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COMMENTO
31/08/2011
  •   |   Alberto Lucarelli, Ugo Mattei
    Caro Vendola, facciamo ricorso

    Caro Presidente Vendola,

     

    siamo i due giuristi che, dopo aver elaborato insieme ad altri colleghi i quesiti per i referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali (referendum n. 1) e contro la possibilità di trarre profitto dal servizio idrico integrato (referendum n. 2), abbiamo patrocinato con successo di fronte alla Corte Costituzionale, il 12 gennaio 2011, la questione della rilevanza costituzionale ed europea dei beni comuni.

     

    Oggi ci troviamo di fronte ad un attacco senza precedenti ai beni comuni, portato avanti sul piano politico, giuridico e costituzionale, che cerca di azzerare i risultati fin qui raggiunti attraverso la battaglia referendaria. Ci permettiamo perciò di scriverLe in quanto Lei è fra i pochissimi leaders politici sensibili alla questione dei beni comuni e del necessario ripensamento del rapporto fra pubblico e privato (vogliamo ricordare Luigi de Magistris che ha voluto un assessorato specifico ai beni comuni e la cui giunta sta provvedendo in questi giorni alla ripubblicizzazione del servizio idrico) a essersi conquistato una posizione istituzionale tale da poterci consentire l'accesso, in via diretta, alla Corte Costituzionale. Come ben sa, avendo già sperimentato questa via proprio a proposito dell'abrogato Decreto Ronchi, nel nostro ordinamento una Regione, e non il Comune, può impugnare una legge o atto avente forza di legge di fronte alla Corte Costituzionale entro sessanta giorni dalla sua entrata in vigore. Abbiamo perciò un po' di tempo, ma non moltissimo, per preparare una memoria stringente, capace di porre anche le più alte istituzioni del paese di fronte ai loro ineludibili obblighi costituzionali.

     

    Le scriviamo questa Lettera aperta anche a nome delle 5000 persone, amministratori, associazioni e gruppi politici sensibili alla questione dei beni comuni che in pochi giorni hanno sottoscritto l'appello che, insieme ad altri giuristi estensori dei referendum, abbiamo lanciato dalle colonne di questo giornale (www.siacquapubblica.it) e intendiamo raccogliere le firme durante tutto l'iter di conversione del Decreto per presentarle infine al Presidente Napolitano.

    A nostro avviso infatti non solo l'art. 4 del decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011, beffardamente rubricato "Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa europea", ma l'intero impianto della "manovra" di ferragosto è profondamente incostituzionale, violando fra l'altro prerogative di autonomia degli enti locali, precedenti decisioni della Corte Costituzionale, nonché lo spirito di quel nuovo diritto pubblico europeo dell'economia, che faticosamente tenta di affermarsi. La manovra di ferragosto infatti è testimone del clima da shock economy che è stato creato in Europa e che sta condizionando la politica del governo italiano e l'atteggiamento "responsabile" delle opposizioni. Una complessa rete di poteri forti, economici e finanziari ha costruito un dispositivo politico e mediatico che fonda su una presunta improcrastinabile urgenza l'evidente tentativo del neoliberismo di ristrutturare la propria egemonia che la grande crisi ha reso progressivamente meno persuasiva. L'esito di questa politica altro non può essere che un nuovo saccheggio.

     

    In Italia i referendum di giugno e le vicende elettorali di Milano con Pisapia e di Napoli con de Magistris hanno inflitto una netta sconfitta al blocco bipartisan che negli ultimi vent'anni ha portato avanti una politica economica e culturale del tutto coerente con il dispositivo ideologico neoliberista. Prodromica alla "primavera italiana" è stata la Sua conferma come Presidente della Puglia, voluta dal popolo pugliese sconfiggendo proprio Massimo D'Alema, probabilmente il politico italiano che maggiormente incarna l'essenza bipartisan del neoliberismo. In sintesi, tale concezione ci pare essere l'idea che "il privato" sia la soluzione per ogni problema di organizzazione sociale complessa, il solo motore che rende possibile sviluppo e "crescita". Questa concezione produce un susseguirsi di mosse politiche volte a trasferire sempre nuovi spazi e soprattutto nuove risorse pubbliche al privato, sotto diverse forme, siano esse liberalizzazioni, privatizzazioni, dismissioni, grandi appalti, (e naturalmente guerre). Incredibilmente tale politica reazionaria ha preso il nome di riformismo!

