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Alberto Piccinini
Un borghese rivoluzionario
Ossimoro numero 1. Steve Jobs era un «rivoluzionario capitalista». E prima di tutto aveva smanettato e svalvolato nel garage di casa sua, secondo la leggenda del nerd e del rocker americano. Ispirato a detta dei suoi biografi: dai Beatles (Apple), dall'Lsd, dalla meditazione buddista. Il suo nome figurerebbe ancora bene in quella parte del Manifesto in cui un ispiratissimo Marx celebra, in un elenco che lascia senza fiato, le virtù rivoluzionarie della borghesia. Prima fra tutte «aver creato un mondo a propria immagine e somiglianza». O no?
Il ricorso a Marx è necessario, di fronte a uno che ci ha cambiato la vita, e non a parole. A essere liceali fino in fondo, ma il momento lo richiede leggendo e scorrendo i tributi in Rete dedicati allo scomparso fondatore di Apple, proprio l'averci cambiato la vita dalla a alla z in poco più di quindici anni (del personal computer ai gadget derivati: ipod, ipad), non ha forse assolto l'umanità dall'ironia leopardiana sulle «magnifiche sorti e progressive»?
Qui sul pianeta Terra abbiamo guadagnato intere dimensioni spazio-temporali, grazie al lavoro e alla creatività di Jobs. E oh yes possiamo connetterci a facebook e a youtube mentre camminiamo per strada e, se non ci facciamo vedere dai vigili, dalla macchina e dalle bici. Compulsare notizie e spedire mail mentre il pupo gioca. Finché il pupo non vuole giocare con l'ipad, e ci gioca, che sembra fatto apposta, sta pure tanto buono.
Ossimoro numero 2: Jobs era un «capitalista rivoluzionario». Una ricerca pubblicata due giorni fa la devo citare per intero nella versione uscita sui giornali: «La passione per l'iphone è come il vero amore (...) Di fronte ai prodotti Apple il cervello degli aficionados ha impulsi simili a quelli che un fedele prova di fronte alla foto del papa». Da anni siamo avvolti nella morbida macchina del mondo Apple con le sue apps, facili, troppo facili. Qui persino il gesto apparentemente più dirompente di tutti rispetto alle gerarchie e alla piramide del mercato culturale, e cioè il download selvaggio, la rete del peer-to-peer, è stato riportato nell'alveo del mercato con i-tunes. 99 cent il pezzo. È pura pedagogia capitalista questa, contro il mettere le mani in pasta, contro il gratuito spaccare le vetrine, o cos'altro è? Puoi fare tutto, cioè no. Quasi tutto.
Cinquantasette canali e niente da vedere, riassumeva Springsteen molti anni fa. E il regista Jean Luc Godard, torvo eremita senza telefono cellulare Godard, in una delle sue rare interviste uscita soltanto per caso ieri su Repubblica: «C'è una specie di inerzia sciocca dinanzi al predominio della tecnologia». Continuava, citando Dostoievskij: «Ognuno può fare in modo che non esista un Dio, ma nessuno lo fa». Dunque Jobs = lavori. «Il vecchio telefono - ha detto il regista - è come il rapporto tra un cane e un padrone uniti da un guinzaglio». Ma col telefonino «ci sono due cani e due padroni. Il cane controlla il padrone e insieme è vero il contrario».
Il problema, davanti alla morte inattesa, non è solo quello di celebrare la grandezza e il genio di uno, ma di capire se un altro mondo sarebbe stato possibile per tutti. E quale, nel caso. Ci viene in soccorso un ultimo paradosso. Ha scritto un ricercatore dell'Università di Yale, David Hassanpour, a proposito delle moderne rivoluzioni via computer, riferendosi in particolare a piazza Tahrir: «Se vengono meno improvvisamente i canali di comunicazione regolari, a distanza, la gente dovrà uscire di casa e ricorrere alle comunicazioni faccia a faccia per sapere cosa sta succedendo. E i radicali avranno più occasione di convincere gli altri».
Spegnere, Spegnere tutto. Non sarà più rivoluzionario?
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Steve Jobs (o chi per lui, che importanza ha?) avrà pure cambiato la nostra vita, anzi l'ha cambiata di sicuro, come l'hanno cambiata l'inventore della lavatrice e del frigorifero (secondo me questi l'hanno cambiata di più, ma non è questo il punto), ma forse chi si compiace di citare Marx dovrebbe essere un po' più attento al fatto che il capitalismo, e il progresso tecnologico ad esso funzionale, se da un lato rende la vita più comoda (non credo comunque proprio a tutti) dall'altro ci mantiene in una condizione di schiavitù (non credo ci sia bisogno di precisare di che tipo di schiavitù si tratti, in questo consesso di esperti di Marx e Lenin).
