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COMMENTO
08/09/2011
  •   |   Guido Viale
    Il monopolio dell'economista

    La trasmissione l'Infedele di lunedì, dedicata da Gad Lerner alla manovra economica e al problema del debito pubblico, induce ad alcune riflessioni. Tralascio gli interventi di apologia dell'evasore-imprenditore (a cui Arzignano ha dedicato un monumento) e quello sul suo ispiratore - il governo Berlusconi - affidata a un sottosegretario addestrato a schivare le domande. Tralascio anche quello di Maurizio Landini che ha spiegato che se siamo a questo punto è il meccanismo che ci ha portato fin qui a dover essere cambiato.
    Oltre a loro erano presenti un (ex) banchiere, autore di una proposta sensata di imposta patrimoniale, un giornalista economico che sa radiografare con cura i bilanci aziendali e un economista che è una delle migliori voci nel campo dell'analisi finanziaria a livello internazionale: tutti e tre fortemente critici non solo nei confronti del governo Berlusconi e delle sue manovre, ma anche - in parte - delle politiche dell'Unione Europea.
    La prima riflessione è questa: il tratto caratteristico della nostra epoca è non solo il fatto che i governi dell'Occidente hanno lasciato - anzi, affidato - alle banche e all'alta finanza il governo dell'economia e, con esso, quello della vita di miliardi di persone, ritrovandosi poi del tutto impotenti di fronte al loro strapotere; ma anche il fatto che l'interpretazione e - direbbe Vendola - la "narrazione" di quel che succede è stata affidata, in forma pressoché monopolistica, agli economisti; che sono tutti, keynesiani o liberisti, adepti di un'unica scuola, di un'unica religione, di un'unica ossessione: la "crescita". Arte, storia, letteratura, filosofia, scienze della natura e della terra possono essere piacevoli diversivi. Ma quando si giunge al dunque - che fare? - l'unica verità che conta è la loro.
    Un banchiere, anche se "ex" e "democratico", vede il mondo dalla scrivania di una banca: se la banca non va il mondo si ferma; e non c'è altro modo per rimetterlo in moto che quello di far ripartire la banca. Il che è certo vero nella "normalità": finché il "sistema" funziona. Ma se si inceppa, il banchiere perde la bussola.

     

    Persino Mario Draghi, messo al vertice di due delle massime istituzioni finanziarie del mondo - Bce e Financial Stability Board - per l'esperienza acquisita nella banca Goldman & Sachs, alla domanda che cosa fare se uno Stato fallisce ha risposto più o meno: «non lo so, non ci sono precedenti». Intanto non è vero: guardando intorno e indietro nella storia i fallimenti di uno Stato sono caterve. Ma non va dimenticato che Goldman & Sachs è sotto accusa - tra l'altro - per aver piazzato in giro mutui subprime da una parte mentre giocava al ribasso contro di essi dall'altra; e per aver aiutato il governo della Grecia pre-Papadopulos prima a indebitarsi fino al collo, poi a falsificare i conti presentati all'Unione Europea. Infine, vista la situazione in cui ci troviamo - non solo in Italia, ma in buona parte dell'Europa - varrebbe comunque la pena approfondire, nella misura del possibile, la materia.
    Anche per gli economisti sembra che il cono di luce della loro disciplina si fermi alle "leggi" di funzionamento - ordinato o meno - del sistema. Al di là di quel cono non c'è che il caos. Eppure quelle non sono leggi divine o "di natura", bensì il prodotto di un agire umano complesso e variabile. Ma un non-economista che si sente ripetere tutti i giorni che bisogna fare questo e quello; e poi ancora quello e questo (tutte cose, comunque, a suo danno: per lo meno nell'immediato. E non si tratta solo delle grottesche "manovre" del governo Berlusconi, ma anche e soprattutto delle scelte della Bce e dei governi dell'Unione Europea), altrimenti si precipita nel caos, potrà pur chiedersi che cosa gli può succedere se questo e quello non vengono fatti, o se una volta fatti non funzionano. Tanto più che tutto viene deciso nelle "alte sfere"; tanto alte che non si sa nemmeno dove siano. Chi conosce veramente i soggetti, uomini e istituzioni, che tengono in mano, insieme al debito pubblico, il destino di milioni di persone?


