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COMMENTO
13/10/2011
  •   |   Robert Reich*
    Indignati a Wall Street La sinistra necessaria

    Riusciranno gli Occupanti di Wall Street a trasformarsi in un movimento che abbia sul Partito democratico lo stesso impatto che il Tea Party ha avuto sul Gop (Grand Old Party, cioè i repubblicani, ndt)? C'è da dubitarne.
    I Tea Parties sono stati a doppio taglio per la dirigenza del Gop - fonte di nuova energia e nuovi militanti ma anche un handicap quanto a capacità di attrarre il voto degli indipendenti. E l'ostacolo diventerà sempre più chiaro quanto più sarà duro lo scontro tra i due maggiori candidati alle primarie repubblicane, Rick Perry e Mitt Romney.


    Finora gli «Occupanti di Wall street» hanno aiutato i democratici. La loro rivendicazione primaria che i ricchi si addossino la loro parte di sacrifici sembra su misura per il nuovo disegno di legge dei democratici per una tassa del 5,6% sui milionari, come anche per la spinta del presidente Barack Obama a revocare il taglio delle tasse voluto da George Bush jr. per i redditi superiori ai 250.000 dollari e per limitare le deduzioni sui redditi alti.
    E gli Occupanti offrono al presidente un potenziale argomento per la campagna: «Di questi tempi un sacco di gente che sta facendo le cose giuste non è ricompensata e invece è ricompensata un sacco di gente che fa le cose sbagliate» ha detto nella sua conferenza stampa la settimana scorsa, quando ha predetto che la frustrazione che anima gli Occupanti «si esprimerà politicamente nel 2012 e oltre, finché la gente non sentirà che stiamo tornando ad alcuni valori della vecchia America».
    Ma se Occupare Wall street si struttura in qualcosa che somiglia a un vero movimento, allora il Partito democratico potrebbe trovare più difficoltà a digerirlo di quante ne abbia avute il Gop col Tea Party.
    Dopo tutto, una bella fetta dei fondi elettorali di entrambi i partiti viene da Wall street e dalle sale dei consigli d'amministrazione. Wall street e l'America delle corporations dispongono di nugoli di pr (public-relations) e di eserciti di lobbisti per fare pressione, per non parlare delle inesauribili tasche dei fratelli Koch o di Dick Armey e dei SuperPac di Karl Rove. Anche se gli Occupanti possono accedere a un po' di denaro sindacale, non c'è partita.
    Ma la vera difficoltà giace ancora più a fondo. Un po' di storia può aiutare.


    Nei primi decenni del XX secolo i democratici non ebbero difficoltà ad abbracciare il populismo economico. Accusava le grandi concentrazioni industriali dell'epoca di soffocare l'economia e avvelenare la democrazia. Nella campagna del 1912 Woodrow Wilson promise di guidare «una crociata contro i poteri che ci hanno governato... hanno limitato il nostro sviluppo... hanno determinato le nostre vite... ci hanno infilato una camicia di forza a loro piacimento». La lotta per spaccare i trusts sarebbe stata, nelle parole di Wilson, niente meno che «una seconda lotta di liberazione».
    Wilson fu all'altezza delle sue parole: firmò il Clayton Antitrust Act (che non solo rafforzò le leggi antitrust ma esentò i sindacati dalla loro applicazione), varò la Federal Trade Commission per sradicare «pratiche e azioni scorrette nel commercio» e creò la prima tassa nazionale sui redditi.
    Anni dopo Franklin D. Roosevelt attaccò il potere finanziario e delle corporations dando ai lavoratori il diritto di sindacalizzarsi, la settimana di 40 ore, il sussidio di disoccupazione e la Social Security (la mutua). Non solo, ma istituì un'alta aliquota di tassazione sui ricchi.
