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COMMENTO
23/08/2011
  •   |   Maurizio Matteuzzi
    E' solo l'inizio

    1991, prima guerra del Golfo; 1999, guerra contro la Serbia per il Kossovo; 2001, guerra contro l'Afghanistan; 2003, seconda guerra del Golfo; 2011,guerra di Libia. Una sequenza lineare. Con partecipazione a volte diretta a volte obliqua dell'Onu, sempre più succube, e con la Nato sempre più calata nel suo ruolo di agenzia militare delle Nazioni unite.
    Fuori Saddam, fuori Milosevic, fuori i taleban (fuori?) e adesso fuori Gheddafi (comunque finisca). Anche per il Colonnello vale l'immortale risposta data da Tony Blair a chi gli rinfacciava la dubbia o nulla legalità dell'attacco militare contro Saddam e le sue «armi di distruzione di massa»: il mondo va meglio senza di lui.


    Nessuna lacrima per Gheddafi. Uno in meno. La partita è finita come doveva finire e come era scritto fin da quando nella notte successiva al voto della risoluzione 1973 nel Consiglio di sicurezza, il 17 marzo, i caccia francesi si assunsero per primi (c'era il famoso freedom-fighter Bernard-Henri Levy a garantire) il compito di «difendere i civili» sotto attacco a Bengasi e Misurata andando a bombardare la caserma del Colonnello a Tripoli nella speranza di farlo fuori al primo colpo. Era solo questione di tempo. Non poteva che finire così anche se gli insorti da soli non ce l'avrebbero mai fatta a scalzare l'uomo che era ormai diventato la triste parodia di se stesso e del suo passato non tutto disprezzabile. La «guerra di liberazione» non l'hanno vinta loro ma le migliaia di raid aerei, le migliaia di missili e di bombe che i caccia della Nato (con il valido contributo italiano enfatizzato dai La Russa e dai Frattini ma anche dal presidente Napolitano) hanno sganciato sulla Libia per 5 mesi, con il solito interrogativo, senza importanza nei bollettini di vittoria, dei «tragici errori» e degli «effetti collaterali» sui civili: il prezzo da pagare per il trionfo della libertà e della democrazia contro la tirannide.
    La Nato, che a rigore dopo la scomparsa del nemico storico, il Patto di Varsavia, non avrebbe neanche più ragione di esistere, ci ha messo 5 mesi per vincere una guerra contro un nemico che sulla carta non esisteva, il popolo tutto contro il tiranno, le sue forze militari subito annientate, solo qualche milizia personale e qualche banda di «mercenari» nero-africani. La Nato ha vinto ma ha dato un segnale di debolezza clamoroso. Oltre che oscenamente costoso - 700 milioni solo per l'Italia - nel mezzo della devastante crisi economica globale (è demagogia ricordarlo o sarà forse che guerra e industria bellica sono rimaste le uniche voci dell'economia che «tirano» e l'unica cifra della «giustizia» internazionale?).


    Ha vinto ma il bello comincia adesso. O il brutto. Perché ora i vincitori dovranno uscire allo scoperto, non facendosi più scudo delle bombe della Nato. Chi sono? Che sarà la nuova Libia che inalbera la bandiera della putrida monarchia di re Idriss (sarà anche un caso, ma i simboli sono importanti)? Esagerato realismo quello dell'editoriale di ieri del Corriere della sera (il Corriere non il manifesto) in cui si legge che «nella migliore delle ipotesi il paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni»? Si vedrà.
    Quello che angoscia l'Occidente e le petro-monarchie del Golfo, in queste ore di una vittoria che potrebbe rivelarsi «catastrofica», non è solo il fantasma enunciato di al Qaeda e degli islamisti che forse si nascondono dietro il giacca e cravatta dei volti in tv del Cnt. Peggio, è il fantasma della (fu) Somalia e anche, ugualmente inquietante, quello dell'Iraq del post-Saddam e dell'Afghanistan post-taleban (post?), in un'area depositaria del 60% del petrolio mondiali e immersa in un incontenbile ebolizione dagli esiti quanto mai confusi.
    Ha vinto il Napoleoncino in sedicisimo Sarkozy? Ha vinto il pallido Cameron colpito dalla sindrome della perdita (dell'Impero)? Hanno vinto le petro-monarchie del Golfo? Tempo al tempo. Di certo non ha vinto l'Italia dei Frattini, il più mellifluo ministro degli esteri nella storia della repubblica, e dei La Russa, il vecchio balilla sempre sulla breccia (e neanche di Napolitano, dimentico dell'articolo 11 della costituzione). Il rimbalzo della Borsa di Milano (Eni, Enel, Unicredit...), forse è solo un fuoco di paglia. L'unico visibile risultato della nuova guerra d'Italia alla Libia (1911-2011, un secolo dopo), per ora, è la conferma da parte degli insorti che il criminale trattato di controllo-respingimento degli immigrati sarà rispettato alla lettera come ai tempi di Gheddafi. Sarkozy e Cameron e, più defilati, gli Usa di Obama e dell'ambasciatore all'Onu Susan Rice, «the wonderful four» i cui volti campeggiavano ieri in una infiammata piazza di Bengasi, ora si presenteranno all'incasso (in palio 1.6 milioni di barili al giorno). Ma il futuro della Libia è un'incognita assoluta.


