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COMMENTO
28/07/2011
  •   |   Joseph Halevi
    Perché la "Casa Italia" rischia grosso Una risposta ai lettori

    L'articolo «Questa finanziaria affosserà anche il Pil» (il manifesto 22/7) ha comportato dei commenti sul sito che richiedono delle precisazioni. Il lettore firmatosi "marco58" scrive che «il debito pubblico italiano, a differenza del Giappone, è al 56% in mano straniera. Peccato, perché così il bel ragionamento crolla miserevolmente». Ho sbagliato a riferire il dato che il debito pubblico è per l'85% in mano di italiana. Dal supplemento al Bollettino della Banca d'Italia del 13 maggio scorso lo stock di debito al 2010 in milioni di euro risulta pari a 1.843.015 di cui non residenti 810.866. Quindi il debito italiano è per il 56% in mano italiana. Tuttavia il mio ragionamento non accettava il fatto che l'alta proporzione di debito giapponese in mani nipponiche spiegasse la stabilità del mercato dei titoli pubblici di Tokyo. La calma nella sua finanza pubblica, messa molto peggio di quella italiana (debito al 210% del pil, deficit al 9% del pil e crescita insignificante rispetto a qualsiasi stabilizzazione del debito), risiede nella dimensione istituzionale e politica di come viene gestita la situazione. 


    In Giappone, Banca centrale e Tesoro operano di concerto e assieme alle banche nazionali blindano il debito nipponico. Chiunque può comperare buoni giapponesi al tasso deciso dalla Banca centrale. In Italia, come anche in Francia, questo non succede dai primi anni Ottanta col famoso divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro, in cui la Banca d'Italia venne svincolata dalla copertura monetaria del deficit pubblico per concentrarsi sulla politica contro l'inflazione. Una lettrice o lettore a firma "lulu" chiede cosa significhi la mia frase secondo cui «non esiste soluzione senza un deciso scontro sociale che cambi i termini e le priorità di riferimento». Rimanendo nel campo della finanza pubblica direi che bisogna lottare per cambiare la contabilità del bilancio corrente. Le spese per investimenti devono esserne escluse e su ciò si espresse anni fa positivamente anche il parlamento europeo ma la Germania vi si oppose. Inoltre si dovrebbe introdurre il criterio di spesa pubblica socialmente imprescindibile che, nella sostanza, ha la stessa valenza degli investimenti pubblici. Infine si tratta di agire partendo dall'assunto che il rientro dal debito, operando sul numeratore schiaccia il denominatore e quindi non fa rientrare nulla in maniera stabile. 


    Questa è un'enorme battaglia politica perché impatta su come si concepiscono le relazioni di causa ed effetto nella spesa. Ridurre il debito attraverso i tagli della spesa è come tentare di risparmiare senza riparare il tetto e le tubature. Alla fine la casa (trasporti, scuole, sanità, nettezza urbana, ambiente) va in pezzi ed i risparmi si rivelano un'inezia rispetto ai costi di ricostruzione, con l'aggravante che, mediamente, gli abitanti della casa Italia, a causa della deflazione dei salari, degli stipendi, delle pensioni e della mancanza di occupazione, non avranno nemmeno il reddito necessario ad ottenere il mutuo per la ricostruzione. 
    Un primo passo nella direzione giusta potrebbe essere la formazione di eurobond tali da sollevare i singoli paesi della zona dell'euro dal peso di quel 60% di debito/pil contemplato nei parametri di Maastricht e nei patti di in-stabilità. Una proposta precisa in tal senso è stata formulata da Yanis Varoufakis dell'università di Atene ed è la più completa in circolazione ripetto alle fumisticherie di un Tremonti o di un Mario Monti che poi finiscono sempre per cedere. Ma è odiata dai circoli ufficiali tedeschi. Grazie per i commenti.


I COMMENTI:
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  • Caro Dott. Halevi, non mi ero accorto della sua risposta diretta. La ringrazio per la cortesia. Per precisione e non per pedanteria La invito a leggere qui di seguito un estratto dal fondo di Eugenio Scalfari di domenica scorsa: "Secondo stime ufficiali la percentuale dei titoli di Stato nel loro portafoglio (delle banche italiane) e in quello di privati cittadini e imprese italiane affidabili raggiunge il 56 per cento mentre la percentuale dei titoli del nostro debito in mani straniere non supera il 44, un rapporto che dovrebbe evitare la qualifica di "propaggini".

    Purtroppo però le cose non stanno propriamente così. Da un rapporto analitico della Morgan Stanley i titoli italiani in mano a istituzioni, banche e investitori stranieri ammontano a 790 miliardi contro 787 in mano a banche, imprese e investitori italiani. Il rapporto sarebbe dunque del 50 per cento. Ma, osserva la Morgan Stanley, se si aggiungono ai detentori stranieri anche i titoli intestati a italiani ma gestiti dall'estero, la quota "straniera" sale al 56 per cento del totale. Questa proporzione è del tutto anomala ed accresce il rischio che i fondi monetari e le banche d'affari internazionali vendano titoli italiani per alleggerire i portafogli e sostituirli con "asset" più affidabili."

