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COMMENTO
30/09/2011
  •   |  
    Se governa la finanza. Intervista a Giorgio Lunghini

    Che cos’è che ti colpisce di più della crisi attuale dell’Europa? L’immutabilità del paradigma liberista? L’intoccabilità della finanza? L’incapacità politica?

     

    Colpiscono tutte e tre le cose, che però vanno ridefinite. È davvero liberista la politica economica europea, una politica economica in verità imposta da un solo paese, la Germania? In che senso la finanza è intoccabile, se non nel senso che essa finanza è al governo e che dunque la politica è impotente? La finanza è al governo perché l’Unione Europea, non essendo una unione politica, è indifesa nei confronti di quello che Chomski, riprendendo Eichengreen, chiama il “senato virtuale”.

    Questo senato virtuale è costituito da prestatori di fondi e da investitori internazionali che continuamente sottopongono a giudizio, anche per mezzo delle agenzie di rating, le politiche dei governi nazionali; e che se giudicano ”irrazionali” tali politiche - perché contrarie ai loro interessi - votano contro di esse con fughe di capitali, attacchi speculativi o altre misure a danno di quei paesi (e in particolare delle varie forme di stato sociale). I governi democratici hanno dunque un doppio elettorato: i loro cittadini e il senato virtuale, che normalmente prevale.

    Ma ciò che colpisce di più è la straordinaria occasione storica che l’Europa ha mancato, nonostante le risorse naturali, economiche, umane e culturali di cui dispone: l’occasione di diventare una Unione democratica e giusta, ricca e indipendente.

     

    La costruzione europea si è fondata su mercati e monete. C’era un’alternativa?

     

    Il modello c’era, era quello prefigurato dai grandi federalisti italiani. Scriveva Ernesto Rossi, nel 1953:

    Una tesi degli “esperti” [una tesi sostenuta dall’allora presidente della Confindustria, Angelo Costa] è che non è necessario costituire una autorità politica sovranazionale incaricata della unificazione del mercato europeo. La unione economica, secondo loro, può essere anche raggiunta con trattati che, conservando integra la sovranità degli Stati nazionali, aboliscano i contingenti alle importazioni, riducano la protezione doganale, regolino la convertibilità delle monete. Solo quando avremo così costruite le mura maestre dell’edifico europeo – essi dicono – potremo metterci sopra il tetto di un governo federale.”

    Questa, infatti, fu la strada intrapresa, ma – avvertiva Rossi – “la verità è che, a questo modo, non si costruisce un bel niente: soltanto l’unificazione politica ci può dare la garanzia che il processo di unificazione economica sarà un processo irreversibile”. Si può forse tornare indietro e ricominciare da capo?



    La finanza internazionale ha avuto un’espansione straordinaria. Che cosa è cambiato nel funzionamento del capitalismo?

    Un sistema economico capitalistico – un’economia monetaria di produzione, nel linguaggio di Keynes – è impensabile senza moneta, senza banche e senza finanza, dunque nella struttura del sistema gli elementi reali e gli elementi monetari sono strettamente interconnessi. Tra elementi reali e elementi monetari c’è però una gerarchia, nel senso che un sistema economico capitalistico potrebbe riprodursi senza crisi, per usare il linguaggio di Marx, soltanto se la distribuzione del prodotto sociale fosse tale da non generare crisi di realizzazione, di ‘sovrapproduzione’ (di sovrapproduzione relativa: rispetto alla capacità d’acquisto, non rispetto ai bisogni); e soltanto se moneta, banca e finanza fossero soltanto funzionali al processo di produzione e riproduzione del sistema, e non dessero invece luogo a sovraspeculazione e a crisi di tesaurizzazione.

    Nel linguaggio di Keynes, non si darebbero crisi se la domanda effettiva, per consumi e per investimenti, e la domanda di moneta per il motivo speculativo fossero tali - by accident or design - da assicurare un equilibrio di piena occupazione. Ora è improbabile che questo caso si dia automaticamente, di qui la necessità sistematica di un disegno di politica economica. In breve: il sistema capitalistico – il ‘mercato’ – non è capace di autoregolarsi.

