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Maurizio Matteuzzi
Il clamoroso fiasco della Nato (e dell'Italia)
Afghanistan e Libia, guerre inutili e costose che il senato ha rifinanziato ieri. Guerre ipocrite («non siamo in guerra») di cui, al di là delle vaghe exit strategies di volta in volta annunciate, non si vede via d'uscita. Come tutte le guerre, facili da cominciare, difficili da finire.
E se la guerra in Afghanistan dopo dieci anni - già più lunga di quella del Vietnam - presenta un esito molto incerto, per usare un eufemismo, con i taleban passati per forza di cose dal ruolo di nemici da distruggere a quello di interlocutori ineludibili, la guerra di Libia dopo cinque mesi, qualunque sia il suo sbocco finale, costituisce senza tema di smentite un fallimento colossale della Nato. Della Nato e dei principali componenti della coalizione dei volenterosi che, trincerati dietro il pretesto umanitario della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza - «proteggere i civili» -, si sono buttati a corpo morto in un'avventura dall'inconfondbile tanfo neo-coloniale, per giocarsi sul terreno facile dei diritti umani, della libertà, della democrazia, della primavera araba, il nuovo assetto del petrolio libico.
Parzialmente defilati gli Stati uniti di Obama (vorrei ma non posso), che ha già troppe gatte da pelare per lanciarsi in una terza guerra contro un paese islamico e potrebbe perfino trarre vantaggi concreti nel prossimo futuro da questa sua posizione di rincalzo, chi sta portando il peso del fiasco sono le più sguaiate fra le ballerine della prima fila e della prima ora - la Francia di Sarkozy e l'Inghilterra di Cameron - e la terza, la più goffa, che avrebbe voluto essere allo stesso tempo in prima fila e dietro le quinte, l'Italia dei Berlusconi e dei Frattini ma, purtroppo, anche del presidente Napolitano.
Più che una guerra umanitaria quella di Francia e Inghilterra rimanda irresistibilmente all'avventura del '56 contro l'Egitto di Nasser.
Sarkozy aveva bisogno di farsi perdonare le liaisons dangereuses sue e dei suoi ministri con il tunisino Ben Ali; Cameron aveva bisogno di farsi perdonare l'addestramento da parte delle Sas britanniche della forze speciali saudite - rivelato dall'Observer - impegnate a reprimere le pericolose donne al volante per le strade di Riyadh ma soprattutto le proteste democratiche nel Bahrein, un link difficile da conciliare con il conclamato sostegno alle primavere arabe.
Berlusconi era riluttante, sia per decenza dopo i recenti baciamano a Gheddafi sia per business dopo gli accordi sostanziosi, sia per i trascorsi dell'Italia, con tanto di gas e campi di sterminio, sulla quarta sponda. Ma poi ha subito ceduto, comprendosi dietro la foglia di fico del Consiglio di sicurezza, di cui la Nato sembra diventata l'agenzia militare.
Tutti sembravano o volevano far credere che la campagna libica fosse un capitolo facile e trionfale della primavera araba che in Tunisia e Egitto aveva spazzato via vecchi residuati bellici; che anche Gheddafi sarebbe stato cancellato in due-e-due-quattro dall'ondata «democratica» levatasi dall'indocile Cirenaica. Nessuno dubitava che in Libia sarebbe tutto finito presto e bene. Nessun dubbio, neanche quando i servizi francesi, dopo una visita a Bengasi e Tripoli, scrivevano, con qualche sorpresa, che la rivolta libica «non è né democratica né spontanea»; neanche quando si scoprì che i principali personaggi del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, ormai riconosciuti quasi unanimemente come il «governo legittimo della nuova Libia» erano o vecchi arnesi riciclati del gheddafismo, citati più volte da Amnesty, o esponenti di quel radicalismo islamico che Gheddafi aveva schiacciato con i suoi metodi spicci e che l'occidente vede come il cancro.