    In queste condizioni il meno che si possa pensare è che al default, cioè al disastro, ci si arriverà - o ci si può arrivare - in ogni caso: anche perché non è una cosa che possa turbare più di tanto quelle "alte sfere" da cui dipende il futuro del mondo. Loro se la caveranno bene comunque, come se la sono cavata benissimo finora. Ma è inevitabile pensare che prima di arrivare al disastro, proprio loro stanno provvedendo - e in che modo lo capiamo bene tutti, perché tutto avviene sotto i nostri occhi e a nostre spese - a spennare tutti quelli che si possono spennare e a razziare tutto quello che si può razziare.
    Insomma, che cosa passa per la mente dei non-economisti, e in quali comportamenti - certamente "irrazionali" dal punto di vista delle discipline economiche - ciò si possa tradurre, questo la scienza economica non lo sa; e con lei non lo sanno gli economisti. Per cercare di capirlo - e magari per cercare di orientarlo - ci vuole un altro tipo di sapere, che ha poco a che fare con le "leggi", i numeri e i diagrammi dell'economia. E che non è la sociologia o la psicologia, per lo meno quelle attuali, che da anni scimmiottano l'economia, che a sua volta scimmiotta la fisica; proprio quando quest'ultima sta abbandonando gran parte delle sue certezze.

     

    Un passo avanti sarebbe il recupero di quello che il pensiero di un secolo fa aveva chiamato "sociologia comprendente" e che un altro secolo prima, e ancor prima di scrivere La ricchezza delle nazioni, Adam Smith aveva cercato di definire con una Teoria dei sentimenti morali. In termini meno dotti, per capire che cosa ci succede intorno, soprattutto quando il trantran di un mondo ordinato si spezza, bisogna in qualche modo partecipare del sentire degli altri; perché è questo il fondamento ultimo della vita associata: la capacità di "mettersi nei panni" altrui. Un banchiere dovrebbe provare a mettersi nei panni di un cittadino qualunque (un non-economista); un imprenditore (o padrone) in quelli dei suoi operai; un governante in quelli dei governati; ma anche un lavoratore a tempo indeterminato in quelli di un precario (e tutti quanti in quelli di un disoccupato); gli italiani in quelli di un migrante e un uomo in quelli di una donna. E viceversa. Non è così facile. Ed è sicuramente più facile farlo dall'alto verso il basso che viceversa, essendo noto che la piramide sociale è molto più trasparente vista dal vertice che dalla base (mentre quello che giace e da tempo si accumula ai suoi margini è oscuro per tutti; o quasi). Ci abbiamo messo vent'anni a capire di che pasta è fatta la vita quotidiana di Berlusconi. Perché il denaro arriva là dove neppure l'immaginazione riesce ad arrivare. Ed altri venti per capire i mezzi e i modi dell'irresistibile ascesa di Murdoch.


    Provando a mettersi nei panni altrui gli economisti - e i banchieri, ma questi per lo più lo sanno già - comincerebbero a capire come mai i loro numeri e le loro leggi non possono che porli in un rapporto di contrapposizione frontale con il sentire di chi è alle prese con le conseguenze delle loro visioni economiche. E che i loro diagrammi sono dei coltelli piantati nelle carni di chi vive le difficoltà di una vita sempre più precaria. E tanto più quanto più quel loro "cono di luce" gli impedisce di vedere - e di aiutare a guardare - oltre. La loro scienza è peraltro molto effimera: basta pensare alla cosiddetta curva di Laffer - uno scarabocchio disegnato su un fazzoletto di carta da un oscuro economista durante una cena con Reagan - con la quale si dimostra che abbassando le tasse ai ricchi aumenta l'occupazione e il benessere dei poveri. Eppure essa ha ispirato trent'anni di politiche economiche a livello planetario, senza che nessuno abbia trovato la maniera di urlare contro un'infamia del genere, che, anzi, ispira ancora gli editoriali del Corriere di Alberto Alesina. La complicità della comunità degli economisti si manifesta in questo: che il cono di luce della loro disciplina finisce là dove si ferma la "crescita" o la possibilità di farla "riprendere". Al di là di questo confine la disciplina non è più operativa.


