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COMMENTO
07/08/2011
  •   |   Marco d'Eramo
    C'è una nuova superpotenza

    È nata una nuova superpotenza. Non è la Cina. Non è neanche uno stato sovrano. Non ha eserciti, eppure ci ha appena dimostrato che è capace di piegare anche la nazione che possiede il più devastante arsenale nucleare. Questa nuova superpotenza è un'agenzia di rating, cioè una ditta privata che valuta il livello di rischio rappresentato dall'investire in un'azione, in una valuta, in un'obbligazione. Più basso il voto (il rating), più alto il rischio e quindi più alta deve essere la remunerazione (il rendimento dei Btp per esempio).
    Sapevamo già che il posto di lavoro di un insegnante greco, la pensione di un'infermiera spagnola o il ticket sanitario degli italiani dipendeva dai giudizi di queste agenzie, Moody's o Standard & Poor's (S&P's). Ma dubitavamo che potessero soggiogare anche gli orgogliosi Stati uniti, anche la «nuova Roma». E invece ci sbagliavamo.
    Quando venerdì sera S&P's ha declassato il debito statunitense dalla tripla A (AAA) a AA+, un'era si è conclusa. Fino a pochissimi anni fa le agenzie di rating erano considerate, a ragione, il braccio armato del Tesoro statunitense nell'arena dell'economia mondiale. Come tali agirono per esempio durante la crisi messicana (1994), prima e durante quella asiatica (1997). Più di recente assecondarono la politica Usa di lasciare briglia sciolta alla bolla immobiliare Usa, dando voti altissimi non solo ai pacchetti finanziari in cui erano confezionati i mutui subprime, ma anche alla banca Lehman Brothers fino a poco prima che fallisse clamorosamente nel settembre 2008, innescando così la grande crisi.


    Ma proprio la crisi del 2008 ha liberato le agenzie di rating dalla propria servitù nei confronti del governo Usa, perché ha dimostrato che se rischiano la bancarotta, possono sempre ricorrere ai prestiti federali, possono cioè sempre attingere gratis al denaro dei contribuenti, senza che lo stato sia in grado di chiedere in cambio nulla, neanche che le attività speculative siano regolate almeno un po'. La crisi ha cioè dimostrato che le grandi istituzioni finanziarie sono più forti di Washington; ha esposto alla luce del sole la debolezza della sfera politica nei confronti del capitale. E ora le agenzie di rating dettano legge all'intero mondo occidentale.
    Perché le agenzie danno i voti al capitalismo di cui sono parte, e che dovrebbero giudicare in modo «imparziale». Moody's e S&P's sono proprietà di grandi fondi d'investimento: il primo azionista di Moody's, con il 17% delle azioni, è il fondo Berkshire Hathaway con sede a Omaha, di proprietà di Warren Buffett, uomo simbolo e patriarca del capitalismo americano (Berkshire è tra l'altro primo azionista dell'American Express, con il 12,4 % delle azioni, e della Washington Post Company con 25,6%). Il secondo azionista di riferimento di Moody's è il fondo Capital World Investors di Los Angeles fondato dalla famiglia Lovelace, con il 12% delle azioni. Interessante è che Capital World Investors è il maggiore azionista, con il 12% (di partecipazione diretta, senza contare quelle incrociate) nella compagnia Mc Graw Hill che controlla Standard & Poor's: cioè ha i piedi in ambedue le agenzie, in due staffe. Sia Berkshire Hathaway, sia Capital World Investors speculano massicciamente sulle valute che sono sottoposte al rating da parte delle agenzie che loro controllano; è poco giudicarlo un «conflitto d'interessi».