Quattro o cinque mesi di bombardamenti a tappeto su Tripoli, nella speranza di beccare finalmente Gheddafi e risolvere il problema alla radice (e senza curarsi troppo delle vittime civili di parte tripolina: «tragici errori», «effetti collaterali», come in Serbia). Quotidiani proclami del segretario Nato Rasmussen e del frivolo Frattini ad assicurare che «Gheddafi è finito», «il cerchio si stringe», «è questione di giorni». La finta di non vedere che gli insorti di Bengasi da soli non ce la faranno mai, che la guerra è impantanata, che - piaccio o no - Gheddafi non è solo repressione brutale ma ha, ancora, un seguito sociale, probabilmente alimentato dalla campagna aerea dei «crociati» che risveglia nei libici ricordi mai cancellati. La stupidaggine del procuratore della Corte penale internazionale, l'argentino Moreno Ocampo, di chiedere un mandato di arresto per Gheddafi, così di precludere in pratica qualsiasi ipotesi di soluzione negoziata. I patetici annunci degli insorti sull'imminenza della spallata finale per «liberare» Tripoli. La sufficienza per gli sforzi dell'Unione africana (e della Turchia) impegnata nella ricerca di una soluzione negoziata, la scarsa o nulla considerazione per le riserve esplicite di Russia e Cina sull'interpretazione «estensiva» data dall'occidente alla risoluzione Onu. Ora Sarkozy, Cameron, Rasmussen, Hillary e Frattini non sanno più che pesci pigliare. O decidono di scendere a terra con le truppe e mandare «the boots on the ground», ipotesi proibita dalla risoluzione Onu e sconsigliabile vista la piega presa dalle cose, o devono trovare una soluzione che salvi la faccia.
Difficile, però, a questo punto. Dopo aver detto e ripetuto, ogni giorno, che Gheddafi se ne deve andare dal potere e dalla Libia, che deve finire in ceppi alla Cpi dell'Aja, adesso dicono di aver affidato al mediatore Onu al Khatib, un giordano, l'incarico di presentare a Gheddafi un piano che prevede cessate-il-fuoco, un governo di transizione paritario (senza Gheddafi), un processo di riconciliazione, elezioni di una costituente, una costituzione. Ma con due novità, enormi: una, che non ci sarebbe più la condizione previa, sine qua non, di un Gheddafi fuori dal potere e che la sua uscita di scena dovrebbe essere parte del processo negoziale; due, che nessuno si opporrebbe più a quello a cui si sono opposti fino a ieri: che Gheddafi e figli possano restare in Libia una volta concluso il processo. Un percorso molto accidentato. Ma l'unico percorribile. Perché né la Nato né, tantomeno, gli insorti, mostrano di potercela fare.
Qualunque sia l'epilogo, il fallimento della Nato resta, clamoroso. E resta il discorso, ancora tutto da fare, sulle primavere arabe. Se e quanto hanno vinto, chi e come le hanno ingabbiate.
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"Nel corso della campagna [Graziani] fece uso di durissime misure anche contro i civili, ritenuti potenziali fiancheggiatori dei resistenti. Nota la vicenda della deportazione di centinaia di migliaia di appartenenti alle tribù nomadi della Cirenaica, che furono rinchiuse in campi di concentramento appositamente preparati. Nei campi si registrerà un altissimo tasso di mortalità, a causa delle terribili condizioni igienico-sanitarie e della scarsità di cibo e acqua che costò la vita a decine di migliaia di persone. La tecnica (già sperimentata dai britannici nella guerra boera) di trasferire le popolazioni civili per impedire ogni appoggio ai resistenti si trasformò, nelle mani di Graziani, in uno strumento di pulizia etnica se non di vero e proprio sterminio pianificato. L'11 gennaio 1930 Graziani è scelto personalmente da Benito Mussolini come governatore della Cirenaica. Nel marzo del 1934, dopo aver fatto impiccare il capo partigiano libico ʿOmar al-Mukhtār, Graziani affidò la Cirenaica al nuovo governatore fascista Italo Balbo."
E tuttavia questo non è bastato all'attuale occupante del Colle per far esonerare il nostro paese dalla cooperazione con l'impresa neocoloniale della NATO, guidata da Mr Camerun, integerrimo suddito di Sua Maestà nonché grande amico di R.Murdoch, e da Chouchou (nomignolo dato al marito di Carla Bruni da Le Canard Enchainé). Cosí uno dei lasciti di questo presidente della Repubblica, ultima spiaggia di un centro-sinistra ormai impresentabile, sarà il definitivo affossamento del dettato costituzionale sul ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti internazionali - con l'aggravante del fatto che il governo italiano, sul cui operato questo presidente non esita ad esprimere autorevoli opinioni, aveva ricevuto il Colonnello Gheddafi in pompa magna pochi mesi fa.