    Non stupisce che Wall street e la grande impresa lo attaccassero. Nella campagna del 1936 Roosevelt mise in guardia contro i «monarchici dell'economia» che avevano ridotto l'intera società al proprio servizio: «Le ore che uomini e donne lavoravano, i salari che ricevevano, le condizioni del loro lavoro ... tutto era sfuggito al controllo del popolo ed era imposto da questa nuova dittatura industriale». In gioco, tuonava Roosevelt, era niente meno che «la sopravvivenza della democrazia». Disse al popolo americano che la finanza e la grande industria erano determinati a scalzarlo: «mai prima d'ora in tutta la nostra storia, queste forze sono state così unite contro un candidato come oggi. Sono unanimi e concordi nell'odiarmi e io accolgo volentieri il loro odio».


    Però già nel 1960 i democratici avevano lasciato perdere il populismo. Dalle loro campagne presidenziali erano scomparsi i racconti di avidi imprenditori e spregiudicati finanzieri. In parte perché l'economia era profondamente cambiata. La prosperità del dopoguerra aveva fatto crescere la middle class (che negli Usa comprende il proletariato, ndt) e aveva ridotto il divario tra ricchi e poveri. Dalla metà degli anni '50 un terzo di tutti i dipendenti del settore privato erano sindacalizzati e gli operai avevano ottenuto aumenti generosi e nuovi benefits.
    A quel punto il keynesismo era stato largamente accettato come antidoto alle crisi economiche, sostituendo la gestione della domanda aggregata all'antagonismo di classe. Persino Richard Nixon dichiarava «ora siamo tutti keynesiani». Chi aveva bisogno di populismo economico quando la politica fiscale e monetaria appianava i cicli economici e quando i dividendi della crescita erano distribuiti in modo così ampio?
    Ma c'era un'altra ragione per il crescente disagio dei democratici rispetto al populismo. La guerra del Vietnam generava una nuova sinistra anti-establishment e anti-autoritaria che diffidava dello stato almeno tanto - se non di più - di quanto diffidasse di Wall street e della grande impresa. La vittoria elettorale di Richard Nixon nel 1968 fu accompagnata da una profonda frattura tra democratici liberal e New Left che continuò per decenni.
    Ed ecco Ronald Reagan, il grande affabulatore, che saltò nella breccia populista. Se non fu Reagan a inventare il populismo di destra in America, per lo meno gli dette la sua voce più stentorea. «Lo stato non è la soluzione, è il problema» intonava come un ritornello. Secondo Reagan, erano i faccendieri di Washington e gli arroganti burocrati a soffocare l'economia e a impastoiare la realizzazione individuale.


    Il partito democratico non ha mai riassunto le sue posizioni populiste. Certo, nel 1992 Bill Clinton vinse la presidenza promettendo di «battersi per la trascurata middle class» contro le forze dell'«avidità», ma Clinton ereditava da Reagan e George Bush senior un deficit di bilancio così colossale che non poté mettere in campo granché per la sua battaglia. Dopo aver perso la sua lotta per la riforma sanitaria, Clinton stesso annunciò che l'era del big government (il grande stato) era finita e lo dimostrò annientando il welfare state.
    Non sono stati i democratici a scatenare una guerra di classe che fu invece il risultato distintivo del populismo repubblicano di estrema destra. Tutti ricordano la pubblicità repubblicana nella presidenziale del 2004 che descriveva i democratici come «tassatori, scialacquatori di fondi pubblici, bevitori di cappuccino italiano, mangiatori di sushi, guidatori di Volvo, lettori del New York Times, trafitti di piercing, amanti di Hollywood».
    I repubblicani attaccarono più volte John Kerry come un «liberal del Massachusetts» membro del «set del Chardonnay e del Brie». George W. Bush sfotté Kerry perché trovava ogni giorno una «nuova nuance» sulla guerra in Iraq, con l'accento su nuance per sottolineare l'elitismo culturale francese di Kerry. «In Texas noi non nuance» diceva per raccogliere risate e applausi. Il leader repubblicano Tom DeLay apriva i suoi discorsi elettorali dicendo «Buongiorno, o, come direbbe Kerry, Bonjour».


