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COMMENTO
18/10/2011
  •   |   Valentino Parlato
    Provo a rispondere

    L'editoriasle pubblicato domenica 16 ottobre sugli ascontri di Roma ha provocato moltissime reazioni. Di seguito un paio di lettere, tra le tante, pubblicate oggi sul giornale, e la risposta di Parlato

     

    Il 15 ottobre segna uno spartiacque

    Sono rimasto sbalordito dalla prima pagina pagina del manifesto di domenica 16 ottobre. Assieme a centinaia di migliaia di persone mi sono sentito espropriato di un diritto democratico, quello di manifestare pacificamente contro il governo e la Banca centrale europea, così come deciso dai promotori della manifestazione del 15 ottobre. Un diritto democratico che appartiene a tutti e se altri soggetti pensano che bisogna cercare lo scontro con la polizia e il saccheggio della città hanno il diritto di farsi la "loro manifestazione". Ciò che non è tollerabile è quello di usare strumentalmente come scudo protettivo centinaia di migliaia di persone per perseguire vigliaccamente il loro obiettivo.
    L'oceanica manifestazione del 15 ottobre è stato oggetto dell'aggressione da parte di gruppi organizzati con un piano preordinato che aveva l'obiettivo di fare fallire, dimostrare l'impossibilità di potere svolgere una pacifica manifestazione con la sua conclusione in Piazza San Giovanni. Ci sono riusciti, hanno raggiunto l'obiettivo ed ora tenteranno una campagna di reclutamento, perché loro, insieme al governo e alla Bce, sono i "vincitori" di quella giornata.
    Di questo stiamo parlando e non di fantomatiche rivolte e/o di gente incazzata, di disagio sociale che non c'entrano assolutamente nulla. Se il corteo fosse entrato in piazza San Giovanni sarebbe successo un macello dalle proporzioni inimmaginabili ed è per questa ragione che vari spezzoni del corteo, dagli studenti a Uniti per l'Alternativa, alla Fiom hanno deciso di deviare per altri percorsi, dal Circo Massimo a Piazza Vittorio.
    Non dico nulla sulle responsabilità politiche, la situazione della sinistra, la polizia, che considero scontate perché quello che mi interessa è il futuro di questo movimento che doveva trovare nel 15 ottobre un momento di crescita e di espansione importante, ed invece oggi deve fare i conti con un disastro politico.
    Da dove ripartire? Da quel corteo che inveiva contro gli omini vestiti di nero, che urlava «fascisti» e «fuori, fuori dal corteo»; dal corteo di decine di migliaia di giovani che la sera si sono riappropriati della manifestazione tornando alla Sapienza.
    Questo movimento, penso agli studenti, ai referendum, ai metalmeccanici che hanno fatto della democrazia e della partecipazione un aspetto decisivo, eversivo rispetto ai processi sociali, istituzionali e politici in atto, che oggi deve fare i conti con un soggetto comunque camuffato che teorizza e pratica l'opposto, quello dei commandos militari, della negazione della democrazia.
    Non ci possono essere ambiguità, perché i guasti che si sono prodotti sono pesanti per tutti e non ci troviamo di fronte alla espressione sbagliata di una parte del movimento, ma alla sua totale estraneità, alla sua totale contrapposizione.
    Il 15 ottobre non può che essere uno spartiacque, tanto più con le sfide che avremo di fronte, per la crescita di un movimento dalle molteplici voci ed esperienze di lotta che ha assunto la democrazia come pratica identitaria e dunque non può né giustificare, né tollerare ciò che è accaduto.

    Gianni Rinaldini

     

    A chi ha giovato la violenza di sabato?

