-2011 15:33 - james
E’ questo il punto cruciale del ragionamento che giustifica, in fondo, l’agire xenofobo fino agli aspetti piu’ devastanti come le stragi senza senso.
E da qui dobbiamo iniziare l’analisi.
La differenza, tra destra e sinistra, come Lei ben sa, ha radici storiche
profonde ed è collocabile in seno al pensiero europeo, tanto che in altre
civiltà ha connotati cosi’ sbiaditi da poter apparire insignificante essendo là
la contrapposizione sociale fondata su elementi dinastici o religiosi e quindi
estranea anche al pensiero politico.
Questa annotazione induce già ad una riflessione sull’attualità, o meno, e
sulla forza, che ancora puo’ conservare, la contrapposizione del pensiero
politico in Europa, oggi, alla luce delle recenti, forti, mutazioni della
composizione della società sotto le spinte dei flussi migratori e della
globalizzazione in atto, che noi, intendo quelli fino alla nostra generazione,
vedono come un elemento di estraneità che si è innestato nella propria storia
personale, ma i pià giovani, ed i piccoli a maggior ragione, intendono come
parte integrante della loro storia di crescita personale.
Vi è, nella sostanza, nella riconduzione di ognuno, fino, indicativamente,
alla mia generazione, al pensiero politico e filosofico europeo, un concetto di
identità che si ritrova o che, per meglio dire, si ritrovava, poiché tale
identità, oramai è stata fortemente compromessa dalle mutazioni del quadro
geopolitica europeo, a partire, forse, prima di tutto, dallo stravolgimento
dell’impalcatura degli Stati Sovrani per mezzo del Trattato di Maastricht, che
di fatto ha accelerato l’integrazione europea a livello politico, monetario ed
istituzionale, ma, parimenti, annullando o riducendo fortemente le differenze
tra gli Stati Europei e depotenziandone anche le leve dell’agire politico, ha
sottratto alla discussione sulla contrapposizione tra pensiero mercantilista e
pensiero socialdemocratico, ogni termine di paragone, cosicché nei fatti, la
“rivoluzione” si è imposta, pacificamente, tramite un referendum e, da allora,
i partiti, cosi’ come li conoscevamo, ed anche il loro pensiero, l’idea a cui
si ispiravano, sono stati seppelliti, o quantomeno superati, dal “fatto
compiuto”.
Se questo è l’assunto, allora, siamo di fronte alla necessità di distruggere
un pensiero, quello mercantilista e quello socialdemocratico, che finora
avevano rappresentato il punto di riferimento astratto di larga parte della
rappresentanza politica e della base che essa rappresentava, ed è in questo
spazio che si inserisce l’idea “tremontiana” di ricondurre il pensiero europeo
alle proprie origini giudaico cristiane, dando cosi’ implicatamente per
scontata l’assenza di altri punti di riferimento del pensiero
politico/filosofico e cosi’ decretando la morte delle ragioni mercantiliste da
un lato e socialdemocratiche dall’altro.
Si affaccia cioè uno scenario nuovo dove competono da un lato il “pensiero
unico” del capitalismo interplanetario senza volto e dall’altro quello di
stampo americano, privo di radici, che si aggrappa, in assenza di altro, al
“Dio, patria e famiglia”, in un confronto, pero’, che non è leale e simmetrico
in quanto non è confronto ma convivenza e sostegno del secondo a beneficio del
primo e che, per quanto ci riguarda, ci risulta anche fortemente estraneo e
rinnega totalmente la tradizione del pensiero europeo, riportandoci, così, ad
un periodo antecedente la secolarizzazione, in una sorta di Medio Evo moderno
che convive e si scontra sotteraneamente con il residuo del pensiero classico
europeo oramai rappresentato da partiti che ricalcano solo le ombre di chi li
guida: senza idee, senza radici e senza avanguardia di pensiero, identificati
malamente nella loro provvisoria guida, e personalizzati fino al ridicolo.
Di fronte a questa nuova arena che si sta delineando, pero’, la gran parte del
pubblico assiste smarrita e sorpresa ad un confronto che non comprende e le è
estraneo, ed invoca, sottovoce, finora, la riesumazione di un pensiero
conosciuto.