    Negli ultimi anni (decenni) si è avuto un cospicuo spostamento, nella distribuzione del reddito, dai salari ai profitti e alle rendite finanziarie, e dunque si è determinata una insufficienza di domanda effettiva e una disoccupazione crescente. D'altra parte la finanza è diventata un gioco fine a se stesso. In condizioni normali la finanza è un gioco a somma zero: c’è chi guadagna e chi perde; ma quando essa assume le forme patologiche di una ingegneria finanziaria alla Frankestein, ci perdono tutti: anche e soprattutto quelli che non hanno partecipato al gioco. Tuttavia non è con delle regole e con delle prediche che lo strapotere della finanza può essere ridimensionato.

     

    Quali sono le politiche alternative che servirebbero all’Europa per uscire dall’impasse?

    Sarebbe stato necessario dotare l’Unione dello strumento fiscale, e dubito che ciò sia possibile fare oggi. Un’Unione economica dotata soltanto dello strumento monetario, e la cui filosofia monetaria – dettata dalla memoria tedesca della repubblica di Weimar – ha come unico obiettivo il controllo dell’inflazione, è costituzionalmente incapace di incidere sulle determinanti reali della crisi in atto: l’incapacità a provvedere la piena occupazione e la distribuzione arbitraria e iniqua delle ricchezze e dei redditi.

    Una buona ricetta, liberale, l’aveva proposta Keynes: redistribuzione della ricchezza e del reddito, eutanasia del rentier, e una socializzazione di una certa ampiezza dell’investimento. Ma Keynes, come si sa, era una Cassandra. A riproporre oggi quella ricetta si verrebbe bollati come bolscevichi.

     

    E in Italia che cosa si potrebbe fare?

    Temo che sia troppo tardi per fare qualcosa di risolutivo. Un errore madornale di tutti i governi è stato quello di ricorrere a una politica dei due tempi: prima il risanamento, poi la crescita. Una politica dei due tempi non può realizzare nessuno dei due obiettivi: basterebbe studiare un po’ di teoria e storia della politica economica per saperlo.

     


I COMMENTI:
  • Una misura abbastanza risolutiva della crisi degli anni trenta negli USA fu la legge bancaria Glass-Steagall, preludio alle iniziative di spesa per creare occupazione. Quella legge separava definitivamente le banche commerciali e di deposito, preposte ai prestiti commerciali a breve termine , dalle banche preposte al prestito a lungo termine, preposte agli investimenti di lungo periodo delle grandi imprese. In Italia la legge bancaria del 1936 seguì le stesse direttive, con maggior rigore perché tutte le banche del paese, a terra, furono nazionalizzate.
    Il problema della disoccupazione di oggi é, sì, dovuto al fatto di non aver in nessun paese le condizioni politiche (tanto meno in Italia) per una tassazione redistributiva, tale da dar luogo a una robusta dose di investimenti per creare posti di lavoro; ma tutto ciò non sarebbe comunque possibile se non toccando questo tasto vitale del controllo del credito attraverso una riedizione delle leggi tipo Glass-Steagall. Essa é stata prima sfrondata e poi definitivamente abrogata da Clinton. Per molti anni si é assistito alle conseguenze truffaldine e recessive della dilatazione del credito ai "finanzieri", con emissione smodata di Ponzi, hedge, se non di trash bonds; Dovrebbe essere prioritario il progetto del controllo del credito. Altrimenti le "manovre" non finiranno mai e serviranno solo a saccheggiare redditi medio-bassi e beni pubbblici senza creare l'ombra di nuova occupazione. 03-10-2011 19:51 - Ester Fano
  • Analoghe iniziative

