-
|
Luca Casarini*, Gianni Rinaldini*
Dalla protesta all'alternativa politica
aLa portata epocale di quello che sta accadendo nel mondo non è talmente evidente da non aver ha bisogno di essere ribadita. La crisi capitalistica complessiva, che ha nei crolli finanziari e nel default dei bilanci degli stati la sua caratteristica più evidente, si è talmente consolidata da divenire sistema. Il sistema della crisi è economico, sociale, politico. La ricchezza prodotta collettivamente è sottratta con violenza alla maggioranza dei cittadini, e si concentra in poche mani, non viene reinvestita in alcun processo produttivo ma alimenta la rendita e la speculazione. Siamo in presenza di un modello vorace, ingiusto, che crea infiniti problemi di vivibilità a milioni di persone in Europa, a miliardi nel mondo.
La manovra agostana del governo conferma e rafforza, anche per l'Italia, una tendenza globale ed europea: la cancellazione attraverso i tagli e le privatizzazioni dell'idea stessa di stato sociale, sacrificato dal dirottamento di soldi pubblici al pagamento di un debito che nessuno sa più in virtù di cosa sia stato contratto, e soprattutto per quale maledetta ragione debba essere pagato, e a chi, dai singoli stati. Ma vi è un'altra fondamentale operazione contenuta nella manovra bis. È quella che cancella il contratto nazionale e i diritti del lavoro. In questo modo tutte le lavoratrici e i lavoratori sono messi sotto ricatto. Dunque il sistema della precarietà, che tutti dicevano di voler combattere, ha fatto scuola. Dopo un anno di lotte, dalle fabbriche all'Università, la risposta è stata questa. Il fatto che il governo si sia limitato a mettere in pratica e peggiorare ulteriormente ciò che per iscritto gli è stato impartito dalla Banca centrale europea, conferma che il processo in atto è politico, finalizzato a determinare la cancellazione di qualsiasi parvenza di sovranità, popolare, nazionale, continentale. La stessa democrazia liberale cade sotto il tiro pesante delle centrali della speculazione privata.
È in atto e rischia di travolgerci uno tsunami, qualcosa di inimmaginabile fino a non molto tempo fa. Se la portata dell'attacco alla democrazia, alle tutele e ai diritti, alla società del welfare è storica, storica potrebbe però essere, per noi, anche l'opportunità. Che nessuno sia autosufficiente lo andiamo dicendo da un anno con il percorso di uniticontrolacrisi e ci conforta che in tanti l'abbiano capito. Le vecchie certezze identitarie le possiamo usare come ninnoli per far addormentare i bambini, agitarle non serve ad altro. Oggi, contro questa manovra bisogna far partire il processo costituente dell'alternativa. Una mobilitazione permanente che dal 5 di settembre sotto piazza Navona con la Fiom, si allarghi a uno sciopero generale, quello di lunedì 6, che alimenti e diffonda l'idea che insieme possiamo farcela. E continui con la maniferstazione contro la Lega il 17 settembre a Venezia, e poi nelle università, nelle scuole, con il Cile a far da lezione anche qui da noi. E ancora, le mille lotte per i beni comuni, per difendere ciò che viene devastato dalle grandi opere inutili.
Ma tutte queste lotte, questa resistenza, questa sacrosanta rabbia, può non diventare mai alternativa politica? Possiamo continuare ciascuno a far finta di fare la sua parte, ordinatamente, pensando al posizionamento politico, sia di autorappresentanza che di rappresentanza, mentre i signori della finanza formano e disfano governi, e stracciano le nostre vite? Se il momento è storico, nel male come nel bene, dobbiamo essere capaci di qualcosa di nuovo e di grande. La mobilitazione non può che essere finalizzata a far cadere il governo, il prima possibile. Una cosa diversa, enormemente diversa, è la fine naturale del ciclo politico berlusconiano dalla caduta di un governo grazie alla mobilitazione sociale nel paese.
