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Loris Campetti
La Cgil non è sola
Quello di Raffaele Bonanni è un modo ben curioso per accogliere l'appello del presidente Napolitano alla «coesione»: lo sciopero della Cgil, dice il segretario della Cisl, «dà un ulteriore segnale negativo alle Borse». Neanche al ministro Sacconi è venuta in mente una trovata di questo livello, e forse neanche all'associazione degli operatori di Borsa. Se c'è una coesione che dovrebbe interessare un sindacato è quella sociale, tanto più dentro una crisi come questa e a fronte delle politiche liberiste prigioniere della finanza e dei mercati che ripropongono le stesse modalità della crisi che hanno generato. E che ora tentano di scatenare una guerra tra poveri trasformando il conflitto tra capitale e lavoro in una lotta tra gli ultimi della scala sociale. Chi vive di lavoro o di pensione, chi il lavoro non ce l'ha o l'ha perduto, dovrebbe pagare il conto per tutti. La coesione necessaria a questo paese come agli altri paesi europei è fuori da Piazzaffari e dai palazzi della politica, è tra la gente tartassata, che non potrebbe evadere il fisco anche se volesse. Quelli che ieri hanno risposto alle provocazioni con rabbia e dignità. Uno striscione sostenuto dalle militanti Fiom interpretava bene questi sentimenti: «Ci volete schiave, ci avrete ribelli».
Bonanni si preoccupa per le Borse: ma la Cisl, un'organizzazione che ha una storia nobile e un radicamento di massa, è ancora un sindacato? Chiedetelo agli operai metalmeccanici della Fim della Lombardia, del Veneto, delle Marche, della Toscana, dei cantieri di Palermo che ieri hanno scioperato insieme alla Cgil. O a quell'anziano militante con il volto tirato che a Roma alzava un cartello con la scritta: «Dopo 35 anni mi vergogno di essere un tesserato Cisl».
La Cgil non è sola. Per un giorno è stata capace di intercettare la rabbia e la protesta delle persone perbene, sindacalizzate e non, occupate e non, precarizzate, impoverite, commercializzate, buttate su un mercato chiuso senza prospettive come capita agli studenti. In piazza sono scesi in tantissimi in tutte le città italiane, con gli operai e gli impiegati, maestre d'asilo e operatori delle cooperative sociali, infermieri, artisti, registi, medici, sfrattati, handicappati privati del sussidio, pensionandi in speranzosa attesa, ministeriali, insegnanti, giovani dei centri sociali. Anche la decisione di alcuni sindacati di base di proclamare il loro sciopero nello stesso giorno scelto dalla Cgil rappresenta un segnale positivo.
I politici di centrosinistra si sono fatti vedere nei cortei, anticipando via mail l'ora e il luogo del loro ingresso per non lasciare delusa l'informazione politica. Meglio che fossero lì, ma avranno imparato qualcosa prima di andare in Senato a fare «coesione»?
C'è un popolo capace di indignarsi, qui come nel resto del Vecchio Continente, nelle forme più diverse. Un popolo privo di rappresentanza, capace di lanciare alla politica segnali forti: con le proteste sociali a partire da Pomigliano, con i referendum in difesa dei beni pubblici, persino con le elezioni amministrative. Può avere in futuro almeno una sponda sociale? Può la Cgil, dopo aver intercettato i sentimenti della maggioranza della popolazione, rappresentare questa sponda, impedendo il riflusso e il ripiegamento dei movimenti, offrendo un'alternativa alla guerra tra poveri? E' alla Cgil che va rivolta questa domanda, che noi formuliamo così: lo sciopero straordinario di ieri che ha svuotato i posti di lavoro e riempito le città è un'una tantum, oppure rappresenta l'inizio di un conflitto capace di durare nel tempo, di imporre innanzitutto il ritiro dell'odioso articolo 8 della manovra che toglie il diritto di parola e di sciopero a chi lavora, dando ai padroni la libertà di licenziare, cancellare le leggi, lo Statuto, la Costituzione, i contratti nazionali e i sindacati non complici? Con questo governo (e con questa languida e prigioniera opposizione) non c'è alternativa possibile. Berlusconi dev'essere rimandato a casa. E ancora: indignarsi è il primo passo, ma poi bisogna costruire un'alternativa sociale, politica, culturale. Di sistema. E' una strada lunga e sconnessa, passa attraverso la rifondazione della politica che non può essere delegata a nessuno.