    Il Tea Party è saltato su questo tema classista. Alla Conferenza della Conservative Political Action del 2010, il governatore del Minnesota Tom Pawlenty attaccò «le élites» che credono che i Tea Partiers siano rozzi solo perché «non hanno frequentato le scuole dell'Ivy League e non si ostentano in ricevimenti a base di Chablis e di Brie a San Francisco». Dopo che suo figlio Rand Paul è stato eletto al senato per il Kentucky, il maggio scorso Ron Paul ha spiegato che gli elettori vogliono «liberarsi della gente di potere che guida lo show, la gente che pensa di essere al di sopra di tutti».
    Il che ci porta al presente. Barack Obama è molte cose, ma è lontano dal populismo di estrema sinistra più di ogni presidente democratico della storia moderna. È vero: una volta ebbe la temerarietà di rimproverare «i gattoni» di Wall street, ma quella frase fu un'eccezione - che poi gli ha causato problemi senza fine con Wall street.
    Al contrario, Obama è stato straordinariamente sollecito verso Wall street e la grande impresa, nominando Timothy Geithner segretario del Tesoro e ambasciatore di fatto di Wall street alla Casa bianca; facendo sì che fosse confermato Bem Bernanke, scelto presidente della Federal Reserve da Bush, e scegliendo il presidente della General Electrics Jeffrey Immelt per guidare il suo Consiglio del lavoro.


    La dice ancora più lunga la non volontà del presidente Obama di mettere condizioni al salvataggio di Wall street - non chiedendo per esempio che le banche rinegoziassero i mutui dei proprietari di case in difficoltà o accettassero il ripristino del Glass-Steagall Act (del 1933 che separava nettamente tra banche di deposito e banche d'investimento), come condizioni per ricevere centinaia di miliardi di dollari di denaro dei contribuenti - cosa che ha contribuito alla nuova ondata populista.
    Il salvataggio di Wall street ha alimentato il Tea Party e di certo alimenta alcune delle attuali accuse da parte di Occupy Wall street.
    Ciò non vuol dire che gli Occupanti non potranno avere un impatto sui democratici. Niente di buono succede a Washington - indipendentemente da quanto buoni siano il nostro presidente o i nostri deputati - finché la gente giusta non si aggrega fuori Washington per farlo succedere. La pressione da sinistra è di un'importanza decisiva.
    Ma è assai improbabile che il moderno Partito democratico abbracci il populismo di sinistra nel modo in cui il Gop ha abbracciato - o meglio, è stato costretto ad abbracciare - il populismo di destra. Basta seguire il denaro, e ricordare la storia.


    * Economista, Robert Reich è stato ministro del lavoro durante la prima presidenza Clinton. Ora è professore a Berkeley (California). Quest'articolo è ripreso dal sito www.alternet.org.


I COMMENTI:
  • ma che cazzo c'entra la sinistra con le manifestazioni contro la criminalità finanziaria? ci sarà scritto sinistra 12 volte i questo articolo... Non cercate di infilare la politica anche dove non c'entra niente!!!, perché è l'unico modo sicuro per rovinare tutto. 15-10-2011 01:28 - cicciociuccio
  • il partito democratico è irrecuperabile come partito della sinistra sociale. Come il PD. Non si possono raddrizzare le gambe ai cani. il partito democratico è controllato dai miliardari e dai militari. 13-10-2011 14:49 - pietro anc ona
  • Il problema è fare il punto...e pensare/praticare UN NUOVO INIZIO...
    IL 15 NELLE STRADE E NELLE PIAZZE DEL MONDO PER DIRE “NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO”!
