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COMMENTO
29/09/2011
  •   |   Tommaso di Francesco
    Il bimbo cattivo a cui tutto è concesso

    Ecco la riprova della disponibilità alla pace di Benjamin Netanyahu. Il governo di estrema destra d'Israele ha annunciato martedì la costruzione nei territori occupati di un mega-insediamento di 1.100 abitazioni per nuovi coloni ebrei a Gilo, nella zona occupata di Gerusalemme. A nemmeno 72 ore dal suo discorso alle Nazioni unite con il quale il premier israeliano respingeva la richiesta di riconoscimento dello stato di Palestina per aprire «invece» ai cosiddetti «negoziati diretti, perché prima la pace poi lo stato».
    Una provocazione unilaterale che precipita sulle difficili trattative avviate dopo l'assise dell'Assemblea generale al Palazzo di Vetro e che intanto ridicolizza la diplomazia internazionale. Israele resta - fino a quando? - il bambino cattivo e impunito che può fare quello che vuole, anche aprire l'anticamera dell'inferno di una nuova guerra.
    «Sono mille e cento no alla pace, questi sono i nuovi insediamenti annunciati da Tel Aviv», ha dichiarato il portavoce palestinese Saeb Erekat. Peoccupata e come al solito impotente, anche la presa di posizione della Casa bianca, «è controproducente», l'ha definita il portavoce di Barack Obama, che però prepara il veto qualora, non sia mai, al Consiglio di sicurezza «rischiasse» di passare la proposta dello stato di Palestina. Condanna anche la responsabile esteri dell'Ue Ashton, mentre tacciono i mediatori, storicamente assenti, del «Quartetto» che dovrebbe incaricarsi della nuova fase di trattative.
    E più si allontana questa prospettiva, più si allontana la pace. Più la Palestina, attraversata da Muri che la dividono, divisa tra Cisgiordania occupata militarmente e Gaza sotto assedio, defraudata della terra e delle risorse a cominciare dall'acqua, con le colture dei contadini distrutte e sradicate, la popolazione sfamata dagli aiuti dell'Unrwa-Onu, è ridotta ogni giorno di più a un colabrodo con le centinaia di insediamenti di coloni ebrei che si moltiplicano cancellando la caratteristica necessaria ad uno Stato, vale a dire la continuità territoriale. Eppure tutti sono consapevoli del fatto che precondizione per ogni passo avanti tra palestinesi e israeliani è il congelamento degli insediamenti. Israele dice ancora una volta no, proprio nel mezzo delle trattative sullo Stato di Palestina. E così facendo allontana pericolosamente da sé la prospettiva tanto desiderata della sicurezza. Perché quando sparirà la possibilità della definizione internazionale della condizione palestinese, ci sarà solo spazio alla rivolta. Con la risposta che prepara la propaganda dell'ultradestra razzista israeliana di Sos-Israel: sparare su chi lancia sassi. Seguendo la storica pratica della repressione della prima Intifada. Ma siamo ormai nella condizione del Medio Oriente diventato, più che mai un vulcano attivo, un terremoto inarrestabile.
    A questo punto, più che in ogni altro momento, la questione ci riguarda. Chi marcia per la pace e non vuole certo rappresentare uno stanco rituale annuale, non può stare a guardare. E chi si unisce contro la crisi e porta in piazza la protesta sociale degli «indignati», non può non dare voce alla disperazione palestinese, non può dimenticare che, dentro la crisi globale, anche la pace è un bene comune. E che l'indignazione del Medioriente e dei palestinesi conta quanto se non più della nostra.


I COMMENTI:
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  • Scusate, voi permettereste la creazione di uno Stato, sul vostro territorio, il cui unico scopo politico è quello di annnientarvi?