Dobbiamo pretendere elezioni subito, contro qualsiasi ipotesi di governissimi, governi tecnici o di unità nazionale. Elezioni subito, anticipate da primarie. Primarie vere, costruite attraverso spazi pubblici di formazione del programma, nei quali chi si è mobilitato e continua a farlo possa, nella reciproca autonomia con i diversi soggetti politici, contribuire attivamente sottoponendo a tutti i cittadini i programmi insieme all'assunzione di responsabilità di chi si impegna a portarli a termine, chiedendo di conseguenza il voto per cambiare. Mobilitazione e programma debbono tornare a essere due aspetti comunicanti tra loro: dobbiamo sapere perché scendiamo nelle strade e dobbiamo permettere che anche altri milioni di persone, come con i referendum, lo capiscano, possano condividere la mobilitazione.
E proprio su questo cammino cambiano i ruoli, si mescolano le competenze: sull'economia, che vogliamo improntata sulla possibilità di generare un sistema giusto e di redistribuzione equa della ricchezza prodotta, su cosa produrre e come, verso una società ecologica e rinnovabile, sul reddito di cittadinanza e la protezione collettiva dei beni comuni, e su molto altro, i primi a scrivere le possibili vie d'uscita dalla crisi sono proprio coloro che si stanno impegnando a resistere al saccheggio. La mobilitazione permanente per la caduta di Berlusconi e contro le manovre del suo governo, commissariato o meno che sia, potrebbe sfociare in una grande, unitaria e trasversale manifestazione dell'alternativa. Per il 15 ottobre è già stata proposta dalle realtà spagnole del movimento degli indignados una mobilitazione europea.
È utile e importante ri-fare l'Europa. Ma la maniera migliore di contribuire è ri-facendo innanzitutto l'Italia. Vi sono condizioni storiche, politiche e di fase nel nostro paese che consentono di immaginare che da qui, come si è visto con i referendum, una anomalia sociale e istituzionale potrebbe concretizzarsi, e sarebbe utilissima anche a tutti i movimenti che si battono nel continente. Per capirci, se il 15 ottobre in Italia diventasse una cosa di popolo, se a Roma convergessimo da mille storie e posizioni diverse, allora potremmo dare una mano alla nuova Europa.
Per fare questo dovremmo imprimere un moto virtuoso, largo, coinvolgente, non settario alla costruzione unitaria di questa scadenza. Bisogna saper essere semplici e concreti, perché questo treno non passa due volte.
*Uniti contro la crisi
- 31/08/2011 [0 commenti]
- 31/08/2011 [16 commenti]
- 30/08/2011 [28 commenti]
- 29/08/2011 [0 commenti]
- 28/08/2011 [17 commenti]
- 26/08/2011 [0 commenti]
- 26/08/2011 [13 commenti]
- 26/08/2011 [8 commenti]
- 25/08/2011 [0 commenti]
- 24/08/2011 [0 commenti]
- 24/08/2011 [17 commenti]
- 23/08/2011 [27 commenti]
- 22/08/2011 [0 commenti]
- 21/08/2011 [9 commenti]
- 21/08/2011 [0 commenti]
- 20/08/2011 [0 commenti]
- 19/08/2011 [17 commenti]
- 18/08/2011 [20 commenti]
- 17/08/2011 [21 commenti]
- 16/08/2011 [9 commenti]
- 15/08/2011 [7 commenti]
- 14/08/2011 [44 commenti]
- 13/08/2011 [0 commenti]
- 12/08/2011 [0 commenti]
- 11/08/2011 [0 commenti]
- 09/08/2011 [0 commenti]
- 08/08/2011 [0 commenti]
- 08/08/2011 [19 commenti]
- 07/08/2011 [21 commenti]
- 06/08/2011 [0 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Questo per me significa che se si riuscisse a formare un Governo senza Berlusconi sarebbe lo stesso un grande passo avanti e verrebbe accolta come una specie di Liberazione.
Ricordiamoci di firmare per la abrogazione delPorcellum. La Mobilitazione Europea del 15 Ottobre è una Mobilitazione storica. 31-08-2011 09:56 - Romolo Cappola
Il pressappochismo non sta nell’averla annunziata urbi et orbi come facente parte della MANOVRA, rivista e corretta dopo 7 ore di sperpetuo appiccicatorio, ma nel doverla ridiscutere con gli organismi preposti per valutarne la fattibilità.