    Da piazza TAHIR a WALL-STREET passando per Plaza del Sol Plaza Catalugna Piazza Sintagma…per dire BASTA . Sabato tutti a ROMA ore 14 Piazza della Repubblica. Ieri TRICHET ha detto finalmente la verità :LA CRISI E’ DI SISTEMA .Ma , mentre lui e la sua banda ripropongono IL MANTRA LIBERISTA e vogliono continuare a dare soldi alle banche e ai pescecani che si stanno arricchendo “anche” con la CRISI , noi dobbiamo fare come GLI INDIGNATOS AMERICANI : disvelare e gridare al mondo LE VERITA’ negate .L’1% che massacra il 99% , 400 americani che posseggono la ricchezza di 150 milioni. Bisogna ,senza farsi criminalizzare , attendarsi nei luoghi del potere . Circondare le case le ville le barche le BENTLEY…tutto..e additarli al pubblico disprezzo… Cioè bisogna dire cos’è la CRISI, chi l’ha causata, cosa significa per milioni di persone e indicare con semplicità come si esce dalla CRISI. Bisogna costruire la soggettività culturale organizzativa e politica all’altezza della situazione che stiamo vivendo. Molti di noi sanno che LA CATASTROFE la stiamo già vivendo e che la drammaticità cresce ogni giorno di più .Quelli che non sanno sono quelli ( cioè LORSIGNORI TUTTI!) che non dicono mai qual’ è la situazione reale del mondo . Tutto dice che non hanno il senso della REALTA’…ma invocano all’unisono la “magia” della CRESCITA. Ma noi viviamo già UNA CRISI DI CIVILTA’ e stiamo andando a vele spiegate verso iL COLLASSO proprio per colpa della religione dell’economia della CRESCITA .Il COLLASSO arriverà (?!) dal convergere di tutti gli elementi che compongono il quadro. E’ stato già detto.BISOGNA PRONUNCIARE E RACCONTARE AL MONDO LE PAROLE DELLA VERITA’ NEGATA.Viviamo la scomparsa come mai della biodiversità vegetale e animale, la deforestazione continua, la siccità è già dramma e vita vissuta in molti luoghi del mondo, l’erosione dei suoli pure, l’inquinamento dei mari e degli oceani con isole immense di plastica è un dato di fatto e la riduzione della pescosità pure , la cementificazione distrugge coste paesaggi bellezza cultura natura, l’effetto serra e il riscaldamento lo viviamo in questi giorni di estate infinita mentre i fenomeni estremi sono sempre più frequenti e sempre più distruttivi anche se vengono nascosti dal regime mediale mondiale, milioni di profughi di guerra fame e carestie sono già una realtà che aumenterà e non basterà incarcerare gente inerme in fuga .. e alla ricerca della vita,le nostre vite nella società del petrolio e dello sfruttamento sono inquinate e alienate e ci sfugge il corpo il tempo i sensi e le stagioni mentre abbiamo perso il contatto con la natura e la guerra la disumanizzazione e la barbarie si fanno “normalità”, il trasporto merci è sempre su TIR e produce Co2 e niente frena le “esigenze” del mercato e della competizione, la produzione di armi è sempre il più fiorente , l’agro-industria ci offre cibo spazzatura prodotto con chimica inquinante che toglie il gusto attutisce la percezione e la sensibilità e ci distrugge dentro,la fame e la denutrizione è vissuta da più di un miliardo di persone , tre miliardi sopravvivono con 2,15 dollari al giorno mentre l’1% dell’umanità possiede gran parte della ricchezza e un branco di banchieri speculatori e servi vari asserragliati nelle AGENZIE della RAPINA ( FMI BCE Agenzie di Rating UE ecc.) è responsabile della crisi in atto e la sta facendo pagare alla stragrande maggioranza di lavoratori pensionati giovani disoccupati donne migranti che non ne hanno nessuna colpa , mentre sugli schermi dello spettacolo continuo della manipolazione e dell’indottrinamento liberista passa il mantra continuo che terrorizza i popoli e li porta alla disperazione… e la democrazia (?) scompare come la possibilità di decidere sulla propria vita , i giovani sono senza futuro l’istruzione ridiventa