     

    Negli ultimi anni, a livello globale e poi anche locale, un pensiero ed una narrazione alternativa, di cui Lei è uno dei più autorevoli esponenti, si è fatto strada dapprima in modo carsico e poi , finalmente, con i referendum del giugno scorso, in modo politicamente maggioritario. Oltre 27 milioni di italiani, la maggioranza assoluta degli elettori, ha dichiarato inequivocabilmente, tramite uno strumento complicatissimo quale il referendum abrogativo, ex art. 75 Costituzione, che occorreva "invertire la rotta", che il privato non è necessariamente "la soluzione" ma molto più sovente "il problema", che occorre immaginare una ristrutturazione fondativa del settore pubblico, capace di renderlo aperto, partecipato e in grado di portare avanti l'interesse pubblico e non soltanto quello privato dei poteri forti che sempre più spesso controllano le istituzioni di politica rappresentativa.

     

    La virulenza costituzionale di questo attacco impressiona e travolge i capisaldi più profondi della nostra costituzione economica, in primis gli articoli 41 (iniziativa economica privata), 81 (bilancio) e 53 (progressività della contribuzione fiscale). Colpisce in particolare la disinvoltura eversiva con cui si maneggia una materia tanto delicata e fondativa di un ordine giuridico legittimo quanto quella della gerarchia delle fonti del diritto. La manovra mette in moto una sorta di processo costituente emergenziale de facto, che anticipa gli effetti di una riforma costituzionale destinata a travolgere i soggetti più deboli ed i beni comuni e che struttura (complice la Lega) un centralismo autoritario che distrugge il pluralismo politico e costituzionale di cui al Titolo V della nostra Costituzione, nonché i principii europei della sussidiarietà e della coesione sociale e territoriale.

     

    Sul piano politico, la retorica della responsabilità e della condivisione interclasse necessaria per superare la crisi sta travolgendo i tratti fondativi del nostro ordine democratico e prelude ad un dopo-Berlusconi segnato dalla discesa in campo di Montezemolo, portavoce accreditato del modello Marchionne. Siamo convinti che sul piano del diritto costituzionale vigente non possano essere riproposte né la privatizzazione\liberalizzazione dei servizi pubblici locali né brutali operazioni di centralizzazione, né provvedimenti lesivi della dignità delle persone e dei lavoratori quali quelli che conseguono all'art. 3 del decreto di Ferragosto secondo cui: «In attesa della revisione dell'art. 41 della Costituzione, comuni, provincie, regioni e Stato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del presente decreto, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto quello che non è espressamente vietato dalla legge».

     

    Dal punto di vista dell'accettabilità politica, riteniamo inoltre che non possano essere riproposte dismissioni del patrimonio pubblico (che può invece rendere molto se ben governato), ulteriori precarizzazioni e grandi opere inutili o dannose a loro volta espressamente respinte dal voto popolare a proposito delle centrali nucleari. Le alternative e le possibilità di risparmio esistono. Diverse fra queste sono indicate dallo stesso fraseggio costituzionale nel ripudio della guerra, nella cura del territorio, nell'investimento sulla ricerca e nella progressività fiscale seria. Sta alla buona politica, per la quale Lei certamente è un punto di riferimento, elaborarle meglio nel tempo necessario e metterle in bella copia, senza cadere nella trappola dell'eccessiva urgenza.

     

    Di fronte allo scempio morale, politico e costituzionale che il decreto pone in essere è necessaria piuttosto una reazione forte e seria che va condotta tanto con gli strumenti della politica quanto con quelli del diritto. Mentre dal primo punto di vista compete a Lei e agli altri leaders più sensibili a queste istanze proporre finalmente, in un rinnovato rapporto con i movimenti e con i cittadini, un'alternativa autentica al blocco bipartisan dominante, dal punto di vista giuridico e costituzionale siamo consapevoli che compete a noi, in quanto tecnici portatori della sensibilità e della storia politica necessaria per configurare istituzionalmente la difesa dei beni comuni, presentare nuovamente di fronte alla Corte Costituzionale le ragioni dei 27 milioni di cittadini che vogliono invertire la rotta. Insieme, nel tempo necessario, politica e diritto possono restituire ad un rinnovato settore pubblico gli spazi e l'autorevolezza necessari per governare la crisi. A breve occorre adire le vie costituzionalmente rimaste aperte sempre che il Presidente Napolitano, accogliendo l'appello di tanti cittadini, non intenda intervenire in fase di promulgazione.