    Tutti sanno che la Grecia non ce la può fare e non ce la farà mai a risalire la china in cui l'hanno precipitata gli imbrogli della Goldman & Sachs. Forse la sua povera economia verrà tenuta a balia dall'Unione Europea per i prossimi decenni (la Grecia è così piccola!). Ma è già di fatto in default e nessuno osa dirlo. Ma se il cerchio si allarga - e si allarga, anche e soprattutto grazie al governo Berlusconi: ai suoi traffici, alle sue cricche, alle sue menzogne, alla ragnatela delle sue complicità, ma questo si poteva capire già anni fa - il default dell'Italia, e forse dell'euro, si fa sempre più probabile. E allora, perché non parlarne? Forse adesso si capisce perché i lavoratori che sono scesi in piazza il 6 settembre ne sanno, o ne immaginano, più di quello che gli economisti ne pensano o ne dicono.


I COMMENTI:
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  • speriamo che i borghesi si mettano nei panni dei proletari come auspica Guido Viale: "volemose bene" è il grido di battaglia!
    che schifo leggere queste cose su un quotidiano "comunista"!
    retorica alla Vendola, condita di stupidaggini e luoghi comuni vari (la fisica che sta abbandonando gran parte delle sue certezze, per dirne una), un doveroso attacco a Berlusconi ed una strizzatina d'occhio (senza senso) ai manifestanti del 6 settembre...
    a che serve tutto cio? a un cazzo! Manifesto, quotidiano inutile... 09-09-2011 08:56 - Alessandro comunista
  • Basta con la retorica dei posti di lavoro : Il lavoro fa male, è un male
    necessario da ridurre il più possibile. 09-09-2011 08:32 - bozo4
  • Salario universale di disoccupazione su modello nordEUropeo, 10 euro all'ora
    come salario minimo di legge EUropeo, ristabilire la sanità pubblica , più tasse
    sui ricchi , Tobin Tax, pensione universale a 60 anni. Dichiarare il default del
    debito sovrano dei PIIGS, affan**lo i sedicenti "mercati". 09-09-2011 08:27 - bozo4
  • ricollegandomi a quanto ha detto muriel nel suo intervento, vi è un tentativo di limitare il potere decisionale dei governi sulle scelte economiche dei paesi ue, a favore degli organismi economici dell'unione, che non sono elettivi, ma esprimono le direttive della finanza internazionale. tra le norme che vanno in questa direzione vi è quella che prevede l'obbligo del pareggio in bilancio, che si vorrebbe introdurre come legge costituzionale. questo sta avvenendo anche in spagna. tuttavia in spagna i sindacati (UGT e CCOO) si stanno mobilitando e opponendo (vedi sito di El Pais), mentre in Italia tutto questo passa con l'approvazione del pd e il silenzio assenzo dei sindacati. fermo restando che i governi devono cercare di limitare l'indebitamento, devono altresì essere liberi di servirsene qualora sia necessario per promuovere un vero sviluppo (e non è il caso dell'attuale governo). 08-09-2011 19:39 - giò
  • Diciamo la verità, le banche all'attualità non servono, il loro compito potrebbe essere svolto tranquillamente dallo stato, un pò come i notai, rimasugli di una società arcaica e che vuole nuovamente riarcaicizzarsi riportando i lavoratori al tempo dell'uso dei fancilli nelle miniere!
    Che senso ha oggi permettere a dei privati di prestare soldi e controllare l'economia e poi il tasso, non quello che scriveva, ma il loro di cui vanno fieri, come si ingrassa?
    Segue la reddittività di borsa per cui a coloro che hanno sempre la stessa reddittività da sudore viene imposto un tasso usuraio visto che la borsa può decollare anche a decollo verticale, così devono lavorare una vita per avere quel diritto alla casa che per essere vivibile è passata da 90-110 mq per famiglia a 60-70 ma ha mantenuto sempre lo stesso prezzo ed alla quale hanno ridotto le garazie in modo che se cade a pazzi l'indomani dell'affare và tutto bene?
    IL mondo della finanza và rivisto, è d'obbligo farlo, se i politici non si rendono conto che sono eletti per tutelare la popolazione e non per restare alla mercè della borsa e dei speculatori rispettino la democrazia e si dichiarino incompetenti, lasciando ai cittadini la possibilità di scegliere altri! 08-09-2011 19:16 - Gromyko
  • Gli economisti delle varie scuole, di tutte le scuole, si identificano in modo assoluto con le "leggi" che credono di aver scoperto (come se lavorassero su elementi del mondo fisico e naturale: ma anche su questo ci sarebbe da discutere) e con i "modelli" (artifici) che forgiano per analizzare i processi economici, isolandoli dal mondo comportamentale ed emozionale di cui vivono le relazioni sociali. Ma l'economia, prima di diventare "politica", cioè appannaggio di ristrette cerchie di tecnici (consiglieri del Principe, a partire da Colbert?), è stata vissuta, e in termini di massa, come "economia morale": il "giusto prezzo" come consuetudine, come negoziazione controllabile localmente ecc. Per capire l'oggi e la sua complessità (e anche la stessa suggestione post-moderna della "decrescita"), essi dovrebbero fare un tuffo nel passato, nel Settecento, quando vigeva ancora l'"economia morale", prima che l'avvento del Mercato sconvolgesse irrimediabilmente rapporti sociali e immaginario collettivo.Dovrebbero leggersi un po' di pagine di storia, in particolare Edward Thompson, e dismettere la boria per cui il tasso di scientificità e di previsionalità della scienza economica è superiore a quello della storia, la quale, per la verità, non ambisce ad averne. Consapevoli della scarsa "predittività" della loro scienza, gli economisti hanno reagito cercando di matematizzare la loro materia, col risultato di rendere l'economia politica ancor più autoreferenziale. Ne sanno qualcosa i premi Nobel 1997 Robert Merton e Myron Scholes, che, dopo aver esaltato i "derivati", quando si trovano a fondare e gestire un fondo di investimento, il "Long term capital management", si ritrovano falliti e debbono essere salvati dalla Federal Reserve americana. 08-09-2011 18:53 - Giacomo Casarino
  • Articolo ineccepibile: la critica ai banchieri e agli "economisti" (tutti? Pure quelli che, come il sosttoscritto, non hanno mai lavorato in Banche d'affari perchè in fondo proletari?) colpisce sempre. C'è la peste? La colpa è dei medici, ovvio...