di classe la conoscenza e la cultura vengono tagliate e regalate alle elites del potere , la merce trionfa nella seduzione invitante .. del consumismo dell’usa e getta…E’ questa l’unica CRESCITA che cresce di sicuro .Manca la “soggettivita’”politica capace di trasformare UNA VISIONE DEL MONDO possibile in un processo “concreto” di trasformazione? Facciamo sì che questo movimento sia l’inizio. Naomi Klein a Wal-Street ha posto correttamente il problema , quando , riflettendo auto-criticamente sul movimento dei movimenti , ha posto due esigenze : fare durare il movimento “mettendo radici” e costruire per questo forme di contro-potere auto-organizzato e autogestito . Io non credo che l’attuale ceto politico mondiale e anche nel nostro paese ,anche di sinistra-sinistra, sia in grado di operare una conversione ecologica . Lo dimostra anche il dibattito di questi giorni . Perché non basta USCIRE DAL RECINTO . E , anche se è giusto invocare , e costruire, LA RIVOLTA , non basta . Vedo però autoriproporsi vecchie cariatidi che ci hanno già portati alla sconfitta . Con nessuna autocritica e sempre con gli stessi schemi politici e mentali .C’è chi continua a perseguire l’alleanzismo con “i riformisti” in una fase storica in cui è assolutamente evidente che non ci sono più margini e mediazioni possibili . Perché non c’è più tempo e perché l’esperienza già realizzata è stata fallimentare e disastrosa e perché non ci si può alleare con chi fa il tifo per Marchionne non ostacola una manovra lacrime e sangue vuole la TAV e dice che la lettera della BCE è un programma di governo per il prossimo centro sinistra . D’altronde se il socialismo reale è fallito , la socialdemocrazia è finita con Blair alla Morgan (banca!) e Schroeder a Gazprom e STRAUS-KAN ( socialista (?) e FMI…sic !)in mutande . D’altronde anche la rivoluzione “civile”di Zapatero ha fallito . E Obama ha dato soldi alle banche non ha fermato la guerra in Afghanistan ha assolto BUSH e c…. e autorizzato le trivellazioni in ALASKA nonostante LA CATASTROFE del Golfo del Messico.La vecchia politica che ha tentato la trasformazione ha fallito. Perché era sbagliato il discorso e la pratica dell’avanguardia “esterna”, del Partito degli addetti ai lavori , del leaderismo , della gerarchia , della “conquista” del potere, dello Stato ( che non a caso non si è mai “estinto” come la Comune prefigurava…)…e ha prodotto burocrati e carrieristi.. ora si tratta di rovesciare la teoria e la pratica della trasformazione . Si tratta di partire dal basso , di non separare il prima e il poi …di mantenere nelle mani delle masse la capacità e la possibilità di decisione e partecipazione ..e di capire che nell’attuale situazione storica le soggettività della trasformazione sono plurali e intrecciate .Non è vero che la contraddizione è una sola ! Le contraddizioni sono plurali e intrecciate. Il potere non è solo sfruttamento sul lavoro è anche distruzione della natura è anche scritto sui nostri corpi è anche patriarcato e negazione e violenza alle donne… Nel 69 alla FIAT ( e non solo !) si “praticava l’obiettivo”. Così bisogna fare oggi . Ognuno può ,partendo da sé e dalla propria vita e dal proprio bisogno di liberazione , fare la rivoluzione. Senza dimenticare che la trasformazione è contemporaneamente un processo molecolare individuale e collettivo e coinvolge il corpo la mente i simboli …e reinventa il rapporto uomo donna perché è (deve essere!) immediatamente superamento del patriarcato…
    D’altronde MARX diceva che una nuova formazione sociale sorge solo quando cambiano il modo di produzione e i rapporti di produzione e nasce nel processo il bisogno e la coscienza della necessità di una nuova organizzazione sociale . La “borghesia” diventò prima egemone “di fatto” nella società civile e poi cambiò lo Stato .
