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COMMENTO
29/09/2011
  •   |   Anna Maria Merlo
    Gli europei e il ritorno al protezionismo

    Crisi dei debiti sovrani, crisi dell’euro, crisi dell’Europa. In questo periodo di minaccia di crollo sistemico, i governi sembrano impotenti a trovare una risposta comune ed efficace alla crisi, che per i cittadini è soprattutto economica, non solo finanziaria. La distanza tra governi e cittadini si fa sempre più ampia, e colpisce le istituzioni europee, travolte anch’esse da un generale discredito. Un’incomprensione si approfondisce: mentre gli stati che ancora conservano il rating AAA studiano l’ipotesi, sempre più vicina, di tornare a finanziare le banche con denaro pubblico, come già era successo nel 2008, i cittadini si interrogano sul perché vengano trovati dei soldi per salvare le banche, mentre ai popoli vengono imposti piani di rigore e tagli al welfare. Gli europei si sentono sballottati nella mondializzazione, di cui cominciano a sottolineare gli inconvenienti, soprattutto per quello che riguarda l’occupazione, mentre i vantaggi sfumano in secondo piano.

     

    La questione della “demondializzazione” è già entrata nel dibattito politico francese delle presidenziali del 2012, a sinistra, oltre al Front de Gauche, la difende il socialista Arnaud Montebourg, candidato alle primarie del Ps, a destra è l’argomento del gollista sovranista Nicolas Dupont-Aignan ed è portata all’estremo dal Fronte nazionale, che propone l’uscita dall’euro.

    Un gruppo di economisti e studiosi francesi, tra cui Emmanuel Todd, Jacques Sapir, Philippe Murer, Jean-Luc Gréau e Bernard Cassen, riuniti nell’associazione “Per un dibattito sul libero scambio”, ha commissionato all’istituto Ifop un sondaggio in vari paesi europei – a maggio in Francia, a giugno in Italia, Gran Bretagna, Germania e Spagna - che rivela una forte richiesta di protezione da parte dell’Unione europea. Al centro delle preoccupazioni delle popolazioni c’è l’occupazione e il modo per proteggerla e rilanciarla in un’Europa che sta perdendo posti di lavoro industriale.

     

    Il sondaggio, spiega l’economista Philippe Murer, professore alla Sorbonne, «ha mostrato che più di due terzi degli italiani auspicano che le tariffe sui prodotti in provenienza dai paesi a bassi salari vengano alzate. In questo, la loro opinione è molto vicina a quella di francesi, spagnoli e tedeschi, anch’essi per due terzi favorevoli a questa soluzione». Solo gli inglesi restano più liberoscambisti, ma anche qui il 50% chiede protezione. «Il problema della delocalizzazione di attività nei paesi emergenti e del deficit commerciale di Italia, Spagna e Francia accumulato negli anni – aggiunge Murer - pone un grosso problema alle nostre economie. Questi deficit frenano la crescita delle economie occidentali e comportano un’accumulazione del debito dei nostri paesi. In effetti, quando un paese consuma più di quanto produce, deve ricorrere a un debito, pubblico o privato. E anche un debito privato finisce per diventare pubblico, quando in occasione di una crisi finanziaria acuta lo stato è obbligato ad aiutare il settore privato. Di conseguenza, anche se il deficit commerciale non è il solo responsabile dell’indebitamento pubblico, esso tende ad impedire al paese di tornare a una situazione normale rispetto al debito pubblico e tende ad accrescere questo stesso debito. Quindi, non ci sarà una soluzione definitiva ai problemi di debito pubblico in Europa e negli Usa fino a quando le tasse alle frontiere sulle merci in provenienza dai paesi a bassi salari verso i paesi ad alti salari non saranno alzate ad un livello tale che levi il freno alla crescita delle economie occidentali ».

