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Norma Rangeri
Il nostro bavaglio
Nel momento di massima crisi del paese, sarebbe un grave errore sottovalutare le strategie di resistenza di Berlusconi e del suo governo. Tanto più che le tre mosse con cui il presidente del consiglio tenta di difendersi sono in piena luce. L'uomo che ammorba l'aria, per citare le parole del cardinale Bagnasco, ha già predisposto il piano di attacco: imbavagliare, blindare, chiudere ogni forma di comunicazione e informazione (televisione, giornali, intercettazioni). Come è naturale per un regime mediatico che ha nel conflitto di interessi il peccato originale che lo ha fatto nascere e vivere per tutti questi anni.
Nel disperato tentativo di prolungare l'agonia del tramonto, è questa l'ultima carta che il berlusconismo gioca per reggere l'onda d'urto che farà ballare piazze e palazzi sotto i colpi delle draconiane misure di austerità chiamate «decreto sviluppo». Controllare, deformare, manipolare l'informazione è fondamentale per comunicare una realtà fittizia capace di attenuare l'effetto-Grecia che incombe. Diventa cruciale raccontare l'ultima favola all'opinione pubblica e agli elettori, tanto più se chiamati alle urne in tempi brevi.
La cancellazione dai palinsesti della Rai dei programmi di punta dell'antiberlusconismo, mai riuscita negli anni delle vacche grasse, può considerarsi missione compiuta oggi quando la popolarità del leader è ai minimi storici. La legge sulle intercettazioni (con particolare accanimento contro il web: macchina formidabile nella diffusione della critica al potere) è attivata e procede a marce forzate in parlamento. La chiusura di 100 testate (giornali in cooperativa, di partito, di ogni colore politico, compresi persino i fogli diocesani) è all'ordine del giorno, inevitabile con il taglio dei fondi all'editoria in agguato con la prossima legge di stabilità.
Come i nostri lettori e sostenitori sanno, per noi è questione di vita o di morte, come scriviamo da quando, era il 2008, è cominciata la manovra di strangolamento dell'editoria no-profit della coppia Tremonti-Berlusconi, divisa su tutto, in totale sintonia su questo punto. Finora siamo riusciti a sopravvivere grazie al sostegno di quell'editore collettivo rappresentato dalle generazioni che hanno letto e leggono un quotidiano nazionale in cui ritrovano storia e ideali della sinistra italiana. Ma il finanziamento pubblico trasparente, se non hai un editore o un partito o un Lavitola alle spalle, è indispensabile per reggere i costi di carta e stampa. La pubblicità è solo cosa loro (della tv e di Mediaset innanzitutto) e per i giornali restano le briciole. Nel paese piagato da un mortificante analfabetismo, chiudere 100 testate significa togliere ogni giorno dalle edicole 400 mila copie e aumentare l'esercito dei senza lavoro di quattro mila persone (i costi degli ammortizzatori sociali ammonteranno al doppio del budget attualmente stanziato per l'editoria ).
In fondo la richiesta-appello lanciata da Michele Santoro (sottoscrivere dieci euro per una tv di servizio pubblico), è animata dallo stesso bisogno e impegno che ha fatto nascere e vivere il manifesto negli ultimi quarant'anni.
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comunque a me della sopravvivenza del manifesto (quotidiano anticomunista) non me ne frega niente, finché esiste e potrò inserire le mie stronzate sul sito bene, altrimenti me ne farò una ragione... 30-09-2011 10:30 - Alessandro comunista
P.S. A Vivian dedico di nuovo le frasi che Walter rivolge a Dolly sul "Grande Lebowsky" capolavoro cinematografico di ebrei americani (pensa Vivian a un comunista piacciono autori ebrei e pure americani; ovviamente anche i bambini arrosto) 28-09-2011 22:58 - leo
Con una legge mise a tacere tutti i telegiornali del regno.Fece chiudere le scuole e fece tagliare la lingua a tutte le persone pettegole del regno.insomma nessuno poteva dire nulla sui piedi del re.