La Cgil potrebbe essere un buon compagno di viaggio, prendendo atto che non c'è futuro nell'inseguimento di un'unità di vertice impossibile con la Cisl che si preoccupa della Borsa, la Uil che si preoccupa della Uil e i padroni che si preoccupano solo dei loro affari. Ieri lo sciopero ha fermato le linee di montaggio di tutti i simboli nazionali: i Baci Perugina, la nazionale di basket bloccata a Riga, il Colosseo e i Fori imperiali. Piccoli segnali importanti, che dovrebbero dare coraggio al gruppo dirigente della Cgil e a tutti gli uomini e le donne che ieri non sono andati al lavoro ma in piazza, prenotandosi per il prossimo appuntamento.
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Presto, molto presto, il blocco sociale che si sta coagulando attorno alla CGIL, FIOM, alla difesa dei beni comuni, dovrà prendere decisioni drastiche. Non basterà più agire ‘in difesa di’. Bisognerà mettere in discussione il diritto alla rappresentanza del popolo sovrano da parte di coloro che hanno venduto le istituzioni. Si potrebbe sostenere, non del tutto a torto, che le hanno privatizzate, appaltate, esternalizzate: per gl’italiani decide la BCE. Le parti sociali che non condividono tali sviluppi non potranno far altro che opporsi in modo quanto più possibile perseverante, duro e fattivo. I poteri costituiti reagiranno probabilmente con l’esercizio di una violenza potenzialmente illimitata. Non è inconcepibile che prima di Natale vedremo i blindati nelle strade. L’utopia bramata dai signori della finanza non tollera alternativa e opposizione.
E ciò che vale per l’Italia, vale e varrà sempre di più, per l’intera Europa. E’ chiaro che il fine degli enti di cui sopra è l’annientamento del welfare, dello stato sociale, per accaparrarsi la gestione degli ex servizi pubblici, e favorire così quel processo di creazione di denaro a base di denaro (di cui ha brillantemente discorso Gallino nel suo Finanzcapitalismo), non impacciato dalla fabbricazione di beni/merce. Tale processo comporterà l’assoggettamento sempre più marcato al capitale dei lavoratori, trasformati in veri e propri servomeccanismi funzionali al mantenimento e alla crescita del capitale. Le loro ‘umanità’ sarà messa in non cale, in quanto d’intralcio a tali processi. Inoltre, accelererà l’instaurazione di quella megamacchina mondiale che è il vero obiettivo dei ‘signori della finanza’. Una macchina che dovrebbe portare ‘lusso pace e voluttà’ e che sinora ha procurato dolore, disperazione e disgregazione. Ma tali mere considerazioni di fatto non hanno – e non avranno - alcun potere d’ostacolare l’instaurazione dell’utopia tanto piace a Bce, Fmi, Wto.
L’utopia è totalitaria, si sa. Nella Repubblica di Platone, ne La Città del sole di Campanella, ne La Nuova Atlantide di Bacone, il dissenso non solo non è rappresentato, ma non è neanche concepito. C’è un solo tipo umano, che vive nella perfezione e di conseguenza non critica, non pensa, ed è felice.
Non uomini, ma animali domestici.
Saluti. 07-09-2011 13:26 - bruno di prisco
PAGARE !
Cari tutti/e,
dopo questo SCIOPERO niente può più restare come prima.
La manovra deve essere ritirata ! ORA ! Perché IL DEBITO
è COSA LORO . Devono pagare LORSIGNORI . Tutti quelli
che sfruttando rubando evadendo speculando...si sono arricchiti
e che ora "usano" la CRISI ( Crisi per chi ? Crisi di chi ? Crisi
perché? ...) per fare ri-pagare i SOLITI NOTI . Come dimostra
anche la quinta riscrittura .Ancora più inaccettabile è l'attacco,
criminale e di classe, alle condizioni materiali perché si
accompagna contemporaneamente alla liquidazione dell'art.
18 , dello Statuto dei lavoratori, e degli stessi assi portanti della
Costituzione . E' un vero e proprio GOLPE .