    E qui veniamo al versante propriamente politico: quando parliamo di agenzie di rating, sembra sempre che queste agenzie operino da un altrove, numi vigilanti da un altro pianeta. Nel caso del downgrading del debito americano invece, sono i massimi esponenti del capitalismo Usa che danno un voto agli Stati uniti. Con questo gesto squisitamente politico, S&P's e Moody's sono entrate pesantemente nella campagna presidenziale che si concluderà nel novembre prossimo. La motivazione con cui S&P's ha giustificato la sua decisione sembra scritta da un repubblicano del Tea Party. Dopo essere stati salvati dai generosi (gratuiti) sussidi garantiti dalla presidenza Obama, i massimi esponenti del capitalismo Usa, i Buffett e i Lovelace, si sono così schierati contro Obama e con i repubblicani. Anzi, hanno dato un ceffone a Obama proprio il giorno dopo il suo compleanno. Con le dovute forme (hanno atteso che le borse fossero chiuse per il weekend per dare tempo al panico di riassorbirsi), ma pur sempre una sberla.
    Ma vi è una dimensione più generale nell'inedito protagonismo delle agenzie di rating. Di mira sono prese insieme le due rive dell'Atlantico. Di mira è preso il capitalismo «all'occidentale», in particolare quel che resta del welfare europeo e rooseveltiano. È come se qualcuno avesse deciso che era ora di dare una spallata finale ai superstiti frammenti di stato sociale, di liquidare le residue proprietà pubbliche. Insomma di buttare nel cesso il compromesso tra capitale e lavoro firmato nel XX secolo. Come se i Buffett e i Lovelace avessero definitivamente abbracciato il «capitalismo alla cinese». I moniti di Pechino sul rientro Usa dal debito rispecchiano infatti quelli di S&P's (e del Tea Party), ma sono di maniera, per non dire insinceri: se gli Stati uniti prendessero davvero misure concrete per ridurre l'indebitamento, le esportazioni cinesi negli Usa crollerebbero all'istante innescando una crisi di sovrapproduzione e lo scoppio di una bolla immobiliare al cui confronto quella cui abbiamo assistito era una bollicina di sapone.


    PS. Valentino Parlato mi chiede perché, se le cose stanno così, le agenzie di rating continuano ancora a godere prestigio, nonostante tutte le madornali cantonate che hanno preso. Non ho risposte certe, ma il punto è che non ci sono alternative credibili (l'agenzia di rating cinese Dagong non trova clienti, mentre invece la Fitch Rating, nata da capitale francese, ha sì credito, ma solo perché è divenuta anglosassone). E le alternative non sono credibili a causa di quel che il movimento femminista ha chiamato il «luogo di enunciazione»: se i ratings emanano dal centro del potere capitalistico mondiale, essi sono ammantati dall'autorità del potere che li enuncia. Percepiremo la crisi del capitalismo anglosassone dal discredito delle sue agenzie di rating, non viceversa.


I COMMENTI:
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  • Il potere politico ha perduto ogni possibilità di dettare le regole all'alta finanza quando ha effettuato i bail-out tra il 2007-'08: con l'acqua alla gola ha salvato i fallendi (meno uno) perché sapevano che il conto sociale e politico sarebbe stato presentato a loro e non agli dei dell'Olimpo ignoti ai comuni mortali. Del resto come potrebbe pensare a qualcosa di (radicalmente) diverso una classe politica reclutata direttamente tra i semi-dei. La descrizione delle 3 sorelle fatta da D'Eramo è corretta fino alla virgola.

    Così si è andati avanti pensando che bastasse chiudere i 'vuoti di regolazione' (per inciso: l'azione di Draghi, come presidente del Financial Stability Board dal 2008, è in linea con questo atteggiamento minimalista) concernenti derivati, mercati non regolamentati, hedge funds e, appunto,agenzie di rating. Confermato, l'impianto, con migliorie di facciata, dell'approccio prudenziale della vigilanza basato sull'adeguatezza del capitale (cd.Bsilea III).
    Va da sé che la 'comunità internazionale' (termine infelice anche in questo campo) non è riuscita neanche a fare queste 'piccole riforme' (si fa per dire) ed ha sfornato solo Basilea III che però entrerà a regime solo nel 2017 perché se fosse subito in vigore ammazzerebbe ogni possibile ripresa economica. In Basilea III i rating delle 3 sorelle la fanno ancora da padrone: è in base a quelli che gli intermediari finanziari sono tenuti ad accantonare più o meno riserve sottrendole al circuito dell'economia reale.
    Come si vede le 3 agenzie sono parte integrante del tessuto regolatore e del soft law internazionale concordato dai governi nazionali. Non potrebbe essere diversamente visto il rapporto di immedesimazione organica tra la Politica e le grandi istituzioni finanziarie e ciò spiega in gran parte perché negli ultimi decenni le cd. 'democrazie' sono diventate in gran parte 'oligarchie plebiscitarie' (giusta la tesi di L. Canfora, 2007).
    Quello di importante che ci dicono gli eventi di queste ultime settimane è che il sistema finanziario opera per logiche autonome (per non dire anarchiche) di breve periodo senza più una coscienza di sistema togliendo qualsiasi àncora di salvezza al Sistema più generale di cui sono parte dominante: può darsi, mischiando le due metafore, che l'apprendista stregone segherà il ramo su cui è seduto dalla parte sbagliata. Saranno milioni a sentirne il dolore.

