domenica 17 febbraio 2013
COMMENTO
30/09/2011
-
|
Se governa la finanza. Intervista a Giorgio Lunghini
Che cos’è che ti colpisce di più della crisi attuale dell’Europa? L’immutabilità del paradigma liberista? L’intoccabilità della finanza? L’incapacità politica? Colpiscono tutte e tre le cose, che però vanno ridefinite. È davvero liberista la politica economica europea, una politica economica in verità imposta da un solo paese, la Germania? In che senso la finanza è intoccabile, se non nel senso che essa finanza è al governo e che dunque la politica è impotente? La finanza è al governo perché l’Unione Europea, non essendo una unione politica, è indifesa nei confronti di quello che Chomski, riprendendo Eichengreen, chiama il “senato virtuale”. Questo senato virtuale è costituito da prestatori di fondi e da investitori internazionali che continuamente sottopongono a giudizio, anche per mezzo delle agenzie di rating, le politiche dei governi nazionali; e che se giudicano ”irrazionali” tali politiche - perché contrarie ai loro interessi - votano contro di esse con fughe di capitali, attacchi speculativi o altre misure a danno di quei paesi (e in particolare delle varie forme di stato sociale). I governi democratici hanno dunque un doppio elettorato: i loro cittadini e il senato virtuale, che normalmente prevale. Ma ciò che colpisce di più è la straordinaria occasione storica che l’Europa ha mancato, nonostante le risorse naturali, economiche, umane e culturali di cui dispone: l’occasione di diventare una Unione democratica e giusta, ricca e indipendente. La costruzione europea si è fondata su mercati e monete. C’era un’alternativa? Il modello c’era, era quello prefigurato dai grandi federalisti italiani. Scriveva Ernesto Rossi, nel 1953: “Una tesi degli “esperti” [una tesi sostenuta dall’allora presidente della Confindustria, Angelo Costa] è che non è necessario costituire una autorità politica sovranazionale incaricata della unificazione del mercato europeo. La unione economica, secondo loro, può essere anche raggiunta con trattati che, conservando integra la sovranità degli Stati nazionali, aboliscano i contingenti alle importazioni, riducano la protezione doganale, regolino la convertibilità delle monete. Solo quando avremo così costruite le mura maestre dell’edifico europeo – essi dicono – potremo metterci sopra il tetto di un governo federale.” Questa, infatti, fu la strada intrapresa, ma – avvertiva Rossi – “la verità è che, a questo modo, non si costruisce un bel niente: soltanto l’unificazione politica ci può dare la garanzia che il processo di unificazione economica sarà un processo irreversibile”. Si può forse tornare indietro e ricominciare da capo?
La finanza internazionale ha avuto un’espansione straordinaria. Che cosa è cambiato nel funzionamento del capitalismo? Un sistema economico capitalistico – un’economia monetaria di produzione, nel linguaggio di Keynes – è impensabile senza moneta, senza banche e senza finanza, dunque nella struttura del sistema gli elementi reali e gli elementi monetari sono strettamente interconnessi. Tra elementi reali e elementi monetari c’è però una gerarchia, nel senso che un sistema economico capitalistico potrebbe riprodursi senza crisi, per usare il linguaggio di Marx, soltanto se la distribuzione del prodotto sociale fosse tale da non generare crisi di realizzazione, di ‘sovrapproduzione’ (di sovrapproduzione relativa: rispetto alla capacità d’acquisto, non rispetto ai bisogni); e soltanto se moneta, banca e finanza fossero soltanto funzionali al processo di produzione e riproduzione del sistema, e non dessero invece luogo a sovraspeculazione e a crisi di tesaurizzazione. Nel linguaggio di Keynes, non si darebbero crisi se la domanda effettiva, per consumi e per investimenti, e la domanda di moneta per il motivo speculativo fossero tali - by accident or design - da assicurare