    Per ora si possono dire solo due cose. La prima, la «primavera araba» finisce in Libia, almeno per ora. Le petro-monarchie del Golfo (con in testa la troppo mitizzata al-Jazeera) e la madre di tutte le satrapie, l'Arabia saudita, ben più di Gheddafi e del siriano Assad, hanno avuto successo nel fermare la spinta democratica partita da Tunisia ed Egitto: hanno schiacciato nel sangue le «loro» primavere e sono riuscite a farsi coprire, nella lotta «per la democrazia», dall'Occidente a cui in fin dei conti devono la loro nascita e sopravvivenza miliardaria. La seconda, la vittoria degli insorti e la «liberazione» di Tripoli puzzano fin troppo di quell'altra impresa di liberazione che fu l'avventura neo-coloniale di Francia e Inghilterra nel '56 contro l'Egitto di Nasser che aveva nazionalizzare il canale. Gli anni passano, i tempi cambiano ma non cambia il vizietto dell'Occidente, anche se con le pezze al culo.


I COMMENTI:
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  • I giudizi storici hanno bisogno di decantarsi. Certamente è più facile esportare armi che democrazia, soprattutto quando non la si ha. Alla fine si ha un potere delle armi al servizio degli interessi di pochi. Avvicendamento. 23-08-2011 17:34 - Nicolò
  • la fine della sinistra comunistoide terzomondialista si nota in questo articolo, rispetto ai cambiamenti in corso, che come tutti gli avvenimenti storici presentano luci ed ombre (es. opportunismi, tradimenti, ideali di libertà, giustizia sommaria, giustizzia contro torturatori etc.), i comunistoidi terzomondialisti non hanno ormai niente da proporre, ma sanno solo fare l'ANALISI;
    dopo aver visto solo luci in una serie di avvenimenti del secolo scorso, ormai abbagliati e con la retina distrutta non vedono più niente; 23-08-2011 17:04 - lola
  • Gheddafi mi è stato sempre sulle palle fin da quando la Libia era definita " un covo di terroristi". Anche dopo che Gheddafi è diventato amico dell'Occidente in generale e di Silvio Berlusconi in particolare, ho sempre sperato che crollasse. Adesso finalmente è successo. Se il merito va quasi esclusvamente ai bombardamenti della NATO, mi va bene lostesso. Magari adesso la Libia diverrà un protettorato USA, e chi se ne frega ? Anche l'Italia è di fatto un protettorato USA. Gli Stati Uniti con la loro potenza militare possoni imporre il loro volere a tutto il mondo, non ve ne siete ancora accorti ? 23-08-2011 17:01 - gianni
  • Gheddafi è un pesce piccolo e i pesci grandi se lo stanno mangiando!
    Eppure solo fino a ieri era a Roma a ricevere festeggiamenti e premi per essere passato al capitalismo.
    Dopo aver mandato i suoi figli in Italia a giocare a pallone a fare feste e a vivere come nababbi,c'è venuto anche lui e con Berlusconi ha fatto Bunga Bunga con più di 50 ragazze in una sola giornata!
    Il vizio e il gioco,lo ha fatto allontanare dal suo popolo.
    Le sue divise verdi furono sostituite da abiti si stoffe finissime e la tenda da stoffe indigene fu ricoperta da bellissime tele fresche e ricche.
    Con gli occhialoni da vip si presentava a un mondo di accattoni, che non perdevano l'occasione di baciare le sue mani tempestate di diamanti.
    Con le sue donne militari,con divise leopardate si faceva vedere al suo popolo, che non lo riconosceva più.
    Come se Fidel invece di farsi vedere con la sua divisa oliva e il suo barbone rivoluzionario,apparisse ai cubani con bermuda e magliette con frutta,come i padroni che per anni li hanno sfruttati.
    Ma dove andava quel pagliaccio.
    Le guerre si vincono anche con l'immagine che si da di se stessi!