    Per F. Vivian: la Consob ha aperto una posizione verso le attività delle 3 sorelle già da un paio di mesi ed anche una procura lo ha fatto nei giorni scorsi ma non credo che lorsignori ci perderanno il sonno. 07-08-2011 17:37 - almanzor
  • E' proprio vero che nel giro di appena vent'anni il mondo ha cambiato pelle, che non è più decifrabile attraverso paradigmi che, un tempo, parevano consolidati. Era la fascinazione del "nuovo" che convertiva al liberalismo ex-sinistri come il filosofo Biagio Di Giovanni, il quale, nel 1990, a proposito del progetto di programma del (morente) PCI, discettava su "L'Unità" circa il legame necessitato, il connubio inscindibile tra capitalismo e democrazia. Lungo quell'asse si è venuta svolgendo la parabola scivolosa messa in atto dalla parte maggioritaria della sinistra italiana. Oggi invece assistiamo ad uno scenario del tutto diverso, nel quale quell'ordine di questioni risulta completamente anacronistico. Attraverso il protagonismo delle agenzie di rating,assistiamo ad una sorta di ipostatizzazione del Capitale come Spirito Assoluto, che tenta (controllore e controllato ad un tempo), se non di regolare, almeno di indirizzare l'evoluzione del caos che ci domina e che con tutta probabilità non sarà di breve durata. Resta da vedere se l'operazione di rating continuerà ad essere unilaterale (anglosassone)o se fallirà miseramente con l'emergere di nuove egemonie, di un nuovo centro dell'economia-mondo. 07-08-2011 17:23 - Giacomo Casarino
  • Il grande capitale internazionale , l'alta finanza e la massoneria hanno fatto di tutto per non correre più il rischio di cadere nelle maglie di controllo di Stati centralizzati siano essi di qualsivoglia colore politico,ideologico visti i precedenti storici dove gli Stati sovrani dettavano le loro Leggi nazionali sotto la spinta dei loro popoli. E' sufficiente ricordare ciò che accadde nell'Egitto di Nasser nel 1956 quando, sotto l'impeto popolare ha decretato la nazionalizzazione della Compagnia Universale del Canale di Suez. All'epoca questa Società era a maggioranza costituita da capitali Inglesi e Francesi(mentre per la sua realizzazione morirono circa 20 mila operai egiziani) e il meccanismo di introita ricchezza era quela di farsi pagare il transito delle navi in valuta d' oro calcolata in rapporto alla stazza di ogni nave che vi transitava. Nasser diede un colpo mortale a quella che oggi si può paragonare alla Banca Mondiale e provocò la reazione del triplice attacco anglo-franco-israeliano che fallì politicamente grazie alla resistenza Nasseriana che rinvigorì ancor di più il regime Egiziano. Penso che oggi, liberi dal comunismo o da dittature vecchio stile, il grande capitale e i mercati finanziari globali abbiano creato appositamente la cosidetta"Troika" FMI-Comm.Europea e la BCE finalizzata a tenere sotto strettissimo controllo i sistemi politici dei Paesi membri a questo"club" globale(G7-G8-G20...)"imponendo" sofisticati sistemi elettorali per poter mandare al potere politici di chiara estrazione appunto dell'alta finanza mondiale,gente fidatissima anche alle Logge massoniche.Da notare che il parametro del G.. non è più stabile da diversi anni, ma fluttua a seconda dell'affidabilità economica dei loro membri. Infine poniamoci la domanda: come mai non accadono più colpi di stato militari nell'area del G... ma soltanto in certi Statarelli africani di poco conto?
    Come mai le opposizioni di sinistra quando vincono le elezioni e vanno al potere, invece di ribaltare con forza la macelleria sociale del governo illiberale che lo ha preceduto continua la sua stessa politica(vedi la Grecia). Mi dispiace ma non vedo vie d'uscita normali. 07-08-2011 17:12 - vittorio
  • Due domande a D'Eramo : cosa aspetta l'UE o la BCE a dotarsi di una sua agenzia di rating ?
    E perchè non l'ha ancora fatto ? 07-08-2011 16:33 - alvise
  • Il denaro: la piu' potente arma di distruzione di massa. 07-08-2011 13:48 - Murmillus
  • Nessuna nuova superpotenza.
    Trattasi solo di una operazione maldestra dentro al tentativo di spostare equilibri di potere nei ceti dirigenti Usa.
    Tutta la presidenza Obama è espressione di questo tentativo ed anzi è la massima espressione di questo tentativo.
    Personalmente mi irrita il tono da "monaci-guerrieri" custodi della verginità della dea "capitale" di questi ruffiani preparati e pronti a qualsiasi prostituzione.
    Ed ancor più mi irrita il tono da "alice nel paese delle meraviglie" di quella congrega di mangiapane a tradimento che sono i giornalisti. Almeno quelli italiani.
    ciao
    r 07-08-2011 13:16 - raffaele ibba
  • Articolo chiarissimo e onestissimo, dal quale si traggono due conclusioni non dette: che sotto attacco c'è il "modeelo europeo roosveltiano", cioè l'Occidente; che l'obiettivo è imporre all'occidente il "modello cinese", cioè che il vero nemico è la Cina, più i suoi cloni e aspiranti imitatori occidentali. Contestare questo capitalismo significa difendere l'Occidente. Quindi la mitologia terzomondista e suddista di una certa sinistra oggi non fa altro che danni. 07-08-2011 12:40 - gigi sassu
  • La domanda di Parlato é ingenua, e la risposta di D'Eramo dimostra soggezione verso un ex - ex "cervello" della sinistra. Parlato ragiona sempre (seguendo scolasticamente i criteri gramsciani) in termini di rapporto tra due entità esterne, lo Stato e l'economia. Questa distinzione tra politica e accumulazione, come ormai é arcinoto e come l'articolo di D'Eramo dimostra ulteriormente, non esiste più in epoca di finanziarizzazione neoliberista. Lo Stato, la politica istituzionale, e i poteri capitalistici sono tutt'uno. La forza delle agenzie di rating non é altro che la forza politica che sono in grado di mettere in campo: parlo di forza di controllo e governo della società. Proprio per questo, Parlato si metta l'anima in pace, il sogno di Federico Caffé é morto: il capitalismo democratico, giusto, razionale, non può esistere - se non altro perché il capitalismo funziona per accumulazione/subordinazione. Non esisteva neanche in epoca keynesiana. Consiglio en passant di rileggere con attenzione Panzieri, e di civettare meno con i due opposti opportunismi: quello negriano e quello di Repubblica/piddino/vendolista. 07-08-2011 12:14 - Aldo Pardi
  • Queste cosiddette agenzie di rating sono solo delle volgari banderuole, ad essere molto ottimisti: si limitano a seguire il vento...