     

    Caro Presidente Vendola, noi le abbiamo scritto per metterci a disposizione, nella nostra veste di avvocati abilitati al patrocinio di fronte alle supreme giurisdizioni, per ricevere mandato, naturalmente a titolo assolutamente gratuito, da soli o insieme ad altri legali di Sua fiducia, a rappresentare la Regione Puglia (ed incidentalmente la nuova egemonia dei beni comuni) di fronte alla Consulta in un ricorso diretto di incostituzionalità del Decreto 138\2011.
    Riceva un saluto cordialissimo.


I COMMENTI:
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  • Caro "Di male in peggio e al peggio del peggio", come ha fattoben notare D. Castellucci, non c'è affatto incompatibilità tra piazze, movimenti più che "indigandos" e ricorsi in tribunale: REFERENDUM DOCET! E allora, ripeto, perché quelli come te, faziosi, continuano rimpere i coglioni, "contro" (! ma basta!) Vendola, contro questo e quell'altro? SIETE OGGETTIVAMENTE DALLA PARTE DEL BERLUSCA. Levatevi dalle palle una buona volta, e lasciate corso a nuove forme di politica, che passino, perché no? anche attraverso i media e la tanto biasimata "politica spettacolo"... Se poi voi volete continuare a mangiare le vostre rape crude della politica degli slogan, buon pro vi faccia, ma NON ROMPETECI I COGLIONI... Ciao 01-09-2011 15:35 - Paolo Quintili
  • Siete personaggi che esprimete sincerità e onestà considerando questi chiari di luna.
    Fate qualcosa la gente è con voi ! 01-09-2011 12:52 - paolo3110
  • Mi sembra una proposta di grande valore politico e costituzionale, suscettibile di mettere in movimento larghi strati di opinione pubblica, desiderosi di un'alternativa all'attuale grave situazione del nostro Paese, un'iniziativa che può contribuire finalmente ad incidere sul quadro politico immobile sia nella maggioranza che soprattutto nell'opposizione, del tutto inadeguata alla gravita delle scelte del governo della destra 01-09-2011 00:00 - sergio caserta
  • Credo che sia indispensabile far partire le due opzioni di resistenza, quella legale e quella politica, per difendere il livello di vita sociale che ha caratterizzato l'Italia e il suo popolo.Vivo nell'entroterra lucano e solo attraverso i beni pubblici possiamo usurfruire deis srvizi essenziali per una qualità decente della nostra vita. istruzione, sanità, acqua corrente, elettricità e telefonia sono stati realizzati dal pubblico come bene comuni, nessuna impresa privata avrebbe realizzato qualcosa in territori dove il ritorno economico non è assicurato dall'evelato numero di cittadini. Difendiamo la nostra vita e riprendiamoci i valori assoluti che i nostri padri hanno creato e difeso anche a costo della vita. Copiate la lettera e inviatela al Presidente Ventola segreteria.presidente@regione.puglia.it <segreteria.presidente@regione.puglia.it> ecco l'indirizzo di posta elettronica 31-08-2011 19:31 - mario martorano
  • scrivere a Vendola è una prerogativa di chi scrive. Io sono d'accordo perchè lo reputo l'uomo nuovo e importante per la sinistra. Non è paragonabile al cavagliere se non altro per il livello culturale, etico e morale. Non ha svenduto nulla. Mi aspeto da lui e tanti nuovi giovani emergenti della sinistra un contributo da protagonisti.Cambio generazionale. 31-08-2011 17:43 - armando crivelli
  • Intanto con le marche da bollo e i referendum legalitari abiamo salvato acquedotti acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento.
    E comunque non mi sembra che la "gens italiana" sia dotata di coraggio e sensibilità per scendere in piazza e imporre una svolta decisiva a questo che ormai non è più nemmeno un governo ma una barzelletta.
    In caso contrario avrei visto gente arrabbiata in piazza (iniziando dagli Achei) per non far morire l'Aquila, poi arrabbiati e stupiti perchè abbiamo una sorta di campionario di indagati e mafiosi di tutti i settori, a scelta,in Parlamento.