    Noi , oggi , più che chiedere e imporre dobbiamo “immaginare” “praticare” “re-inventare” “trasformare” . D’altronde Marcos , più che prendere il potere pratica la trasformazione . E più che usare il linguaggio dell’economia usa il linguaggio dell’utopia concreta dell’immaginazione del sogno e della poesia. Bisogna “uscire dal mercato”. E’ proprio così . Allora , per fare qualche esempio , bisogna uscire dalle “nicchie” e fare diventare di massa ( in ogni città paese ecc….) la diffusione dei GAS gli orti individuali e collettivi il piantare alberi ecc. cioè l’autoproduzione e la sovranità alimentare il ritorno alla natura e il rilancio dell’agricoltura per ritrovare i sensi e le stagioni per ritornare a vivere nel tempo ritrovando la presenza e il proprio corpo reale . Dopo l’industrialismo e l’economicismo e l’orgia della tecnica bisogna ritrovare l’equilibrio e il legame con le radici e la terra. Bisogna diffondere e fare diventare di massa le banche del tempo per mettere in contatto e in reciprocità capacità funzioni uscendo dal danaro e dal “valore”con il dono e la gratuità.Così per la rifondazione della mobilità ( senza avere paura di dire per es. che i SUV non vanno costruiti…perché oltremodo inquinanti…) bisogna praticare l’obiettivo e unire la riproposizione del mezzo pubblico e collettivo con il cambiamento di stili di vita. Così per il risparmio energetico …e la “pratica del solare “… So bene che nel mondo queste pratiche sono già in atto . Il problema è far capire che sono la strada per il presente e il futuro . Bisogna andare alla pratica di massa . E poi ? C’è una priorità parallela , ed è il lancio senza remore della riduzione dell’orario di lavoro come obiettivo strategico e porre un tetto minimo e massimo alle retribuzioni di tutti e dire che il reddito incondizionato per tutti è DIRITTO ALLA VITA .E che ridurre il tempo di lavoro e produrre solo ciò che serve a soddisfare bisogni reali è cambiare vita e vivere meglio . Per superare l’alienazione e avere tempo per l’amore e la trasformazione . Per la FELICITA’ e la gioia di vivere .Ma bisogna spiegare prioritariamente a tutti : cos’è la CRISI , cosa significa , chi l’ha causata , perché IL DEBITO NOI NON DOBBIAMO pagarlo , perché il Fallimento è augurabile . Perché la patrimoniale strutturale e la redistribuzione delle ricchezze e delle risorse significa ri-costruire la società . Perché la riduzione delle spese militari è civiltà . Perché la POLITICA da castale deve diventare gratuità volontariato revocabilità.Perché la RICONVERSIONE ECOLOGICA è la strada per uscire dal Capitalismo e dalla CRISI. Perchè UNA NUOVA DEMOCRAZIA è legata alla giustizia sociale ecologica e all’uguaglianza tra diversi e differenti. E’ per fare questo che bisogna organizzare disvelamento e informazione comunicazione …e movimento reale.
    INDIGNATI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI !
    g.s. UN INDIGNATO

    Fi/12/10/11 13-10-2011 10:37 - gaetano stella
  • Io mi pongo una domanda:
    Obama è un uomo che combatte le oligarchie e le plutograzie?
    Si perche oggi il problema della disoccupazione di massa,della fame e del ritorno delle vacche magre è dovuta a una classe di capitalisti,trasformati in imperialismo economico che strozzano tutto il mondo e riducono alla miseria anche le classi medie che fino a ieri servivano al capitalismo!
    Su quelle piazze non ci sono solo operai e disoccupati,no, questa volta in quelle piazze c'è tutto un mondo che non ci sta più dentro alle logiche del capitale!
    Obama è l'uomo che combatte il capitalismo morente?
    Oppure anche lui è un dipendente di questo pugno di plutograti sionisti e massoni che detengono ferocemente tutte le ricchezze e l'oro del mondo?
    Abbiamo un urgente bisogno di gente che si schieri dalla nostra parte!
    Noi siamo le vittime di questo imperialismo .
    Tutte le tribù,comprese quelle che fino a ieri stavano adagiati tra governi e popoli, stanno marciando contro "Roma".Spazzeremo via tutti quelli che stanno con l'impero! 13-10-2011 10:16 - maurizio mariani
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