    Due cose però di quest'articolo un pò distonico, non certo unico nel suo genere, riescono indigeribili: la prima è la stolida critica a Berlusconi, come se i vari governi Amato, D'Alema e Prodi abbiamo mai preso le distanze dalle "visioni" dei banchieri e/o si siano mai preoccupati di dimostrate (o quantomeno cercare...) un'alter-nativa.
    Mi risulta anzi che alcuni goveni (sostenuti persino da rifondazione) si siano resi responsabili di provvedimenti assurdi (tipo il "decreto salvabanche" del governo Amato...).

    La seconda pietanza indigesta di ques'articolo è l'appiattimento della Grecia e dell'Italia sulla Germania o, meglio, l'appiattimento sui PIIGS dei Paesi nordici (Germania, Danimarca, Inghilterra, Svezia) o degli stessi USA, xhe sono Paesi dove pur essendo in voga le "visioni dei banchieri" si vive molto, molto, molto meglio che in Italia...(un esempio? Negli USA gli immigrati ispanici riescono a fare pure i tassisti, in Italia persino per questo devi essere "figlio di" ed averi molti quattrini).
    No perchè anche questa mezza verità, tutta intesa ad un'inesistente "allineamento" dell'Italia agli altri Paese occidentali è una forzatura bella e buona, il cui unico risultato è il trionfo, funzionale alla coservazione, del "mal comune mezzo gaudio".

    Sostenere che gli italiani stiano come i tedeschi o i francesi è cosa assai funzionale alla CASTA (di cui Berlusconi è Re ma in compagnia di molti feudatari, compresi i baroni della c.d. "sinistra") e al mantenimento dei suoi assurdi privilegi...

    "Mal comune mezzo gaudio": su quest'imperativo vivono da anni i TG nazionali che diffondono nell'italico popolo la convinzione che nel Paese con il più basso tasso di occupazione dei Paesi occidentali (da non confondere con il tasso di dis-occupazione, che riguarda solo quelli che ancora stanno iscritti al collocamento) si viva "come" in USA o "come" in Germania o "come" in Francia...

    Non è così: e per convincersi di ciò basta guardare i redditi medi. Evasione? Si certo ma...anche questo è un concetto un pò troppo sopravvalutato...La realtà è che siamo mediamente più poveri degli altri anche se da noi la CASTA è più forte che altrove, più forte persino degli stessi USA (dove infatti Presidente è diventato Obama che non era Presidente dell'IRI o di un gruppo quotato in borsa...).