Se come dice il Sig.Galaverna,
"La guerra un risultato lo ha già portato a casa: ha annientato il potenziale militare libico", forse un secondo risultato è di aver mostrato che la miserabile vigliaccheria di chi pretende di diffondere i diritti umani bombardando i paesi nemici senza rischiare le vite dei propri cittadini ormai è divenuta troppo costosa per chi con smisurata arroganza vi si è dedicato dal 1989, in particolare per il Congresso USA che già destina alle spese militari più del 60% del reddito disponibile. E se Monsieur Chouchou non otterrà presto dei vantaggi petroliferi concreti dalla guerra di Libia questa potrebbe rivelarsi un po' troppo costosa anche per la Francia. Va anche ricordato che nella guerra di Suez del 1956 la coalizione franco-inglese godeva dell'appoggio dallo Stato di Israele, mentre oggi lo Stato Ebraico deve limitarsi a difendere i valori della civiltà occidentale (in particolare la laicità dello stato) bombardando i palestinesi di Gaza, tenendo un "profilo basso" nella manipolazione delle primavere arabe. Forse anche questo è dopo tutto un segno dei tempi.
Candide 28-07-2011 18:16 - gianluigi
Galaverna mi vuole spiegare(anche con parole sue da chi è formato il cd CNT di Bengasi?)
perchè ha adottato la vecchia bandiera monarchica Libica(cioè di quel fantoccio neocoloniale di Idriss el Senussi?)e magari non quella adottata dopo la rivoluzione del 1969 e cioè quella a barre orizzontali rossa -bianca e nera,Pan-Islamica(forse perche era meno compromessa con le potenze neocoloniali? vessillo poi sostituito nel 1977 con quella verde di oggi?)
e poi sopratutto mi vuole dire perchè lei rifiuta di credere, al fatto che la guerra in Libia è fatta x impossesarsi delle sue ricchezze di idrocarburi(e anche di acqua oltre alle enormi somme in valuta estera depositati nelle banche occidentali)di cui è ricchissima?
mi può spiegare perchè l' 1/07/11 a Tripoli c'è stata una manifestazione di 1,7 milioni di persone a favore del colonnello Gheddafi?(senza contare le altre fatte precedentemente o anche successive)sono tutti comprati o pagati dal regime?x ultimo crede forse che gli appartenenti al CNT Cirenaico non siano anche loro componenti di Clan o Tribù?(e quindi perseguono i loro interessi, oltre a quello degli stati neocoloniali ed imperialisti occidentali, che li sovvenzionano,armano ed appoggiano?))
come diceva il sommo Totò "ma mi faccia il piacere
x ora mi fermo qui ma ci sarebbero tante altre cose da dire.
ps
fonti qui:
http://libyanfreepress.wordpress.com
http://temi.repubblica.it/limes/
www.aginform.org
www.comedonchisciotte.org
www.megachipdue.info
www.siporcuba.it/mondocane.htm
se non bastano ce ne sono molti aaltri in ogni lingua;
un saluto
alexfaro 28-07-2011 17:36 - alexfaro
Niente più aerei, niente più carri armati.
In termini politici significa che la repressione delle rivolte contro il regime è diventata impossibile.
Ora, una parte di popolazione (quella di Tripoli) appoggerà pure Gheddafi e il suo regime. E' comprensibile: gli introiti del petrolio libico, attraverso una complessa rete tribale (e clientelare) era proprio lì che finivano: a Tripoli e nelle tasche della famiglia Gheddafi!
Ma questo è uno dei principali motivi per cui la Cirenaica, finalmente con successo, si è ribellata!
Questo è il cuore del problema: una parte del popolo libico di Gheddafi e del suo brutale regime a conduzione familiare non ne può più.
Leggere tutto questo con gli occhi dell'antimperialismo più retorico (fritto e rifritto, appunto, come nell'articolo in questione) significa semplicemente nascondersi la realtà.