    Guardate Berlusconi,da quando lo conosciamo per i suoi vizi tutti lo prendono a pernacchie compreso quel paralitico di Bossi!
    Mussolini,fino a quando se ne fregava e dalla finestra chiamava gli inglesi porci,era amato dagli italiani,ma dopo quando è diventato il cane della Germania e ha accettato tutto,compreso che l'Italia venisse annessa come protettorato,fu schifato e tutti trovarono il coraggio di sputare in faccia ai fascisti!
    Noi non siamo sempre i stessi.
    Possiamo essere leoni per anni e pòi morire come dei vigliacchi e per due soldi come Veltroni e D'Alema!
    Sono pochi,quelli come Salvator Allende,che muoiono con il mitra in manoper il loro popolo! 23-08-2011 16:12 - maurizio mariani
  • Certo il difficile (come sempre a guerra vinta)comincia ora ma perchè non vedere le cose in modo piu' ottimistico?Comunque sia Gheddafi è caduto ,vendetta è stata compiuta nei riguardi dei morti di Lockerbee,dei morti di Bologna,dei tanti dissidenti libici fatti sparire dal Rais e,dulcis in fondo,perchè non vedere nella caduta di Gheddafi un possibile bis con berlusconi?L'importante ora è di combattere i qaedisti ,i salafiti,i nemici di Israele e dell'occidente senza pietismi e stupidi pacifismi:prima la rivoluzione libica si incamminerà nella strada democratica meglio sarà anche a costo di qualche migliaio di barbuti islamisti da "consegnare alla terra". 23-08-2011 15:02 - athesius
  • Non bisogna dimenticare e non ci deve sfuggire che il colonello Gheddafi rovesciò la monarchia Senussita dietro la spinta e l'appoggio dei Servizi(Muhabaràt)Egiziani dell'allora presidente Gamal Abdel Nasser,di cui Gheddafi, all'epoca con grado di capitano era il suo più vicino discepolo. Quindi Gheddafi in quel periodo seguì sicuramente l'evolversi e trasse intelligentemente insegnamento politico dall'aggressione militare neocolonialista di Francia, Gran Bretagna e Israele all'indomani del colpo micidiale economico e strategico inferto nel 1956 con la "dichiarazione di Nasser dell'avvenuta nazionalizzazione della Compagnia Universale del Canale di Suez" alle allora grandi potenze ex colonialiste che dal transito navale(petroliere ecc.)incassavano milioni di dollari al giorno in valuta aurea. Ora la scenografia è simile a quella del 1956 (ottobre) ma cambia il movente(il petrolio della migliore qualità al mondo) e gli attori:Gheddafi affarista calato intelligentemente nell'economia affaristica globale come "uomo degli affari rappresentante legittimo del popolo della "jamhireja" e ha come controparte non più Stati muniti di cannoniere ma il grande Capitale Economico Internazionale, tra cui i ns capitalisti che pensavano mediante Berlusconi amico fedele e baciamano del colonello, potessero fare le scarpe ai loro colleghi francesi e inglesi. Ma si sono scordati che noi siamo stati coloniali con le scarpe rotte e tante chiacchere, mentre loro erano grandi potenze colonialiste quindi in teoria si sanno muovere, ovviamente aspettiamo la conclusione di questo conflitto,speriamo al più presto, ma senza truppe di terra, savo esiti a noi imprevedibili, Gheddafi dal suo bunker non uscirà. 23-08-2011 14:52 - vittorio
  • Quanta acidità! Con la logica de "il nemico del mio nemico è mio amico" si finisce per essere dalla parte di personaggi che si sono riempiti di ignominia. Sta saltando un dittatorucolo sanguinario che di popolare non ha più nulla da un pezzo ormai. Basta con questi schematismi d'accatto. Che una persona di sinistra, di qualsiasi sinistra debba piangere Gheddafi, i suoi figli ed i suoi scherani è veramente ridicolo, se non tragico. Un saluto ai lettori del Manifesto 23-08-2011 14:30 - Marco58
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