    Se qualche intellettuale potesse illuminarmi, gliene sarei grato! 29-09-2011 15:43 - giordano
  • Il rilancio dell'insediamento coloniale di Israele è inqualificabile. Come inaccettabili sono i veti e le barriere di ogni tipo alla costuzione dello stato di palestina. Dall'altra parte, però, l'articolo non può ridurre la posizione israeliana a quella del "bimbo monello", impertinente e viziato; non può neanche non contemplare le iniziative belliche palestinesi, i lanci di missili sulle città israeliane e gli atti di sabotaggio. Le responsabilità della mancata pace sono dell'una come dell'altra parte. La situazione geopolitica richiederebbe analisi non dico dottorali, ma più approfondite. 29-09-2011 15:33 - DC
  • pare che Mandela stesso visitando Israele e Palestina abbia commentato che la situazione dei Palestinesi è peggio di quella dei neri sudafricani ai suoi tempi. Guardando il paragone col sudafrica, Israele può stare tranquillo, se anche ci fosse domani uno stato Palestinese, cmq le superiorità economiche resisterebbe e il razzismo pure. 29-09-2011 15:29 - sebastiano
  • Fino a fine Ottocento , primi Novecento , quindi prima dell'arrivo dei colonizzatori razzisti sionisti , nei sanjaq di Palestina vivevano tutti insieme e in pace , indipendentemente dalla loro fede ( persone di fede ebraica incluse ) . Poi sono arrivati i sionisti , che hanno fomentato i settarismi , hanno iniziato la colonizzazione razzista ..e la storia è nota .
    Per tentare di risolvere questa immane ingiustizia , come sappiamo , occorre che i nazisti che governano Israele smettano di essere il necessario braccio armato degli interessi capitalistici in Medio Oriente .
    Occorre , in estrama sintesi , cambiare questo modello di sviluppo . Ma occorre uscirne da sinistra , non da destra . Ho il timore , invece , che la crisi del neoliberismo faccia emergere un pò ovunque razzismi nazionalisti come quello sionista . Che , automaticamente , legittimeranno ancora di più lo stesso nazionalismo razzista sionista .

    Ora , per risolvera questa immane ingiustizia ( e non solo questa ) non ci rimane altro che rinasca una nuova Internazionale di tutti i movimenti anticapitalisti . 29-09-2011 15:05 - tania
  • galaverna scrivila tu l'analisi politica di spessore visto che l'antisionista manifesto non è all'altezza. magari entra nel merito, evita di fermarti al fatto che tutti ce l'hanno con israele. spiega quali sono le buone ragioni per i nuovi insediamenti, e spiegaci come questi passi ci avvicinano alla pace in medio oriente. 29-09-2011 15:03 - Pietro Rossetti
  • Una domanda a Galaverna: perché ha messo la parola "antisionista" fra virgolette? Forse significa che sionismo e antisionismo hanno uno statuto sui generis? 29-09-2011 14:57 - lea
  • A' da venì baffò.
    Sionisti fascisti! 29-09-2011 14:51 - Andrea Lo staliniano
  • Non ci sono dubbi che Israele non ha alcuna intenzione di permettere uno stato palestinese autonomo e vuole annettersi le terre proditoriamente annesse con le guerre del pirata moshe Dyan.
    Questi atti, illegali, lo documentano al di la di ogni dubbio.
    Affermare il contrario con stronzate tipo diritti biblici e paura di qui paura di la sono pure e semplici stronzate a cui non crede piu' nessuno. 29-09-2011 14:03 - Murmillus
  • Analisi politica di notevole spessore: Israele è "il bambino cattivo".

    Questi pezzi di propaganda "antisionista" sono il peggio che offre questo giornale. Anche per la rozzezza, quasi caricaturale, delle posizioni che intendono esprimere. 29-09-2011 13:43 - Galaverna
  • non riesco a capire perchè lo Stato Ebraico deve comportarsi in uesto modo verso i Palestinesi?
    Non si ricordano quello che hanno passato con il nazismo?
    Invece di cercare un accordo, fanno sempre del tutto (aiutati dagli Stati Uniti)a creare tensione in un territorio a dir po esplosivo 29-09-2011 13:33 - albert
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