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COMMENTO
07/10/2011
  •   |   Alberto Piccinini
    Un borghese rivoluzionario

    Ossimoro numero 1. Steve Jobs era un «rivoluzionario capitalista». E prima di tutto aveva smanettato e svalvolato nel garage di casa sua, secondo la leggenda del nerd e del rocker americano. Ispirato a detta dei suoi biografi: dai Beatles (Apple), dall'Lsd, dalla meditazione buddista. Il suo nome figurerebbe ancora bene in quella parte del Manifesto in cui un ispiratissimo Marx celebra, in un elenco che lascia senza fiato, le virtù rivoluzionarie della borghesia. Prima fra tutte «aver creato un mondo a propria immagine e somiglianza». O no?
    Il ricorso a Marx è necessario, di fronte a uno che ci ha cambiato la vita, e non a parole. A essere liceali fino in fondo, ma il momento lo richiede leggendo e scorrendo i tributi in Rete dedicati allo scomparso fondatore di Apple, proprio l'averci cambiato la vita dalla a alla z in poco più di quindici anni (del personal computer ai gadget derivati: ipod, ipad), non ha forse assolto l'umanità dall'ironia leopardiana sulle «magnifiche sorti e progressive»?
    Qui sul pianeta Terra abbiamo guadagnato intere dimensioni spazio-temporali, grazie al lavoro e alla creatività di Jobs. E oh yes possiamo connetterci a facebook e a youtube mentre camminiamo per strada e, se non ci facciamo vedere dai vigili, dalla macchina e dalle bici. Compulsare notizie e spedire mail mentre il pupo gioca. Finché il pupo non vuole giocare con l'ipad, e ci gioca, che sembra fatto apposta, sta pure tanto buono.


    Ossimoro numero 2: Jobs era un «capitalista rivoluzionario». Una ricerca pubblicata due giorni fa la devo citare per intero nella versione uscita sui giornali: «La passione per l'iphone è come il vero amore (...) Di fronte ai prodotti Apple il cervello degli aficionados ha impulsi simili a quelli che un fedele prova di fronte alla foto del papa». Da anni siamo avvolti nella morbida macchina del mondo Apple con le sue apps, facili, troppo facili. Qui persino il gesto apparentemente più dirompente di tutti rispetto alle gerarchie e alla piramide del mercato culturale, e cioè il download selvaggio, la rete del peer-to-peer, è stato riportato nell'alveo del mercato con i-tunes. 99 cent il pezzo. È pura pedagogia capitalista questa, contro il mettere le mani in pasta, contro il gratuito spaccare le vetrine, o cos'altro è? Puoi fare tutto, cioè no. Quasi tutto.
    Cinquantasette canali e niente da vedere, riassumeva Springsteen molti anni fa. E il regista Jean Luc Godard, torvo eremita senza telefono cellulare Godard, in una delle sue rare interviste uscita soltanto per caso ieri su Repubblica: «C'è una specie di inerzia sciocca dinanzi al predominio della tecnologia». Continuava, citando Dostoievskij: «Ognuno può fare in modo che non esista un Dio, ma nessuno lo fa». Dunque Jobs = lavori. «Il vecchio telefono - ha detto il regista - è come il rapporto tra un cane e un padrone uniti da un guinzaglio». Ma col telefonino «ci sono due cani e due padroni. Il cane controlla il padrone e insieme è vero il contrario».


    Il problema, davanti alla morte inattesa, non è solo quello di celebrare la grandezza e il genio di uno, ma di capire se un altro mondo sarebbe stato possibile per tutti. E quale, nel caso. Ci viene in soccorso un ultimo paradosso. Ha scritto un ricercatore dell'Università di Yale, David Hassanpour, a proposito delle moderne rivoluzioni via computer, riferendosi in particolare a piazza Tahrir: «Se vengono meno improvvisamente i canali di comunicazione regolari, a distanza, la gente dovrà uscire di casa e ricorrere alle comunicazioni faccia a faccia per sapere cosa sta succedendo. E i radicali avranno più occasione di convincere gli altri».
    Spegnere, Spegnere tutto. Non sarà più rivoluzionario?


I COMMENTI:
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  • "«Se vengono meno improvvisamente i canali di comunicazione regolari, a distanza, la gente dovrà uscire di casa e ricorrere alle comunicazioni faccia a faccia per sapere cosa sta succedendo. E i radicali avranno più occasione di convincere gli altri».
    Spegnere, Spegnere tutto. Non sarà più rivoluzionario?"

    ...eh... vedi che, piano piano, un millesimo di millimetro dopo l'altro, ci arrivate? ;) 07-10-2011 10:39 - Harken
  • Jobs era un mercante, cari compagnucci, non un rivoluzionario capitalista o un capitalista rivoluzionario.
    M-E-R-C-A-N-T-E!
    Ha preso il meglio della scienza e della tecnica, che certo non era stato lui a produrre, e l'ha ricondotto sotto il suo dominio (sussunto, direbbe Marx se è lui che volete invocare) trasformandolo in gadgets a cui è riuscito ad attribuire un "valore di scambio" a cui i babbacchioni come voi hanno abboccato e permesso di accumulare una fortuna di 350 mld di $ sottratti alle vostre inconsapevoli tasche che invece potevano rimanere intonse se aveste capito che la ricchezza che Jobs ha portato nel mondo derivava non dal suo genio ma dal cervello sociale che era stato in grado di sottomettere.
    Per liberare il cervello sociale e far crollare il valore di scambio (prego leggere marx in proposito) è necessario liberarci dei miti del genio buono che ci cambia la vita, altrimenti Leopardi ride di voi e della vostra sublime ignoranza: quali magnifiche sorti e progressive? siete cani al guinzaglio, come dice godard.
    comunisti? che ridere... 07-10-2011 10:25 - valerio caciagli
  • condivido in pieno l'osservazione di Godard. l'asservimento culturale, il neo-conformismo tecnolico, l'uccisione di un vero spirito critico, l'illusione del pensiero magico-tecnologico di poter fare tutto toccando un oggetto e manipolando uno schermo...tutto questo è regressivo oggettivamente! 07-10-2011 10:22 - roberto
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