Allora, le 7 ore a che son servite? Se non è idiozia sarà avventurismo, sempre di imperizia peccaminosa si tratta.
Una legge che dovrebbe inficiare un’altra legge, un diritto acquisito (per il quale si è versato quanto richiesto) che si perde ex tunc come se fosse una dimenticanza della memoria. Si sarebbe potuto, forse, ex nunc, ma mai retroattiva.
“Nomina sunt consequentia rerum”: da un “sacconi” che avremmo dovuto attenderci? Possibile che nessuno l’abbia trattenuto dall’affibbiarci uno scartiloffio simile?
Ma no! … è un malinteso … è stato tutto un equivoco e la stampa ha malamente interpretato il pensiero del ministro che alludeva a ben altro. È la pezza a colore che il solito addetto stampa riferisce alla platea sbalordita.
Certo, la situazione economica è disperata, si brancola nel buio e nemmeno il rabdomante Tremonti ci si raccapezza più. Appena qualche mese fa rassicurava che la situazione italiana era solida, che era ben diversa da quella greca, portoghese, islandese, spagnola; la nostra ricchezza era costituita dalla solidità del risparmio interno, le nostre banche sono (erano?) patrimonialmente garantite e nessun rischio default le minaccia. Per il momento tre grandi banche (le maggiori) hanno perso in borsa il 70% del valore del 2008: una fatalità dello tsunami newyorkese? Il debito pubblico è a 1900 miliardi di euro, nel 2001 era a 1500. Quattrocento miliardi in più in dieci anni. E non finisce qui!
È stato tutto un equivoco: menomale. Ma perché tanti equivoci in questa compagine sgangherata che “porcheggia” l’Italia? Qual è il medico che ha prescritto a Sacconi di fare il ministro? Non potremmo, noi popolo sovrano, autotassarci e mandarlo in villeggiatura nelle Bahamas? Possibilmente accompagnato dall’ottimo Tremonti, nume tutelare di una MANOVRA effettuata a minchia di segugio.
Celestino Ferraro 31-08-2011 09:40 - lectiones
http://www.youtube.com/watch?v=SxEot1L4r_k&feature=related 31-08-2011 09:02 - ciccio
me! Avete paure di questo? Cominiate a muovervi come cittadini veri e smettetela di essere oggetti. Anche chi è oggetto di ingiustizie, prevaricazioni ecc, oltre questa mail cominci a fare raccolte di firme, a trovare persone nella stessa situazione.
Ragazzi, la democrazia non è una cosa facile..... ma meglio di qualsiasi dettato dall'alto! 31-08-2011 02:28 - maura
la mia convalescenza e' stata un'odissea tra vari ospedali civili e militari solo per vedere riconosciuto il diritto di curarmi.
Niente da fare , rispedito al corpo a mangiare in mensa dove giravano pantegane tra i pentoloni. In Libano le avevamo nelle tende e passeggiavano sui vassoi di inox sporchi di cibo secco di notte . E quando si mangiava era gia' buona
Adesso i nostri signori " governanti " con nessuna rimostranza da parte della cosidetta " opposizione " , decidono di invalidare questo anno di contribuzione .
Via il 25 Aprile ed il 1 maggio , via l'articolo 28, via diritti acquisiti dai lavoratori grazie anche CISL e UIL .
Glorificazione di Marchionne ,e fustigazione di Landini. E tutto questo col plauso dei lavoratori a cui per anni hanno raccontato la palla di essere imprenditori di se' stessi. Il grano mentre noi ci fottiamo l'un l'altro , lo fanno ancora loro . Abbiamo cio' che ci meritiamo . 30-08-2011 22:53 - Fabio Dotti
Ma una generazione non ha il diritto di condizionarne un'altra: il debito non lo abbiamo generato noi; perchè dobbiamo pagare per altri? Perchè dopo 40 anni di servizio mi vedrò corrispondere solo metà del mio stipendio come se valessi un'autovettura usata, prossima alla rottamazione? Vero è che i guai dell'uomo sono iniziati quando si è separato l'utile dall'onesto (come diceva un filosofo greco). 30-08-2011 22:13 - luca