    Riguardo agli eurobond, secondo me, non è quastione tecnica ma politica. Una comitiva di italiani riterrà normale al momento del conto al risorante pagare in parti uguali a prescindere dal consumo di cibo individuale. Chi ha mangiato una bistecca pagherà come chi ha mangiato un'insalata. Una comitiva di tedeschi non accetterebbe mai una cosa del genere. Si dividerebbe secondo il consumo, chi ha mangiato la bistecca paga la bistecca.La Merkel deve convincere se stessa e i suoi concittadini a firmare le cambiali dei debiti di concerto a noi italiani che i soldi dello stato li consideriamo soldi di nessuno (p.es.: i nostri parlamentari percepiscono il doppio dei parlamentari tedeschi). Se poi la proposta la fa il nostro Tremonti, insieme a Junker, si può immaginare l'entusiasmo. Ci vorrebbe serietà da parte nostra (e greca) prima di fare proposte simili. Un cordiale saluto a Lei ed ai lettori del Manifesto 02-08-2011 17:46 - Marco58
  • Allora, caro Joseph, prima di domani: potresti darci un veloce link agli scritti di Yanis Varoufakis (del quale ho molta stima, e che - a mio modesto parere - non sarebbe male poter annoverare fra le "bocche da fuoco" qui, nelle pagine dell'economia ;) ) specificamente dedicati alla questione degli Eurobond? Visto che, oltre ad essere duro, tagliente ed "anti-neoclassico", ha una formazione da statistico matematico, prima ancora che da economista... ;)