    Perchè la verità è che in Italia, unico tra i Paesi occicentali, se non fai parte della CASTA non hai semplicemente "minori chance" di andare al potere, no: non vai proprio da nessuna parte, neanche dal concessionario epr un'auto nuova... Neanche se tu volessi semplicemente aprire una farmacia (dopo aver studiato una vita, s'intende)...
    ce la puoi fare...

    E' per questo che l'invito, caldo, è comiciare a smetterla con le generalizzazioni perchè sarà pur vero che le Banche son cattive e l'economia del debito auna diabolica invenzione ma "chissà perchè" in Italia si sstà peggio che altrove...

    PS: dimenticavo. Pure ottenere finanziamenti per un'iniziativa imprenditoriale è molto più difficile che altrove...Ergo: diamoci da fare che siamo, e non è colpa del solo uomo Berlusconi, l'ultima ruota del carro, anche se ancora nelle nostre piazze sventolano la falce e il martello, orgoglio di un passato ancora più fallimentare del presente... 08-09-2011 18:51 - Antonio-Foggia
  • sono per il "tanto peggio tanto meglio" ..il sistema capitalistico gestito dalle grandi finanziarie sta crollado ...aiutiamolo con una definitiva spintarella a cadere nel baratro ...
    quando bruci le sterpaglie, dalla loro cenere nasce la fresca erbetta! 08-09-2011 16:39 - lo zingaro
  • Come sempre le parole di Guido Viale sono inteliggenti e lucide, e in questo articolo, come nota un altro lettore, sono anche stranamente ed estremamente semplici per lui.
    Ma mettono tristezza, quasi angoscia.
    Perchè parla di cose quasi elementari.
    Di reazioni e rapporti che dovrebbero essere istintivi, e per la cui mancanza stiamo invece distruggendo la società.
    Abbiamo creduto per anni, io almeno, in una società migliore, "alla Viale", ora non ci credo più.
    L'individualismo e l'arroganza sfrenata di adesso, dopo anni di malcostume, hanno preso il sopravvento.
    Poi però magari leggo questi articoli e penso invece che c'è ancora margine di lotta.
    Ma è tutto più faticoso, più frammentato, più disgregato.
    Grazie Guido Viale.
    Donatella Castellucci 08-09-2011 16:10 - Donatella Castellucci
  • 18 giugno 2011 in conferenza stampa all universita di firenze,il presidente della commissione europea Jose Manuel Barroso affermava:A volte in Europa i piccoli passi sono i piu importanti.Leggete con attenzione le conclusioni del consiglio europeo di ieri.Sta prendendo piede una rivoluzione silenziosa in termini di governance economica piu forte.Gli stati membri hanno accettato,e mi auguro l abbiano capito bene,di concedere poteri molto importanti alle istituzioni europee riguardo la vigilanza economica e il controllo molto piu serrato delle finanze pubbliche.e avvenuto ieri hanno accettato il principio .Ora ci tocca legiferare."

    parlava del programma di vigilanza che costringe gli stati a presentare i loro programmi economici,incluse le linee generali dei loro conti nazionali,alla commissione europea e al consiglio,prima di sottoporli al dibattito parlamentare nazionale.Ossia parlava dei tre patti.1patto di stabilita e crescita 2patto per la riforma strutturale 3 patto per l euro.Gioielli del liberismo piu sfrenato che si vuole IMPORRE alla popolazione europea senza nemmeno dare nell occhio. scrive l europarlamentare Willy Mayer ("Publico" Madrid 26 giugno 2011) E un GOLPE DI STATO da bluxelles si vuole smantellare lo stato sociale europeo e uniformare i criteri per dare l assalto ai salari tramite la flessibilita e la distruzione dei contratti collettivi,ridurre drasticamente la funzione pubblica sia come n di asdetti che come retribuzioni,aumentare l eta pensionabile,privatizzare il sistema pensionistico e concludere il processo di progressivo smantellamento dei servizi pubblici.La cosi detta Governance Europea attraverso la realizzazione dei tre patti si oppone al vero Governo Democratico dell Economia,imprescindibile per ricondurre la costruzione europea al raggiungimento della coesione sociale 08-09-2011 16:08 - muriel
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