     

    L’apertura delle frontiere europee ai prodotti dei paesi a bassi salari va a vantaggio di chi? I cittadini europei piazzano, unanimi, in testa «le multinazionali» (i tedeschi, che pure hanno un forte avanzo commerciale, lo pensano al 70%, i francesi al 54%, italiani e inglesi al 57%, spagnoli al 64%). Una maggioranza pensa però che sia «una buona cosa» anche per il proprio paese: si va dal 62% dei tedeschi al 51% di Italia e Gran Bretagna e al 55% degli spagnoli, mentre solo i francesi sono ultra pessimisti, al 24%. Solo in Spagna è ancora la maggioranza (51%) a pensare che ci siano stati vantaggi anche per i lavoratori (lo pensa il 45% degli italiani, ma solo il 13% dei francesi). Per tutti è invece negativo l’impatto sull’ambiente (anche qui il pessimismo francese arriva all’87%). I due terzi di francesi, tedeschi, italiani e spagnoli pensano che le tariffe doganali dovrebbero essere imposte alle frontiere dell’Europa piuttosto che a quelle dei rispettivi paesi. Gli inglesi sono divisi su questa questione. Ma in caso di rifiuto dei partner europei di introdurre tariffe doganali nei confronti dei paesi emergenti, inglesi, tedeschi, spagnoli e italiani, come i francesi, ritengono per il 60% che si debba farlo comunque alle frontiere dei rispettivi stati. Come per i francesi, sottolinea Murer, «il rialzo delle tariffe doganali verso i grandi paesi emergenti per la maggior parte di italiani, spagnoli, inglesi e tedeschi avrebbe delle conseguenze positive per l’industria, l’occupazione e la crescita economica del paese».

     

    Dal sondaggio, interpreta Murer, risulta che “i popoli dei grandi paesi europei rifiutano il libero scambio assoluto imposto dalle élites al potere. L’Unione europea rischia di essere fortemente rigettata dai popoli se continua ad ignorare queste questioni. Bisogna cambiare il quadro di riferimento del pensiero economico diffuso dalle nostre classi dirigenti e seguire il buon senso dei popoli. Poiché la Germania, sembra presa da un delirio di potenza, senza sapere alla fine cosa davvero vuole, un’alleanza tra Italia, Spagna e Francia sembra il solo modo per imporre all’Ue una svolta di 180 gradi, per tornare ai fondamenti economici dell’Europa: una tariffa esterna comune che ha permesso uno sviluppo armonioso delle economie fino all’errore fatale del suo smantellamento”.

     

    Leggi gli altri articoli de La rotta d'Europa



I COMMENTI:
  • mi sembra giusto: aprire le frontiere in maniera così esagerata ha compromesso l'esistenza di tutti. Commercio non è invasione e soppressione del lavoro degli indigeni. Se le condizioni di vita dei popoli fossero uguali la globalizzazione sarebbe razionale, ma così è stata un'usurpazione dei diritti alla vita di tanta gente da una parte, e da una speculazione ed arricchimento dei manovratori. Va davvero tutto rivisto, per tornare al lavoro ed alla vita. 01-10-2011 06:28 - almagemme
  • Francamente non me lo ricordo che Bossi disse questa cosa. Non che mi dia fastidio, manco un pò, anche perchè risulta evidente che non c'è uno spirito di difesa del lavoro con dignità, ma è semplicemente in linea con logiche da partito nazionalista (leggi fascista che è lo stesso).
    Ovviamente mentre lo deridevano avrà alzato il dito medio senza spiegare nulla riguardo le condizioni di lavoro dei cinesi e su come cercare di elevarle :) 30-09-2011 17:38 - Fabio
  • Il fior fiore degli economisti che stanno nei governi, impostano tutte le loro azioni di politica economica intervenendo e modificando tempi e modi delle attività lavorative influendo sulla vita dei lavoratori come se questi non fossero degli esseri umani, cioè esseri viventi composti da materia organica e da parti immateriali quali mente ed emozioni, bensì come fossero delle macchine da programmare, degli automi i cui acopi dovrebbero essere quelli della produzione di beni commerciabili, in gran parte di tipo voluttuario e del successivo uso e consumo di quei beni prodotti, con lo scopo ultimo di incrementare e sviluppare il mercato della compravendita e dello scambio di merci per far funzionare le leggi economiche/finanziarie, far tornare i conti, sistemare percentuali, bilanci, sommatorie, equazioni e via dicendo ……
    Da questo modo di pensare e di agire derivano le principali modifiche al mondo del lavoro : aumento dell’età pensionabile, aumento del tempo dedicato al lavoro o diminuizione del tempo libero dal lavoro, che poi le due sono la stessa cosa, al fine di incrementare la “produzione”, la quale deve necessariamente espandersi costantemente nel tempo anno dopo anno e per forza di cose deve essere collegata all’aumento dei consumi …….
    La vera ed unica religione mondiale contemporanea è costituita dall’economia e dalla finanza…………
    Tutto e tutti vivono in funzione delle leggi economiche/finanziarie e non certo di quelle biologiche e fisiche ………
    I componenti dei governi dei vari paesi, vivono e sussistono solo ed esclusivamente in funzione della grande religione (illusione) mondiale e predicano ai quattro venti la loro fede e sapienza cercando in tutti i modi con la convinzione ma anche con la costrizione e la forza, di convertire chiunque ad aderire al loro credo religioso, pena l’esclusione dalla sopravvivenza nel mondo materiale…… 30-09-2011 13:58 - Religione mondiale
  • anche se probabilmente darà fastidio a molti, ricordo che anni fa Bossi proponeva i dazi contro il dumping sociale.