    Nei momenti d' euforia aggiungono solo altra benzina al fuoco dell' esuberanza irrazionale; quando c' è la tempesta e la crisi, invece, sono capaci solo di suonare la campana a morto, certificando l' ovvio, spesso pure in ritardo!

    Sui loro evidenti e giganteschi conflitti d' interesse, credo non ci siano altri commenti da fare ne dubbi di nessun tipo.

    Quanto poi alla credibilità (!?!) delle loro analisi e conseguenti rating, alcuni fatti passati dovrebbero togliere qualsiasi fiducia, persino ai più creduloni: i ratings massimi ai mutui sub-prime li hanno confermati fino ad un secondo prima del crollo; così, per loro Lehman era una banca sanissima e super-solvente, praticamente fino al giorno del suo fallimento!!!

    Se fossimo in un mondo minimamente saggio, bisognerebbe "fottersene" altamente dei loro giudizi!

    Sorprende anche che nessuna autorità giudiziaria in Italia e/o all’ estero si sia mai presa la briga d' indagare e sindacare su come costoro operino: se indagassero, forse, potrebbero invece scoprirne delle belle, ovvero vicende dagli evidenti risvolti penali...

    In definitiva, penso che sarebbe proprio un bel giorno quello in cui qualcuno dei capoccioni di queste agenzie finisse prontamente al "gabbio": è possibile, oltre che auspicabile, che tra non molto ciò finirà x accadere... 07-08-2011 11:29 - Fabio Vivian
  • E' un tipico caso di psicologia dei gruppi. La base del consenso è proprio la falsità dell' assunto. Al "centro del potere capitalistico mondiale" non c'è che un falso. Lo schema di funzionamento è quello stesso del linciaggio. Ma la sinistra si è volontariamente chiusa gli occhi su questo meccanismo (come tutti i linciatori crede di essere nel giusto) in sé relativamente semplice, ma per arrivarci ci vogliono Cristo e Darwin. Per questo Valentino (ciao!) non sa che pesci pigliare. 07-08-2011 11:05 - Francesco Sforza
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