E questo, specialmente per chi è di sinistra, non è un bene, vero? 28-07-2011 10:08 - Galaverna
Tutti, compreso il sottoscritto, sono stati messi di fronte dagli eventi alla loro ignoranza (ma questo avrebbe dovuto semmai moltiplicare la cautela nei giudizi e sulle 'notizie' propinate). Soprattutto gli atti dei protagonisti diventano in questi casi essenziali per capire di che pasta sono fatti.
Gheddafi può piacere o no ma i fatti dimostrano che non pochi libici stanno con il regime e questa brutale interferenza non ha fatto altro che ingigantire il problema anche per la perversa, sistematica neutralizzazione di qualsiasi sforzo di compromesso (Unità Africana). Quelli che con il dovuto rispetto erano inizialmente 'utili idioti' hanno ormai perso anche il diritto all'aggettivazione ...
Forse ne verrà fuori anche del bene. Non per la Libia: a parte lutti e distruzioni, l'hp meno peggiore prevede un compromesso tra le due fazioni che, del resto, sono state per anni insieme al potere. Speriamo che questo implichi una crisi della più mortifera organizzazione criminale del pianeta (intendo la Nato, non quei dilettanti di al qaida) circa l'utilità e gli scopi ultimi cui deve servire. Un suo ridimensionamento non potrebbe che far bene al pianeta. 27-07-2011 19:23 - almanzor
senza offesa,la smetta di scrivere baggianate a ruota libera e studi un pò di più sia la storia che la geopolitica;
un saluto
alexfaro 27-07-2011 17:57 - alexfaro
un articolo che dice la VERITA' di come stanno veramente le cose in Libia BRAVO Matteuzzi:
comunque a parte gli scherzi, ce ne è voluto di tempo x il Manifesto x capire come la NATO(ed il Qatar, con l'Arabia Saudita)abbiano organizzato, finanziato ed armato i cd "ribelli" di Bengasi, i quali sono in realtà solo dei mercenari tagliagole e traditori della loro PATRIA vorrei vedere se un gruppo di Alto-Atesini,Siciliani o Sardi(chiedo scusa x l'esempio) si ribellasse al leggittimo governo Italiano, e sventolando la bandiera del regno delle 2 Sicilie o quella imperiale Asburgica, dicevo vorrei proprio vedere se Roma non mandasse delle truppe contro i secessionisti traditori;(cosa che tra l'altro è successa più volte,ricordate l'EVIS di Salvatore Giuliano, Sicilia 1946/50, o i "4 bravi ragazzi" Sud-Tirolesi, nel 1962/66, o i "boia chi molla di Reggio-Calabria 1969/70, dove mi mandarono come militare x reprimere la rivolta da Bari dove ero di stanza)
concludendo, a questo punto le opzioni sono solo 2 obbligare le 2 parti a negoziare(previa tregua dei bombardamenti)con il supporto delle nazioni che NON hanno partecipato alla guerra,con relativa perdita della faccia x Sarkozy,Cameron,Berlusconi,Obama,Rhodam-Clinton, ecc... oppure proseguire nella guerra, con l'invasione via terra, ma con quali conseguenze è facile immaginare(prescindendo dal fatto che la ris. ONU n°1973, lo vieta esplicitamente)e cioè moltissime vittime civili e militari, in più da ambo le parti.
alexfaro 27-07-2011 17:03 - alexfaro
Tanto per iniziare si parla di "bombardamenti a tappeto".
Non è neanche un giudizio un pò iperbolico: è pura propaganda. Credo che neppure il governo libico (che pure ne avrebbe tutto l'interesse) potrebbe eguagliare in fantasia una definizione del genere, che richiama decine di migliaia di morti e città rase al suolo, in puro stile seconda guerra mondiale.
Soprattutto una domanda bisognerebbe porsela:
- senza l'intervento ONU oggi ci sarebbe pace in Libia?
La stessa domanda, per inciso, vale pure per l'Afghanistan.
E questa "pace" quanti più morti dell' odiosa "guerra imperialista" avrebbe fatto?
Conosciamo le propensioni umanitarie tanto di Gheddafi quanto dei Talebani: possono esserci dubbi?
Per il resto una ridda di luoghi comuni, a partire da quella definizione di "guerra per il petrolio" che non sta proprio in piedi, di delegittimazione di chi si ribella, di lamenti (in stile Padania) sul costo delle operazioni belliche.
Roba fritta e rifritta. 27-07-2011 16:25 - Galaverna