    Dopo quelle dei caroselli in piazza San Giovanni, una delle immagini più impressionanti dell'esito rivoltoso del 15 ottobre a Roma è la statua infranta della Madonna che "siede" sullo sfondo di fuochi che ardono lontano. È l'emblema perfetto della "guerriglia" (il termine mediatico è abusato, improprio, in fondo nobilitante) che ha devastato non solo la città, ma soprattutto l'imponente manifestazione popolare e le sue sacrosante ragioni, di fatto conculcando il diritto di manifestare a centinaia di migliaia di persone. Per chi è credente è un atto sacrilego. Per chi non lo è, come chi scrive, quel gesto iconoclasta, in senso letterale, è intollerabile perché inconsapevolmente ripropone la semantica profanatoria - e razzista - del nazismo e del neonazismo, oggi replicata dal leghismo: quella che prende di mira i simboli religiosi degli "altri", che siano ebrei o musulmani, in tal caso cattolici.
    È un gesto che racconta molte cose di quel fenomeno multiforme che i media si ostinano a chiamare black bloc e altri liquidano col termine di infiltrati. Racconta anzitutto di un certo analfabetismo, politico e non solo, tale da impedire perfino di scegliere bersagli simbolicamente adeguati a quel che si vuol esprimere col proprio gesto violento. Il 15 ottobre, infatti, sono stati assaltati non solo sportelli bancari o agenzie interinali, ma anche qualche utilitaria pagata a rate, una bottega di prodotti per pets, con gli animali dentro, un negozio che, non avendo meritoriamente aderito alla serrata, aveva dentro dei commessi, oltre tutto lavoratori precari.
    Alcuni hanno scritto che gli incappucciati da corteo non sono apolitici, hanno bensì una visione politica che somiglia molto al no future di altre fasi della storia recente. È una lettura che descrive solo una parte del mélange, mutevole secondo le occasioni, fra realtà diverse: nel caso del 15 ottobre, qualche centinaio di ultrà da stadio, un buon numero di giovani o giovanissimi - fra i quali una frangia di "disagio sociale", come si dice - perfino una piccola setta ambigua di incappucciati che si definisce partito.
    Politici o no che siano, a me sembra che uno dei tratti che caratterizza buona parte di loro, oltre la cultura da stadio e la consuetudine con i videogiochi, è una certa afasia. Che porta a sostituire agli slogan i petardi e i fumogeni, alla comunicazione verbale o gestuale il gusto dell'azione eclatante, non importa se mirata, comprensibile o commisurata agli obiettivi. L'unico davvero centrato, questa volta: lo sbaragliamento di un corteo grandioso che, chissà, forse avrebbe potuto segnare il punto di svolta verso una vera rivolta popolare.
    Mentre la battaglia di piazza San Giovanni andava declinando, abbiamo provato a parlare con alcuni di loro, neppure tanto giovani. Non è stato facile, poiché manca il minimo di lessico comune per intendersi. Dal «signora, se ne torni a casa, lei che ha il lavoro e l'appartamento» al «siamo precari per colpa della vostra generazione», mentre un anziano manifestante protestava che sopravvive con una pensione di novecento euro al mese, dopo quarant'anni di lavoro e altrettanti, ininterrotti, di lotte.
    Non c'è da scandalizzarsi, certo, se l'uccisione del Padre, che ha sempre caratterizzato lo stato nascente di ogni movimento giovanile di protesta, oggi si esprime in forme più grezze, adeguate al tempo presente dominato dalla società dello spettacolo. La "guerriglia" del 15 ottobre è, infatti, già merce-spettacolo al servizio del mercato dei network, dei media e della politica mainstream, in definitiva della produzione capitalistica. E sappiamo bene - l'abbiamo imparato dai riots inglesi e dalle rivolte nelle cités francesi - che la messa in scena della violenza è anche uno strumento per rompere il muro della segregazione, rendersi visibili nello spazio pubblico, attrarre l'attenzione della politica e dei media: in definitiva, un'auto-attestazione d'identità.
    Ma non possiamo cavarcela con le invettive, col paternalismo oppure con la retorica della "rabbia giovanile", della "ribellione indomabile" della "pulsione sovversiva della gioventù precaria", retorica che impazza nel web, insieme con le filippiche contro i violenti. Quel che temiamo è che, non essendo disposti a tornare a casa, come l'anziano pensionato militante, saremo costretti d'ora in poi a scendere in piazza separati per generazioni, almeno ideali: i vecchi con i giovani che non odiano i vecchi; e i giovani che odiano i vecchi e la Politica a coltivare la loro "pulsione sovversiva", d'ora in poi ignudi, malgrado le bardature, di fronte alla polizia e al potere. Privi dello scudo delle moltitudini di manifestanti - che finora hanno usato, diciamolo, in modo più che strumentale - potranno dimostrare se la "rabbia giovanile" è davvero indomabile e se è capace di trasformarsi in rivolta.