    fu deriso.... 30-09-2011 11:59 - voce fastidiosa
  • ........perchè smantellare le aziende partecipate?Esse sono una sorta di reedistribuzione del reddito.Basta intervenire sulla politica corrotta e collusa,ma questo non è un problema bastano un paio di giorni di 41 bis e si guarisce immediatamente.Ripeto le società partecipate vanno risintonizzate sulle frequenze di uno stato civile e democratico. 30-09-2011 09:13 - sergej
  • Come l'apprendista stregone si cerca affannosamente di fermare le "scope"!
    Tutti a arginare la marea montante che viene dai paesi emergenti!
    Il Brasile con la scusa del "terrorista"diventa un paese da isolare.
    La Cina con i suoi soldi nazionali,con la testa di MAO,stanno diventando sempre più forti e sempre più solidi economicamente.
    I soldi cinesi hanno la banca dello stato,mica come i nostri che hanno le banche dei truffatori,che si sono comperati i stati!
    Dollari e euro al posto dei soldi di MAO.Devono fermare questa emoragia,altrimenti fra non molto la Cina diventerà la locomotiva e l'Europa i vagoni!
    Insomma,si sta spingendo all'incontrario e nulla è come ieri!
    Fermate il mondo che i padroni vogliono scendere!
    Non si scende più e le scope e i secchi arrivano sempre più.
    La fine di questa Europa e di questo mondo finaziario è segnata.E solo questione di tempo! 30-09-2011 08:15 - maurizio mariani
  • commercio sì, invasioni distruttive del lavoro e quindi sistema Paese NO. 30-09-2011 05:59 - almagemme
  • Una cosa è certa: che la globalizzazione (processo nondimeno irreversbile), l'apertura indiscriminata alle merci cinesi, il liberismo sfrenato hanno penalizzato le economie occidentali. Il lassaiz faire, l'apertura del mercato mondiale, tornanti storici come la costituzione dell'omc, hanno spostato l'asse economico mondiale altrove. L'assenza di misure di protezione delle economie del vecchio continente ha aggravato il declino europeo portandolo verso la decadenza. Multinanzionali e economie emergenti hanno tratto i propri vantaggi ma non i lavoratori europei. 29-09-2011 23:43 - DC
  • Finalmente! Classe politica europea: sveglia!!! Più un paese extracomunitario ha salari bassi e nessuna tutela del lavoro più fà quella che si chiama "concorrenza sleale" alle nostre imprese.Quindi nessuna remora ad imporre dazi a questi paesi. 29-09-2011 22:19 - Peppino
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