Il dramma che stiamo vivendo sta tutto in questa frattura che alimenta un
dibattito senza senso, o che, almeno, così appare ai più.
Il mondo islamico ha unificato il pensiero collettivo accogliendolo sotto l’
egida della religione; l’america in quella dell’indipendenza e della
“libertà”.
In questi due “mondi” il nemico non è mai stato interno alla collettività ma
necessariamente esterno ad essa (l’America per l’islam, il comunismo prima e l’
islam adesso, per l’America), e determina atteggiamenti collettivi che
sfociano nel fanatismo religioso o nel comportamentismo americano, ed,
entrambi, sono stati finora assolutamente estranei all’agire del vecchio
continente.
Nel pensiero europeo, invece - così come si è formato dal 1500, con il
mercantilismo prima, il razionalismo del ‘600, la Rivoluzione Francese nel
secolo successivo ed il pensiero socialista sempre nel 1800 -, le
contraddizioni interne alla società sono state identificate in essa muovendo
dalle ragioni dell’una o dell’altra parte politico/filosofica e sociale, e
cosi’ si è strutturato il pensiero collettivo negli ultimi quattro secoli di
storia e tali contrapposizioni hanno progressivamente emarginato dalla
discussione la dominante religiosa a vantaggio dello spazio politico e
filosofico.
A questo punto credo non occorra andare oltre nel ragionamento per concludere,
che, ritenendo improbabile una nuova restaurazione religiosa, il pericolo che
stiamo correndo, adesso, è quello rappresentato dall’assenza, nel dibattito
politico, di ogni riferimento culturale così come storicamente eravamo abituati
ad avere; un’assenza che rischia di minare le fondamenta della stabilità
politica o un’abdicazione della politica, già ora ridotta a discutere di temi
che non vanno oltre l’immediato.
E’ in questo vuoto della politica e nella frattura del pensiero politico classico europeo che si inseriscono le spinte xenofobe, che, in definitiva, rappresentano una regressione dell’agire collettivo in rapporto a problemi di cui la politica non si fa piu’ carico.
Il diverso è il bersaglio di un malessere individuale e collettivo a cui la politica non da’ piu’ risposte e la xenofobia è il prodotto della frattura epistemologica del pensiero politico classico.
Ecco perché occorre ritornare a parlare di politica, di progettualità della politica, e, soprattutto, di differenza tra destra e sinistra 26-07-2011 14:25 - massimo
Buon lavoro a tutti
Luigi 26-07-2011 14:14 - Luigi San Germano
Non dimentichiamoci poi che una delle ragioni della complicita' dei governi occidentali con gli insorgenti movimenti di estrema destra non e' casuale. L'accettazione di questi movimenti, antitesi del comunismo, alimenta l'idea che il comunismo, anche solo teorico, e' non solo finito ma e' stato distrutto e peggiore dei nazisti stessi. Infatti nessuno si sarebbe mai sognato di mettere sullo stesso piano L'URSS alla Germania nazista, in fin dei conti gli USA hanno combattuto alleati di Stalin, mentre ora questa equazione viene fatta continuamente e i crimini di Stalin identificati con l'ideale comunista. E questo grazie anche alla tolleranza per i movimenti nazisti. 26-07-2011 13:02 - Murmillus
Insomma se hanno massacrato tanta gente,la colpa e di chi vuol far invadere la nazione dai "negri".
Ma questo Borghezio è uno che sta in un partito di governo e allora che cazzo ridiamo tutti?
Ridevamo quando Hitler dava la colpa agli ebrei,zingari e comunisti e li metteva nei campi dove pòi morivano come cani?
Ridevate ai massacri dei palestinesi e dei popoli dell'America Latina,ora ridete anche suo morti norveggesi e sulle diabboliche cazzate di quel pancione,pieno di exsalcicce e birra,trasformata in un enorme sacco di merda,che fa schifo anche a sua madre...
Ridete,ridete,che tanto stanno marciando a passo d'oca!
Se fossi un ebreo,avrei molta,ma molta di paura! 26-07-2011 10:43 - maurizio mariani
Ora, lo proseguirò anche io con un altro "occhio". Purtroppo. 26-07-2011 09:56 - Roberto