    Anna Maria Rivera

     

    Care compagne e cari compagni,
    il mio editoriale di domenica ha provocato un fiume di repliche, di consenso e, molte di più, di dissenso. Mi impegno a rispondere a tutte queste lettere; scriverò una risposta a tutte e tutti ma qui, sul giornale di oggi, la mia risposta sarà generale e breve,.
    La manifestazione di sabato è stata enorme e importantissima dal punto di vista politico e culturale. Centinaia di migliaia di persone a Roma non è cosa da trascurare. In questa enorme manifestazione ci sono stati gli interventi di una componente, piuttosto militarizzata di estremisti, i quali hanno messo a rischio il significato e la portata della manifestazione. Alcune centinaia contro centinaia di migliaia. Già sabato sera, mentre scrivevo, mi rendevo conto che l'indomani tutti i giornali avrebbero titolato sulle violenze e non sulla manifestazione. Così è stato e mi viene da scrivere che tutta la grande stampa italiana ha dato il massimo rilievo agli estremisti piuttosto che alla manifestazione. Questo è il primo esito che pensavo si dovesse evitare: enfatizzare il rilievo politico, sociale e culturale della manifestazione dei violenti. Non si poteva e non si doveva dare la priorità ai guastafeste, chiamiamoli così.
    A questo punto mi è venuto il problema di dare un giudizio sui cosiddetti «guastafeste». Nemici pagati dal potere esistente o soggetti che sbagliano? Non ho pensato e non penso che i black bloc siano agenti pagati dal nemico e ho scritto che in una situazione di estrema tensione, come quella che oggi viviamo, l'asprezza dello scontro, la sua profondità possano provocare manifestazioni (dannose) di violenza, che pure hanno una giustificazione nella attuale gravità della crisi del nostro paese e della nostra società. Come a dire, se ci sono i black bloc vuol dire che viviamo in una situazione di estrema e drammatica tensione.
    Insomma o questi violenti sono pagati dal nemico (e non credo) o sono anch'essi una espressione della crisi nella quale siamo. In tutti i modi non si può dare a questi estremismi negativi il protagonismo politico e sociale. La manifestazione di sabato scorso resta e pesa, non può essere cancellata da loro.
    Ma mi impegno a rispondere a tutti, con lettera personale.