Se il capitalismo ci rende la vita facile non lo fa perché ci vuole bene, e neanche perché ci vuole schiavi per pura cattiveria, lo fa solo perché la sua legge è il profitto, e il profitto può esistere solo se siamo schiavi.
Le comodità vanno benissimo, ci mancherebbe, ma vanno giudicate senza dimenticare che se esistono è solo perché il profitto può realizzarsi solo se le merci prodotte con lo sfruttamento del lavoro salariato vengono poi effettivamente vendute.
Steve Jobs ha contribuito a creare nuove merci effettivamente vendibili, tutto qua. Né rivoluzionario né nemico del popolo, di sicuro non una persona di cui valga la pena di parlare su un quotidiano comunista. 07-10-2011 15:53 - Alessandro comunista
saluti cordiali 07-10-2011 15:03 - emilius da atlantide
guarda, caro amico, che quel jobs non ha inventato nulla; da quando esistono il transistor e il circuito stampato il computer era nelle cose; bisognava solo lavorarci in tanti e aspettare.
Poi ci sono stati i furbastri che si sono impossessati delle prerogative dello sviluppo scientifico e tecnologico e sono riusciti a fare impresa; cosa, quest'ultima, che non è risultata nelle disponibilità di quel cervello sociale che ha seguito la trafila di invenzioni dal transistor al chip.
Fanno impresa, i furbastri, perpetuando il sistema di valori di scambio che l'evoluzione scientifica dovrebbe', invece, aver eliminato dopo il crollo del lavoro salariato come fonte di ricchezza.
Il capitale ringrazia i babbacchioni che corrono dietro al sapere incartato in eleganti scatole a colori.
Smettere di leggere lenin e tornare al marx del frammento sulle macchine??? 07-10-2011 14:28 - valerio caciagli
Invece niente, continuano ad esistere i mercanti che rubano il cervello sociale come prima rubavano il tempo di lavoro e dopo aver incartato in qualche confezione luccicante gadgets che sarebbero nelle disponibilità sociali comuni ve li rivendono sfilandovi soldini dalle vostre inconsapevoli tasche e ARRICCHENDOSI! BABBACCHIONI**!
* citazioni a braccio di Marx
** citazione a braccio dalla folla di una fiera di paese che ride degli ingenui che cedono alle lusinghe dei venditori di pentole. 07-10-2011 14:13 - valerio caciagli
La tecnologia offre delle opportunita'. Se la gente compra i Computers, i Mobiles, gli IPad e' perche' gli servono e li trova utili/belli.
Inquieta questo approccio elitista, pauperista e veramente poco democratico ai consumi.
Proprio se guardate l'evoluzione della teoria dei bisogni, da Marx a Marcuse ad Agnes Heller, troverete che un concetto abbiamo tutti chiaro in mente: non permetteremo mai piu' ad un Comitato Centrale di dirci cio' di cui abbiamo bisogno. La liberta' dei bisogni e' proporzionale alla liberta' dai bisogni.
Io insegno ai miei figli a smontare la pubblicita' ed a utilizzare solo cio' di cui hanno veramete bisogno e che piace loro. E' cosi' che si creano adulti consapevoli e sgamati, non fuggendo dalle merci per paura di venirne sopraffatti. Vorrebbe dire che si e' piu' deboli della merce: che persone povere (poor).
Non vale neppure la pena di citare i milioni di motivi per cui l'informatizzazione del mondo ha portato benefici all'umanita' intera: dalla Sanita' alla Amministrazione Pubblica, alla produzione di beni e servizi alla comunicazione al divertimento. Solo un cieco non li vede.
Ne' serve distinguere la genialita' (indiscussa) di uno Steve Jobs con altri aspetti della sua vita. Anche Leonardo, Newton, Eisntein avranno sfruttato i propri dipendenti, tradito le mogli o messo le dita del naso. Questo vuol dire che i comportamenti succitati sono legittimi e/o giusti? Nient'affatto.
Questo vuol dire che le scoperte, invenzioni o costruzioni sono meno belle? Nient'affatto.
Bisogna saper interpretare le figure (oramai)storiche come Jobs per quello che di buono hanno fatto ed i prodotti Apple hanno cambiato il mondo in meglio.
Si vede che non avete mai letto Lenin.
Riprendiamoci la luna, la terra e l'abbondanza, cantava il poeta.
Io desidero un mondo di abbondanza per tutti, non di poverta' per tutti. 07-10-2011 13:53 - Ahmed