un equilibrio di piena occupazione. Ora è improbabile che questo caso si dia automaticamente, di qui la necessità sistematica di un disegno di politica economica. In breve: il sistema capitalistico – il ‘mercato’ – non è capace di autoregolarsi. Negli ultimi anni (decenni) si è avuto un cospicuo spostamento, nella distribuzione del reddito, dai salari ai profitti e alle rendite finanziarie, e dunque si è determinata una insufficienza di domanda effettiva e una disoccupazione crescente. D'altra parte la finanza è diventata un gioco fine a se stesso. In condizioni normali la finanza è un gioco a somma zero: c’è chi guadagna e chi perde; ma quando essa assume le forme patologiche di una ingegneria finanziaria alla Frankestein, ci perdono tutti: anche e soprattutto quelli che non hanno partecipato al gioco. Tuttavia non è con delle regole e con delle prediche che lo strapotere della finanza può essere ridimensionato. Quali sono le politiche alternative che servirebbero all’Europa per uscire dall’impasse? Sarebbe stato necessario dotare l’Unione dello strumento fiscale, e dubito che ciò sia possibile fare oggi. Un’Unione economica dotata soltanto dello strumento monetario, e la cui filosofia monetaria – dettata dalla memoria tedesca della repubblica di Weimar – ha come unico obiettivo il controllo dell’inflazione, è costituzionalmente incapace di incidere sulle determinanti reali della crisi in atto: l’incapacità a provvedere la piena occupazione e la distribuzione arbitraria e iniqua delle ricchezze e dei redditi. Una buona ricetta, liberale, l’aveva proposta Keynes: redistribuzione della ricchezza e del reddito, eutanasia del rentier, e una socializzazione di una certa ampiezza dell’investimento. Ma Keynes, come si sa, era una Cassandra. A riproporre oggi quella ricetta si verrebbe bollati come bolscevichi. E in Italia che cosa si potrebbe fare? Temo che sia troppo tardi per fare qualcosa di risolutivo. Un errore madornale di tutti i governi è stato quello di ricorrere a una politica dei due tempi: prima il risanamento, poi la crescita. Una politica dei due tempi non può realizzare nessuno dei due obiettivi: basterebbe studiare un po’ di teoria e storia della politica economica per saperlo.
INDICE
- 30/09/2011 [5 commenti]
- 29/09/2011 [9 commenti]
- 29/09/2011 [0 commenti]
- 29/09/2011 [20 commenti]
- 28/09/2011 [9 commenti]
- 27/09/2011 [35 commenti]
- 26/09/2011 [14 commenti]
- 24/09/2011 [0 commenti]
- 23/09/2011 [20 commenti]
- 22/09/2011 [0 commenti]
- 22/09/2011 [7 commenti]
- 21/09/2011 [0 commenti]
- 20/09/2011 [0 commenti]
- 20/09/2011 [5 commenti]
- 19/09/2011 [8 commenti]
- 17/09/2011 [0 commenti]
- 16/09/2011 [0 commenti]
- 16/09/2011 [10 commenti]
- 14/09/2011 [0 commenti]
- 13/09/2011 [0 commenti]
- 13/09/2011 [5 commenti]
- 12/09/2011 [20 commenti]
- 11/09/2011 [21 commenti]
- 10/09/2011 [6 commenti]
- 09/09/2011 [0 commenti]
- 08/09/2011 [19 commenti]
- 07/09/2011 [19 commenti]
- 06/09/2011 [17 commenti]
- 05/09/2011 [11 commenti]
- 03/09/2011 [0 commenti]
novembre 2011 [ 8 ]
ottobre 2011 [ 33 ]
settembre 2011 [ 33 ]
agosto 2011 [ 36 ]
luglio 2011 [ 33 ]
giugno 2011 [ 36 ]
maggio 2011 [ 34 ]
aprile 2011 [ 31 ]
marzo 2011 [ 26 ]
febbraio 2011 [ 25 ]
gennaio 2011 [ 27 ]
dicembre 2010 [ 26 ]
novembre 2010 [ 26 ]
ottobre 2010 [ 28 ]
settembre 2010 [ 30 ]
agosto 2010 [ 32 ]
luglio 2010 [ 29 ]
giugno 2010 [ 30 ]
maggio 2010 [ 28 ]
aprile 2010 [ 30 ]
marzo 2010 [ 30 ]
febbraio 2010 [ 27 ]
gennaio 2010 [ 32 ]
dicembre 2009 [ 29 ]
novembre 2009 [ 27 ]
ottobre 2009 [ 35 ]
settembre 2009 [ 36 ]
agosto 2009 [ 24 ]
luglio 2009 [ 27 ]
giugno 2009 [ 23 ]
maggio 2009 [ 3 ]
TERRA TERRA
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
ROVESCI D'ARTE
Arianna Di Genova
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
ESTESTEST
Astrit Dakli
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11
SERVIZI