E' per questo che non possiamo aspettare il 15 ottobre per
continuare la mobilitazione . Così come sarebbe sbagliato
concentrarla su Roma.
Credo che sia giusto , quindi , organizzare presidi in tutte le
piazze d'Italia dove è possibile.
Le parole d'ordine e gli obiettivi sono ormai patrimonio di
tutti i movimenti e gli INDIGNATI D'ITALIA .
- UNA PATRIMONIALE STRUTTURALE sul 10% che possiede
il 45% della ricchezza .
-Ri-fare pagare gli SCUDATI ( quelli che hanno lavato il malloppo
con il 5%...) ...almeno di un altro 30% .
- PAGHINO GLI EVASORI ! I suggerimenti per un'operatività immediata
sono molti...fare incroci ecc. per verificare e stanare...: per es.
MARCHIONNE evade da anni con la residenza in Svizzera , la
Marcegaglia pure con la sede della Holding in Lussemburgo ecc.
così come fanno tutti i loro compari...
-RITIRO IMMEDIATO DA AFGHANISTAN E LIBIA .E dimezzando tutte
ler spese militari . Cominciando dall'annullamento degli F35 ( 131-per
16 miliardi!)...
-DIMEZZARE GLI STIPENDI DI TUTTI I PARLAMENTARI . Eliminare
i benefit e tutti i privilegi , eliminare i vitalizi . e le doppie e triple
pensioni...
-STIPENDI MASSIMI PER MANAGER -massimo 1 a 10 - via tutte
le Stok-option benefit ecc. elezione e revoca dal basso da parte dei lavoratori..
-VIA TUTTE LE AUTO BLU ! Tutti a piedi o in bicicletta..
-I REFERENDUM VANNO RISPETTATI ! No alle privatizzazioni ! I BENI
COMUNI non si toccano...si valorizzano...
- L'ART. 18 NON SI TOCCA ! LA COSTITUZ. non si tocca !
...
Questi sono punti su cui , mi sembra, c'è largo accordo.
Ma , ovviamente , su tutto dovranno decidere gli "ACAMPADOS"
nelle piazze. Con larghe consultazioni popolari . Per es. referendum
autogestiti.Liberiamo la creatività la fantasia l'immaginazione ...
Propongo , quindi , di dare vita a un PRESIDIO-TENDA permanente
anche qui a FIRENZE nel centro. Mi rivolgo , quindi , a tutti quelli
che frequentano questa (e) liste , ai singoli , ai movimenti , alle associazioni
ai sindacati non-complici ...
ORGANIZZIAMO DAL BASSO LA RIBELLIONE ! Per arrivare al
15 con un moto di indignazione popolare dal basso e per esprimere
subito , mentre "lorsignori" si danno la fiducia , IL NOSTRO
VOTO CONTRO. Ormai sono una minoranza nel paese e se ne
devono andare ...
Gaetano Stella fi/7
Cao Loris , credo sia opportuno fare immediatamente una proposta praticabile. Ciao g.s. 07-09-2011 12:00 - gaetano stella
Vi siete chiusi fuori!
Lo diceva quando rimaneva chiuso in ascensore o quando lo chiudevano sul balcone.
Oggi la Camusso si è chiusa fuori e il divertente sindacato giallo fa il verso a Pozzetto.
Mentre quando queste battute le diceva Pozzetto,mi facevano ridere da sbellicarmi,ma risentirle dai sindacalisti o da quelli del terzo polo,mi viene guasi da vomitare!
Ma l'avete viste le cento piazze piene?
Ma avete visto la gente che vuole un serio cambiamento?
Eppure ancora con la vecchia battuta di Pozzetto!
Ma pozzetto era un comico di professione,questi al massimo sono dei pagliacci .
Invece di dire battute così raffinate,datevi le solite martellate in testa e fate uscire l'acqua dai vostri occhialoni.Forse una risata la strappate ai bambini,o ai pantofolari che vivono di televisione! 07-09-2011 11:16 - maurizio mariani
Forse una maggiore attenzione nell'annunciarlo e nelcommentarlo al corteo USB sarebbe stata più giusta e, perché no, più elegante.
Stefano Sinibaldi 07-09-2011 10:29 - Stefano Sinibaldi