    E forse anche perchè è la terza finanziaria sconfessata il giorno dopo, anzi la mattina dopo, dagli stessi uomini che la sera l'avevano festeggiata.
    O anche perchè stanno distruggendo 30 anni di lotte sindacali, inserendo in una delle tante finanziarie leggi sul lavoro flessibile all'insaputa di tutti.
    O anche, non ultimo per importanza ma come conseguenza, perchè siamo un paese a crescita zero, sull'orlo di un fallimento economico totale, commissariati dall'Europa, con un Presidente del Consiglio che dice candidamente che aveva sempre nascosto la crisi per dare speranza agli italiani.
    Un popolo di imbecilli,insomma, come in effetti ci stiamo comportando.
    E per avere lavoro e dignità, sanciti dalla nostra Costituzione, dobbiamo avere programmi; di lavoro, di studio, di lotta, di impegno.
    A conclusione di questo telegrafico excursus,forse il partito di Vendola è leggermente personalistico, ma forse in questo momento c'è bisogno, anzi, senza il forse, c'è bisogno di uomini come lui.
    Credo che se ci fosse più partecipazione popolare ci sarebbe per contrappasso meno forza in questo fenomeno che però giustamente esiste; ma allora vedremmo ancora le sedi dei partiti nei quartieri e sarebbero attive veramente, ci sarebbe la nuova generazione che lotterebbe per far cambiare le cose, ci sarebbe tutto un nuovo fermento che si vedrebbe; nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università.
    Adesso non c'è niente ed è per questo che emerge molto di più un uomo isolato al posto di un uomo all'interno di una struttura numerosa e forte e sparsa sul territorio. Sicuramente la sua figura si sarebbe diluita.
    Rimaneva il suo carisma e la validità, ma sicuramente sfocati da collaboratori altrettanti validi.
    E se il Manifesto lo appoggia, è un giornale indipendente di sinistra, qualsiasi giornale da Repubblica in poi, più o meno dichiaramente ha le sue simpatie per uomini politici, non ci trovo niente di scandaloso.
    Donatella Castellucci 31-08-2011 16:37 - donatella castellucci
  • @Paolo Quintili, dato che mi hai citato nel tuo commento, faccio notare solamente che con le carte bollate presentate a tutti i tribunali del mondo, gli italiani non usciranno dalla situazione in cui si trovano e si sono cacciati con le loro mani………..
    Ma hanno insegnato niente gli esiti dei processi a Berlusconi(che evito accuratamente di non incontrare anche solo per caso) ???......
    Berlusconi & C. sguazzano a loro piacimento nei tribunali, come pesci in mare aperto ……
    A parole chiare rispondo in modo chiaro : l’unico modo che hanno gli Italiani di non concludere in putrefazione, è scendere nelle piazze molto più numerosi di quanto hanno fatto gli “Indignados” in Spagna ….....… 31-08-2011 16:20 - Dal male in peggio, al peggio del peggio
  • conosco Mattei, un giurista accreditato e che stimo molto.
    Non conosco Vendola (lo seguo ogni tanto in trasmissioni ma può darsi che predichi bene e razzoli male...) Caro Ugo, in questo momento, se organizzi una Class Action raccogli oltre il 50 % degli italiani. Cmq evviva i referendum 31-08-2011 15:37 - alfio
  • Vendola è un prodotto del modello Veltroni, a sua volta un'imitazione del modello Berlusconi: la politica come marketing e come applausometro personalistico. La politica delle facce carismatiche, delle emozioni da stadio, dell'Auditel. Una politica che non porta da nessuna parte neanche quando dietro la faccia c'è un cervello. 31-08-2011 15:27 - gianluigi sassu
  • A prescindere dalla simpatia che uno puo' avere di Vendola, ma avete caPITO O NO CHE LA LETTERA è indirizzata al presidente dela regione che è uno dei pochi organi che puo' pproporre ricorso?
    Molte volte si stenta a CREDERE CHE LE PERSONE SIANO COSI' TONTE... 31-08-2011 15:20 - ted
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