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Maurizio Landini*
E' in gioco la democrazia
Il miglior atto di responsabilità verso il Paese che la Cgil potesse assumere lo ha fatto proclamando lo sciopero generale e chiamando tutti alla mobilitazione.
Questa manovra del governo dev'essere profondamente cambiata, a partire dal ritiro dell'articolo 8 che cancella il diritto del lavoro, il contratto nazionale e lo Statuto dei Lavoratori. Non è sufficiente: un governo che con le sue leggi classiste sta attentando alla nostra Costituzione formale e materiale dev'essere mandato a casa. Di conseguenza, lo sciopero generale non può restare un momento a sé, per quanto fondamentale, ma deve segnare l'inizio di una mobilitazione straordinaria capace di durare il tempo necessario ad ottenere tutti questi risultati che non si esaurirebbero neanche con un cambiamento radicale della manovra. La Confindustria sta sostenendo apertamente le scelte del governo.
Scelte che, con l'art. 8, promuovono l'odioso metodo della Fiat a Pomigliano e Mirafiori a legge dello stato, in violazione di altre leggi fondamentali.
Siamo di fronte ad un atto di una gravità senza precedenti che viola le più elementari regole di una democrazia costituzionale e che fa carta straccia persino dell'accordo interconfederale del 28 giugno, firmato dalla Confindustria insieme a Cgil, Cisl e Uil. Inoltre, la manovra non interviene sulle ragioni che hanno determinato la crisi, anzi fa pagare ancora una volta i lavoratori dipendenti, i pensionati ed i giovani, riproponendo gli stessi identici meccanismi e le stesse ricette che hanno gettato il mondo intero in questo marasma. Le risorse per uscire attraverso un'altra strada dalla crisi ci sono: vanno ricercate non tagliando lo stato sociale, i diritti e la dignità dei lavoratori e dei cittadini, ma introducendo una vera patrimoniale, tassando le transazioni finanziarie, colpendo l'evasione e la corruzione, riformando profondamente il sistema politico.
Il fatto ancor più grave è che questo tzunami che ci viene scatenato contro si sviluppa in assenza di una politica industriale pubblica capace di avviare un nuovo modello di sviluppo, socialmente ed ambientalmente sostenibile e rispettoso del pronunciamento popolare realizzato attraverso i referendum dello scorso giugno.
È in gioco la democrazia di questo paese, nei posti di lavoro come nella società. Anziché l'art. 8 del governo, è necessaria una legge sulla rappresentanza che sancisca il diritto dei lavoratori a votare sempre in modo libero sui contratti che li riguardano. L'unità del lavoro è un valore irrinunciabile, ma si costruisce con la democrazia, permettendo dunque, sempre, ai lavoratori di votare. C'è bisogno di unire intorno alle battaglie per il lavoro i giovani, gli studenti, i precari e tutti coloro che hanno subito e pagato la crisi. Solo attraverso questa unità è possibile determinare un reale cambiamento sociale, morale e politico.
L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, tale deve restare.
* Segretario generale della Fiom
- 30/09/2011 [5 commenti]
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http://informarexresistere.fr/2011/09/05/noi-il-debito-non-lo-paghiamo-1-ottobre-assemblea-a-roma/ 07-09-2011 10:37 - muriel
possibile che si è solo capaci di sentire solo la pagliuzza nell'occhio e non il palo che ti stanno infilando su per il c....
con l'art.8 il sindacato sparisce dalle fabbriche e con lui i partiti non di opinione. torniamo alla "politica nei bar" - da te ce ne sono tanti - e cosi tutti torneremo ad essere miglioristi. invece di perdersi con "il socialismo" guardiamo alla storia di adesso.... chi non si ricorda a Milano il compagno Corbani, Cervetti, Borghini, e poi oggi Penati;della stessa filiera fa parte Napolitano; quella dei "miglioristi" che erano poi i socialisti dentro il PCI che non lo volevano comunista, ma moderno più attento agli imprenditori e erano refrattari, come TE, ad ogni sciopero,. Guarda quello che sono diventati e cosa hanno fatto per Te. scusa, ma sei talmente accecato dalla stupidià che non ti sei accorto che l'alternativa in campo c'è da molto tempo: che paga le tasse non deve pagare per il debito. tutto il resto sono fuffa inutile. qui hai ragione...anche il Landini dovrebbe essere meno bla bla bla 06-09-2011 20:15 - dandar
1 Non pagare il debito. Colpire a fondo la speculazione finanziaria e il potere bancario. Occorre fermare la voragine degli interessi sul debito con una vera e
propria moratoria. Vanno nazionalizzate le principali banche, senza costi per i cittadini, vanno imposte tassazioni sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie. La società va
liberata dalla dittatura del mercato finanziario e delle sue
leggi, per questo il patto di stabilità e l’accordo di Maastricht
vanno messi in discussione ora. Bisogna lottare a fondo
contro l’evasione fiscale, colpendo ogni tabù, a partire
dall’eliminazione dei paradisi fiscali, da Montecarlo a San
Marino. Rigorosi vincoli pubblici devono essere posti alle scelte e alle strategie delle multinazionali.