    Valentino Parlato


I COMMENTI:
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  • caro Valentino, leggo il Manifesto da non so bene quanti anni, di sicuro almeno da quando il Gambero Rosso era un'inserto vostro,non sempre mi sono trovato d'accordo con le vostre analisi e i vostri commenti, ma il tuo (scusami il ‛tu‛) commento di martedì alla manifestazione di sabato mi ha lasciato abbastanza interdetto.... Non sono venuto a Roma come ho fatto tante altre volte solo x problemi di salute, perchè ritenevo la manifestazione molto importante, forse la piú importante degli ultimi anni,con un'organizzazione dal basso e comunque un unità di intenti tra le diverse anime del movimento, e un respiro internazionale che mi hanno ricordato i momenti precedenti al G8 di Genova 2001,e speravo di non assistere alla replica dell'epilogo del 2001, con il corteo spaccato e l' impossibilità di concludere la manifestazione e lo spazio lasciato alla violenza cieca,inutile alle ragioni di noi ''indignati''(o vogliamo anche definirci incazzati dopo 30 e passa anni di neoliberismo) ,solamente distruttiva è solo utile a giustificare la repressione da parte di questo governo scandaloso e sovversivo(le ultime intercettazioni lo dimostrano in maniera a dir poco imbarazzante). Si può anche discutere del perchè di tanta rabbia, ma sicuramente non si può ne giustificare ne gioire degli scontri di sabato,sono stati solo un danno, perchè hanno cancellato le ragioni vere della manifestazione e del movimento. 19-10-2011 02:49 - paolo sola‛‛
  • non so da dove vengano i cd "violenti ed i saccheggiatori" non so se hanno un progetto sicuramente hanno concesso un orgasmo multiplo a Berlusconi, hanno creato un'inedita (?) alleanza Di Pietro-Maroni, un bel ritorno al passato che tanto rinvigorisce la vecchia e stantia politica italiana:complimenti siete dei geni, bel lavoro!Se foste in parlamento vi sareste aggiudicati un posto da sottosegretari (meglio dei "responsabili").
    D'altro canto io non accetto l'ipocrisia di quelli che dicono "mai violenza" perchè la violenza è una medicina pericolosa ma che purtroppo serve in determinate occasioni.
    Ma come tutte le medicine ha delle indicazioni molto precise e prevede dei dosaggi.
    Certo non si può neanche dire: "come mai tanta violenza?" perchè allora ci dimenticheremmo del malessere inditistinto ma pesante che sta colpendo tutta la società.
    In definitiva dico: se possibile, niente violenza quella stupida soprattutto. 19-10-2011 02:39 - udor
  • Caro Parlato o ti sei espresso male o stai rinculando..penso alla seconda aipotesi.
    Se ti sei dimenticato ,proprio tu,dei classici sull' estremismo malattia infantile delo comunismo o sul luddismo, vuol dire che la sinistra è alla frutta... 19-10-2011 00:55 - antonio
  • Grazie Valentino Parlato. 19-10-2011 00:39 - carlo cantono
  • è una così grande tristezza vedere "indignati" indignarsi per la loro manifestazione rovinata, non hanno potuto fare delle foto ricordo, non hanno parlato di loro in televisione, non hanno potuto scambiarsi post su facebook...così adesso per vendicarsi con la bava alla bocca decidono di diventare delatori, peggio dei peggiori reazionari-informatori della polizia...comincio a provare paura del popolo italiano, prima provavo pena e speranza, non so cosa sia meglio 19-10-2011 00:20 - dado
  • A ogni precisazione di parlato si scende sempre piu´ in basso nelle argomentazioni. Gia´ l´ intervista a Repubblica faceva pena, adesso arriva il brodino caldo dell´ aggiustamento, con la promessa della lettera personale, grazie non si disturbi.
    Eccolo qui, dopo due giorni di riflessione intensa, il capolavoro di perspicacia politica di parlato : « se ci sono i black block e´ perche´ c´ e´ un momento di grande tensione ». Ma no, dai, davvero ?
    Siamo al grado zero dell´ analisi politica. Della serie: se nel 1921-22 c´ erano gli squadristi fascisti era anche allora un momento di tensione, e se nei 70 c´ erano i terroristi era un momento di tensione. E allora? se piove mi bagno e´ una frase con lo stesso grado di analiticita´ e utilita´.
    Quello di cui c´ e´ bisogno non e´ questa minestrina, ma una chiara analisi politica: cosa si fa con questi nero-squadristi? Si giustifica, si dialoga, si da´ la colpa alla tensione o si dice chiaramente che sono una minaccia per la difesa della democrazia e si ragiona su come dove e quando gli si impedisce di nuocere? E si dice anche con quali mezzi, con quali strumenti lo si fa? Questo e´ il compito del manifesto, scemenze del tipo "e´ istruttivo che ci siano state queste violenze per far capire a tutti che la situazione e´ grave", come scritto da parlato domenica, e´ ridicolo e irresponsabile. E offensivo per chi la crisi la soffre davvero : per capirlo, loro, non hanno bisogno di leggere parlato. 18-10-2011 23:12 - Paul trevor
  • No, Valentino, non si giustifica proprio per niente. Ti sbagli. Oppure cerchi di fare il furbo per un motivo che non si capisce. Il gesto di sabato non si giustifica politicamente, perché ha portato a un disastro la manifestazione. Gli indignados non hanno potuto restare in piazza per giorni come avrebbero voluto, e ieri la questura ha vietato il corteo della FIOM. Due belle vittorie politiche dei tuoi giustificatissimi "giustificati". Non si giustifica nel metodo, perché costoro hanno aggredito non la polizia, ma in primo luogo i MANIFESTANTI - Valentino i MANIFESTANTI, chiaro? i tuoi giustificati se la sono presa con i manifestanti - che cercavano di fermarli e poi di buttarli fuori. I tuoi giustificati hanno provocato le cariche della polizia contro i medesimi manifestanti, dato che ci si infilavano in mezzo. Per la loro smania di menar bastonate a casaccio i tuoi "giustificati" hanno fatto pestare la gente tra cui si nascondevano (bravi vigliacchi, altro che giustificati). Non i capitalisti, Velentino, le cariche se le sono prese quelli che sono scesi a protestare CONTRO la BCE. Ringraziamo i tuoi "giustificati". Eppoi che ne sai se davvero non c'erano anche infiltrati e che ne sai se davvero sono tutti poveri disperati spinti dalla fame. Io non sarei così categorica, non possiamo esserne certi adesso. I tuoi "giustificati". Che pena. O è la linea nuova del Manifesto, il suo modo di "fare attenzione ai movimenti" che in concreto sta solo dalla parte di chi fa più caciara-spettacolo, o sei di una ingenuità infinita nel tuo cerchiobottismo. Stai aiutando a seppellire un movimento che piano piano riusciva a coagulare un malcontento sempre più esteso tra strati sociali eterogenei e sovente tremebondi, proprio per queste cose qui, sai, quelle che fanno godere i tuoi "giustificati". Ah, ma bisogna "giustificare". Quanto siete sciocchi, infinitamente sciocchi al Manifesto a scegliere così. Per l'applauso di quattro bulletti con la coscienza politica delle bande del cardinale Ruffo. 18-10-2011 23:03 - livia
  • Il presente è la ns storia e la ns storia è il ns futuro! La RIVOLUZIONE può essere espressa in mille modi non faccio retorica siamo essere umani non siamo perfetti abbiamo sentimenti oltre che la ragione e ciò ci rende spesso imprevedibili agli occhi dei manovratori mi dispiace dirlo ma anche le EMOZIONI unitamente alla DIALETTICA contribuiscono a creare le rivoluzionì. Qui non si tratta solo di INDIGNADOS ma anche di NO GLOBAL, PACIFISTI, ECOLOGISTI, CENTRI SOCIALI, MOVIMENTISTI ecc... ecc... qui si tratta di noi 18-10-2011 22:36 - Clara Velasqua
  • come 55enne(ex77ino), residente ufficialmente in italia, all`anagrafe cattolico(ma induista, di fatto!(come nato cattolico non posso cambiare religione)) da 30 anni vivo nel mondo(nordico, non in italia)(artigiano soglia minima non pago le fottute tasse al berlusca, ma all`angelina merkel il minimo dovuto(e dov`era la differenza)(sigarette, benz, etc...)in italia il prob. era, rimane, e rimarra` il triplo potere: stato, mafia, vaticano.....