Aveva chiamato tutti i profumieri della
Francia per spargere sui suoi piedi puzzolenti unguenti e balsami profumatissimi.
Ma la puzza continuava a sentirsi e saliva sui muri del suo castello e arrivava nelle case del popolo.
Allora decise di far tagliare tutti i nasi del suo popolo.Ma la puzza cominciò a crescere e uscire fuori del regno.arrivata al naso dei suoi confinanti,preti e francesi,cercò di fare lo stesso al suo confine,ma lì non aveva potere.Così si sentì lontano una voce,amplificata , de diceva al re:LAVATI I PIEDI ZOZZONE!Era la voce del Papa RE.Tutti i suoi sudditi,sentita quella voce trovarono il coraggio di attaccare il castello e al re gli tagliarono i piedi.Ora non è più re,perche nel regno hanno messo la repubblica,ma è un uomo normale,un pò più piccolo di prima e fa lo spazzino! 28-09-2011 15:50 - maurizio mariani
Rimango però convinto che meno uno Stato (e soprattutto i politici!!!) s' ingerisce in vicende con risvolti economici, tanto è meglio per tutti i suoi cittadini.
Il mio slogan potrebbe suonare così: meno tasse, da un lato e meno "contributi" e/o sovvenzioni, dall' altro, per TUTTI... 28-09-2011 14:56 - Fabio Vivian
Immaginare che il governo ed il suo “lider maximo” Berluska (o, “minimo”!, direi!), con tutti gli enormi casini che hanno in questo periodo, si concentrino addirittura a complottare contro i meritori giornali(ni) liberi ed indipendenti, così pericolosi per il pletorico “consenso” dello stesso, mi sembra un’ idea un po’ forte...
Visti i tempi un po’ grami (o no???) che stiamo vivendo, non viene il remoto dubbio alla signora Rangeri che magari i suddetti tagli alle sovvenzioni, sicuramente sgraditi ai molti che sopravvivono prevalentemente grazie alla esse, siano tutto sommato logici e comprensibili?ù
Da bravo e convinto “liberista” quale ritengo di essere, fosse per me cancellerei quanto più possibile ogni tipo di sovvenzione statale, aiuto, prebenda, benefit, ecc., in modo tale che certe “distorsioni” alla normale concorrenza vengano quanto meno ridotte, se non addirittura concellate.
Ovviamente, tale principio dovrebbe valere in generale ed “erga omnes”, anche per gli aiuti alle imprese: chi non ha le forze per stare sul mercato da solo e con le proprie forze, è meglio che fallisca...
E’ innegabile che il sistema attuale sia ampiamente “drogato” da numerosissimi ed impropri aiuti europei, statali, regionali, ecc. ; da questo punto di vista, almeno fino a quando tale sistema “(s)perequativo” un po’ perverso sarà in vigore, non sarebbe neppure del tutto giusto accanirsi contro qualcuno in particolare, più severamente che contro tutti gli altri: tuttavia, un percorso di rapida e consistente riduzione di tali sovvenzioni è però come minimo altamente auspicabile!
D’ altra parte, non capisco neppure perchè una parte, ammetto pur miserrima e residuale! delle mie tasse, dovrebbe servire a sovvenzionare qualche “iniziativa editoriale” più o meno stramapalata: con tutti i problemi che ci sono, penso che i soldi di tutti andrebbero spesi molto meglio, ovvero per numerosissime cause / iniziative ben più meritorie di sostegno e aiuto!
Chiunque (io compreso!) poi voglia comprarsi un giornale un po’ “fuori dal coro”, tipo il Manifesto o altri, può tranquillamente farlo...
Addirittura, poi, chi voglia destinare 10 Euro alla “libera stampa” o ad una fantomatica ed almeno per ora del tutto immaginaria "TV di servizio pubblico", come da proposta del “libero” (!!!) e "democratico" (???) Santoro, anche in quel caso sarebbe pur sempre liberissimo di farlo...
Ma si può sapere cosa c’ entra lo Stato con tutto ciò??? 28-09-2011 13:04 - Fabio Vivian