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Ida Dominijanni
Strauss-Kahn, il caso non è chiuso
Un enorme abbaglio aveva portato il 15 maggio scorso la polizia di New York ad ammanettare su un aereo già pronto al decollo uno degli uomini più potenti del mondo, il presidente dell'Fmi Dominique Strauss Kahn, con l'accusa di aver sodomizzato una cameriera africana, nera e immigrata al Sofitel di Manhattan. Fu tutto un effetto speciale da fiction di serie b, con il plot che ora si rovescia nell'happy end: lui vittima, lei imputata; lui innocente, lei colpevole; lui rispettabile, lei non credibile; lui libero nella sua corsa all'Eliseo, lei vada al diavolo.
Fu un enorme abbaglio, anzi un complotto, come la sinistra perbene francese sentenziò fin da subito e lo stesso Strauss Kahn aveva profetizzato scherzando col fuoco della sua «passione per le donne», anzi un'americanata spettacolare con i media di tutto il mondo al seguito, come subito si affannarono a dire i soliti difensori della privacy perduta degli uomini potenti. Una cameriera che entra in una suite lussuosa senza neanche chiedere permesso, il presidente dell'Fmi che spunta nudo dal bagno, la violenta in 9 minuti, si riveste e s'infila in un taxi per l'aeroporto: come si poteva credere a questa storia? Il procuratore Vance, che all'inizio ci credette, a un certo punto è tornato in sé: che sia o no credibile la storia, è la donna che la racconta a non essere credibile. Le è già capitato di mentire, ergo mente anche stavolta. Non fu violentata, era consenziente. Il caso è archiviato, su richiesta della procura e per decisione della corte. Ma non è chiuso.Non solo per la difesa di Nafissatu Diallo, che sporge ricorso, urla contro la trasformazione della vittima in imputata, snocciola una a una la «montagna di prove fisiche» che attestano lo stupro, contesta la risibile ipotesi che in 9 minuti un signore possa sedurre una sconosciuta e convincerla ad avere con lui un «rapporto consenziente». Non è chiuso, il caso, politicamente: anzi si riapre. Su due fronti.
Primo fronte. La costruzione della non-credibilità delle vittime di violenza sessuale, antichissima arma in mano agli stupratori d'ogni risma e ai loro difensori, è diventata l'ultima trincea della lotta degli uomini potenti contro qualsiasi donna in grado di testimoniare i loro abusi sessuali, che si tratti di stupro o di bunga bunga, di reati penalmente perseguibili o di perversioni penalmente inattaccabili. Ne sappiamo qualcosa dal Berlusconi-gate, in cui a nessuna delle testimoni coinvolte è stata risparmiata la presunzione di inaffidabilità, instabilità, labilità, ars manipolatoria e quant'altro. Siccome le donne parlano e non tacciono più, e siccome non le si può zittire o internare come si faceva un tempo, le si bolla come non-credibili. E' una violenza pari a quella dello stupro, perché non meno dello stupro punta a colpirne l'esistenza, il senso di sé, la sicurezza, l'autostima. Ma chi decide, e come, la credibilità di una donna? La parola di una donna nera, immigrata, socialmente disagiata, viene valutata con gli stessi criteri di quella di un uomo bianco, potente, ricco, prestigioso con al fianco una moglie bianca, potente, ricca e prestigiosa come Anne Sinclair, che non esce da questa vicenda meglio di suo marito? Una donna che abbia mentito sulla sua vita passata, è perciò stesso una mentitrice quando accusa un uomo di averla stuprata? Per essere credibile, una donna deve essere irreprensibile? E perché la condizione dell'irreprensibilità scatta solo per le donne, in una sfera pubblica in cui gli uomini, e in specie gli uomini di potere, dicono e si contraddicono col plauso del pubblico? Quanto possono le disparità di potere contro le premesse e le promesse egualitarie della legalità democratica e del garantismo giuridico?
Secondo fronte. L'automatismo con cui, archiviato il caso penale, viene data per riaperta la carriera politica di Strauss Kahn è, questo sì, incredibile. Come altri re, anche questo è ormai nudo. Altre testimoni - anche loro inattendibili? - ne hanno smascherato abitudini e ossessioni nel rapporto con l'altro sesso. E quel che resta della sinistra francese avrà pure qualcosa da dire e da ridire sullo stile «di classe» del suo modo di stare al mondo, quantomai esibito e fatto valere dal 15 maggio in poi fra domicili lussuosi e menu esclusivi. Né è dal sostegno di un uomo siffatto che le altre due candidate socialiste all'Eliseo possono aspettarsi dei vantaggi. La politica ha ancora delle ragioni che una corte di giustizia non conosce.
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Purtropo pero' le accuse vanno provate. Da quando mondo e' mondo i ricchi e potenti si salvano quasi sempre (vedi i tre livelli di giudizio esistenti in Italia, creati proprio per questo) ed e' anche per questo che bisogna cambiare questa societa'. 24-08-2011 14:41 - Murmillus
Non hai bisogno di un pretesto di cronica giudiziaria per parlare di queste cose sul Manifesto!
Reclama uno spazio fisso e dedicato, una rubrica di genere!
Sarebbe tanto più utile e più serio che pubblicare le ridicole, minuziose cronache del teatrino politico che si trovano su qualunque straccio, o i diari di asor rosa e rossanda.
in bocca al lupo. 24-08-2011 14:07 - mafalda
Cosi come DSK é stato arrestato, senza troppi compromessi né buone maniere, e distrutto mediaticamente da tutti i fronti, oggi viene liberato: ed é lo stesso giudice a farlo.
Il caso é stato archiviato non per un paio di frottole raccontate dalla signora, ma per una montagna di frottole raccontate sul luogo del delitto e soprattutto per l'intercettazione telefonica che la vede discutere con un amico di quello che farà il giorno dopo, con un uomo straricco e potente.. 24-08-2011 13:06 - esteban