    Uno schema a piramide è una forma di frode in qualche modo simile ad uno schema Ponzi, contando come fa una convinzione errata in una realtà inesistente finanziari, compresa la speranza di un altissimo tasso di ritorno. Tuttavia, diverse caratteristiche distinguono da questi schemi schemi di Ponzi:
    In uno schema Ponzi, l'intrigante agisce come un "hub" per le vittime, interagendo con tutti loro direttamente. In uno schema a piramide, coloro che reclutano altri partecipanti beneficiano direttamente. (In realtà, la mancata assunzione in genere significa non ritorno dell'investimento.)
    Uno schema di Ponzi afferma di fare affidamento su qualche approccio agli investimenti esoterici e spesso attira benestanti-investitori; che schemi piramidali esplicitamente sostengono che il denaro sarà la nuova fonte di vincita per gli investimenti iniziali.
    Uno schema a piramide crolla genere molto più veloce, perché richiede un aumento esponenziale dei partecipanti a sostenerlo. Al contrario, gli schemi Ponzi può sopravvivere semplicemente convincendo maggior parte dei partecipanti esistenti per reinvestire il loro denaro, con un numero relativamente piccolo di nuovi partecipanti.
    Una bolla economica : Una bolla è simile a uno schema di Ponzi che un partecipante viene pagato con i contributi da un partecipante successivo (fino al crollo inevitabile). Una bolla comporta prezzi sempre crescenti in un mercato aperto (per esempio magazzino, l'alloggio, o bulbi di tulipano ), dove i prezzi aumentano perché gli acquirenti un'offerta più perché i prezzi sono in aumento. Bolle sono spesso detto di essere basato sul "grande folle" teoria . Come per lo schema Ponzi, il prezzo supera il valore intrinseco del bene, ma a differenza del schema Ponzi, non c'è persona travisare il valore intrinseco.

    [ edit ] Vedi anche

    Elenco degli schemi di Ponzi
    Secchio negozio (in borsa)
    Shah doppio
    Get-ricchi rapidamente
    Matrix schema
    Crimini dei colletti bianchi

    baci e abbracci 02-10-2011 08:04 - muriel
  • Siamo ai soliti trasformismi per salvare la pelle... v. Della Valle e tutti i suoi con cui si è arricchito ed ora in disgrazia...per la rivolta popolare. 02-10-2011 06:55 - almagemme
  • Mi dispiace tanto sentire i professoroni dell'economia,parlare a mezza bocca e dire di aver scoperto quello che Marx aveva detto almeno 150 anni fa.
    I soldi non sono legati all'oro,ma sono il risultato di un mercato.
    L'Europa non è ricca per i suoi giacimenti di oro,no Marx lo aveva detto tanti anni fa,il valore è il risultato di un rapporto sociale che si accresce con il lavoro sociale.
    Dopo aver fatto affari all'estero,le nostre industrie corrono dal governo e gli dicono basta!
    Ma basta a che?
    Avete portato il lavoro all'estero per risparmiare un centesimo al quintale e ora correte a chiedere l'assistenza allo stato:
    Tutti furbetti.
    I nostri padroni,hanno fatto affari sulla pelle dei cinesi e degli indiani e ora che hanno depauperizzato il nostro mercato eccoli a chiedere barriere o aiuti!
    Quell'altro scemo di La Valle,che compra una pagina su tutti i giornali compresi quelli sportivi.
    Ora basta!
    Ma ora basta lo dobbiamo dire noi!
    Ora basta veramente con gli imbecilli!
    Dovrebbero andare a vergognarsi e non uscire più da casa e invece eccoli là a dire basta!
    Ma che lo abbiamo portato noi il paese a questo punto.
    Siete stati voi.Voi animali che non siete altro.
    Vi siete sentiti tutti furbi e ecco il risultato.fine della economia!
    Sono molto contento a sentire che dite le nostre stesse parole.
    Facciamo i processi e condanniamo i colpevoli!
    Noi operai non abbiamo che da fare i giudici. 01-10-2011 20:27 - maurizio mariani
  • "Tuttavia non è con delle regole e con delle prediche che lo strapotere della finanza può essere ridimensionato" dice l`intervistato. Mi chiedo allora quale possa essere la soluzione al problema ,nell`opinione di Lunghini, visto e considerato che le cause reali della crisi americana 2008 furono dovute a una deregolamentazione dei mercati finanziari. Perche` fu fatta quella deregolamentazione?Visto che fu fatta puo` benissimo essere dis-fatta, naturalmente a patto che ci sia la volonta` di farla. E poi, mi chiedo che cosa sarebbe questo fantomatico "strumento fiscale" se non una serie di "regole" da far rispettare? Cordialmente. 01-10-2011 12:24 - Paolo Fattiboni
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