    Per il resto, come ho già scritto in un precedente commento ad un altro articolo, ancora grazie dei tuoi lucidi interventi. E grazie di essere tornato/rimasto ^.~ 31-07-2011 16:58 - Harken
  • Alcune brevi osservazioni sui commenti che mi interpellano direttamente.
    Il Signor Stefano ha ragione: sulla piazza non ci sono forze politiche che possano unificare gramscianamente analisi e strategia politica. Bisogna lavorare quindi tre volte tanto almeno. Anche il Signor Marco ha ragione: la Germania non accetterà la formazione di eurobond. Pensano che così non dovranno tirar fuori i soldi per salvare gli altri ma in realtà segano il ramo europeo su cui, in definitiva, siedono. Infatti gli eurobond aiuterebbero l'export tedesco riducendo, pur senza risolverla, la crisi della domanda effettiva europea. Per ora la Germania crede che con la Cina potrà saltare l'Europa ma si sbaglia. Io oggi sto con i giudizi dei 'mercati', cioé di quelli che comunemente chiamiamo speculatori. Perché? Perché i mercati non credono che le misure economiche di Bruxelles possano risolvere la crisi debitoria. Hanno ragione ed il loro problema non é più come speculare in una situazione di rischio sfruttandolo ai propri fini, bensì come proteggersi dal prossimo fallimento greco e limitare i connessi contagi.
    Da lunedì sarò in viaggio da Sydney verso Roma e non potrò rispondere rapidamente.
    Cordiali saluti
    Joseph Halevi 30-07-2011 12:22 - joseph halevi
  • ITALIA MERIDIONE D'EUROPA
    La battaglia di cui lei parla, alla fine, è la stessa che appassiona il parlamento americano adesso per l'aumento del tetto del debito di bilancio, e questo la dice lunga su quanto si siano spostati i centri decisionali della politica a seguito della creazione dell'Euro e del Trattato di Maastricht.
    Ed è altrettanto vero che, seppur facendo parte di una federazione di stati riuniti sotto un'unica moneta, non beneficiamo di politica concertata tra Tesoro e Banca Centrale, cosi' scaricandosi le tensioni finanziarie sul debito dei singoli stati.
    Il "problema" dell'Italia, in Europa, assomiglia molto a quello del meridione per L'Italia, purtroppo.
    Da soli, oramai, non abbiamo piu' la forza di riscattarci.
    Prima ci hanno impiccato all'euro e poi ci conducono al default. 29-07-2011 16:37 - massimo
  • La sua analisi è interessante. Così come interessante appare la proposta di eurobond con cui rifinanziare i debiti sovrani più fuori controllo:proposta osteggiata dalla Germania, immagino, perchè trasformerebbe in credito(prevalentemente)tedesco debiti(prevalentemente)non tedeschi, ma italiani, greci, spagnoli ecc...Ci vorrebbero leader con l'autorevolezza per trattare con la Merkel, e sul punto siamo messi male. 29-07-2011 15:16 - nicola cavallini
  • la politica è ciò che rappresenta la società. Se questa è la attuale rappresentazione della società si vede che le dinamiche sociali che si sono sviluppate in modi non conformi a un' etica che aggrega. Mi riferisco a scambi di favore(posto-voto) che hanno creato questa elite che ci rappresenta e che abbiamo scelto accettando tali dinamiche . La politica dovrebbe essere etica. Di fronte a Berlusconi corruttore di minorenni ci sarebbe dovuta essere la svolta della rivoluzione. La politica al di là della passata necessità di rappresentazione è attivismo del cittadino, rispetto della legge(la si rispetta accettando lo scambio voto posto escludendo dai circuiti chi ne ha le capacità?). Il corollario dato dall'accettazione di occupazioni di posti in cambio di voti non solo ha permesso a deficienti di governare ma ora non ci permette neppure di ribellarci in quanto ciò in cui abbiamo creduto si è rivelato illusorio. Questioni di scelte e di contesti sociali. Ma di fronte a tale scempio non dobbiamo neppure adirarci se i capaci abbandonano unn territorio reso sterile dal clientelarismo a cui nella nostra timida vergogna di precedenti accettazioni e servilismi o servigi non sappiamo neppure ribellarci. Mi viene in mente il mondo che vorrei di vasco rossi, non mi sento italiano di giorgio gaber contestatori che di fronte a cotanta imbecillità hanno scelto con dramma di lottare nel limite delle loro possibilità comunque superiori a quelle di una massa informe. Ma da tale opera ( e in funzione di tale logica :occupi il posto anche se non te lo meriti, non studiare che nonn serve , prostituisciti per berlusconi krumiro, venditi nelle sue televisioni donna), ci rimarrà il gusto amaro del mondo che vorrei senza sapere neppure che è il mondo che abbiamo creato e che vivremo con colpa quando avremo capito di aver ceduto una figlia come prostituta 29-07-2011 14:05 - domenico
  • Scopro che la legge della accumulazione di profitto, ammesso che abbia senso tale formulazione, non sarebbe un problema economico, e anche che esistono partiti "vocazionalmente minoritari".
    Non si finisce mai di imparare! 29-07-2011 13:40 - Alessandro comunista
  • Sono d'accordo con l'analisi dell'autore. Non credo, invece, che la soluzione degli Eurobond sia fattibile perché non sarebbe accettata dalla Germania... mai e poi mai. Anzi, l'unificazione della moneta, ma non quella politica e fiscale, rappresenta una scelta ben pensata dalla Germania e dalle elites finanziarie per lo sfruttamento economico dell'Europa (aumentare il saldo positivo della bilancia commerciale tedesca e i profitti degli speculatori sui debiti “sovrani”). Una strutturazione diversa della UE non è nel programma della Germania e delle lobbies che la pressano. Io vedo solo la marcia indietro alla moneta italiana sovrana con debito estero insoluto. Questo risultato però si avrà solo dopo una profonda crisi ancor peggiore di quella attuale, con altre finanziarie lacrime e sangue, propinate anche dal neo-liberista PD, prossimo partito di governo. 29-07-2011 12:46 - Marco
  • Le elite tedesche sono contro gli eurobond ? Perche' ? E cosa sarebbe il ruolo degli eurobond nello scenario della crisi ? Caos su caos o qualcosa di significativo ? 29-07-2011 09:46 - bozo4
  • A parer mio,stiamo nella merda fino al collo!
    Non tanto per il debbito estero o perche le vendite non crescono,questi sono problemi sociali di tutto il mondo.
    Noi stiamo nella merda,perche dopo aver fatto governare questo paese per 5 anni a Craxi e 15 al nanetto,sta nascendo nel paese uno scollamento che nemmeno la canzone di Benigni e tutte le sbandierate che ci sono state nel ricordo dell'Unità d'Italia,riesce a rincollare.
    Si sta affermando l'idea che i politici sono tutti ladri.
    Questo lo vedo anche alle feste che la sinistra ha sempre fatto.
    Ero alla festa del PD e ho ascoltato ragazzi che lavoravano lì come impiego.
    NOOOOOOO...! Ma come io ho cotto salsicce per trenta anni gratis!
    Uno scollamento che colpisce tutti e tutto!
    Datevi una guardata intorno.
    E' la prima volta che mancano volontari da pertutto.
    Dalla Caritas alla Croce Rossa.
    Con Berlusconi,il mio paese non esce da questa crisi.
    Un popolo, quando Bossi dice che non ne fa parte,ma ogni mese con i suoi manipoli va alla cassa a prendere i soldi del paese,non ci stà a farsi prendere per il culo.Specialmente ora che c'ha portato anche il figlio!
    Persino io che sono bontà infinita e cristiano fino al midollo,mi incazzo e mi viene voglia di frustare,come fece Gesù, i parlamentari,nel Tempio!
    No,non ne usciamo!
    Per uscire da questo verminaio,ci vuole una rivoluzione!
    Ci vuole che le persone oneste e tutti quelli che lavorano si rifiutino di farsi sfruttare e si organizzino per governare loro il paese.
    Una rivoluzione e anche violenta,dato che il nanetto con tutta la sua banda e tutte le cricche degli altri partiti,prima di scappare spareranno dalle finestre di Montecitorio! 29-07-2011 07:42 - maurizio mariani
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