    hai voglia manifestare.....

    schiavo eri nato e schiavo rimarrai....x semper

    nel 77 in manifestazione nessuno poteva entrare senza minimo 4 molotov, x autodifesa:
    io non ti posso difendere quando c`e´ la carica......
    ( ho avuto la fortuna di non usarle mai......)
    e non era niente in confronto all`attuale tensione.

    gia´ prevedo che berlino, londra, seattle, madrid, atene,reagiranno; ma, nel resto del mondo domina un solo potere(israele), in italia 3, hai voglia fiorellini, ma neanche i sanpietrini, meglio 1 giorno da leone, diceva il duce; venendo al punto: questa del pacifista che ha perso 3 dita, nessuno lo intervista(chissa´ come mai)! se volevano, lo sbirro del gippone, si vede nel video(solo al jazeera lo ha pubblicato)
    potevano strangolarlo e chiuso)
    chiaro, i ragazzi cadono nella trappola x primi, vedi piazza fontana....etc., embe`, come manipolare le manifestazioni lo sanno benissimo, al palazzo, dopo la gente ha paura,( e vota a destra...) era anche l`ultima carta di nerone, bruciare roma.......thx 18-10-2011 22:08 - emanuele
  • Veramente non capisco come sul manifesto (capisco altrove) sia nato un can can per l'articolo di Parlato. Non credo ci sia nessuna connivenza con la violenza. Mi è sembrato si chiedesse solo quello che un paese civile e maturo dovrebbe sempre fare: cercare di capire tutti i fenomeni che attraversano la società. Secondo il terzista Gianluigi Battista questo è giustificazionismo: complimenti! Non ho d'altronde mai pensato che Gianluigi Battista contribuisca in alcun modo a formare un paese più civile e maturo.
    Siamo in un paese dove ogni settimana 15 e più città italiane si barricano con cellulari e camionette della polizia che scortano esagitati dai porti o dagli aeroporti (con un dispendio notevole di risorse) verso gli stadi delle rispettive città per metterli dentro le gabbie all'interno degli stadi. Succedono quasi settimanalmente incidenti che sommati fanno diverse genova all'anno. Ci dobbiamo sorbire le comparsate televisive di politici e giornalisti (raramente un sociologo) che straparlano del perchè e del come, del disagio sociale che trova sfogo ed altre amenità del genere e quando si chiede una analisi seria di fenomeni gravi come la violenza e la esasperazione ideologica non se ne può parlare, sei un giustificazionista.
    E' comunque vero che i fatti di Roma ci interrogano sul trovare nuove forme di lotta non violenta che superino le ormai innoque passeggite romane. Forse però il movimento non è maturo per azioni di dissobbedienza civile di massa che possano mettre alle corde un sistema che alle corde già è e che ostinatamente usa le stesse ricette che hanno generato questo planetario malessere che ha come risultato la certa implosione del sistema stesso, cari saluti
    gianni lixi, cagliari 18-10-2011 21:22 - gianni lixi
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