2 Drastico taglio alle spese militari e cessazione di
ogni missione di guerra. Dalla Libia all’Afghanistan. Tutta la
spesa pubblica risparmiata nelle spese militari va rivolta a finanziare l’istruzione pubblica ai vari livelli. Politica di pace e
di accoglienza, apertura a tutti i paesi del Mediterraneo,
sostegno politico ed economico alle rivoluzioni del Nord
Africa e alla lotta del popolo palestinese per l’indipendenza,
contro l’occupazione. Una nuova politica estera che favorisca
democrazia e sviluppo civile e sociale.
3 Giustizia e diritti per tutto il mondo del lavoro.
Basta con la precarietà. Abolizione di tutte le leggi sul
precariato, riaffermazione al contratto a tempo indeterminato
e della tutela universale garantita da un contratto nazionale inderogabile. Parità di diritti completa per il lavoro migrante, che dovrà ottenere il diritto di voto e alla cittadinanza. Blocco
delle delocalizzazioni e dei licenziamenti, intervento pubblico nelle aziende in crisi, anche per favorire esperienze di autogestione dei lavoratori. Eguaglianza retributiva, diamo un
drastico taglio ai superstipendi e ai bonus milionari dei manager, alle pensioni d’oro. I compensi dei manager non potranno essere più di dieci volte la retribuzione minima
Indicizzazione dei salari. Riduzione generalizzata dell’orario di
lavoro, istituzione di un reddito sociale finanziato con una quota
della tassa patrimoniale e con la lotta all’evasione fiscale.
Ricostruzione di un sistema pensionistico pubblico che copra tutto il mondo del lavoro con pensioni adeguate.
4 I beni comuni per un nuovo modello di sviluppo. Occorre
partire dai beni comuni per costruire un diverso modello di
sviluppo, ecologicamente compatibile. Occorre un piano per il lavoro basato su migliaia di piccole opere, in alternativa alle grandi opere, che dovranno essere, dalla Val di Susa al ponte sullo Stretto, cancellate. Le principali infrastrutture e i principali beni dovranno essere sottratti al mercato e tornare in mano pubblica. Non solo l’acqua, dunque, ma anche l’energia, la rete, i servizi e i beni essenziali. Piano straordinario di finanziamenti per lo stato sociale, per garantire a tutti i cittadini la casa, la sanità, la pensione, l’istruzione.
5 Una rivoluzione per la democrazia. Bisogna partire dallalotta a fondo alla corruzione e a tutti i privilegi di casta, per
riconquistare il diritto a decidere e a partecipare affermando ed estendendo i diritti garantiti dalla Costituzione. Tutti beni
provenienti dalla corruzione e dalla malavita dovranno essere
incamerati dallo Stato e gestiti socialmente. Dovranno essere abbattuti drasticamente i costi del sistema politico: dal finanziamento ai partiti, al funzionariato diffuso, agli stipendi dei parlamentari e degli alti burocrati. Tutti i soldi risparmiati dovranno
essere devoluti al finanziamento della pubblica istruzione e della
ricerca. Si dovrà tornare a un sistema democratico proporzionale
per l’elezione delle rappresentanze con la riduzione del numero dei
parlamentari. È indispensabile una legge sulla democrazia
sindacale, in alternativa al modello prefigurato dall’accordo del 28
giugno, che garantisca ai lavoratori il diritto a una libera rappresentanza nei luoghi di lavoro e al voto sui contratti e sugli
accordi. Sviluppo dell’autorganizzazione democratica e popolare in
ogni ambito della vita pubblica.
L’appuntamento a Roma è per il 1° ottobre per una grande assemblea alla quale penso sia opportuno che partecipi anche il manifesto, Landini e tutte e tutte le persone che pensano che bisogna passare dalla protesta alla proposta. 06-09-2011 18:45 - dandar
Con l'attacco ai lavoratori e alle loro possibilita' di espresssione attraverso la lotta, vogliono svendere anche la dignita' degli operai e di tutta la gente di buona volonta' che lavora per tirare avanti la carretta. Stanno cercando di dare la mazzata finale, quella che secondo loro rendera' mansueto per sempre il popolo-bue.
Sciopero! 06-09-2011 15:02 - Murmillus